Shevchuk al Sinodo 2018: “Una Chiesa che lotta per interessi geopolitici non è giovane”

L'arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina
Foto: CNA Archive
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Una Chiesa che lotta per interessi geopolitici non è giovane, mentre lo è – e i giovani la vogliono – una Chiesa Maestra, che sia guida nei valori e cammini a fianco ai giovani. Nel suo secondo intervento al Sinodo dei Vescovi, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, racconta aspettative e domande dei giovani di Ucraina.

L’occasione è la discussione sulla terza parte dell’Instrumentum Laboris del Sinodo dei vescovi, e in particolare i punti 141 – 143 che parlano di accompagnamento e di una Chiesa generativa. L’arcivescovo maggiore presenta i risultati di una serie di colloqui con i giovani nel suo Paese, riferendone il punto di vista.

Un punto di vista che, ovviamente, è toccato dalla situazione particolare dell’Ucraina, vittima da cinque anni – dice Sua Beatitudine Shevchuk – “della aggressione russa” che colpisce in particolare i giovani ucraini sul fronte, e ora tra l’altro teatro di un conflitto ortodosso tra Patriarcato di Costantinopoli e Patriarcato Ecumenico che rischia di creare ancora maggiore divisione. In una recente intervista ad ACI Stampa, l’arcivescovo maggiore Shevchuk ha sostenuto che l’ecumenismo non è diplomazia, anticipando in qualche modo il tema del suo intervento di oggi.

I giovani – sottolinea Sua Beatitudine nel suo intervento – vogliono “una Chiesa madre”, più che “una istituzione cercano una comunità di persone con fede autentica” e soprattutto “provano una certa avversione nei confronti della Chiesa che si presenta come una struttura fredda che lotta per la sua sopravvivenza e gli interessi politici”, perché “una Chiesa di questo tipo non sarà mai giovane”.

Cercano, piuttosto, “una comunità formativa”, una “oasi della vera umanità e dignità della persona”, e sono preoccupati di capire “fino a che punto la Chiesa è una istituzione e come vivere il nostro essere Chiesa come un ‘ospedale da campo’ per guarire le loro ferite”.

L’arcivescovo maggiore Shevchuk sottolinea che non sono solo i cattolici, ma tutti i giovani a cercare nella Chiesa “una autorità morale che offra riferimenti chiari per la loro vita” – e d’altronde era la Chiesa cattolica il baluardo sotto l’oppressione sovietica, ed è stata la Chiesa cattolica, insieme alle religioni che si sono poi costituite anche in una onlus, a stare vicino alla popolazione durante i giorni del Maidan.

Ci vuole, secondo sua Beattudine, una “ecologia integrale” anche nella pastorale giovanile, che porti a considerare i giovani nella loro integralità per poter “svolgere la propria vocazione e il servizio da compiere nella comunità della Chiesa di Cristo”.

Come fa la sua missione, la Chiesa Greco Cattolica di Ucraina? Cercando “persone autenticamente mature”, vale a dire non necessariamente colte o esperte, ma anche giovani, perché “spesso un giovane che ha sofferto, che ha guardato negli occhi la morte sul campo di battaglia o che ha salvato la vita dei civili sotto i bombardamenti, salvandosi la vita in condizioni estreme, comprende il prezzo della vita umana meglio di un prete arrogante e di un avaro politico”.

Non conta, insomma, lo stato clericale, ma servono “maturità umana, spirituale e professionale” per “aiutare un giovane a discernere la propria vocazione umana e cristiana” e annunciare il Vangelo.

Conclude l’arcivescovo maggiore Shevchuck: “La gioventù ucraina afferma che per loro la Chiesa rappresenta la comunità dove loro incontrano Dio, rappresenta un’autorità morale e spirituale ed è per loro la Maestra della vita. I giovani si sentono parte attiva di questa comunità, condividono la loro responsabilità e vi chiedono: ‘Non pensate a quello che dovete fare PER noi, ma a quello che dovete fare INSIEME a noi!’.”

 

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