Papa Francesco scrive al Patriarca Ilia in vista del 40esimo della sua visita in Vaticano

Il nunzio in Georgia ha consegnato la lettera nelle mani dell’anziano patriarca della Chiesa Ortodossa Georgiana lo scorso 17 dicembre

L'incontro tra l'arcivescovo Bettencourt, il vescovo Pasotto e il Patriarca Ilia lo scorso 17 dicembre
Foto: FB
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Il 6 giugno 1980, il Patriarca Ilia della Chiesa Ortodossa Georgiana visitò per la prima volta il Vaticano. L’occasione fu salutata da San Giovanni Paolo II come “un giorno gioioso nella lunga storia delle nostre Chiese”, sottolineando che “come eredi di Pietro e Andrea ci incontriamo come fratelli in Cristo”. Il quarantennale di questa storica visita sarà celebrato il prossimo anno in Vaticano, e Papa Francesco ha scritto personalmente al Patriarca Ilia per dare conto di alcune delle manifestazioni.

“Nel 2020 – scrive Papa Francesco al Patriarca Ilia – ricorreranno infatti i quarant’anni della Sua storica visita in Vaticano e saranno predisposte apposite celebrazioni commemorative, caratterizzate da progetti musicali di alto livello, con l’auspicata partecipazione della Corale Patriarcale della Georgia oltre che della Cappella Musicale Sistina”.

Papa Francesco aggiunge che “sarebbe magnifico se Vostra Santità e Beatitudine, i cui toccanti componimenti sacri meritano di essere conosciuti e apprezzati, volesse onorarci della sua presenza”.

La lettera è datata 30 novembre, giorno della festa di Sant’Andrea, ed è stata consegnata personalmente al Patriarca Ilia dall’arcivescovo José Avelino Bettencourt, nunzio apostolico in Georgia, in una udienza che ha avuto con il Patriarca lo scorso 17 dicembre, insieme al vescovo Giuseppe Pasotto, amministratore apostolico del Caucaso.

“Caro Fratello – scrive ancora Papa Francesco – “incontrarci per scambiarci l’abbraccio e il bacio santo sarebbe di giovamento a tanti e accrescerebbe in molti l’interesse nei riguardi di quel tesoro unico di spiritualità, arte, cultura e civiltà che è la Georgia, con la sua storia millenaria imbevuta di fede”.

Una fede – aggiunge Papa Francesco – “radicata nel popolo e testimoniata, come io stesso ho potuto constatare, con cristiano eroismo nei periodi purtroppo frequenti di prova”.

Papa Francesco dunque ribadisce che “sarebbe una grazia condividere e diffondere, con gesti semplici di carità tra di noi, l’affetto che ci lega nel Signore e la bellezza di quell’inestimabile patrimonio che codesto Paese ama contemplare in modo particolare nella sua persona”.

Nella missiva, Papa Francesco ricorda anche il suo viaggio in Georgia, tra il 30 settembre e l’1 ottobre 2016, sottolineando come il Patriarca abbia dato il benvenuto a Papa Francesco dicendo che “Pietro ed Andrea erano fratelli, ed anche noi abbiamo avuto e dobbiamo avere rapporti particolarmente cordiali”.

Dal viaggio in Georgia, Papa Francesco non ha mai mancato di sottolineare la sua particolare predilezione per il patriarca Ilia. Tornando dal viaggio in Bulgaria e Macedonia del Nord, durante la conferenza stampa in aereo, Papa Francesco aveva detto: “Porto nel cuore una preferenza: Ilia. È un uomo di Dio”. Aveva poi aggiunto che “Bartolomeo è un uomo di Dio. Kirill è un uomo di Dio. Sono grandi patriarchi. Danno testimonianza”.

Al di là dello straordinario rapporto tra Papa Francesco e il patriarca Ilia e i molti passi avanti, il dialogo ecumenico con la Chiesa ortodossa georgiana, considerata Chiesa nazionale, è particolarmente complesso sul territorio, e la Chiesa cattolica ha avuto difficoltà anche ad ottenere i permessi per costruire una chiesa a Rustavi. La “Porta Santa” costruita nel cuore di un giardino, lì dove sarebbe dovuta sorgere la chiesa, era stata posta davanti l’altare per la Messa di Papa Francesco a Tbilisi.

I rapporti diplomatici tra Georgia e Santa Sede sono particolarmente buoni. Il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, è atteso in Georgia dal 27 al 30 dicembre. Lo scorso anno, il Paese era stato visita dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, il quale arrivò fino alla zona del conflitto in Ossezia. Simbolicamente, lo scorso 12 dicembre, la principessa Khetevane Bagrationi-Orsini, ambasciatore di Georgia presso la Santa Sede,  ha donato a Papa Francesco una bottiglia di vino rosso decorata in maniera elaborata da rifugiati provenienti dall’Ossezia del Sud, questione che ancora brucia.

Tra gli altri doni presentati un mosaico di un artista georgiano che raffigura il sogno di San Giuseppe, una croce fatta da giovani di Caritas Georgia, organizzazione caritativa che quest’anno ha festeggiato i 25 anni, un libro di scritti georgiani con antichi manoscritti.

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