Diplomazia pontificia, il viaggio virtuale del Cardinale Parolin a Bruxelles

Il Cardinale Pietro Parolin celebra i 50 anni di relazioni UE – Santa Sede e i 40 anni della COMECE. Molti gli interventi della Santa Sede nel mutilaterale. Il focus sulla Fratelli Tutti

L'intervento del Cardinale Parolin alla COMECE, 27 ottobre 2020
Foto: COMECE
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Il Cardinale Parolin non è potuto andare a Bruxelles come previsto, né a marzo, né in questa settimana, per celebrare i quaranta anni della COMECE e i cinquanta anni di relazioni UE – Santa Sede. Ha però tenuto vari incontri online, definendo le sue priorità per l’Europa. Vale la pena ricordare che l’arcivescovo Alain Lebeaupin, nunzio in Europa che sta per lasciare per raggiunti limiti di età, aveva avviato una serie di contatti con i commissari europei a luglio, per una risposta coordinata della Chiesa al dopo pandemia.

In questa settimana, anche vari interventi della Santa Sede presso le organizzazioni internazionali, mentre Papa Francesco ha fatto avere un biglietto al presidente sudcoreano Moon.

                                                FOCUS EUROPA

Santa Sede e Unione Europea, la missione virtuale del Cardinale Pietro Parolin

Alla fine, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha preso parte alla plenaria della COMECE solo virtualmente. Era previsto un suo viaggio a Bruxelles, il 27 e 28 ottobre, per pronunciare un discorso davanti alla plenaria della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea nel quarantesimo della fondazione, e poi per una serie di incontri bilaterali per celebrare i cinquanta anni di relazioni tra Unione Europea e Santa Sede. La recrudescenza della pandemia in Belgio ha impedito il viaggio del Cardinale Parolin, che ha così partecipato virtualmente all’assemblea COMECE.

Nel suo intervento, il Cardinale ha messo in luce che la Chiesa Cattolica ha accompagnato da vicino il processo di integrazione europeo sin dal suo inizio e che “lo stabilimento della COMECE nel 1980 è stato un segno tangibile dell’importanza attribuita dalla Santa Sede alle attività promosse dalle istituzioni europee”.

Papa Francesco aveva accompagnato la “visita” del Cardinale con una lettera in cui aveva definito il suo sogno europeo ed aveva incoraggiato l’Unione Europea ad essere “sanamente secolare”. Commentando quel passaggio, il segretario di Stato vaticano ha ricordato che la Chiesa, pur rispettando l’autonomia della vita politica, non restringe la sua missione alla sfera privata, ma “al contrario, non può e non deve rimanere ai margini nel costruire un mondo migliore”.

Il Cardinale Parolin ha chiesto a tutti, incluse le istituzioni europee, di “riscoprire il percorso di fraternità che ha ispirato e guidato i fondatori dell’Europa moderna”, e ha sottolineato che la Chiesa sarà in prima linea nell’arduo processo di recupero dagli effetti della pandemia di COVID 19, che il cardinale ha definito “una occasione per costruire una Europa più equa e solidale, che condivide la ricerca scientifica e gli investimenti per la produzione di vaccini e la cura dei più vulnerabili”.

Il dibattito ha anche toccato la Conferenza sul Futuro dell’Europa, definita come “una significativa occasione di ripensare l’identità europea e i suoi valori, così come di ridurre la distanza tra le istituzioni europee e i cittadini”. Per questo, è importante che la Chiesa partecipi a questa consultazione come partner nel contesto di un aperto, trasparente e regolare dialogo tra le Chiese e l’Unione Europea.

Durante l’assemblea COMECE, si è parlato anche di altre iniziative, come Next Generation EU e il Green Deal, considerate positive, e il Patto UE su migrazioni e asilo, che invece ha suscitato qualche dubbio. Il Cardinale Parolin ha sostenuto l’idea di rivedere i Regolamenti di Dublino sulle politiche che accolgano, proteggano, promuovano e integrino migranti, rifugiati e richiedenti asilo.

I vescovi della COMECE hanno anche concordato nel dare una maggiore enfasi sulla famiglia.

Intervenendo nell’assemblea, l’arcivescovo Lebeaupin, che si appresta ad andare in pensione dopo 41 anni di servizio diplomatico, ha sottolineato che “se in effetti la mia missione presso l’Unione Europea è diplomatica, è allo stesso tempo intrinsecamente legata alla vita della Chiesa in Europa e si manifesta nella ricchezza delle Vostre diverse Chiese. Una ricchezza che permette di riconoscere la diversità dei popoli e che si esprime nella diversità spirituale e che fa del continente europeo non solo un territorio, ma anche e soprattutto una diversità d’identità culturali che non può essere ignorata ma piuttosto rispettata”.

È questa – ha aggiunto il nunzio - la sfida alla quale si confrontano ciascuno dei vostri Popoli non imponendosi agli altri ma accettando di vivere e di costruire insieme una nuova Europa che non si oppone a quella del passato, ma che mette in evidenza il contributo delle nuove generazioni. L’Europa non esiste senza gli europei.”

Il Cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della COMECE, si è soffermato nel suo discorso sulle sfide date dalla pandemia. “L'Unione Europea – ha detto - ha dimostrato coraggio e unità. Non lo ha fatto subito, si è attraversata una fase estremamente pericolosa. Ma ora possiamo riconoscere il valore - che è difficilmente discutibile - di una presenza unificante, di coordinazione e supporto per i nostri Stati. Si è capito che l'intransigenza (dagli uni presentata come "frugalità", da altri come strenua difesa di identità e visioni nazionali, quando non nazionaliste) non porta da nessuna parte di fronte a sfide e crisi enormi come quella ancora in corso”.

Tra gli incontri bilaterali del Cardinale Parolin, quella con il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen il 28 ottobre. In un tweet, von der Leyen ha parlato di una “buona discussione con il Cardinale Parolin per i 50 anni delle relazioni tra Unione Europea e Santa Sede. Condividiamo la stessa visione: supereremo questa pandemia se ci prendiamo cura gli uni degli altri Gli esempi incoraggianti di solidarietà che vediamo nel mondo danno speranza in questa crisi”.

Il Cardinale Parolin si è incontrato anche in via telematica con il commissario Dubravka Suica, che ha detto: “Sono lieta di contribuire a rafforzare le relazioni tra Santa Sede e Unione Europea. La democrazia e la demografia hanno un ruolo chiave nel promuovere la pace e la solidarietà”.

COMECE, incontro ecumenico con la presidenza UE di Germania

Una delegazione ecumenica della COMECE, la Conferenza delle Chiese Europee (CEC) e la Chiesa Evangelica di Germania si è incontrata il 27 ottobre con Michael Roth, ministro di Stato per l’Europa al ministero degli Esteri tedeschi. L’incontro, avvenuto in via telematica, aveva il compito di definire le priorità della presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione Europea.

Molte le proposte presentate dalla delegazione ecumenica. In particolare, con riferimento alla pandemia, la delegazione è sottolineato l’esigenza dell’Unione Europea di esprimere solidarietà supportando ciascuno stato membro nel recupero, attraverso giustizia ecologica, sociale e contributiva, in modo da trasformare questa crisi in una opportunità.

La delegazione ha chiesto velocità nell’approvare il recovery plan, perché un ritardo potrebbe essere dannoso, arrivando a colpire in particolare i più vulnerabili. Nell’incontro, si è definito il Green Deal Europeo come una strategia ambiziosa, mentre è stato chiesto all’Unione Europea e agli Stati membri di agire in concreta solidarietà e responsabilità verso migranti e rifugiati.

Altro tema di discussione, la prossima conferenza sul Futuro dell’Europa. Le Chiese europee si sono dette disponibili a “contribuire attivamente e costruttivamente alla conferenza e a parteciparvi.

                                                FOCUS ASIA

Papa Francesco ha inviato un messaggio al presidente sud coreano Moon

Papa Francesco ha inviato una nota scritta a mano al presidente della Corea del Sud Moon Jae-in. Nella nota, il Papa dice che sta pregando per i sudcoreani e la pace. Lo ha reso noto lo scorso 27 ottobre l’ufficio della presidenza.

La nota è stata consegnata a Lee Baek-man, ambasciatore uscente della Corea del Sud presso la Santa Sede, che è stato in visita di congedo dal Santo Padre lo scorso 23 ottobre.

Il Papa avrebbe anche fatto recapitare un messaggio per commemorare il 200esimo anniversario della nascita di Sant’Andrea Kim Tae-gon, il primo sacerdote cattolico di corea. Agli inizi di settembre, Papa Francesco aveva inviato un altro messaggio al presidente attraverso l’arcivescovo Alfred Xuereb, nunzio a Seoul, in cui esprimeva la speranza per la pace e la riconciliazione tra le due Coree.

Accordo Cina – Santa Sede, la posizione di Taiwan

Il ministero degli Affari Esteri di Taiwan ha reso nota la sua posizione riguardo l’accordo tra Cina e Santa Sede sulla nomina dei vescovi con un comunicato pubblicato lo scorso 22 ottobre.

Nella sua dichiarazione, Taiwan ha ricordato alla Santa Sede l’importanza della libertà religiosa, un tema che è stato cruciale nel dibattito creatosi intorno al rinnovo dell’accordo sino-vaticano.

La nota del ministero degli Affari Esteri di Taipei mette in luce che “d’accordo con il Codice di Diritto Canonico, tutti i vescovi della Chiesa Cattolica sono nominati dal Papa. Alle autorità civili non spetta nessun diritto, né privilegio di elezione, nomina, presentazione o designazione di vescovi”.

Il ministero degli Affari Esteri ha detto di dare “grande importanza” alle dichiarazioni della Santa Sede che l’accordo è pastorale e non diplomatico e ha affermato di sperare che l’accordo aiuti a migliorare la situazione della libertà religiosa nella Repubblica Popolare Cinese, considerando che questa è continuamente decresciuta negli ultimi anni.

Il Ministero degli Affari Esteri di Taiwan ha anche affermato che seguirà da vicino gli sviluppi dell’accordo e continuerà allo stesso tempo a promuovere la cooperazione con la Santa Sede e la Chiesa Cattolica, difendendo allo stesso tempo il valore fondamentale della libertà religiosa e fornendo assistenza ai più sfortunati.

Un esempio di questo è stato l’impegno dell’ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede, che durante la pandemia si è spesa in varie iniziative, sia in collaborazione con l’Elemosineria Apostolica che con altre organizzazioni religiose. Il 23 ottobre, presso la Casa di Santa Maria di Provvidenza, l’ambasciatore di Taiwan presso la Santa Sede Lee ha prima partecipato alla Messa per il nono anniversario della canonizzazione di don Guanella, e poi ha consegnato al centro di riabilitazione termometri digitali, guanti chirurgici e disinfettanti.

                                                FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede a Ginevra, le imprese per i diritti umani

Lo scorso 26 ottobre, si è riunito a Ginevra il Sesto Gruppo di Lavoro Governativo sulle Aziende Transnazionali e altre imprese con rispetto ai Diritti Umani. Nel suo intervento, l’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore della Santa Sede presso le organizzazioni internazionali a Ginevra, ha notato la necessità di avere uno strumento di lavoro globale sulla questione.

Ci si concentrava in particolare sulla possibilità di un preambolo al documento in discussione, che non avrebbe forza vincolante, ma che allo stesso tempo avrebbe un peso perché “il preambolo spesso delinea le motivazioni e i principi che assicurano una convenzione nella sua interezza, fornendo sia una chiave ermeneutica per interpretare le decisioni incluse nel testo, sia fornendo uno strumento importante per portare avanti la sua effettiva implementazione.

Da parte sua, la Santa Sede vorrebbe introdurre nel preambolo il concetto di “gestione etica responsabile”, con un paragrafo in cui si legge che “sottolineando l’urgente bisogno di proteggere la nostra casa comune riguarda la nostra famiglia umana, che deve lavorare insieme per cercare uno sviluppo sostenibile e integrale umano”.

La Santa Sede a Ginevra, l’importanza della adeguata verifica

Sempre sul tema di uno strumento di lavoro sulle aziende transazionali e altre imprese, la Santa Sede è intervenuta al dibattito, chiedendo di migliorare ulteriormente il testo, anche perché l’ultimo incontro era avvenuto un anno fa e ora la pandemia ha cambiato molte cose.

“Le decisioni politiche, la responsabilità sociale di impresa e i criteri che governano le imprese – ha detto l’arcivescovo Jurkovic – devono tutte essere guidate dallo scopo del bene comune di lungo termine e la solidarietà intergovernativa”.

Se la crisi ha mostrato come la comunità umana è interconnessa, “stiamo anche sperimentando come, troppo spesso, l’interesse privato di compagnie multinazionali prevalga”, e così spesso “manchiamo di prenderci cura della nostra casa comune in maniera responsabile e con il migliore interesse dei nostri fratelli e sorelle”.

La Santa Sede ha dunque chiesto, durante questa settimana di discussioni e negoziati, di “cercare soluzioni eque alle sfide che affrontiamo”, dato che “questa crisi attuale è una opportunità, e questo strumento legale un mezzo, per andare al di là di guadagni tecnologici o economici a breve termine e di dare piena considerazione alle dimensioni etiche nel cercare risoluzioni”.

La Santa Sede a Ginevra, i diritti delle vittime nelle compagnie transnazionali

Il 27 ottobre, si è tenuta una ulteriore discussione sul testo riguardante le Compagnie Transnazionali, questa volta focalizzata sui diritti delle vittime.

La Santa Sede ha suggerito che l’articolo sui diritti delle vite sia diviso in almeno quattro clausole differenti: una riguardante i diritti procedurali di coloro che fanno appello; un’altra sui diritti di quelli le cui lamentele sono state legalmente riconosciute; un’altra ancora sui diritti di tutte le persone e un’ultima sugli obblighi degli Stati parte.

La Santa Sede ha quindi deciso di proporre un riferimento esplicito al “diritto di vivere in un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile”, da includere nella cornice della protezione dell’ambiente”. La Santa Sede chiede anche che la “riparazione dell’ambiente” prevista dal testo sia piuttosto considerata come “riparazione chiara”, non solo per i danni a popolazioni colpite, ma anche su territori ed ambienti colpiti.

La Santa Sede a Vienna, la Conferenza di Revisione sull’Eguaglianza Gender

Per la terza volta, si tiene all’OSCE di Vienna la “Conferenza di Revisione sull’eguaglianza di gender”. La conferenza ha avuto luogo il 27 e 28 ottobre, e monsignor Janusz Urbanczyk, rappresentante della Santa Sede all’OSCE, ha partecipato e pronunciato un intervento.

“La Santa Sede – ha detto Urbanczyk – è convinta che il primo passo verso l’avanzamento dell’eguaglianza tra uomini e donne è il riconoscimento dell’importanza della partecipazione e dell’impegno delle donne in tutti gli aspetti della vita culturale, sociale, politica ed economica, fornendo così una visione vera della dignità inerente ed inalienabile della donna”.

Secondo la Santa Sede, una vera eguaglianza tra uomo e donna deve essere assicurata attraverso “eguale pagamento per lavoro uguale, pari accesso a risorse, capitale e tecnologia, protezione per le madri che lavorano, chiarezza negli scatti di carriera e nella condivisione di responsabilità di famiglia, e il riconoscimento di eguali diritti e responsabilità come cittadini di uno Stato democratico.

Si tratta – continua Urbanczyk – di “una visione di fondamentale importanza”, perché l’uguaglianza tra uomo e donna “non si può misurare in sole statistiche e percentuali”, e le donne “devono essere valutate per tutte le loro capacità”,valorizzando il genio femminile e la loro ricchezza specifica.

Per la Santa Sede, l’eguaglianza “non esclude la complementarietà, né la mette in contraddizione, che significa che ogni uomo e ogni donna, come persone, possono portare il loro personale contributo, talenti, doni e carismi”.

Per questo motivo, la delegazione della Santa Sede ha insistito ancora una volta nell’usare una precisa terminonologia precisa e un linguaggio condiviso, e nell’evitare interpretazioni lontane dall’uso ordinario e generalmente accettato delle parole e dall’oggetto e scopo degli impegni rilevanti.

La Santa Sede ha anche avanzato alcune riserve sulla conferenza. Ha messo in luce che l’incontro non può essere considerate come una conferenza OSCE, che le raccomandazioni e conclusioni della conferenza non sono un impegno concordato consensualmente, e che focalizzarsi sugli obiettivi di svilluppo sostenibile e non sullo scopo dell’OSCE che è la Sicurezza e la Cooperazione può essere fuorviante.

La Santa Sede a New York: Fratelli Tutti

L’arcivescovo Gabriele Giordano Caccia, osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite di New York, ha presentato l’enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti” ai sacerdoti di New York. Si è trattato di una presentazione virtuale, richiesta dal Cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York.

Nella sua presentazione, l’arcivescovo Caccia si è particolarmente concentrato sull’uso della Parabola del Buon Samaritano come un mezzo per creare una società di amicizia e fraternità diventando vicino di quelli che hanno bisogno.

L’arcivescovo Caccia ha applicator le riflessioni del Papa a varie situazioni che pure sono discusse nell’enciclica, come la pandemia del COVID 19, le guerre, gli attacchi alla vita umana, la situazione dei rifugiati e dei migrant, i movimenti popolari e il dialogo..

Nell’enciclica, Papa Francesco chiede anche uan riforma delle Nazioni Unite – tema, tra l’altro, presente nelle predicazioni dei Papi sin da Paolo VI – sottolineando che, se i problemi delle Nazioni Unite non saranno affrontati e risolti, c’è il rischio che l’istituzione stessa possa essere delegittimata.

La Santa Sede a New York, per la Giornata Mondiale dei Poveri

Il prossimo 12 novembre, l’arcivescovo Caccia parteciperà ad un evento virtuale di preparazione della Giornata Mondilae dei Poveri, che si terrà il prossimo 15 novembre.

L’incontro sarà sponsorizzato dalla Missione del Sovrano Ordine di Malta e America, la rivista dei gesuiti negli USA, e cosponsorizzato dalla missione della Santa Sede, la rappresentanza lituana, Catholic Charities USA, la Fordham University, la Centesimus Annus Pro-Pontifice e la missione di Irlanda presso le Nazioni Unite.

                                                FOCUS NUNZIATURE

Arrivato a Mosca il nunzio D’Aniello

L’arcivescovo Giovanni D’Aniello, nuovo nunzio della Santa Sede presso la Federazione Russa, è arrivato a Mosca nella serata del 22 ottobre, accolto da monsignor Peter Tarnavsky, segretario della nunziatura apostolica, da Victoria Shmeleva in rappresentanza del ministero degli Affari Esteri, da don Stefan Lipke, segretario della Conferenza Episcopale Russa, e da don Kirill Gorbunov, vicario generale dell’Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca.

Nominato nunzio a Mosca lo scorso 1 giugno, solo ora D’Aniello è riuscito ad arrivare in Russia. Il suo precedente incarico è stato quello di “ambasciatore del Papa” in Brasile, dove è stato per otto anni.

Appena arrivato a Mosca, il nunzio ha inviato un messaggio, pensando a tutti quelli che diventeranno presto suoi compagni lungo la strada e ricordando “tutti coloro che ora stanno soffrendo a causa della pandemia”. L’arcivescovo ha anche salutato il clero locale, sottolineando che si andrà avanti nel lavoro comune per “creare la fratellanza di cui parla Papa Francesco nella sua ultima enciclica”.

L’arcivescovo D’Aniello ha avuto un pensiero anche per i cristiani ortodossi, salutando in particolare il Patriarca di Mosca Kirill.

Bielorussia, il nunzio Jozic ha incontrato il viceministro degli Esteri

Arrivato in Bielorussia l’11 ottobre, l’arcivescovo Ante Jozic, nunzio apostolico, ha incontrato il 21 ottobre Sergej Aleinik, viceministro degli Esteri della Bielorussia, cui ha consegnato una copia delle sue lettere credenziali.

L’ufficio stampa del ministero degli Affari Esteri di Minsk ha sottolineato che durante l’incontro “sono stati discussi temi di attualità nell’agenda bilaterale ed è stato confermato l’interesse reciproco ad intensificare la cooperazione tra Bielorussia e Santa Sede”.

Plausibile che si sia parlato anche della situazione dell’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, di Minsk, che dal 31 agosto non può rientrare in patria perché il suo passaporto non è considerato più valido. La scorsa settimana, l’arcivescovo Kondrusiewicz è stato a Roma, dove ha avuto colloqui di alto livello con la Segreteria di Stato vaticana.

                                                FOCUS AMERICA LATINA

Popoli indigeni: la risposta di Papa Francesco al presidente del Messico

s, nunzio apostolico in Messico, ha detto che Papa Francesco ha già risposto alla lettera che gli era stata inviata dal presidente del Messico Andrés Manuel Lopez Obrador, recapitatagli dalla moglie del presidente Beatriz Gutierrez Mueller il 10 ottobre. Il presidente aveva invitato il Papa a chiedere perdono per gli abusi dei conquistadores.

“Il Papa – ha detto l’arcivescovo Coppola – ha già risposto al presidente. Gli ha scritto una lettera riconoscendo gli errori storici di questi incontri di culture, di razze, di persone, di popoli. Ci sono state sicuramente delle ombre, ma anche molte luci. Allora, è giusto in questo momento storico riconoscere sia quello che non fu bene come quello che fu di profitto per tutti”.

Nella lettera, il presidente del Messico aveva chiesto in prestito alcuni codici in possesso del Vaticano perché possano essere esibiti durante gli eventi del 2021, per i 500 anni dell’invasione spagnola. I vescovi messicani hanno già anticipato che, per il cinquecentenario, faranno una richiesta di perdono.

Il CELAM sul Venezuela

Il 23 ottobre, la Conferenza Episcopale dell’America Latina ha pubblicato alcune riflessioni sulla situazione in Venezuela, che continua ad essere critica.

Il CELAM ha espresso la sua “tristezza di fronte alle innumerevoli carenze che vivono i cittadini venezuelani”, e sottolineato di essere “testimoni della sofferenza delle famiglie venezuelane, molte delle quali giovani e con bambini piccoli, che stanno vendendo i loro pochi averi, fanno grandi percorsi attraverso la sofferenza del proprio paese, rimanendo vittime di vessamenti multipli. Sono situazioni che reclamano al cielo e non devono continuare”.

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