Papa Francesco e Vladimir Putin: di cosa hanno parlato nel loro terzo incontro?

Papa Francesco e Vladimir Putin: un'ora di incontro, seguita da un bilaterale in Segreteria di Stato. Siria, Venezuela e Ucraina in agenda. Intesa con il Bambino Gesù

Papa Francesco e Vladimir Putin al termine dell'incontro. In primo piano, l'icona dei Santi Pietro e Paolo regalata dal presidente russo, Palazzo Apostolico Vaticano, 4 luglio 2019
Foto: Vatican Media / ACI Group
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“Grazie del tempo che mi ha dedicato. Discorso molto sostanzioso e interessante”. Il presidente russo Vladimir Putin saluta così Papa Francesco al termine di una ora d colloquio, dello scambio dei doni e della presentazione delle delegazioni.

Ucraina, Siria, Venezuela e questione ecologica sono stati al centro dei colloqui, prima con Papa Francesco e poi con la Segreteria di Stato vaticano. Ma c'è anche il protocollo di intesa tra l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e gli ospedali pediatrici russi. 

"Nel corso dei cordiali colloqui - si legge nel comunicato della Sala Stampa della Santa Sede -  è stata espressa da ambo le Parti soddisfazione per lo sviluppo delle relazioni bilaterali, ulteriormente rafforzatesi con la firma, in data odierna, di un protocollo di intesa riguardante la collaborazione tra l’Ospedale 'Bambino Gesù' e gli Ospedali pediatrici della Federazione Russa."

Il comunicato sottolinea anche che "sono state poi affrontate alcune questioni di rilievo per la vita della Chiesa cattolica in Russia" e poi "si è parlato della questione ecologica e su alcune tematiche dell’attualità internazionale, con particolare riferimento alla Siria, all’Ucraina e al Venezuela".

Putin è in Italia per rilanciare il dialogo politico-economico con il Belpaese, e ha voluto inserire in agenda anche un incontro con Papa Francesco, che non vede dal 2015. Forse ha pesato nella richiesta anche l’incontro del Papa con il Sinodo Greco Cattolico Ucraino, in programma il 5 e il 6 luglio.

Come tradizione, il presidente Putin è arrivato con un considerevole ritardo: l’udienza era prevista alle 13.15 ed è cominciata alle 14.17. I doni sono stati simbolici. Il presidente Putin ha regalato al Papa una grande icona dei Santi Pietro e Paolo, dicendo “Voi li festeggiate il 29 giugno, noi il 12”. Ma ha soprattutto regalato il dvd del film “Il Peccato” di Andrej Konchalowski (“uno dei nostri migliori registi, ha vissuto in Italia”), tutto dedicato alla figura di Michelangelo e corredato da volumi con le foto di scena. Il film è stato anche presentato al Cremlino lo scorso ottobre.

Papa Francesco, dal canto suo, ha regalato un’acquaforte del 1774 di Giuseppe Vasi che raffigura piazza San Pietro. “Perché non dimentichi Roma”, ha detto Papa Francesco.

A questo, si sono aggiunti i regali “classici”: una medaglia che celebra il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, le esortazioni apostoliche “Christus vivit” e “Gaudete et Exsultate”, il messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace 2019 firmato proprio dal Papa prima della consegna.

È la sesta volta di Putin in Vaticano, la terza con Papa Francesco. I precedenti incontri avevano avuto luogo il 25 novembre 2013 e il 10 giugno 2015 e al centro dei colloqui c’era stata la crisi siriana.

Santa Sede e Russia hanno molti fronti in comune: dalla questione della stabilizzazione delle relazioni internazionale e del commercio mondiale alla crisi in Medio Oriente.

A questo si aggiunge lo speciale accordo con l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che fa riferimento alla Segreteria di Stato vaticana. 

In cosa consiste l'accordo? Si legge in un comunicato del Bambino Gesù che "l'intesa prevede lo sviluppo di progetti specifici che coinvolgeranno direttamente l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e le strutture sanitarie della Federazione Russa".

L'intesa è stata firmata presso la sede di San Paolo dell'ospedale che fa riferimento alla Santa Sede da monsignor Paolo Borgia, Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede e da Veronika Skvortsova, Ministro della Salute della Federazione Russa.

Il comunicato sottolinea che "nell’occasione, il Ministro Skvortsova e la sua delegazione, accompagnati dalla presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc, hanno visitato i laboratori di ricerca".

Durante la visita, il dotor Bruno Dallapiccola, direttore scientifico del Bambino Gesù, insieme al dottor Federico Vigevano, direttore del Dipartimento di Neuroscienze Federico Vigevano, ha "illustrato ai presenti i più innovativi ambiti di ricerca svolti negli oltre 5mila metri quadri dei laboratori: dalle indagini genetiche con sofisticate tecnologie moderne allo sviluppo di terapie cellulari e geniche per la cura delle leucemie".

Si nota nel comunicato che il Bambino Gesù ha già in Russia programmi di formazione specialistica in ambito neurologico e neurochirurgico del personale medico del Morozov Children’s Clinical Hospital di Mosca e del Moscow Research and Clinical Center for Neuropsychiatry, nonché progetti di sviluppo di protocolli per la diagnosi e la cura dei bambini affetti da epilessia".

Questa firma è parte delle attività della visita del presidente Putin in Italia.

Per quanto riguarda le questioni di rilievo comunità cattolica in Russia menzionate dal comunicato ufficiale, ci sono alcune questioni da segnalare. 

Resta ancora sospesa la restituzione della Chiesa di Sant’Alessandro a Kirov, nonostante un decreto del presidente Medvedev del 2010 che autorizzava la restituzione alla Chiesa cattolica delle proprietà che le erano appartenute prima della Rivoluzione del 1917. Si attende anche la restituzione della chiesa dell’Immacolata Concezione a Smolensk: data ad un centro di mostre nel 2017, la Chiesa è attualmente vuota.

C’è anche una richiesta di costruire una nuova cattedrale cattolica a Mosca, perché l’attuale è troppo piccola per contenere la comunità. Le proposte fatte dal governo non hanno soddisfatto i cattolici.

Il Cardinale Parolin fece visita a Mosca nel 2017, e affrontò anche il tema della restituzione delle proprietà confiscate alla Chiesa cattolica durante il comunismo. Due settimane dopo il ritorno del Cardinale Parolin in Vaticano, un tribunale russo ordinò la restituzionealla Chiesa cattolica di un edificio che era stato sequestrato alla Chiesa dal governo sovietico. Non si trattava di una decisione definitiva, ma era comunque un primo passo.

Ancora sul tema internazionale, l’ambasciatore russo presso la Santa Sede Alexander Avdeev aveva voluto rimarcare, in una intervista alla vigilia della visita, come Papa Francesco sostenga la soluzione dei due popoli e due Stati tra Israele e Palestina, ricordando che il viaggio in Israele del 2014 era cominciato, appunto, con una visita di Stato in Palestina.

Da notare il fatto che l’ambasciatore avesse sottolineato che questo sia “un tempo in cui i cattolici non possono risolvere molti problemi senza tener conto della logica della politica estera russa, così come dell’esperienza e del ruolo dell’ortodossia russa”.

Nella recente intervista di Putin al Financial Times, il presidente russo aveva preso le difese della Chiesa Cattolica, “aggredita dalle ideologie liberali”, proponendo il soccorso del cristianesimo “di Stato” della Russia.

Come sostiene Avdeev, “il Vaticano è interessato alla stabilità e alla sicurezza in tutte le regioni del mondo, dove vivono i fedeli cattolici”, e gli interessi combaciano con quelli russi, a cominciare dalla Siria e dal Venezuela, mentre per quanto riguarda l’Ucraina “il Vaticano appoggia gli accordi di Minsk, prendendo le distanze da qualunque intromissione nella vita delle comunità ortodosse”. Una neutralità ribadita dal Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, in una recente intervista ad ACI Stampa.

Avdeev aveva anche accusato nell’intervista gli “uniati” greco-cattolici che “contraddicono gli appelli del Vaticano a evitare la politicizzazione della fede e l’ideologizzazione del gregge dei fedeli”.

Le relazioni tra Santa Sede e Russia hanno radici antiche, ma i rapporti sono ripresi solo nel 1990, mentre le piene relazioni diplomatiche sono state stabilite nel 2009. Durante il periodo della Guerra Fredda, Santa Sede e Unione Sovietica ebbero relazioni di lavoro stabili a partire dal 1967, e nel 1971 il Cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato vaticano, poté persino visitare la Russia.

Si è parlato spesso di un possibile viaggio del Papa a Mosca. L’invito ufficialmente non è arrivato, ma è interessante notare che alla vigilia dell'annuncio della visita di Putin in Vaticano, il metropolita Hilarion, a capo del Dipartimento di Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca, si è detto “riluttante” ad una visita del Papa, perché “nella nostra chiesa molti vescovi, sacerdoti e credenti non sono pronti a riceverlo. Non vorremmo che la nostra relazione si deteriorasse a causa di questi sentimenti. Preferiamo andare gradualmente, senza passaggi bruschi”.

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