Papa Francesco in aereo: donne diacono, Stepinac, il ricordo di Jean Vanier

Papa Francesco durante la conferenza stampa in aereo del 7 maggio 2019
Foto: AG / ACI Group
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Ancora nessun via libera alle donne diacono, anche perché i membri della commissione stabilita tre anni fa erano discordi, e ora stanno lavorando ciascuno alle proprie ricerche. E nessuna luce verde nemmeno al processo di canonizzazione del Cardinale Aloizije Stepinac, perché il Papa vuole accertare certi fatti storici prima di metterci la firma.

Tornando dal suo viaggio in Bulgaria e Macedonia, Papa Francesco tocca questi due temi in una conferenza stampa di 28 minuti. Il Papa ha parlato anche delle impressioni che gli hanno lasciato i due Paesi appena visitati, dell’emozione che ha provato nel distribuire le comunione a 245 bambini a Rakovsky in Bulgaria, della maternità che ha sentito incontrando i poveri curati dalle Missionarie della Carità di Madre Teresa a Skopje.

C’è, sulla possibilità di avere donne diacono, una commissione stabilita da Papa Francesco nel 2015, che dovrebbe aver già consegnato le sue conclusioni. Ma c’era anche stata una commissione a inizio 2000 stabilita dalla Pontificia Commissione Teologica Internazionale sul tema.

Il Papa sottolinea che le posizioni all’interno della commissione - che era composta da 15 persone, 8 uomini e 7 donne – erano diversissime, e “ognuno di loro ha la proprio visione che non concorda con quella degli altri”, e quindi ogni membro sta studiando per andare avanti. Il Papa ci tiene a specificare di parlare a memoria, nota che alcuni notano che le formule di ordinazione per il diaconato femminile sono diverse da quelle per il diaconato maschile e “assomigliano più a quella che oggi sarebbe la benedizione abbaziale di una madre abbadessa”, altri invece la considerano “una vera e propria formula diaconale”, ma “discutono, non è chiaro”.

Il Papa poi ricorda che le diaconesse aiutavano in alcune celebrazioni, per esempio nel battesimo per immersione delle donne, e nota che le diaconesse erano soprattutto in Siria, mentre alcuni teologi hanno osservato che non c’è sacerdozio femminile nel cattolicesimo nonostante nel mondo pagano ci fossero molte sacerdotesse.

Insomma – conclude Papa Francesco – “siamo arrivati a un punto, ognuno dei membri sta studiando secondo la sua tesi. Questo è buono. Varietas delectat!”

A Papa Francesco viene chiesto anche del caso della canonizzazione del Cardinale Aloizije Stepinac, che fu arcivescovo di Zagabria dal 1937 fino al 1960. Come è noto il processo di canonizzazione del cardinale Stepinac è sospeso a causa delle proteste serbe e in particolare del mondo ortodosso, che vedono in lui un difensore degli ustascia in Croazia. Il Cardinale Stepinac era stato beatificato da San Giovanni Paolo II. Quando ormai la canonizzazione sembra in dirittura di arrivo, a seguito di ulteriori proteste serbe, Papa Francesco aveva stabilito una commissione mista cattolica-ortodossa per fare luce sulle circostanze storiche, che però non era arrivata a nessuna conclusione, se non a quella che era il Papa solo a dover decidere su una eventuale canonizzazione.

Papa Francesco mette in luce che i rapporti con il mondo ortodosso sono buoni, che i patriarchi sono “uomini di Dio”, che quello che ha preferito è Ilia II della Georgia, un uomo di Dio come lo sono Bartolomeo, Kirill, anche Neofit, un incontro che “gli ha fatto tanto bene”.

Ma poi – sottolinea Papa Francesco – ci sono dei problemi storici nelle Chiese, nonostante la voglia di unità che è “convinzione non solo mia, ma anche dei patriarchi”. Uno di questi casi storici è proprio il caso del Cardinale Stepinac, che “è un uomo virtuoso” e per questo è beato, ma che poi sono emersi punti storici non chiari nel processo di canonizzazione. Papa Francesco dice di aver riflettuto, aver chiesto consiglio e di aver capito di dover chiedere aiuto al patriarca Irenej della Chiesa Serba Ortodossa, e per questo si è fatta la commissione storica mista, perché “sia a Irenej che a me interessa la verità”, e ora si sta studiando.

Papa Francesco ha cominciato la conferenza stampa con un ricordo di Jean Vanier, il fondatore dell’Arca che è scomparso oggi. “Una settimana fa – ha detto Papa Francesco - l’ho chiamato al telefono, lui mi ha ascoltato, poteva parlare”.

Il Papa ha quindi espresso gratitudine per la testimonianza di vita di Vanier, “un uomo che ha saputo leggere l’esistenza cristiana dal mistero della morte, della croce e della malattia”, e attraverso “il mistero di coloro che sono disprezzati e scartati nel mondo”, lavorando “non solo per gli ultimi, ma anche per coloro per i quali si ha la possibilità di condannare a morte prima di nascere”.

Quali sono le cose per le quali Papa Francesco è più rimasto colpito?

Due, ha detto, le esperienze limite. La prima è l’esperienza con i poveri in Macedonia, l’incontro alla Casa Memoriale di Madre Teresa in cui è rimasto colpito dal modo in cui le Missionarie della Carità “curavano i poveri senza paternalismo come se fossero figli”, con una mitezza che contrasta con “la cultura dell’insulto” che si vive oggi, perché l’insulto è “un’arma alla mano, come lo sparlare di altri, la calunnia, la diffamazione”. Per questo, vedere la maternità delle suore nel curare questi poveri ha colpito il Papa e gli ha fatto “sentire la maternità della Chiesa”.

E poi, la somministrazione delle prime comunioni a Rakovksy, in Bulgaria, che ha rimandato il Papa all’8 ottobre del 1944, ovvero alla sua prima comunione. “La Chiesa custodisce i bambini, sono promessa, e l’ho vissuto molto fortemente, ho sentito in quel momento che quei bambini erano il futuro della Chiesa, il futuro della Bulgaria”.

Parlando delle sue impressioni su Macedonia e Bulgaria, il Papa ha ricordato che il cristianesimo è entrato in occidente proprio a partire dalla predicazione di Paolo, che fu chiamato in maniera misteriosa a predicare lì mentre era “andava per l’Asia”. La Bulgaria, ha aggiunto il Papa, ha “dovuto lottare tanto per la sua indipendenza”. Ma quello che accomuna le due nazioni sono “i buoni rapporti tra i differenti credi”, come si è visto nella preghiera per la pace in Bulgaria, e come il Papa ha percepito parlando con il presidente di macedonia che gli ha detto: “Qui non c’è tolleranza, c’è rispetto”: “In un mondo così – chiosa Papa Francesco – “il rispetto manca tanto. Il rispetto ai diritti umani, il rispetto a tante cose che manca, il rispetto ai bambini, agli anziani, che la mistica di un Paese sia il rispetto colpisce. Non so se ho risposto più o meno sinteticamente”.

È stato chiesto al Papa anche dove trovi l’energia per abbracciare i bambini malati. E lui ha spiegato che gli viene da Dio, che non ha altra risposta, perché anche durante i viaggi non è mai stanco, la stanchezza viene dopo. “Ma non è che poi faccia tanto nei viaggi”, ha concluso con un battuta.

Ti potrebbe interessare