Finanze Vaticane, per la prima volta la Segreteria di Stato non è rappresentata allo IOR

La nuova commissione cardinalizia dell’Istituto per le Opere di Religione vede l’uscita del Segretario di Stato. Resta presidente il Cardinal Santos Abril y Castellò

Il Torrione Nicolò IV, sede dell'Istituto per le Opere di Religion
Foto: AG / ACI Group
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Non c’è il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nella Commissione Cardinalizia dell’Istituto per le Opere di Religione, la cosiddetta “banca vaticana”. La nuova commissione, che, per statuto, “vigila sulla fedeltà” alle norme statutarie, lancia una nuova fase dell’Istituto, dato anche dalla promulgazione dei nuovi statuti lo scorso agosto. Allo stesso tempo, la nuova composizione lascia capire qualcosa del futuro delle finanze vaticane.

La notizia della composizione della nuova commissione è sul sito dello IOR, in un comunicato non rilanciato dai media vaticani, in cui si parla di approvazione del decreto attuativo dei nuovi statuti

La nuova commissione, che si trova nella sezione governance del sito, è così composta: i confermati cardinali Santos Avril y Castellò, che tiene la presidenza nonostante i suoi 84 anni ancora compiuti (persino oltre l’età in cui è possibile votare in Conclave) e Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, anche lui comunque al di sopra dei 75 anni e dunque oltre l’età in cui i vescovi devono dimettersi per ingravescentem aetatem. Entrano i cardinali Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, Konrad Krajewski, Elemosiniere pontificio, e Luis Antonio Gokim Tagle, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Escono invece i cardinali Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria; Thomas Christopher Collins, arcivescovo di Toronto; e appunto Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano Si torna, dunque, ad una commissione cardinalizia di cinque membri, dopo che Papa Francesco per un periodo l’aveva elevata ad un numero di sei membri. L’ultima riunione della vecchia commissione cardinalizia ha avuto luogo lo scorso 30 luglio. Le riunioni si erano estese ad un anno e mezzo dalla scadenza della commissione, che era stata nominata per un quinquennio nel gennaio 2014.

La Segreteria di Stato vaticana era sempre stata rappresentata dal Segretario di Stato, che era stato presidente della Commissione Cardinalizia finché Papa Francesco non aveva deciso di porre alla presidenza un cardinale differente, nella persona di Santos Avril y Castellò. La presenza della Segreteria di Stato stava a testimoniare la centralità dell’istituto per le finanze della Santa Sede, e anche il ruolo della Segreteria nell’organizzare la vita della Chiesa, secondo quanto delineato da Paolo VI e poi confermato da Giovanni Paolo II.

Il Cardinale Parolin è stato però sostituito dal Cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, che Papa Francesco aveva già designato come membro della Commissione Pontificia per lo Stato di Città del Vaticano e nel Consiglio per l'Economia.

Colpisce l’ingresso dell’Elemosineria Apostolica, nella persona di Konrad Krajewski, che nelle intenzioni del Papa sembra dover aver un ruolo centrale nella gestione del denaro vaticano – e che dovrebbe diventare un dicastero a sé con la riforma. Entra Propaganda Fide, che ha comunque un suo patrimonio autonomo dalla sua fondazione.

Le nuove nomine, arrivate praticamente nottetempo, senza annunci, sembrano andare nella direzione di centralizzare tutti gli investimenti vaticani, e allo stesso tempo includere la Segreteria di Stato, che aveva nella sua amministrazione un fondo autonomo, all’interno di un sistema in cui questa non avrà più massima autonomia gestionale. Si tratta, in sostanza, di un passo verso una marginalizzazione della Segreteria di Stato.

Non è dato sapere quanto gli ultimi eventi abbiano influito sulla scelta di Papa Francesco. Di certo, il Papa mantiene al suo posto i fedelissimi, come il Cardinale Santos y Avril.

Si attende ora la nomina del nuovo Consiglio di Sovrintendenza dell’Istituto delle Opere di Religione. Il nuovo consiglio di Sovrintendenza avrà sette membri invece di sei. Il presidente, Jean Baptiste de Franssu, è scaduto, e si deve capire se sarà confermato. È possibile. Secondo i nuovi statuti, tutti i mandati sono a scadenza quinquennale e rinnovabili per un mandato,. L’allargamento a sette membri è di fatto già avvenuto, dopo che due dei membri, Clemens Boersig Carlo Salvatori, si erano dimessi a maggio del 2016 in polemica con i risultati di bilancio, ed erano poi stati sostituiti da Scott C. Malpass, Javier Marìn Romano e Georg Freiherr von Boeslager nel dicembre 2016.

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