Papa Francesco, sulle migrazioni “ci sia una ripartizione equa di responsabilità”

Papa Francesco incontra un gruppo di migranti durante la sua visita a Bologna dell'1 ottobre 2017
Foto: Marco Mancini / ACI Stampa
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Una “ripartizione equa” di responsabilità sulle migrazioni, valorizzando invece negli accordi internazionali quelle parti che più rispondono ai 20 punti sviluppati dalla Santa Sede per i negoziati sugli accordi globali su Migranti e Rifugiati, continuando a lottare contro la tratta di esseri umani: lo sottolinea Papa Francesco in un messaggio inviato al Foro Social de Migraciones.

Il Foro si svolge dal 2 al 4 novembre a Città del Messico, e vi partecipa, a nome della Santa Sede, padre Michael Czerny, sottosegretario della sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Il Foro è nato nel 2001, con lo scopo di promuovere la ricerca e la costruzione di società eque e attente a un mondo più solidale. La Santa Sede vi partecipa anche con il Cardinale Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Città del Messico, e l’arcivescovo Franco Coppola, nunzio in Messico.

Nel suo messaggio, Papa Francesco sottolinea che “la trasformazione positiva delle nostre società comincia dal riconoscimento di tutte le ingiustizie che oggi cercano giustificazione nella cultura”. È questa – dice Papa Francesco – “una infermità pandemica del mondo contemporaneo”, e che riguarda tutti quelli che sono senza voce, e tra questi “migranti, rifugiati, sfollati”, i quali sono “ignorati, sfruttati, violati e abusati nel silenzio colpevole di molti”.

Papa Francesco ribadisce che “non basta denunciare le ingiustizie”, ma serve piuttosto “identificare percorsi di soluzioni concrete e fattibili”, definendo “ruoli e responsabilità di quanti sono coinvolti”.

Il Papa nota che il Foro vuole affrontare sette tematiche “direttamente in relazione con le migrazioni contemporanee”, e che sono “diritti umani, frontiere, impatto politico, gender, cambiamenti climatici e dinamiche transnazionali”.

Temi che meritano una “riflessione che cerchi l’integrazione di differenti prospettive”, considerando che il fenomeno migratorio è complesso, e che proprio a causa di questa complessità la comunità internazionale ha cominciato da tempo un percorso di negoziazioni con l’obiettivo di due patti mondiali, uno per la migrazione sicura, ordinata e regolare, e un’altra sui rifugiati”.

La Santa Sede – nota Papa Francesco – ha partecipato attivamente ai processi, e la sezione Migranti e Rifugiati ha sviluppato un piano di azione in 20 punti, articolati intorno ai quattro verbi accogliere, proteggere, promuovere e integrare. È un tema che poi si è ritrovato anche nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace.

Papa Francesco si compiace che “molti dei principi dichiarati” nei venti punti coincidano con “le dichiarazioni che le organizzazioni della società civile hanno sottoscritto”, nonché con le conclusioni dei Patti, che saranno discussi a Marrakech (Marocco) il prossimo dicembre.

Al di là delle limitazioni che portano con loro, che “la Santa Sede non ha mai smesso di segnalare”, i Patti – sottolinea Papa Francesco –sono un punto di riferimento a partire dai quali sviluppare proposte politiche.

Papa Francesco chiede dunque la collaborazione di tutti quelli che sono rappresentati nel Foro, sia nello sviluppare i suggerimenti dei Patti Globali, sia per migliorare gli accordi bilaterali e multilaterali sul tema delle migrazioni, in modo che tutti siano “a maggior beneficio di tutti: migranti, rifugiati, sfollati, famiglie, comunità di origine e società che li accolgono”.

Ci vuole – aggiunge Papa Francesco – “un dialogo trasparente, sincero e costruttivo tra tutti gli attori, e il rispetto e le responsabilità di ciascuno”, e per questo Papa Francesco invita le organizzazioni di società civile e i movimenti popolari a “collaborare per una diffusione massiccia di quei punti dei Patti Globali che mirano alla promozione umana integrale di migranti e rifugiati”.

Sempre a queste comunità Papa Francesco fa appello perché “si impegni a promuovere una ripartizione di responsabilità che sia più equa nell’assistere i richiedenti asilo e i rifugiati”, e allo stesso tempo permetta di “identificare con prontezza le vittime della tratta di esseri umani, realizzando tutti gli sforzi necessari per liberarli e riabilitarli”.

 

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