Diplomazia Pontificia: per il "Vangelo della famiglia", per il disarmo nucleare

Il Cardinale Parolin durante la visita in Moldavia
Foto: Twitter
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Un intervento del Cardinale Pietro Parolin al XII Congresso Mondiale della Famiglia lo scorso 15 settembre ha ribadito l’impegno della Santa Sede per la promozione della famiglia naturale. Nella stessa settimana, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher è intervenuto all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ribadendo la posizione della Santa Sede per il disarmo nucleare.

Sono questi i due principali discorsi della settimana diplomatica della Santa Sede. In attesa dell’apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite cui parteciperà anche quest’anno l’arcivescovo Gallagher, alla vigilia del viaggio di Papa Francesco nei Paesi Baltici, la diplomazia pontificia continua il suo lavoro. In questa settimana, anche la nomina del nuovo nunzio in Repubblica Ceca, dopo che l’arcivescovo Leanza era andato in pensione per aver superato il 75esimo anno di età.

Il Cardinale Parolin sul “Vangelo della Famiglia”

Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, è intervenuto lo scorso 15 settembre al 12esimo Congresso Mondiale della Famiglia, che si è tenuto a Chisinau, in Moldavia.

Il viaggio del capo della diplomazia vaticana è servito anche a rinforzare le relazioni diplomatiche con la Repubblica ex sovietica e a celebrare il 25esimo anniversario della presenza cattolica nel piccolo Stato. I cattolici del Paese sono 20 mila, e il 15 settembre il Cardinale Parolin ha celebrato per loro una messa insieme al vescovo Anto Cosa di Chisinau, all’arcivescovo Miguel Maury, nunzio apostolico in Moldova, e ai vescovi Petru Gherghel e Aurel Perca di Iasi.

Nel suo intervento al Congresso Mondiale della Famiglia, il Cardinale Parolin ha ricordato l’Incontro Mondiale delle Famiglie di Dublino, le cui testimonianze hanno concordate che “le relazioni famigliari devono essere fermamente basate nel Vangelo della Famiglia se vogliono parlare effettivamente alla cultura di oggi”.

Secondo il Cardinale Parolin, la famiglia “è la prima scuola in cui impariamo il significato della nostra comune umanità”, e le famiglie cristiane “diventano un segno profetico di speranza nel giorno di oggi”, perché “sia nelle culture più tradizionali che in quelle cosiddette progressiste, sia nelle nazioni ricche che in quelle povere, la testimonianza della famiglia resta vitale”.

Il Cardinale ha quindi sostenuto che “le gravi sfide che le famiglie di oggi affrontano derivano da una cultura individualista, utilitarista e consumista”, e che la cultura individualista gode “di enorme prestigio nel mondo di media, finanza”, ma che in generale “relega le istituzioni intermedia come la famiglia ad una opzione non essenziale”.

Una situazione in cui la Chiesa è chiamata, dice il Segretario di Stato vaticano, a “riaffermare la nostra confidenza nel piano di Dio per la famiglia”, e che “ogni famiglia umana è chiamata a riflettere che una vita di comunione e fecondità che nel cuore delle trinità”.

Il Cardinale Parolin mette in luce come “in ogni autentico matrimonio, anche fuori dalla Chiesa, l’uomo e la donna esprimono l’immagine di Dio al punto in cui vivono il loro amore come un dono mutuo, anche se non ne sono consapevoli”.

La famiglia, continua il Cardinale, ha “caratteristiche uniche” che ne fanno “la pietra di costruzione di ogni società”, costruita sull’amore che “rivela la sua vera natura e nobiltà quando se ne considera la suprema origine,” che è Dio.

Il Cardinale Parolin ha concluso notando che “la famiglia è un ponte intorno a noi” e che, mentre si rispetta “tutti quelli che non condividono la visione cristiana di matrimonio e famiglia, i cristiani devono essere coraggiosi e gioiosi nel proclamare il Vangelo della Famiglia come una fonte di speranza del nostro mondo”.

La Santa Sede chiede ancora di promuovere il disarmo nucleare

Il 17 settembre, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” vaticano, è intervenuto alla 62esima conferenza generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica a Vienna. La Santa Sede è Paese membro e fondatore dell’AIEA. Promuove il disarmo nucleare, e in generale il disarmo integrale, ma allo stesso tempo la posizione non è chiusa agli sviluppi della tecnologia nucleare.

L’arcivescovo Gallagher ha sottolineato, nel suo discorso, che “la Santa Sede elogia e sostiene le iniziative dell’Aiea che hanno rafforzato la cooperazione internazionale e contribuito in modo significativo alla prevenzione della proliferazione nucleare e alla promozione del disarmo nucleare”, in quanto attività che “contribuiscono a favorire lo sviluppo umano integrale”.

In particolare, l’arcivescovo cita la partecipazione AIEA alle verifiche in Iran del Piano d’Azione Congiunto Globale, parte dell’accordo con l’Iran ora messo in discussione dagli Stati Uniti. Da sempre, la Santa Sede ha appoggiato l’accordo, e Papa Francesco ha incontrato il 26 gennaio scorso il presidente Hassan Rouhanì. Anche il recente sinodo caldeo ha parlato dell’accordo tra Iran e Santa Sede.

L’arcivescovo Gallagher ha parlato anche del sostegno della Santa Sede ai negoziati sul programma nucleare del Nord Corea, perché quest’ultimo “minaccia l’integrità del regime di non proliferazione”.

Per il “ministro degli Esteri” vaticano, le salvaguardie dell’AIEA “rappresentano un contributo essenziale per la promozione della pace e della sicurezza e contribuiscono alla costruzione di un clima di fiducia piuttosto che di recriminazioni reciproche”, e riconosce il contributo dell’AIEA “alla creazione di un mondo libero da armi nucleari”.

La Santa Sede chiede che “il regime di non proliferazione” operi “instancabilmente per il bando totale dei test nucleari, come già fa per il disarmo nucleare”. L’arcivescovo Gallagher ricorda che la Santa Sede ha firmato e ratificato il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari lo scorso settembre.

La Santa Sede denuncia come “i test nucleari comportano il sostanziale e incontrollato rilascio di materiali radioattivi direttamente nell’ambiente”, mette in luce, citando Papa Francesco, che la corsa agli armamenti ha portato a mettere in secondo piano le priorità reali, come la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici, sanitari e lo sviluppo dei diritti umani”.

L’arcivescovo Gallagher loda “le strategie dell’AIEA di rafforzare le reti e i forum globali, regionali e nazionali, e ampliando le competenze e le capacità relative alla sicurezza nell’ambito nucleare, delle radiazioni, dei trasporti e delle scorie, e anche della prontezza e della risposta alle emergenze”, tanto che “gli obiettivi più ampi della non proliferazione nucleare, il disarmo nucleare e l’uso pacifico delle tecnologie nucleari dipendono tutti da queste strategie fondamentali dell’AIEA”.

Proprio perché la Santa Sede promuove il disarmo nucleare, ma non è contro la tecnologia nucleare, l’impegno dell’AIEA per lo sviluppo di strategie per “Il Programma di Azione per la Terapia contro il Cancro” per migliorare i programmi di radioterapia” e l’aiuto dato agli Stati membri di basso e medio reddito per “migliorare l’efficacia dei loro servizi di medicina radiologica”.

La Santa Sede – afferma l’arcivescovo Gallagher – “ricorda l’urgente necessità di un’etica moderna globale della responsabilità, della solidarietà e della sicurezza cooperativa, che deve prendere il posto dei vecchi modi di pensare, tanto spesso guidati dall’interesse proprio e dalla diffidenza”.

Considerando che “la nostra pace e sicurezza in ultima analisi dipendono dalla pace e sicurezza altrui”, la Santa Sede “si appella a tutti i leader e alle nazioni affinché lavorino verso gli obiettivi comuni di promuovere la non proliferazione e il disarmo nucleare, lo sviluppo e l’uso pacifico delle tecnologie nucleari e lo sviluppo umano integrale, specialmente nei paesi più poveri”.

Il nuovo sostituto è in Venezuela. Arriverà in Vaticano il 15 ottobre

Prenderà servizio da sostituto della Segreteria di Stato il prossimo 15 ottobre, e prima di arrivare in Vaticano l’arcivescovo Edgar Pena Perra è tornato a casa, in Venezuela, dove ha celebrato Messa nella Basilica della Nostra Virgen del Chiquinquirà, ha ricevuto una onorificenza e anche spiegato ai giornali quale sarà il suo nuovo ruolo.

“Non potevo andare a Roma senza venire prima a Maracaibo, nella Chiesa della nostra vergine Chinita”, ha detto l’arcivescovo Pena Parra. Nella Messa, celebrata il 15 settembre, il nuovo numero 3 vaticano ha chiesto ai venezuelani di mantenere la fede in Dio, che “è la più piccola delle virtù, però è la forza di Dio”.

In una intervista ad un giornale locale, l’arcivescovo Pena Parra ha spiegato che “il sostituto è uno dei collaboratori più vicini al Papa, si incarica di accompagnarlo nella sua agenda e nelle sue preoccupazioni giornaliere e guida una sezione della Segreteria di Stato.

Dalle nunziature

Il 21 settembre, Papa Francesco ha nominato l’arcivescovo Charles Daniel Balvo nunzio apostolico in Repubblica Ceca. L’arcivescovo Balvo prende il posto dell’arcivescovo Giuseppe Leanza, andato in pensione al compimento dei 75 anni di età.

L’arcivescovo Balvo era precedentemente nunzio apostolico in Kenya e Sud Sudan, ed Osservatore Permanente della Santa Sede presso gli organismi delle Nazioni Unite per l’Ambiente e gli Insediamenti Umani che hanno sede a Nairobi.

Resta dunque vacante la nunziatura di Nairobi, ma anche la costituenda nunziatura in Sud Sudan, dove Papa Francesco dovrebbe inviare un nunzio dedicato al solo Paese. Dopo la recente visita ad limina dei vescovi del Sud Sudan, Sudan e Sud Sudan hanno firmato un accordo di pace.

Tra i compiti che aspettano l’arcivescovo Balvo in Repubblica Ceca, invece, c’è anche la trattativa per la restituzione dei beni della Chiesa sequestrati dal governo sovietico.

Parte del servizio diplomatico vaticano dal 1987, l’arcivescovo Balvo ha servito nelle nunziature apostoliche di Lituania, Giordania, Repubblica Ceca e Ghana. Il primo incarico da nunzio è arrivato nel 2005, quando è stato nominato “ambasciatore del Papa” in Nuova Zelanda. Del gennaio 2013, la nomina a nunzio in Kenya, mentre il contestuale incarico in Sud Sudan è arrivato a dicembre.

Il 10 settembre, l’arcivescovo Marek Zalewki, nunzio a Singapore e rappresentante non residente della Santa Sede in Vietnam, ha presentato la lettera di nomina della Santa Sede al ministero degli Affari Esteri vietnamita. È la prima volta che il nunzio visita il Vietnam, dopo essere stato chiamato a maggio a succedere all’arcivescovo Leopoldo Girelli, nominato a sua volta nunzio in Israele.

L’arcivescovo Zalewski è stato ad Hanoi dal 9 al 15 settembre, ha avuto incontri ufficiali con i rappresentanti del governo e anche incontri con la comunità cattolica di Hanoi.

Nell’omelia della Messa tenuta ad Hanoi dell’11 settembre, l’arcivescovo Zalewski ha sottolineato che è sua responsabilità in Vietnam “garantire il legame di comunione tra vescovi e sacerdoti, tra vescovi e comunità di Dio, tra clero vietnamita e il vescovo di Roma.

Il 17 settembre, l’arcivescovo Alfred Xuereb, nominato dal Papa nunzio in Corea, ha presentato le sue lettere credenziali come ambasciatore non residente in Mongolia. La cerimonia ha incluso la presentazione delle credenziali degli ambasciatori non residenti di Egitto, Thailandia, Indonesia oltre che, appunto, la Santa Sede.

Il presidente Khaltmaggin Battulga, ricevendo gli ambasciatori, ha anche parlato del turismo che si sta sviluppando nella nazione, e ha parlato in particolare della possibilità di portare lettere e testimonianze riguardanti la storia del Grande Impero Mongolo dallo Stato di Città del Vaticano, con cui la Mongolia potrebbe cooperare nelle aree di storia e cultura.

Le anticipazioni sull'accordo tra Santa Sede firmato oggi

Matthew S.M. Lee, ambasciatore di Taiwan presso la Santa Sede, ha dato recentemente una intervista a Central News Agency in cui ha sottolineato che “un possibile accordo tra la Santa Sede e la Cina sulla nomina dei vescovi” riguarderebbe più che altro gli affari religiosi cattolici di Cina, piuttosto che temi diplomatici

Allo stesso tempo, Taiwan ha detto che continuerà i suoi sforzi per rafforzare i legami diplomatici con la Santa Sede.

L'intervista, molto diffusa, rappresentava un posizionameno di Taiwan in vista dell'accordo ormai imminente. 

L'accordo riguarda la nomina dei vescovi, e crea le condizioni per una più ampia collaborazione bilaterale. Il bollettino della Sala Stampa di oggi non delinea nei dettagli il percorso della nomina dei vescovi. Poco si sa di come l’accordo dovrebbe essere delineato. La possibilità di un accordo è stata fortemente criticata dal Cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong.

L’ambasciatore Lee ha sottolineato che “i media hanno in molte occasioni speculato che la Santa Sede e la Cina sono sul punto di firmare un accordo sulla nomina dei vescovi”. Ha detto che stanno cercando conferme, ma che questo accordo, sarebbe “il primo passo della Santa Sede per affrontare temi di natura ecclesiastica ancora irrisolti”.

L'accordo è stato firmato dai viceministri degli Esteri vaticano e cinese. Questo testimonia anche il peso diplomatico dell'accordo, che in realtà sarebbe dovuto essere firmato dal Segretario di Stato vaticano, tanto che si era parlato di un possibile viaggio in Cina del Cardinale Parolin. Si è deciso, però, di mantenere un rango più basso, e c'è stata una particolare dispensa papale per far sì che un officiale di rango differente al Segretario di Stato potesse firmare l'accordo. 

Fino ad ora, c'erano sono stati due tipi di incontri bilaterali, uno al livello del Ministero degli Affari Esteri cinesi, che vede la partecipazione di monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario vaticano per le Relazioni con gli Stati; e l’altro che include il sottosegretario vaticano della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, mentre la Cina è rappresentata da un ministero degli Affari Esteri, e membri della SARA (l’amministrazione di Stato per gli Affari religiosi) e il Fronte Unito, una coalizione dei partiti legalmente permessi nella nazione.

 

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