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Diplomazia pontificia, tra appuntamenti mancati e prospettive future

Si ferma quasi del tutto l’attività diplomatica della Santa Sede, bloccata dal coronavirus. Ma non si fermano gli incontri, le attività locali, i progetti per il futuro

Arcivescovo Paul Richard Gallagher | L'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati | Twitter Arcivescovo Paul Richard Gallagher | L'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati | Twitter

Questo mese, Papa Francesco avrebbe dovuto vedere due presidenti. Gli appuntamenti sono stati rinviati a data da destinarsi. Come non ci sarà l’incontro coordinato dalla Sezione Migranti e Rifugiati e dedicato ai migranti ecologici, che avrebbe dovuto portare a un tavolo di confronto. E però, il lavoro continua, nonostante il Coronavirus.

Così, lo scorso 10 marzo l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha incontrato il presidente e il segretario generale della Federazione delle Associazioni Famigliari Cattoliche in Europa (FAFCE). Stanno per uscire, in ambito diplomatico, due libri dedicati ai viaggi di Papa Francesco degli scorsi. E nelle Filippine, tre vescovi sono chiamati ad una difficile prova di mediazione.

                                                FOCUS SANTA SEDE

La FAFCE dall’arcivescovo Gallagher

Vincenzo Bassi, presidente della FAFCE, ha incontrato l’arcivescovo Gallagher, “ministro degli Esteri” vaticano, lo scorso 10 marzo. È un incontro che fa seguito a quello che Bassi ha avuto il 5 novembre 2019 con il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

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Era la prima volta che il presidente della FAFCE e l’arcivescovo Gallagher si incontravano. Molti i temi dell’incontro. In particolare, ci si è concentrati sul lavoro della FAFCE nelle istituzioni per mettere la famiglia al centro delle politiche pubbliche europee, anche in cooperazione con le istituzioni europee.

La politica della famiglia, hanno sototlineato gli interlocutori, è anche una soluzione all’ “inverno demografico” di cui ha parlato anche Papa Francesco nei suoi indirizzi all’Unione Europea. Il presidente Bassi ha riferito all’arcivescovo Gallagher del suo recente incontro con Dubravka Suica, vicepresidente della Commissione Europea per la demografia e la democrazia, e ha parlato della cooperazione messa in atto tra la FAFCE e l’intergruppo per le sfide demografiche al Parlamento Europeo, e di quella con il Comitato Economico e Sociale del Consiglio d’Europa.

Si è discusso anche del lavoro che la FAFCE ha fatto con le rappresentanze pontificie al Consiglio d’Europa a Strasburgo, all’Unione Europea a Bruxelles e all’UNESCO a Parigi.

Sono temi che hanno portato anche a sottolineare l’importanza della famiglia nella questione economica. Il presidente FAFCE Bassi è stato invitato ad intervenire al simposio Economy of Francesco, previsto a fine marzo con la presenza del Papa il 28 marzo, e ora spostato ad inizio novembre. L’arcivescovo Gallagher ha sottolineato l’interesse della Santa Sede per sviluppare il tema.

                                                FOCUS PAPA FRANCESCO

I viaggi di Papa Francesco

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Il coronavirus cambia anche l’agenda di Papa Francesco, riducendo enormemente la possibilità di viaggi fuori dall’Italia. Quello già annunciato del 31 maggio a Malta è a rischio cancellazione e rinvio, già rinviato quello ad Assisi del 28 marzo, a rischio quello (ancora non ufficiale) previsto per settembre in Indonesia, Timor Est, Papua Nuova Guina. Si parlava anche di un viaggio a Montenegro, Grecia e Cipro per fine novembre, mentre sembra fuori discussione la possibilità per il Papa di andare in Iraq.

Ciononostante, ci sono due libri nati in ambito diplomatico che ricordano due viaggi di Papa Francesco.

Il primo, già uscito, è “Rabat capitale africana del dialogo interreligioso”, a cura della Fondazione Diplomatica del Marocco e della nunziatura di Rabat. Il libro ripercorre non solo la storia dei viaggi papali nel Paese, ma anche il modello di dialogo del Marocco, e ricorda in particolare la visita di Papa Francesco nel Paese del 30 e 31 maggio scorsi.

L’arcivescovo Vito Rallo, nunzio apostolico in Marocco, ha detto che il libro nasce dall’evento voluto dalla Fondazione Diplomatica e dalla nunziatura per presentare alle ambasciate il dialogo interreligioso in Marocco, cui hanno partecipato sessanta ambasciatori e 900 imam, e che ha visto gli interventi del Cardinale Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui (Repubblica Centrafricana), del Cardinale Philippe Oudreago, arcivescovo di Ouagadougu (Burkina Faso) e dell’arcivescovo di Rabat Cristobal Lopez, oggi anche lui cardinale dopo il concistoro dello scorso 5 ottobre.

L’arcivescovo Rallo spiega che l’evento ha avuto l’obiettivo di “rafforzare il dialogo e la comprensione tra l’Islam e la religione del libro”. Le quattro giornate di incontri sono state dedicate alla conoscenza dell’ebraismo, poi dell’Islam del giusto mezzo (il modello marocchino), quindi della comunità cristiana e infine della realtà africana.

L’arcivescovo Rallo ha sottolineato che “la finalità del dialogo interreligioso non è quello di amalgamare tutte le religioni in una sola religione”, ma è piuttosto quella “di conoscere le religioni e presentare alle religioni i fedeli per permettere a tutti di vivere in fede e collaborazione”.

Il nunzio ha quindi descritto i tre orientamenti fondamentali del dialogo: il dovere dell’identità, il coraggio dell’alterità, la sincerità dell’intenzione.

Del viaggio di Papa Francesco, l’arcivescovo Rallo ha particolarmente ricordato l’appello di Gerusalemme messo in luce che “la Visita del Papa ha fatto conoscere il Marocco come luogo di pace di dialogo e pace”.

Sarà pubblicato il 20 marzo Pape et pélerin. François a Geneve, libro curato da Pierre-Yves Fux, ambasciatore emerito di Svizzera presso la Santa Sede, e da Elise Cairus, teologa protestante ginevrina. Il libro ha la prefazione del Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e contiene anche fotografie in parte inedite del “pellegrinaggio ecumenico” di Papa Francesco a Ginevra il 21 giugno 2018. Nel libro, si raccontano le iniziative del Consiglio Ecumenico delle Chiese, si analizzano le relazioni tra Svizzera e Santa Sede, si ripercorrono i viaggi di Paolo VI e Giovanni Paolo II a Ginevra, si mette in luce il particolare legame del Papa con la Guardia Svizzera Pontificia e si affronta anche il tema della diplomazia multilaterale: a Ginevra, infatti, ci sono varie organizzazioni internazionali, e una missione della Santa Sede che è molto attiva.

Papa Francesco, gli appuntamenti mancati di marzo

Erano previste due visite di presidenti per il mese di marzo da Papa Francesco, e nessuna delle due è stata possibile.

Il 14 marzo, il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta, che guida il Paese dal 2013, avrebbe dovuto avere una udienza con Papa Francesco. L’udienza arriva a pochi mesi dal summit di Nairobi, che si è tenuto dal 12 al 14 novembre, cui la Santa Sede ha deciso di di non partecipare.

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Sponsorizzato dai governi di Danimarca e Kenya, non configurato come evento delle Nazioni Unite sebbene tutto si riferisse poi alle grandi organizzazioni internazionali, il summit aveva l’obiettivo di celebrare i 25 anni dalla Conferenza del Cairo su Popolazione e Sviluppo. L’agenda, però, era chiara fin dall’inizio, con l’ambizioso tema dato all’incontro: “Accelerare la promessa”.

La promessa cui ci si riferiva era, però, quella di garantire anche i servizi di salute sessuale e riproduttiva. Un eufemismo dietro cui le Nazioni Unite nascondono le politiche pro-aborto. Una promessa basata su una premessa: le donne non potranno mai godere appieno dei loro diritti se questi diritti non includono quello di poter disporre del loro corpo, e dunque anche del bambino non nato.

Per questo motivo, Santa Sede e Kenya hanno avuto anche delle frizioni diplomatiche. Santa Sede e Kenya hanno rapporti diplomatici dal 1930, quando fu eretta la delegazione apostolica di Mombasa responsabile di tutte le missioni cattoliche nelle colonie inglesi dell’Africa tropicale, compresa l’Arabia.

La delegazione fu trasferita a Nairobi nel 1959, ed è stata elevata al rango di nunziatura apostolica nel 1965.

Il 12 marzo, sarebbe stato Igor Dodon, presidente della Moldova, a far visita a Papa Francesco. Dodon è già stato in visita dal Papa nel novembre 2017, e aveva invitato il Papa a visitare il Paese. Santa Sede e Moldavia hanno relazioni diplomatiche dal 23 maggio 1992. La nunziatura è a Bucarest, in Romania, e l’attuale nunzio è l’arcivescovo Miguel Maury Buendia.

                                                FOCUS AFRICA

In Nigeria, i cristiani sotto attacco

Tra gennaio e febbraio di quest’anno, sono stati uccisi ben 350 cristiani in Nigeria: sono i dati diffusi dalla International Society for Civil Liberties and Rule of Law (Intersociety), una ONG nigeriana che si basa sulle statistiche disponibili.

Secondo queste statistiche, si stima che i cristiani uccisi da giugno 2015 siano tra 11.500 e 12.000. Tecnicamente, non si tratta di un genocidio. La situazione dei cristiani in Nigeria però è considerata alla pari con un genocidio, e purtroppo non è sotto i riflettori del mondo.

                                                FOCUS EUROPA

La commissione Giustizia e Pace dei vescovi croati critica la legge sull’affidamento

Il 29 gennaio 2020, in Croazia la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legge sull’affidamento. La Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Croata ha sottolineato che la legge ha provocato “dissenso e risentimento”.

La nuova legge è fatta in “un modo che permette a partner dello stesso sesso” di crescere i bambini, ed è una decisione “ambigua”, perché in questo modo – dicono i vescovi – la Corte Costituzionale si è messa nella posizione del legislatore.
La commissione Giustizia e Pace ha denunciato che la decisione è “fortemente influenzata da correnti europee e tendenze legali della visione del mondo liberale, che non è perciò neutrale”.

I vescovi hanno poi voluto sottolineare che l’affidamento è “esclusivamente per il bene del figlio”, e quindi estendere l’affidamento anche alle coppie dello stesso sesso è fatto “con grande sacrificio per il benessere del bambino in nome di alcuni valori moderni che si voleva far vedere di condividere”.

I vescovi si “oppongono strenuamente a questo sviluppo della legge”, e denunciano anche pressioni per una “revisione costituzionale” portate avanti con l’aiuto “dei media e di alcune organizzazioni non governative” che avrebbero influenzato la scelta dei giudici.

Con la conclusione dei giudici, la Corte Costituzionale punta il dito contro la discriminazione dei partner di coppie dello stesso sesso, ma lo fa – notano i vescovi – sulla base di una legge antidiscriminazione che cita esplicitamente il benessere dei minori che qui non viene tutelato.

I vescovi chiedono anche l’intervento dello Stato e delle autorità competenti, perché in questo modo “la Costituzione della Repubblica di Croazia perde forza sotto l’impatto di documenti internazionali”.

I vescovi sottolineano che “l’assenza di una madre e un padre crea ostacoli al normale sviluppo del bambino” e afferma che “non c’è alcun diritto a diventare genitore affidatario”.

                                                FOCUS ASIA

Nelle Filippine, tre vescovi sono chiamati ad una mediazione

Filippine, tre vescovi per una mediazione. Son: il Vescovo Crispin Varques della diocesi di Borongan, a Samar orientale; il Vescovo Emmanuel Trance della diocesi di Catarman, Samar settentrionale; e il Vescovo Isabelo Abarquez della diocesi di Calbayog, sempre a Samar. Questi hanno ricevuto il compito di guidare un tema che avvierà nuovi dialoghi con i ribelli del New People’s Army, i quali hanno fatto sapere che desiderano uscire dalla clandestinità.

Il generale Pio Diñoso, comandante dell'ottava divisione di fanteria dell'esercito filippino, ha sottolineato l’importanza che i vescovi siano parte del processo di mediazione, perché “i leader della Chiesa sono considerati persone neutrali. Sono saggi e abbastanza intelligenti per capire se i guerriglieri sono sinceri; inoltre hanno conoscenza delle questioni sociali e hanno maturità spirituale".
Il 20 febbraio, i leader del governo, della Chiesa e della società civile hanno approvato una risoluzione che designa tre vescovi cattolici per condurre contatti informali con membri del gruppo comunista che opera nella regione, al fine di riallacciare le comunicazioni e indire, poi, nuove sessioni ufficiali del processo di pace.

La decisione è stata presa nel corso della 43a assemblea del "Partenariato per la pace e lo sviluppo dell'isola di Samar" (SIPPAD), piattaforma composta da rappresentanti del governo, della chiesa e della società civile provenienti dalle tre province dell'isola di Samar, che è è uno dei 12 gruppi della "Task Force nazionale" istituiti per porre fine al conflitto armato con i ribelli di matrice comunista. La piattaforma si riunisce ogni tre mesi, e include i vescovi cattolici dell’isola di Samar.

Sono cinque anni che l’NPA conduce una lotta armata contro il governo. È definita "organizzazione terroristica" da Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Filippine. Da due anni e mezzo, il governo di Rodrigo Duterte ha bloccato il dialogo con l'NPA, l'ala armata del Partito comunista delle Filippine (CPP).
Sri Lanka, le proteste del Cardinale Ranjith contro il governo

Il Cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, ha detto che scenderà in piazza e guiderà le proteste pubbliche se il governo dello Sri Lanka non pubblicherà un rapporto credibile sugli attentati di Pasqua 2019.

“Non esiterò – ha detto alla stampa indiana lo scorso 7 marzo – a scendere in piazza per salvaguardare i diritti della nostra gente”. Il cardinale aveva supportato una inchiesta presidenziale in corso sugli attacchi che hanno ucciso 259 persone e ne hanno ferite più di 500.

Le autorità dello Sri Lanka sono state criticate per non avere evitato gli attacchi, avendo ricevuto segnali che qualcosa sarebbe successo. “Nessuno ha preso questi segnali seriamente – ha detto il cardinale Ranjith – il disastro sarebbe potuto essere evitato, perché se avessi saputo che si stava pianificando un attacco, avrei chiuso le chiese”.

Il cardinale ha chiesto lo scorso mese di rendere pubblico ciò che si sapeva in anticipo degli attacchi, ed è tornato sulla questione nell’intervista del 7 marzo.

“Sento – ha detto – che alcune delle cose che dovrebbero uscire fuori sono nascoste. Chi è stato responsabile? E chi li ha aiutati a tenere i contatti in corso?”

In un evento l’8 marzo, il Cardinale ha poi detto che le investigazioni hanno messo in luce che alcune persone del governo sono state coinvolte, e che nessuna azione è stata presa contro di loro.

Il presidente dello Sri Lanka Gotabaya Rajapaska, che ha iniziato l’incarico nel novembre 2019, ha lavorato con il cardinale Ranjith nell’inchiesta sugli attacchi e ha chiesto di nominare un rappresentante nella commissione presidenziale speciale di indagine sulle bombe. Il Cardinale non ha nominato un rappresentante, ma si è presentato personalmente davanti alla commissione.

Il cardinale Ranjith ha anche annunciato che si terranno celebrazioni dal 17 al 21 aprile per ricordare l’anniversario dell’attacco, perché “è responsabilità dell’arcidiocesi di Colombo di non dimenticare tutti quelli che hanno perso le loro vite”.