Papa Francesco, Urbi et Orbi di Pasqua: “Oggi più che mai abbiamo bisogno del Risorto”

Dall’Ucraina alla situazione in Medio Oriente, senza dimenticare il Myanmar e l’Afghanistan. Papa Francesco guarda alla “Quaresima che sembra non avere fine” del mondo

Papa Francesco durante la Benedizione Urbi et Orbi, Loggia delle Benedizioni, 17 aprile 2022
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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È una “Quaresima che sembra non avere fine” quella che ha colpito il mondo, dalla pandemia alla guerra scoppiata nel cuore dell’Europa, che si aggiunge ai conflitti in Medio Oriente, in Asia, in situazioni del mondo dove la Santa Sede è presene anche quando non c’è nessuno. E proprio per questo, oggi più che mai “abbiamo bisogno del Crocifisso Risorto”, sottolinea Papa Francesco nel tradizionale messaggio Urbi et Orbi di Pasqua. Una “Pasqua di guerra”, dice il Papa, di fronte alla quale “anche i nostri occhi sono increduli”.

Come sempre, il messaggio Urbi et Orbi del Papa – alla città e al mondo – è una occasione anche per guardare agli scenari difficili del mondo. Per la prima volta dall’inizio della pandemia, il Papa torna sulla loggia delle Benedizioni, con il corpo diplomatico sul sagrato e 50 mila persone in piazza (dati della Segreteria di Stato vaticana), le bande della Guardia Palatina e quella del Corpo dei Carabinieri che suonano l’inno pontificio e quello italiano, i fiori olandesi che hanno decorato la piazza. Non c’è stata, come di consueto, l’omelia del Papa alla Messa del mattino, ma c’è stato il passaggio in papamobile in piazza alla fine della celebrazione, fino a via della Conciliazione – Papamobile in cui è stata posta una sedia per permettere al Papa di non rimanere in piedi. Così, tutta l’attenzione è proprio sul messaggio. Anche questo il Papa lo proclama da seduto, per i ben noti problemi di gonalgia che gli hanno anche impedito di celebrare la Messa della Veglia Pasquale ieri. 

È una Pasqua che vediamo “con gli occhi increduli” come i discepoli di fronte al sudario, perché “è una Pasqua di guerra” – dice Papa Francesco – e abbiamo visto “troppo sangue, troppa violenza”, mentre i nostri cuori “si sono riempiti di paura e angoscia” e “tanti nostri fratelli e sorelle si sono dovuti chiudere dentro per difendersi dalle bombe”.

Una situazione in cui “facciamo fatica a credere che Gesù sia veramente risorto”. Eppure, sottolinea con forza Papa Francesco, la Resurrezione “non è una illusione”. E allora “oggi più che mai abbiamo bisogno di Lui, al termine di una Quaresima che sembra non voler finire”, perché dopo due anni di pandemia “stiamo dimostrando che in noi c’è ancora lo spirito di Caino, che guarda Abele non come un fratello, ma come un rivale, e pensa come eliminarlo”.

Papa Francesco afferma, allora che “abbiamo bisogno del Crocifisso Risorto per credere nella vittoria dell’amore, per sperare nella riconciliazione”, perché solo Gesù può “venire in mezzo a noi” a dire “pace a lui”, come solo lui ha il diritto di fare perché “porta le piaghe, le nostre piaghe”, ovvero “nostre perché procurate a Lui da noi, dai nostri peccati, dalla nostra durezza di cuore, dall’odio fratricida” e “perché Lui le porta per noi, non le ha cancellate dal suo Corpo glorioso, ha voluto tenerle, portarle in sé per sempre”.

Queste piaghe “sono un sigillo incancellabile del suo amore per noi”, e sono “il segno della lotta che Lui ha combattuto e vinto per noi, con le armi dell’amore, perché noi possiamo avere pace, essere in pace, vivere in pace”.

Papa Francesco chiede di “lasciare entrare la pace di Cristo nelle nostre vite, nelle nostre case, nei nostri Paesi”. E per la prima volta dopo tanti anni, non è più la Siria a cominciare la lista degli scenari di conflitto, ma “la martoriata Ucraina, così duramente provata dalla violenza e dalla distruzione della guerra crudele e insensata in cui è stata trascinata”.

Papa Francesco esclama: “Su questa terribile notte di sofferenza e di morte sorga presto una nuova alba di speranza! Si scelga la pace. Si smetta di mostrare i muscoli mentre la gente soffre”.

Il Papa chiede di “non abituarsi alla guerra”, esorta ad impegnarsi “a chiedere a gran voce la pace, dai balconi, per le strade”, invita “chi ha la responsabilità delle Nazioni” ad ascoltare “il grido di pace della gente,” e in particolare alla domanda scritta nel manifesto “Russel Einstein” del 9 luglio 1955”: “Metteremo fine al genere umano, o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?”.

Papa Francesco dice di portare nel cuore “tutte le numerose vittime ucraine, i milioni di rifugiati e di sfollati interni, le famiglie divise, gli anziani rimasti soli, le vite spezzate e le città rase al suolo”, afferma di avere “negli occhi lo sguardo dei bambini rimasti orfani e che fuggono dalla guerra”, e dice che in quei bambini c’è il grido di dolore di tanti bambini che soffrono nel mondo, per fame, assenze di cure, perché sono vittime di abusi o violenze o anche quelli cui è stato negato il diritto di nascere”.

Papa Francesco guarda però anche ai “segni incoraggianti, come le porte aperte di tante famiglie e comunità che in tutta Europa accolgono migranti e rifugiati”, atti di carità che devono diventare “una benedizione per le nostre società, talvolta degradate da tanto egoismo e individualismo” e contribuire “a renderle accoglienti per tutti”.

Se gli occhi sono al conflitto prossimo, per Papa Francesco non si devono dimenticare anche altre situazioni conflitto. Anzi, questo conflitto ci deve rendere “più solleciti anche davanti ad altre situazioni di tensione, sofferenza e dolore, che interessano troppe regioni del mondo e non possiamo né vogliamo dimenticare”.

Papa Francesco chiede “pace per il Medio Oriente, lacerato da anni di divisioni e conflitti”, auspicando che “israeliani, palestinesi e tutti gli abitanti della Città Santa, insieme con i pellegrini, sperimentare la bellezza della pace, vivere in fraternità e accedere con libertà ai Luoghi Santi nel rispetto reciproco dei diritti di ciascuno”.

E poi, il Papa chiede pace per Libano, Siria, Iraq e in particolare le comunità cristiane che vivono in Medio Oriente. Lo sguardo va alla Libia e allo Yemen, da sempre oggetto di appelli del Papa nell’indifferenza della comunità internazionale per una guerra che va avanti da troppo tempo. Un conflitto, quello nello Yemen, “ da tutti dimenticato, con continue vittime”, ma ora con una tregua siglata nei giorni scorsi che si spera “possa restituire speranza alla popolazione”.

Quindi, il continente asiatico. C’era molta speranza per il Myanmar, dopo il viaggio del Papa nel 2017, ma il colpo di Stato militare di due anni fa ha riportato il Paese nel caos, e anche recentemente sono state attaccate chiese. Il Papa parla di un perdurante e drammatico “scenario di odio e di violenza”.

C’è quindi l’Afghanistan, dove, dopo il ritorno dei talebani, non è rimasta nemmeno una chiesa. Lì – nota Papa Francesco – “non si allentano le pericolose tensioni sociali”, mentre “una drammatica crisi umanitaria sta martoriando la popolazione”.

Papa Francesco chiede anche pace per il continente africano (sarà in Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan il prossimo luglio), e fa appello affinché “cessino lo sfruttamento di cui è vittima e l’emorragia portata dagli attacchi terroristici – in particolare nella zona del Sahel – e incontri sostegno concreto nella fraternità dei popoli”.

Sia l’Etiopia, dove c’è ora una tregua, che la Repubblica Democratica del Congo sono menzionate dal Papa, così come le popolazioni del Sudafrica orientale, colpite da devastanti alluvioni.

Capitolo America Latina: Papa Francesco nota che nel subcontinente in alcuni casi sono persino peggiorate le condizioni sociali a causa della pandemia. Quindi, lo sguardo al Canada, anche questa destinazione di un viaggio di Papa Francesco – annunciato, non ufficializzato – a fine luglio: Papa Francesco prega perché il Signore accompagni “il cammino di riconciliazione che la Chiesa Cattolica canadese sta percorrendo con i popoli autoctoni”, affinché “lo Spirito di Cristo Risorto sani le ferite del passato e disponga i cuori alla ricerca della verità e della fraternità”.

Ma il pensiero finale non può che essere per la guerra, perché – dice Papa Francesco – “ogni guerra porta con sé strascichi che coinvolgono tutta l’umanità: dai lutti al dramma dei profughi, alla crisi economica e alimentare di cui si vedono già le avvisaglie”.

Ma – conclude il Papa – “davanti ai segni perduranti della guerra, come alle tante e dolorose sconfitte della vita, Cristo, vincitore del peccato, della paura e della morte, esorta a non arrendersi al male e alla violenza. Lasciamoci vincere dalla pace di Cristo! La pace è possibile, la pace è doverosa, la pace è primaria responsabilità di tutti!”

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