Finanze Vaticane, Papa Francesco nomina il Revisore Generale

È nel segno della continuità la scelta del Papa alla guida di quella che, dal 2019, si è delineata come la autorità ant-corruzione del Vaticano

Alessandro Cassinis Righini, Revisore Generale della Santa Sede
Foto: pd
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È Alessandro Cassinis Righini il nuovo Revisore Generale della Santa Sede. E la sua scelta è un segno di continuità di Papa Francesco, dato che Cassinis Righini fungeva le funzioni di revisore generale ad interim dal giugno 2017, da quando, cioè, il primo Revisore generale vaticano, Libero Milone, si dimise dal suo incarico.

Cassinis Righini era, al tempo, revisore aggiunto, insieme a Ferruccio Panicco, anche lui dimessosi in quel tempo. Da allora, molte cose sono cambiate. A partire dagli Statuti che hanno cambiato la composizione dell’ufficio stesso. Prima, c’era un revisore generale e due revisori aggiunti. Gli Statuti del 2019, invece, non fanno menzione dei revisori aggiunti, e sottolineano semplicemente che “l’ufficio è diretto e rappresentato dal revisore generale”.

Cassinis Righini, dunque, diventa a tutti gli effetti il capo dell’anti-corruzione vaticana. Nato a Roma nel 1965, con una esperienza alla Commissione Europea e una da ricercatore del CENSIS, Cassinis Righini è stato anche consulente di direzione per la Braxton Associates di Londra e per il Gruppo Deloitte. È entrato in Vaticano come revisore aggiunto nel 2016, ed è diventato poi revisore ad interim nel 2017.

Scegliendolo, Papa Francesco ha scelto la continuità, mantenendo così uno dei membri dell’originario ufficio del Revisore, e allo stesso tempo non sconfessando il recente attivismo giudiziario. C’è da ricordare che era stato il revisore che aveva denunciato, insieme allo IOR, le presunte operazioni opache sull’investimento della Segreteria di Stato in un palazzo di Londra. Sulla base di quelle denunce, erano stati istruiti i raid in Segreteria di Stato e Autorità di Informazione Finanziaria che avevano dato il via ad una saga ancora non conclusa (non c’è ancora nemmeno un processo), ma che hanno portato anche alla sospensione e rimozione di sei officiali considerati coinvolti nelle operazioni.

La nomina di Cassinis Righini, dunque, può essere il segnale che il Papa andrà avanti sulla vicenda in ogni modo, anche quando ci sono sentenze che mettono in discussione anche la credibilità delle indagini, come quella recente di un giudice di Londra, nel ribaltare un provvedimento richiesto dai magistrati vaticani per uno dei protagonisti dell’affare di Londra.

Di certo, sono passati tre anni dal comunicato della Sala Stampa della Santa Sede del 20 giugno 2017, che annunciava le dimissioni di Milone e informava che “sarà avviato quanto prima il processo di nomina del nuovo responsabile dell’ufficio del Revisore Generale”.

L’ufficio, come detto, è stato riformato nel 2019, con uno statuto che armonizzava l’ufficio ai Regolamenti Generali della Curia, seguendo il principio di fondo che l’ufficio del Revisore generale è un organo di Stato, e come tale va delineato.

Il fatto che poi fosse stabilito come “Autorità Anti-Corruzione” della Santa Sede era semplicemente un adeguamento richiesto dalla Convenzione di Merida che la Santa Sede ha ratificato nel 2016. La Convenzione è lo strumento legale multilaterale delle Nazioni Unite contro la corruzione.

La stessa Convenzione di Mérida si occupa, all’articolo 9, della stipulazione degli appalti pubblici. Viene da qui il compito assegnato al Revisore di svolgere “revisioni su situazioni particolari connesse a: anomalie nell’impiego o nell’attribuzione di risorse finanziarie o materiali; irregolarità nella concessione di appalti o nello svolgimento di transazioni o alienazioni; atti di corruzione o frode”, e anche questo “su richiesta del Consiglio per l’Economia o della Segreteria per l’Economia, e dei Responsabili degli Enti e delle Amministrazioni “. La questione degli appalti, e della loro trasparenza, è chiave in Vaticano, dove vige un regime di economia pubblica, senza settore privato.

È stata sempre l’applicazione della stessa convenzione che ha portato alla promulgazione della prima legge sugli appalti vaticana,

alla firma di un “protocollo anti-corruzione” tra Revisore generale e Segreteria per l’Economia vaticana nel settembre 2020 e allo stabilimento di una commissione per vigilare sugli affari riservati nell’ottobre 2020.

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