Diplomazia pontificia, il viaggio di Gallagher in Russia

Il viaggio dell’arcivescovo Gallagher in Russia. I bilaterali con Kirghizistan e Grecia. Verso il COP 26

Un momento del bilaterale Gallagher - Lavrov a Mosca
Foto: Flickr
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Il viaggio dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher in Russia è l’evento diplomatico più importante e interessante della settimana. I rapporti tra Russia e Santa Sede vanno visti con attenzione, inclusi in quella diplomazia di avvicinamento ai Paesi ortodossi della Santa Sede, ma anche considerati alla luce della volontà della Russia di cooperare sui temi comuni. Restano sullo sfondo alcune questioni fondamentali: da quella ucraina (e il Papa avrebbe confermato all’arcivescovo Morzycki di Lviv che andrà il prossimo anno, o almeno così aveva dichiarato l’arcivescovo alla KAI) al rapporto con il Patriarcato di Mosca, fino alle questioni di mutuo interesse in territori come la Siria e l’Armenia.

Da notare anche la visita del ministro degli Esteri greco in Vaticano, così come quella del ministro degli Esteri del Kirghizistan, mentre la prossima settimana sarà a Roma e avrà incontri in Vaticano l’ambasciatore di Azerbaijan presso la Santa Sede Rahman Mustafayevb, che ha intenzione anche di parlare del conflitto in Nagorno Karabakh – l’Armenia ha contestato più volte il trattamento dei prigionieri di guerra, portando vasta documentazione in merito.

Nel mese diplomatico, è attesa la visita in Vaticano, il prossimo 27 novembre, del Primo Ministro di Albania Edi Rama, mentre il 29 novembre sarà dal Papa il re Filippo del Belgio. Il 15 novembre, attesa la visita del presidente croato Milanovic da Papa Francesco.

                                                FOCUS RUSSIA

L’arcivescovo Gallagher in Russia

Programmato da un po’, il viaggio dell’arcivescovo Gallagher in Russia è arrivato anche in un momento particolare. Se già i colloqui con il Primo Ministro lituano nel mese scorso a Roma si era concentrati sulla guerra ibrida portata avanti dalla Bielorussia con i migranti, la visita di Gallagher si svolge nel mezzo di un'altra crisi di migranti creata dalla Bielorussia, con migliaia di persone al confine con la Polonia spinte verso il confine, e con la Polonia costretta a schierare i militari per presidiare i confini e poter controllare il flusso.

È una guerra di tipo nuovo, in cui gli esseri umani vengono usati come armi, e che avviene al confine dell’Europa e nel silenzio dell’Europa. La Russia, in tutto questo, è spettatore interessato, soprattutto per l’influenza che mantiene sulla Bielorussia, tra l’altro non tenera con la Chiesa cattolica se si considera il lungo esilio imposto all’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, emerito di Minsk, con la scusa di un cavillo giuridico, ma con l’accusa di essere andati contro lo Stato.

È questa la situazione regionale in cui l’arcivescovo Gallagher si è trovato a “navigare” in un viaggio in Russia che potrebbe essere da preludio alla quarta visita del presidente russo Vladimir Putin in Vaticano e che è parte di quella diplomazia con i Paesi ortodossi portata avanti con sempre più forza dalla Santa Sede – basti considerare le dichiarazioni del ministro degli Esteri serbo due settimane fa, che ha notato come anche la Serbia voglia essere della partita e mantenere costanti relazioni bilaterali.

Durante il suo viaggio, l’arcivescovo Gallagher ha avuto un bilaterale con il ministro degli Esteri russo Segej Lavrov, ha incontrato il metropolita Hilarion, capo del dipartimento di relazioni estere del Patriarcato di Mosca, ha incontrato il primo ministro Myshustin.

Sergej Lavrov ha parlato dopo il bilaterale in una conferenza stampa congiunta con l’arcivescovo Gallagher. Ha ribadito “il comune interesse ad espandere i nostri legami culturali e umanitari”, con un particolare focus sugli scambi tra i nostri musei ed archivi, e con l’intenzione di “rinvigorire ulteriormente i nostri contatti di studio e accademici”, annunciando che presto sarà firmato un accordo per il mutuo riconoscimento dei titoli scolastici.

Di particolare importanza, la nota a margine che il dialogo tra Stati viene anche rafforzato dai buoni rapporti tra Vaticano e Patriarcato di Mosca. Per quanto invece riguarda la situazione internazionale, Santa Sede e Mosca – ha detto Lavrov – hanno “una opinione comune sul bisogno di proteggere l’istituzione della famiglia”, hanno concordato di coordinare gli sforzi per “sostenere i valori morali e spirituali cristiani negli incontri internazionali”, hanno trovato comunanza di approcci anche sul tema della protezione ambientale e del clima.

Lavrov ha anche sottolineato che si è discusso “in dettaglio degli sforzi della Federazione Russa di supportare il cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh, lanciando processi che creeranno confidenza e le condizioni per una cooperazione economica a tutto campo nel Caucaso del Sud”.

Allo stesso modo, Santa Sede e Mosca – continua Lavrov – “condividono l’approccio” sulla questione afghana, aspettano che i talebani mantengano le promesse di “stabilizzare la situazione nella nazione, combattere il terrorismo e il traffico di droga, prevenire i conflitti”, assicurando anche un governo che rappresenti “tutte le più importanti forze etnopolitiche della nazione”.

Altri punti in comune, secondo Lavrov, riguarda non proliferazione, il disarmo e il controllo delle armi. Poi c’è la situazione del Medio Oriente, e in particolare le situazioni in Siria, Libano e Iraq, dove tra l’altro i cristiani vivono con difficoltà. Per questo, si è concordata tra Russia e Santa Sede una cooperazione sulla protezione dei cristiani alle Nazioni Unite, all’OSCE e al Consiglio d’Europa.

Da parte sua, l’arcivescovo Gallagher ha ricordato l’incontro del 2019 in Vaticano con officiali russi per discutere di disarmo nucleare, e ha sottolineato che questo incontro è stato opportunità per discutere “i molti temi bilaterali e le questioni internazionali che preoccupano Santa Sede e Federazione Russa”.

Entrambe le parti, ha aggiunto il “ministro degli Esteri vaticano”, hanno valutato eventuali passi da fare “per dare una risposta positiva ai molti problemi che il mondo sperimenta”.

Considerato – ha detto l’arcivescovo – “la continua preoccupazione per le situazioni di conflitto e il suo impegno per la pace e il supporto per la popolazione che ha bisogno, ho assicurato la collaborazione della Santa Sede nel supportare iniziative di pace”. Gallagher ha aggiunto che “la Federazione Russa ha la capacità di alleviare le tensioni nelle situazioni di conflitto, così che le persone che sono vittime possano vivere in sicurezza ed esercitare i loro diritti umani fondamentali”.

Per quanto riguarda la Siria, la Santa Sede considera come “vitale” una discussione mediata dalle Nazioni Unite per redigere una nuova costituzione della nazione, e spera che “tutte le parti coopereranno perché l’iniziativa abbia successo e ci sia, alla fine, una soluzione politica che possa portare la pace dopo più di 10 anni di guerra e di rifugiati, permettendo così a molti cristiani di tornare a casa”.

Nella conferenza stampa, è stato toccato anche il tema della pressione dei migranti dalla Bielorussia verso Polonia e Lituania. Lavrov ha detto che l’Unione Europea dovrebbe avere una politica uniforme nel gestire i flussi migratori, e notato che, dato che l’Unione assiste la Turchia perché i migranti non passino il confine, non vede perché l’Unione non debba dare sostegno alla Bielorussia in modo che i migranti possano rimanere lì.

Gallagher ha detto che la Santa Sede ha una posizione sulla crisi che resta ferma in ogni situazione del genere: le nazioni devono “prendersi le loro responsabilità riguardo migranti e rifugiati”, e così devono fare con quella al confine bielorusso-polacco, che è “una crisi umanitaria molto grave”. Per quanto riguarda la Chiesa, ha aggiunto, “sappiamo che in Polonia la Chiesa è stata critica riguardo l’approccio delle autorità ed ha cercato di incoraggiare un approccio più umanitario e flessibile” . Il “ministro degli Esteri” vaticano ha anche criticato i respingimenti dei militari polacchi, notando come piuttosto la Chiesa polacca stia premendo le persone a vedere migranti e rifugiati non come numeri, ma “come persone, che, come tutti noi, si trovano in una posizione particolarmente difficile”.

Cordiale anche l’incontro con il Primo Ministro russo Mikhail Mishustin, che ha ringraziato dall’attenzione data dalla Santa Sede sia alle relazioni statali che a quelle con la Chiesa Ortodossa.

Mishustin ha detto che “il dialogo della Russia con la Santa Sede copre diverse aree”, e rimandato all’ultimo incontro tra il presidente Putin e Papa Francesco il 4 luglio 2019. Secondo il Primo Ministro, Russia e Santa Sede sono sulla stessa linea nel “cercare di superare le sfide globali, contrastare il terrorismo e l’estremismo e proteggere la popolazione dei cristiani nelle zone di conflitto”, e per questo “agendo insieme, possono raggiungere molti risultati nel risolvere problemi morali, stabilire principi umanistici nelle relazioni internazionali e sviluppare un dialogo tra le fedi”.

Mishustin ha notato che Papa Francesco ha un rapporto “rispettoso delle posizioni russe sui problemi internazionali”, e sottolineato che “una importante area della cooperazione tra Russia e Santa Sede” è sicuramente data dall’interazione culturale ed umanitaria”, ricordando in particolare le celebrazioni per il 200esimo anniversario della nascita di Fyodor Dostoevski, e annunciando che il prossimo mese ci sarà una conferenza russo – vaticana (che coinvolgerà il Pontificio Comitato per le Scienze Storiche) dedicato all’accademico russo Sergej Averintsev.

Altri ambiti di cooperazione sono quelli con il Bambino Gesù, ma anche nell’educazione.

Da parte sua, l’arcivescovo Gallagher ha sottolineato di essere stato invitato più volte e di riscontrare “molti livelli nella nostra cooperazione”, a partire dai diversi eventi culturali già in programma o già svolti. Dostoevsky, in particolare, è “un tema particolarmente importante per noi”.

                                                FOCUS ESTERI

Il ministro degli Esteri greco ricevuto in Vaticano

Dopo la telefonata della scorsa settimana con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Nikos Dendias, ministro degli Esteri greco, è stato in Vaticano il 9 novembre, per un incontro con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano. Secondo un tweet del ministero degli Esteri greco, entrambi gli officiali hanno riaffermato “le eccellenti relazioni tra Grecia e Vaticano, e hanno avuto una costruttiva discussione su temi bilaterali e regionali in vista della visita di Papa Francesco in Grecia a Dicembre”.

Nella discussione, è stata toccata a lungo la questione dei Balcani Occidentali: entrambe le parti hanno espresso preoccupazione per gli ultimi sviluppi, e si è parlao anche della possibilità di un incontro multilaterale cui partecipino il “ministro degli Esteri” vaticano, quello greco e gli omologhi dei Paesi della zona. Si tratta, comunque, solo di una ipotesi, da definire a livello tecnico.

Il ministro degli Esteri ha anche aperto, l’8 novembre, una mostra organizzata dall’ambasciata di Grecia presso la Santa Sede al Palazzo della Cancelleria. La mostra celebra i 40 anni di relazioni diplomatiche tra Grecia e Sana Sede.

Il ministro degli Esteri del Kirghizistan saluta Papa Francesco

Il 10 novembre, al termine dell’udienza generale, Papa Francesco ha salutato Ruslan Kazakabev, ministro degli Esteri del Kirghizistan. È la prima volta che un così alto rappresentante della nazione asiatica visita la Santa Sede. Il ministro ha anche avuto un colloqui con il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

Kirghizistan e Santa Sede hanno rapporti diplomatici dal 27 agosto 1992, e il nunzio in Kirghizistatn è l’arcivescovo Francis Assisi Chullikat, che è anche ambasciatore del Papa in Kazakhstan e Tajikistan.

Il ministero degli Esteri del Kirghizistan ha reso noto in un comunicato che Papa Francesco “ha espresso i suoi migliori auguri alla leadership del Paese e al popolo di questa ex Repubblica sovietica”, e che durante l’incontro con il Cardinale Parolin “le parti hanno rilevato la necessità di rafforzare la cooperazione bilaterale in ambito politico, culturale e umanitario, nonché di ampliare il quadro giuridico dei reciproci rapporti”.

Sempre secondo il ministero degli Esteri, Kazabkaev ha “informato il Segretario di Stato vaticano sulle riforme politiche interne per rafforzare le istituzioni democratiche in Kirghizistan e sull'elezione dei deputati allo Jogorku Kenesh (Parlamento unicamerale o Consiglio Supremo) della Repubblica del Kirghizistan prevista per il 28 novembre 2021".

Dalla Santa Sede ci sarebbe stata disponibilità ad intensificare la cooperazione con Kirghizistan, anche nello scambio di informazioni della ricerca archivistica. Le due parti hanno anche condiviso alcuni punti dell’agenda internazionale e regionale, e hanno anche affrontato le questioni della tolleranza interreligiosa sono state discusse separatamente, anche nel campo dell’istruzione”.

In occasione del 30° anniversario dell'istituzione delle relazioni diplomatiche tra Kirghizistan e Vaticano nel 2022, "il ministro Ruslan Kazakbaev ha suggerito al Vaticano di considerare la conclusione di un accordo sul miglioramento della cooperazione tra la Repubblica del Kirghizistan e il Vaticano, che includa istruzione e cultura. A sua volta, il Segretario di Stato vaticano ha accolto le proposte del ministro Ruslan Kazakbaev sull'ampliamento del quadro giuridico dei due Paesi, nonché sull'organizzazione di visite reciproche ai massimi livelli nel 2022."

Svizzera – Santa Sede, 100 anni di relazioni diplomatiche

Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, è stato il 7 e l’ 8 novembre in Svizzera per festeggiare il centenario delle relazioni diplomatiche con la Confederazione Elvetica. Le celebrazioni sarebbero dovute avvenire lo scorso anno (Santa Sede e Svizzera hanno stretto relazioni diplomatiche nel 1920, dopo che erano state interrotte tra il 1873 e il 1920), ma sono state posticipate di un anno a causa della pandemia.

Il Cardinale Parolin ha celebrato Messa domenica 7 novembre a Ensiedeln, e poi, l’8 novembre, ha incontrato a Berna Ignazio Cassis, consigliere federale. I due hanno firmato una dichiarazione congiunta che mira a rafforzare la cooperazione bilaterale e multilaterale in vari settori nell’ambito della promozione della pace.

Secondo un comunicato del Dipartimento Federale degli Affari Esteri, Cassis e Parolin “hanno discusso sia di questioni bilaterali e di temi internazionali”, concordando di rafforzare “l’impegno comune e la cooperazione” per consolidare la pace e tutelare la dignità umana, considerando anche “la proliferazione dei conflitti armai e l’erosione dei diriti fondamentali nel mondo”.

Nella dichiarazione congiunta, una particolare attenzione è stata posta “all’abolizione universale della pena di morte, alla protezione delle minoranze e al dialogo interreligioso”.

La visita del Cardinale Parolin a Berna è iniziata con una visita di cortesia al presidente della Confederazione Guy Parmelin, che lo scorso maggio si era recato a sua volta in Vaticano per il giuramento della Guardia Svizzera Pontificia. Si è in seguito svolto un incontro interconfessionale nello storico Municipio di Berna, organizzato congiuntamente dalla Chiesa evangelica riformata in Svizzera e dalla Conferenza dei vescovi svizzeri, a testimonianza del carattere ecumenico dei rapporti tra le due confessioni.

Nel pomeriggio, all’Università di Friburgo, il consigliere federale Cassis e il Cardinale Parolin hanno inaugurato una conferenza pubblica sulla storia delle relazioni fra i due Stati, a cui hanno preso parte anche rappresentanti del mondo politico, confessionale e filantropico, oltre a numerosi studenti.

La Nunziatura apostolica in Svizzera fu aperta nel 1586 a Lucerna ed è la più antica rappresentanza permanente del Vaticano a nord delle Alpi. Tuttavia, nel 1873 il “Kulturkampf” (lotta culturale) portò alla rottura delle relazioni diplomatiche tra la Svizzera e la Santa Sede, riallacciate solo più tardi, nel 1920.

                                                FOCUS COP26

La Santa Sede sul COP26

L’11 novembre, la Santa Sede ha diffuso una dichiarazione sul COP26, sottolineando che la delegazione ha portato a Glasgow le preoccupazioni di Papa Francesco. “L’ambizioso impegno – si legge nella dichiarazione – preso dagli Stati di limitare la crescita della temperatura media globale a 1,5 gradi oltre i livelli pre-industriali e di fornire per questo le necessarie risorse finanziarie sono promettenti e allo stesso tempo essenziali per la sopravvivenza delle comunità più vulnerabili”.

La Santa Sede riconosce che c’è da fare di più, ma apprezza gli impegni presi dagli Stati, nonostante “in queste due settimane, molti gap sono emersi sul campo della mitigazione, adattamento e finanziamento”, e che per questo c’è bisogno di rafforzare le risorse poste su questi obiettivi.

La speranza della Santa Sede è che si raggiunga un accordo su una chiara roadmap per superare queste mancanze, perché la questione delle perdite e dei danni è “particolarmente critica per le comunità più espose al cambiamento climatico”. La Santa Sede nota anche che Papa Francesco ha “chiaramente enfatizzato il debito ecologico e la solidarietà che le nazioni più industrializzate debbono ai poveri”, e spera che la decisione finale della COP26 sia “ispirata da un genuino senso di responsabilità verso le generazioni presenti e future”.

                                                FOCUS MULTILATERALE

75 anni dell’UNESCO. L’intervento del Cardinale Parolin

In una sessione celebrativa del 75esimo anniversario dell’UNESCO (Papa Francesco ha inviato messaggio), il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, è intervenuto alla Conferenza Generale dell’organizzazione a Parigi delineando le priorità della Santa Sede sul tema.

Il Cardinale ha prima di tutto chiesto di “ripartire da una istruzione inclusiva e di qualità”, considerando il fatto che “la pandemia di Covid-19 ha interrotto l'istruzione per oltre un miliardo di bambini in il mondo”, e che per questo una particolare concentrazione dei piani di rilancio dell’agenda 2030 dovrebbe essere prestata all’educazione. Il Segretario di Stato vaticano ricorda anche “il lavoro instancabile di molte scuole cattoliche, università e istituzioni educative presente nel mondo, attraverso il quale la Santa Sede continuerà ad esercitare il suo ruolo di garanzia a tutti, l'accesso a un'istruzione di qualità, nel pieno rispetto della dignità della persona la persona umana e la nostra comune vocazione alla fraternità”.

A tal proposito, la Santa Sede depositerà nei prossimi giorni “ lo strumento di ratifica della Convenzione globale sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'istruzione superiore. Ciò consentirà alla Santa Sede di impegnarsi più concretamente come partner internazionale, offrendo agli Stati il ​​proprio contributo per migliorare la qualità formazione scolastica”.

Il Cardinale Parolin ricorda dunque che non c’è educazione di qualità se questa “si limita a fornire esclusivamente un insieme di conoscenze tecniche”, e che si tratta quindi “di sforzarsi di promuovere una formazione umana completa: intelligenza, sede della consapevolezza; cuore, sede dei valori e scelte morali; e le mani, simbolo di azione”.

La Santa Sede sottolinea dunque la necessità di educare ad una “ecologia integrale”, per rafforzare “le interconnessioni tra educazione e salvaguardia della casa comune”, e nota che a questo proposito è stato stabilito lo scorso ottobre “un dipartimento’ di studi di ecologia e ambiente presso la Pontificia Università Lateranense”, in cui ci sarà una Cattedra UNESCO sul futuro dell’educazione alla sostenibilità.

Tema centrale per la Santa è quello dell’intelligenza artificiale, non a caso da tempo oggetto del lavoro dell’UNESCO. Il Cardinale Parolin nota che “per la Santa Sede, rimane valido il principio che tutto ciò che è tecnicamente possibile o

fattibile non è quindi eticamente accettabile”, e per questo “pertanto, la Santa Sede si posiziona a favore di un'intelligenza artificiale che serva ogni persona e l'umanità nel suo insieme; che rispetti la dignità della persona umana, in modo che ogni individuo possa beneficiare dei progressi tecnologici; e a chi non piace unico obiettivo di miglior profitto o di graduale sostituzione delle persone sul posto di lavoro”.

Il Cardinale Parolin nota che “la Chiesa non si aspetta che la scienza segua solo principi etici. Lei lo incoraggia a rendere un servizio positivo”.

Infine, il Cardinale Parolin parla del patrimonio culturale della fede, e ringraziando l’UNESCO per aver deciso di celebrare nel biennio 2022-2023

“alcune figure di santi come Teresa di Lisieux e Nersès il Grazioso”, la cui testimonianza “lascia traccia dell'inestimabile eredità cristiana che ha segnato la formazione contesto socio-culturale dell'umanità. Ma è anche un invito a considerare la dimensione trascendente della vita per coltivare insieme il sogno di un umanesimo unito”.

 

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