Le udienze generali da Pio XII a Papa Francesco, il Papa e il Popolo di Dio

milioni di fedeli incontrano e ascoltano le parole dei Pontefici e scattano delle foto

L'aula delle Udienze in Vaticano
Foto: Aci Group
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Oggi siamo abituati a partecipare alle “udienze generali” e i Pontefici non mancherebbero mai all’appuntamento del mercoledì con i fedeli di tutto il mondo. Nonostante la pandemia infatti anche Papa Francesco ha deciso di tenere l’udienza generale dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico e grazie a mezzi di comunicazione le sue parole arrivano in tutto il mondo. 

Il primo ad usare questo metodo come lo conosciamo oggi per unificare un po’ degli incontri che si susseguivano con gruppi di fedeli di varie provenienze è stato Pio XII.

Iniziò nel 1939 un vero ciclo di incontri e catechesi per gli sposi novelli iniziato ad aprile. Il mercoledì appunto. Le catechesi proseguirono fino al momento in cui nel 1943 fu possibile. Poi l’infiammarsi della guerra e la occupazione di Roma cambiò le cose. 

Papa Giovanni XXIII proseguì la consuetudine iniziando da Castelgandolfo con i maestri cattolici o semplicemente con i fedeli giunti per celebrare con lui l’anniversario del pontificato.

Le prime udienza in diverse lingue di fatto iniziano con Paolo VI che il 13 luglio del 1963 saluta tutti i fedeli e riassume il saluto in francese, spagnolo, tedesco e inglese. 

Si tratta di discorsi brevi legati alle circostanze liturgiche e saluto specifici per gruppi particolari sempre se possibile nella lingua del gruppo. 

Il numero di pellegrini crebbe nel tempo e per questo venne costruita la grande Aula per le udienze che oggi porta il suo nome. 

L’architetto Nervi fu subito chiamato da Paolo VI e nel 1971 l’aula fu inaugurata. Un capolavoro di Pier Luigi Nervi, ingegnere per formazione e insuperabile interprete del cemento. L’aula ha una parte in territorio italiano, fuori dal confine ufficiale della Città del Vaticano, ma la parte dove siede il Papa è all’interno della città. Può accogliere fino a dodicimila persone ed è stata pensata per le dirette tv. Oltre la grande aula anche molte “salette” per diversi scopi. I Pontefici le hanno spesso usate per udienze private. 

Prima le udienza si svolgevano in San Pietro o nell’Aula delle Benedizioni.

La sua ultima udienza generale Paolo VI la tenne il 2 agosto del 1978, quattro giorni prima di morire. 

Solo quattro sono state le udienze di Giovanni Paolo I, un breve ciclo dedicato alle virtù. Il Papa cambiò subito stile rispetto al Pontefice lombardo. La sua vita intensamente pastorale lo fece iniziare così: “Nel Sinodo del 1977 parecchi vescovi hanno detto: ‘I discorsi di Papa Paolo del mercoledì sono una vera catechesi adatta al mondo moderno’. Io cercherò di imitarlo, nella speranza di poter anch'io, in qualche maniera, aiutare la gente a diventare più buona”.

Quattro appuntamenti che hanno fatto la storia, i temi la umiltà, la fede, la speranza, la carità. Tutto spiegato come un buon parroco ma con una chiara dottrina.

Quando Giovanni Paolo II iniziò la prima udienza generale, il 25 ottobre del 1978, ricordò quell’ultimo appuntamento del mercoledì del suo predecessore: “Quando mercoledì 27 settembre il Santo Padre Giovanni Paolo I ha parlato ai partecipanti all’udienza generale, nessuno poteva immaginare che fosse per l’ultima volta(…)Oggi si presenta a voi, per la prima volta, Giovanni Paolo II. A distanza di quattro settimane da quella udienza generale, desidera salutarvi e parlare con voi. Desidera dar seguito ai temi già iniziati da Giovanni Paolo I. Ricordiamo che ha parlato delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità.(…)  Oggi dobbiamo parlare di un’altra virtù, poiché dagli appunti del defunto Pontefice ho appreso che era sua intenzione parlare non solo delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità, ma anche delle quattro virtù cosiddette cardinali. Giovanni Paolo I voleva parlare delle “sette lampade” della vita cristiana, così le chiamava il Papa Giovanni XXIII”.

Da allora le catechesi del mercoledì hanno sempre seguito uno schema a cicli. Celebri quelle di Giovanni Paolo II sulla Teologia del corpo dal 1979 al 1984.

Altra consuetudine introdotta da Giovanni Paolo II quella di “raccontare” il mercoledì successivo ad un suo viaggio le tappe fondamentali e il significato della visita. 

Ad aiutare il Papa nei diversi cicli tematici che si sono susseguiti in quasi 27 anni sono stati teologi, biblisti, liturgisti, storici e specialisti di varie discipline. 

L’ultimo ciclo di catechesi il Papa l’ha voluto dedicare alla Liturgia delle Ore. Nell’ultimo appuntamento in Piazza San Pietro il 30 marzo del 2005 disse a fatica poche parole. Sarebbe morto il 2 aprile sera. 

Benedetto XVI proseguì la tradizione. Nella prima udienza disse: “Dopo la pia dipartita del mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, riprendono quest’oggi le tradizionali Udienze generali del mercoledì. Ritorniamo così nella normalità”. E poi spiegò la scelta del suo nome. Proseguì il ciclo dedicato ai salmi e scelse poi diversi temi dai Padri della Chiesa alle grandi donne della cristianità.

La sua ultima udienza fu storica il 27 febbraio del 2013 un giorno prima della fine del suo pontificato. Piazza San Pietro era stracolma di persone di ogni parte del mondo.

Papa Francesco iniziò il 27 marzo, un mese dopo riprendendo il ciclo preparato dal predecessore dedicato all’ Anno della Fede. 

Il suo stile è sempre stato molto popolare e immediato, ma anche lui ha scelto di dedicare le catechesi a diversi temi e cicli, come quello che sta svolgendo in questo periodo dedicato alla preghiera. 

Le udienze generali di Papa Francesco nei primi anni erano estremamente affollate e si svolgevano in piazza san Pietro. Durante la pandemia alcune udienza si sono svolte come un tempo nel Cortile di San Damaso. 

Francesco però non ha praticamente più tenuto udienze generali a Castelgandolfo come i suoi predecessori. Il Papa argentino ha di fatto un po’ dimenticato la città dei Papi come tutti la conoscono. 

Pio XII non aveva un saluto specifico alle udienze, Giovanni XXIII spesso iniziava il discorso con “diletti figli”, Paolo VI non aveva un saluto speciale, Giovanni Paolo I neppure, ma fu Giovanni Paolo II ad iniziare sempre con il saluto “ Sia lodato Gesù Cristo”e  fratelli e sorelle”. Papa Francesco ha aggiunto il suo ormai distintivo: “ buon giorno” . 

 

 

 

 

 

 

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