Papa Francesco e Chiesa Greco Cattolica Ucraina, personaggi e temi del prossimo incontro

Papa Francesco e l'arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Sarà un incontro pastorale, ecumenico e diplomatico al tempo stesso, che metterà sul tavolo non solo i problemi della popolazione, ormai esausta dopo sei anni di conflitto, ma anche quelli legati al ruolo che la Chiesa può avere nella società: si comincia a delineare l’incontro di Papa Francesco con il Sinodo permanente e i metropoliti della Chiesa Greco Cattolica Ucraina.

Annunciato il 4 maggio, dopo che il nunzio in Ucraina Claudio Gugerotti aveva fatto sapere che ci sarebbe stata una “sorpresa per l’Ucraina”, l’incontro si terrà in Vaticano dal 5 al 6 luglio prossimi. Alla notizia, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, aveva sottolineato che in questo modo Papa Francesco voleva coinvolgere la Chiesa Greco Cattolica nel processo di ricostruzione del Paese. 

Come avverrà l’incontro del 5 – 6 luglio?

Da un lato del tavolo, ci sarà ovviamente l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, con il sinodo permanente e i suoi metropoliti. Dall’altro, Papa Francesco, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali; il Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani; e il Cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Sono tutti i capi dicastero coinvolti a vario titolo nella questione ucraina.

Diplomazia ed ecumenismo saranno sicuramente due temi sul tavolo. E sono, tra l’altro, legati l’uno all’altro. Perché il Patriarcato di Mosca rivendica l’Ucraina come suo territorio canonico, ha smesso di partecipare al tavolo teologico congiunto cattolico – ortodosso perché Costantinopoli ha invece garantito agli ucraini la possibilità di una Chiesa indipendente staccata da Mosca, e continua, con articoli e incontri, a fare campagna. 

Ma è diplomatico perché il Patriarcato di Mosca è legato al governo in Russia, e la Russia in Ucraina è considerato uno Stato aggressore. In fondo, anche l’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill a Cuba fu considerato un successo anche per la diplomazia di Mosca.

Al di là delle indiscrezioni, nessun dettaglio ufficiale è filtrato ancora sull’incontro.

Questo ha luogo in un momento particolarmente complesso della storia ucraina, perché dopo lo scisma ortodosso si sta sperimentando una altra mini-scissione all’interno della Chiesa Ortodossa Autocefala. Il vecchio Patriarca Filaret, infatti, ha prima accettato di avere un ruolo più marginale e ora rivendica per sé un titolo, lamentando che ancora la Chiesa Ortodossa Ucraina non è parificata a un patriarcato. 

D’altronde, in un mondo storicamente frammentato, ogni dettaglio è un pretesto. La Chiesa Greco Cattolica Ucraina è stata vicino alla gente durante la cosiddetta “Rivoluzione della Dignità, senza però prendere un ruolo politico, ed è stata però sempre messa sotto accusa dal Patriarcato di Mosca, che addirittura arrivò a protestare pubblicamente durante il Sinodo 2014 sulla famiglia con un duro discorso del metropolita Hilarion, a capo del Dipartimento di relazioni esterne del Patriarcato.

Allo stesso tempo, Papa Francesco ha mostrato vicinanza alla Chiesa Greco Cattolica Ucraina, e la Chiesa Greco Cattolica Ucraina ha visto subito in questa convocazione del 5 -6 luglio una sollecitudine particolare da parte del Pontefice.

L’arcivescovo maggiore Shevchuk ha subito notato che il Papa voleva che metropoliti e membri del Sinodo permanente erano chiamati a presentare personalmente alcune importanti questioni della Chiesa in Ucraina e all’estero, e che questo è “il più alto livello di attenzione mostrato da parte della Santa Sede, con un incontro senza precedenti che fa parte della pratica interna della Curia Vaticana nel caso in cui si cerca di capire come agire in determinati circostanze, eventi o situazioni”.

In questo percorso di dialogo privilegiato con Papa Francesco, la Chiesa Greco Cattolica Ucraina ha tre sogni.

Il primo è quello di essere riconosciuta come Patriarcato.

La più grande delle 23 Chiese sui iuris è un arcivescovado maggiore. La scelta fu fatta per riconoscere alla Chiesa Greco Cattolica Ucraina una sua autonomia, ma senza suscitare problemi con il Patriarcato ortodosso di Mosca, che – come detto – considera l’Ucraina suo territorio canonico. Si è trattato di un atto di delicatezza, che la Santa Sede ha avuto, per esempio, anche quando ha stabilito diocesi in Russia, dando loro il nome della cattedrale cui erano legate e non del territorio (per esempio, l’arcidiocesi di Mosca è in realtà l’arcidiocesi della Gran Madre di Dio). 

Già il Cardinale Lyubomyr Husar, arcivescovo maggiore e predecessore di Shevchuk alla guida della Chiesa Greco – Cattolica Ucraina, aveva delineato le buone ragioni perché alla Chiesa Greco Cattolica Ucraina fosse riconosciuto il titolo di Patriarca

Il secondo sogno è quello della beatificazione del metropolita Andrey Sheptytskyj, che guidò la Chiesa Greco Cattolica Ucraina tra gli anni Trenta e Quaranta ed è considerato un vero padre per la nazione.

Il terzo sogno è quello di una visita di Papa Francesco in Ucraina. Papa Francesco ha parzialmente soddisfatto questo sogno visitando la basilica greco cattolica ucraina di Santa Sofia a Roma il 28 gennaio 2018, ma quello che vorrebbe la Chiesa Greco Cattolica sarebbe un viaggio nel Paese, dopo che ci sono già stati i Cardinali Parolin e Sandri, quest’ultimo arrivato fino alle zone del conflitto.

C’è tutto questo sul tavolo in vista del futuro incontro tra Papa Francesco e metropoliti e sinodo permanente della Chiesa Greco Cattolica.

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