Finanze Vaticane, numeri, dettagli e storie del rapporto AIF 2018

Da sinistra a destra: il presidente AIF René Bruelhart, il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede Alessandro Gisotti, il direttore AIF Tommaso Di Ruzza presentano il rapporto AIF 2018, Sala Stampa della Santa Sede, 21 maggio 2019
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Quattro casi per meglio comprendere il lavoro svolto, un emendamento di una legge e due nuove leggi dello Stato di Città del Vaticano che hanno rafforzato il quadro legale, 11 rapporti trasmessi al Promotore di Giustizia vaticano per ulteriori indagini, 231 scambi di informazioni con autorità interne e 473 scambi di informazioni con Unità di Informazioni Finanziarie: il rapporto 2018 dell’Autorità di Informazione Finanziaria vaticana, pubblicato oggi, racconta di un sistema di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo che continua a perfezionarsi.

Se lo scorso anno la vera notizia era la “normalità”, quest’ultimo rapporto vuole anche spiegare le ragioni profonde dell’impegno per la trasparenza finanziaria vaticana. Tommaso Di Ruzza, direttore dell’AIF, cita Papa Francesco che nella Laudato Si sottolinea che “se parliamo della relazione dell’essere umano con le cose, si pone l’interrogativo circa il senso e le finalità dell’azione umana sulla realtà”. E questo, spiega, “invita ad una riflessione aperta sugli attuali modelli finanziari, nonché sui valori e le logiche ad esso sottese, e il loro impatto sociale”. Se vista da questa prospettiva, “anche la promozione della trasparenza e dell’integrità delle attività finanziarie assume un più profondo significato, favorendo la realizzazione di più nobili fini che la società umana è chiamata a perseguire”.

Tradotto: l’impegno per la trasparenza finanziaria è un impegno che si inserisce nella missione della Santa Sede, non è semplicemente un modo concreto di far fronte a problemi pratici. 

Tommaso Di Ruzza, direttore dell'AIF, sottolinea che "ci troviamo ad operare in una giurisdizione pecualire, è l’unicità della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, non è un centro finanziario in cui è stabilito un mercato". Questo significa che la valutazione generale dei rischi "riguarda il comprendere quali sono le vulnerabilità per raggiungere un approccio basato sul rischio su misura: dobbiamo accettare le sfide e prefiggersi gli obiettivi che i Paesi sono chiamati a raggiungere, ma sempre nel rispetto delle peculiarità della Santa Sede".

Quali i temi principali del rapporto?

In primis, il rafforzato quadro legislativo. Nel 2018, la Pontificia Commissione per lo Stato di Città del Vaticano ha modificato la legge n. XVIII in materia di riciclaggio, trasparenza, vigilanza e informazione finanziaria, a seguito della quale l’AIF riceve dalle autorità competenti, incluso l’ufficio del Promotore di Giustizia e il Corpo della Gendarmeria, “un riscontro sull’uso delle informazioni fornite e sull’esito delle indagini o ispezioni effettuate in base a dette informazioni”.

Quindi, sono state redatte due nuove leggi: la legge recante norme in materia di abusi di mercato (n. 257) del 28 settembre 2018 ha incluso le norme di abuso di mercato dell’Unione Europea, con nuove fattispecie che “ampliano la serie delle potenziali fattispecie di reato del riciclaggio e dell’autoriciclaggio”.

La legge in materia di registrazione e di rilevanza degli enti senza scopo di lucro (n. 211) è fonte della 257. Questa legge introduceva anche “uno specifico obbligo di segnalazione di attività sospette” per gli enti senza scopo di lucro aventi sede legale e registrati nello Stato di Città del Vaticano, con la quale “la Santa Sede attua una politica molto avanzata nella limitazione dei rischi connessi agli enti senza scopo di lucro e nella promozione della trasparenza e della integrità della loro attività”.

È stato rafforzato anche il quadro regolamentare, con tre nuovi regolamenti: il n. 3, in materia di servizi di pagamento, aveva lo scopo di rafforzare i sistemi di pagamento e favorire l’efficienza dei servizi di pagamento offerti agli utenti all’interno del circuito SEPA (Sistema Europeo di Pagamenti): è stato decisivo per l’ingresso nell’area SEPA, con tanto di IBAN vaticano.

“L’esito favorevole della domanda di adesione a SEPA è un segno positivo - afferma René Brülhart, Presidente dell’AIF - “ciò concorre a facilitare i pagamenti e l’armonizzazione di tali servizi. Inoltre, dimostra gli sforzi della Santa Sede nel rafforzamento della trasparenza finanziaria”.

I regolamenti 4 e 5 introducono nuovi requisiti per l’adeguata verifica e nuovi indicatori di anomali, considerando le indicazioni della Valutazione Generale dei Rischi. Valutazione che tra l'altro ha dimostrato un rischio "medio basso" di riciclaggio

Sono stati emendati anche i regolamenti già esistenti, e in particolare il regolamento n. 1 ha consolidato il monitoraggio per i potenziali rischi e garantire la proporzionalità tra il patrimonio e i rischi che gli enti possono assumersi con il patrimonio, secondo il principio di vigilanza prudenziale.

Il quadro regolamentare si è ulteriormente rafforzato, dunque, mentre la Valutazione Generale dei Rischi, elaborata secondo i criteri della Banca Mondiale, “non ha evidenziato significative minacce a livello interno”, mentre i rischi sono soprattutto connesse “ad attività transfrontaliere e fattori internazionali”.

A livello internazionale, l’AIF ha in 15 casi scambiato informazioni con autorità di vigilanza estere (13 richieste ad autorità estere e 2 richieste da autorità estere), e ha sottoscritto protocolli di intesa con le Autorità di Vigilanza di Brasile e Panama, che portano ad 8 i protocolli siglati con autorità di vigilanza di Stati esteri, tra i quali la Banca d’Italia.

Nella sua funzione di “unità di informazione finanziaria” (UIF), l’AIF ha scambiato informazioni con UIF estere 473 volte (231 richieste a UIF estere e 242 richieste da UIF estere), mentre sono state contestualmente trasmesse 158 comunicazioni spontanee ad unità di informazione finanziaria estere e ne sono state ricevute 15.

L’AIF ha siglato nuovi protocolli di intesa con altre 6 giurisdizioni estere: Aruba, Bulgaria, Grecia, Honduras, Messico e Uruguay. Dal 2012, l’AIF ha siglato 56 protocolli di intesa con le controparti in tema di informazione finanziaria.

I dati dell’attività di intelligence confermano che le segnalazioni di attività sospette diminuiscono in numero, ma migliorano in quantità.

Nel 2018, l’AIF ha ricevuto 56 segnalazioni di attività sospette, in netta diminuzione rispetto ai 150 del 2017.Di queste segnalazioni, 50 sono arrivate dagli enti vigilati, 4 da autorità della Santa Sede e dello Stato di Città del Vaticano e 2 da altri soggetti. Tommaso Di Ruzza, direttore dell’AIF, sottolinea che “tale diminuzione e tendenza rispetto agli anni precedenti era prevedibile. Molto positiva è la crescente qualità delle segnalazioni di attività sospette inviate all’AIF e l’aumento dei rapporti inviati dall’AIF all’Ufficio del Promotore di Giustizia”.

Inoltre, nel 2018 l’AIF ha disposto 5 misure preventive, e nella fattispecie 3 sospensioni di transazioni e operazioni per un valore di 422.077 euro e 2 blocchi di conti per 2.362.725,53 euro.

Ma come opera l’AIF in questi casi?

Quattro box esplicativi mostrano alcune situazioni tipo. Non ci sono nomi, ma si possono cogliere i riferimenti a casi già noti nella cronaca.

Il primo box parla di “un cittadino e professionista estero viene incaricato da una istituzione finanziaria con sede nello Stato di Città del Vaticano di curare la cessione di una parte del patrimonio immobiliare”. È stata la stessa istituzione finanziaria a inviare una segnalazione di attività sospetta all’AIF, che, dopo l’opportuno scambio di informazioni, ha trasmesso un rapporto all’Ufficio del Promotore di Giustizia. Quest’ultimo ha disposto un procedimento penale, ha adottato provvedimenti di sequestro per un valore di circa 15 milioni di euro, ha inviato due lettere rogatorie, e infine ha rinviato a giudizio il professionista.

Non è difficile cogliere il riferimento al processo nei confronti dell’ex presidente del Consiglio di Sovrintendenza Angelo Caloia (in carica dal 1989 al 2009) e il legale Gabriele Liuzzo. Nel processo, figurava tra gli accusati anche Lelio Scaletti, ex direttore generale dello IOR , deceduto il 15 ottobre 2015.

Si era fatto un accenno alla denuncia contro Caloia nell’ultimo rapporto sui progressi di MONEYVAL, il comitato del Consiglio d’Europa che valuta i progressi in tema di trasparenza finanziaria dei Paesi che accettano di sottoporsi al processo di mutua valutazione.

Come era stato menzionato nello stesso rapporto – anche in questo caso senza fare nomi – il caso di Angelo Proietti, condannato a due anni e sei mesi di reclusione per il reato di autoriciclaggio con una sentenza del 17 dicembre 2018. Si tratta di una sentenza di primo grado, che è stata appellata. Al caso Proietti sembra riferirsi il secondo box esplicativo del rapporto.

Si parla, infatti, di una società con sede in Stato estero, riconducibile a un cittadino e imprenditore estero con conto in una istituzione in Vaticano, che ha un contratto di appalto con lo Stato della Città del Vaticano.

L’istituzione finanziaria invia una segnalazione all’AIF, e l’AIF scopre che “i crediti della società venivano versati sul conto personale dell’imprenditore, a scapito della stessa società”. Solita procedura: l’AIF attiva canali di collaborazioni con le UIF dei Paesi interessati e trasmette un rapporto al promotore di Giustizia, che avvia un procedimento penale, sequestra 1,1 milioni di euro e celebra il processo che porta alla condanna in primo grado.

Quindi, il box numero 3 parla di una segnalazione inviata all’AIF da una istituzione finanziaria vaticana sull’attività di una società estera e di una presunta “organizzazione senza scopo di lucro estera”, che si presenta – così rivelano le indagini dell’AIF – come una fondazione di diritto canonico, addirittura “abusando di simboli riconducibili alla Santa Sede, utilizzando in maniera fraudolenta il nome di una istituzione finanziaria con sede nello Stato di Città del Vaticano, al fine di ottenere donazioni”. In questo caso, l’AIF ha prima avviato le collaborazioni con le UIF interessate e poi ha avvisato la Gendarmeria, che ha attivato canali di collaborazioni con l’Autorità di Polizia del Paese interessato, cosa che ha portato all’arresto dei titolari della società con l’accusa di associazione a delinquere e al sequestro di somme di denaro e beni di valore, incluse armi da fuoco.

Si tratta del caso di Fuengirola (Malaga), in Spagna, dove era stata creata una falsa succursale dell’Istituto di Opere di Religione, avviando in questo modo una serie di contatti per ricevere donazioni. A capo della rete, un uomo che si faceva passare per un diplomatico, con documenti che ne attestavano un presunto accreditamento come ambasciatore a Cuba.

Infine, il quarto caso parla di una segnalazione riguardante una organizzazione senza scopo di lucro estera, riconducibile ad un ecclesiastico titolare di un conto corrente presso l’istituzione finanziaria che ha effettuato la segnalazione.

Solita procedura, canali di collaborazione attivati dall’AIF, segnalazione al promotore di giustizia, avvio di un procedimento penale. Il tutto ha portato all’arresto del titolare effettivo dell’organizzazione, arrestato per reati di truffa, evasione fiscale e riciclaggio, con in aggiunta un sequestro di fondi di 9 milioni di euro.

Era salito alla ribalta delle cronache il caso Kepha Invest, guidato da monsignor Patrizio Benvenuti, alto prelato 64enne di origini argentine, fermato ed arrestato dalla Guardia di Finanza di Bolzano nel 2016.

L’inchiesta sulla truffa è stata avviata dopo la denuncia di suor Agnese Colz, che per molti anni aveva lavorato con monsignor Patrizio Benvenuti e che aveva anticipato 35 mila euro per organizzare cene per attirare “investitori” nella loro società promettendo interessi del 7 per cento.

Il sacerdote invitava i truffati a versare a lui soldi destinati alla fondazione umanitaria Kepha, e questi finivano in un meccanismo di riciclaggio tra persone, società estere ed italiane.

Sono quattro casi che spiegano come funziona il sistema e dimostrano anche una sempre migliore collaborazione tra le autorità vaticane.

Altre attività riguardano le dichiarazioni di trasporto transfrontaliero di contante superiore a 10 mila euro: nel 2018 l’AIF ha registrato 291 dichiarazioni in entrata, per un totale di 7.416.789,14 euro, e 948 dichiarazioni in uscita, per un totale di 18.668.579,59 euro. Si riduce sempre più l’utilizzo di denaro contante, e nelle dichiarazioni del 2018 non ci sono state anomalie significative o indicatori di rischio.

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