Papa Francesco, quali saranno i viaggi del 2020?

Niente è stato ancora annunciato, e non si escludono sorprese. Il desiderio di Papa Francesco di andare in Sud Sudan e Iraq

Papa Francesco in partenza per il suo viaggio internazionale in Mozambico, Madagascar e Maurizio, 4 settembre 2019
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Che per il 2020 Papa Francesco punti direttamente al Sud Sudan è stato certificato da un inusuale messaggio di Natale ai leader del Paese, inviato dal Papa insieme al Primate anglicano Justin Welby e all’ex moderatore della Chiesa Metodista Scozzese John Chalmers. Un messaggio per chiedere pace, e di dare seguito a un accordo tra le forze politiche che è la precondizione per un viaggio di Papa Francesco nel Paese. Un viaggio che Papa Francesco vorrebbe davvero fare.

Il 2020 di Papa Francesco si apre nell’incertezza sui viaggi internazionali. Si sa che Papa Francesco vuole andare in Sud Sudan, e non da ora. E Papa Francesco ha già fatto sapere il suo desiderio di andare in Iraq, dove c’è già un comitato e una proposta di itinerario. Niente, però, è stato reso ufficiale. Lo scorso anno si sapeva già di Panama, per la Giornata Mondiale della Gioventù, così come era chiaro che Papa Francesco sarebbe andato nei Balcani. Ora, l’unica cosa che sembra sicura è che il Papa non dovrebbe tornare in Argentina, la sua patria. Non ci è mai tornato da quando è Papa.

Il viaggio in Sud Sudan è particolarmente legato alla situazione politica. La presenza del Papa nel Paese non potrebbe, al momento, superare le sei ore, e si studia anche la possibilità di un viaggio africano che tocchi il Sud Sudan come prima o ultima tappa, un passaggio che testimoni la vicinanza di Papa Francesco. Dall’Africa, ci sono due inviti aperti per Papa Francesco: quello dal Sudafrica e quello dall’Etiopia. In particolare, in Etiopia la Chiesa sta avendo un ruolo molto importante, e il Cardinale Souraphiel è stato messo a capo della Commissione Verità e Riconciliazione del Paese. Non è escluso un passaggio di Papa Francesco nel Paese, anche per celebrare la pace con l’Eritrea e dare uno sguardo di attenzione proprio all’altro Paese del Corno d’Africa, dove i cristiani vivono una grande persecuzione.

Diversa la situazione dell’Iraq. Quando Papa Francesco ha annunciato la sua volontà di andare, non era ancora esplosa la situazione nel Paese, con diversi scontri di piazza e proteste. Il Cardinale Rapahel Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, chiedeva da tempo la presenza del Papa nella regione, e già aveva pensato ad un itinerario lungo, di almeno quattro giorni: Baghdad, per gli incontri istituzionali; Ur, la città di Abramo, per realizzare il sogno di Giovanni Paolo II di andare alle radici della fede; Najaf, la città santa dell’Islam sciita, dove eventualmente firmare un’altra dichiarazione sulla Fraternità Umana, dopo la straordinaria attenzione data dal Papa al dialogo con il mondo sunnita, dal viaggio in Egitto fino agli incontri con il Grande Imam di al Azhar e la dichiarazione di Abu Dhabi; e infine Erbil, nel luogo dove sono arrivati i profughi in fuga dallo Stato Islamico.

Nel corso dell’anno, ci potrebbe essere anche una altra tappa di Papa Francesco nei Balcani. Il 14 dicembre, Papa Francesco ha ricevuto il primo ministro montenegrino Dusko Markovic, cui ha detto che avrebbe visitato il Paese nel 2020. La visita farebbe seguito a quella del Cardinale Parolin, che nel 2018 aveva toccato Montenegro e Serbia, e sarebbe importanti anche per i rapporti con il mondo ortodosso: in Montenegro si vive, in piccolo, una situazione simile a quella che si vive in Ucraina: c’è una Chiesa autocefala e una Chiesa che si considera ‘madre’, quella serba, che si oppone a questa autocefalia. Il Montenegro potrebbe essere la porta per un eventuale viaggio in Serbia che allo stesso tempo potrebbe aprire ad un viaggio in Russia, uno dei sogni del Papa. Sarebbe la prima volta che un Papa va in Montenegro.

Non sarebbe invece la prima volta di un Papa a Cipro. È comunque possibile – e alcuni dicono addirittura probabile – che Papa Francesco accolga l’invito a visitare l’ultimo Paese europeo con un muro di divisione. L’occasione è il decennale della visita di Benedetto XVI nel Paese. L’invito è arrivato durante l’incontro del Papa con il presidente di Cipro Nicos Anastasiades, avvenuto lo scorso 18 novembre. L’ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede, George Poulides, è decano del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. In occasione del decennale della visita di Benedetto XVI, ha anche pubblicato un libro, che è stato donato a Papa Francesco. Il viaggio a Cipro e Montenegro potrebbe essere combinato.

A sorpresa, Papa Francesco potrebbe includere l’Ungheria tra i suoi viaggi europei, per presiedere la chiusura del 52mo Congresso Eucaristico Internazionale, che si terrà dal 10 al 12 settembre. La presenza del Papa non è al momento prevista, ma il fatto che Papa Francesco abbia fatto riferimento al Congresso durante l’Angelus del 15 dicembre, tra l’altro senza che ci fossero particolari motivi per farlo, ha fatto fiorire varie speculazioni che il Papa stia davvero pensando ad una visita. Durante il viaggio, Papa Francesco potrebbe presiedere la messa di beatificazione del Cardinale Josef Mindszenty, di cui sono state riconosciute le virtù eroiche il 12 febbraio 2019. La beatificazione del Cardinale Mindszenty, martire della Chiesa del silenzio, sarà uno dei grandi eventi che daranno lustro e luce alle Chiese di oltre cortina: nel corso dell’anno è infatti prevista anche la canonizzazione del Cardinale Stefan Wiszynsky, che fu primate di Polonia.

Papa Francesco ha anche espresso il desiderio di visitare tre altri Paesi, e c’è la possibilità che accada nel corso del 2020: Indonesia, Timor Est e Papua Nuova Guinea.

Papa Francesco ha mostrato particolare attenzione per l’Indonesia creando cardinale all’ultimo concistoro l’arcivescovo di Jakarta Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, mossa che l’Indonesia ha particolarmente apprezzato, inviando al concistoro dello scorso 5 ottobre Lukman Hakim Saifuddin, ministro indonesiano per gli Affari Religiosi, che ha avuto una serie di incontri. Da ricordare che il sussidio di preghiera per la Settimana per la Promozione dell’Unità dei Cristiani è stata affidata nel 2019 proprio ad un gruppo di indonesiani.

L’Indonesia è il più grande Paese islamico del mondo, sebbene l’Islam della zona, l’Islam nusantara, è un particolare tipo di islam che incorpora cultura, tradizioni e sapienza locali, e considera i cattolici come parte integrante della storia indonesiana. Recentemente, è stata anche aperta una università cattolica nell'isola di Flores.

Il viaggio in Indonesia potrebbe andare insieme ad una visita a Timor Est. L’invito a Timor Est è aperto dal marzo del 2016, quando Rui Maria de Araujo, primo ministro di Timor Est, era venuto in visita da Papa Francesco e poi dal Cardinale Pietro Parolin per depositare gli strumenti di ratifica dell’accordo tra Timor Est e Santa Sede, che era stato firmato a Dili il 15 agosto 2015 dal Cardinale Parolin mentre questi era inviato speciale di Papa Francesco per i cinquecento anni di evangelizzazione del Paese: si trattava del primo accordo firmato fuori dal Vaticano.

Il cattolicesimo ha un impatto forte nel Paese per un motivo storico legato a San Giovanni Paolo II. Il piccolo Paese di 2 milioni di abitanti ottenne l’indipendenza dal Portogallo il 28 novembre 1975, ma fu subito occupato dall’Indonesia, che la considererà sua provincia per 25 anni. In quegli anni, la Chiesa diede un grande supporto alla popolazione, e Giovanni Paolo II volle visitarla. Era il 1989, e la visita pose subito un problema non da poco: avrebbe il Papa dovuto baciare la terra, come faceva ogni volta che approdava in uno Stato? Non era un problema banale: chinarsi a baciare la terra avrebbe significato riconoscere l’indipendenza della nazione sopra gli occupanti indonesiani. Alla fine, baciò un crocifisso posto per terra.

Giovanni Paolo II era arrivato pochi mesi dopo il referendum promosso dall’ONU con il quale, il 30 agosto 1999, gli abitanti di Timor Est optarono per l’indipendenza. Il 20 maggio 2002, dopo una amministrazione transitoria, nasceva finalmente la Repubblica Democratica di Timor Est anche grazie agli sforzi della Chiesa Cattolica, e in particolare del vescovo Carlos Ximes Belo di Dili, che vinse il Nobel per la Pace nel 2006. Questo portò anche un grande fiorire della Chiesa nella regione: nel 1975, solo il 30 per cento dei timorensi era cattolico, oggi i cattolici sono il 96 per cento della popolazione.

Oltre a questi possibili viaggi, ci sono le mete che il Papa sogna: la Cina, prima di tutto, che più volte Papa Francesco ha detto di amare, e con i quali sono stati lanciati anche segnali in occasione dell’ultima conferenza stampa in aereo di ritorno da Giappone e Thailandia; e la Russia, che però non sembra ancora meta di un possibile viaggio.

Per quanto riguarda le destinazioni di Papa Francesco in Italia, già annunciato il viaggio a Bari il 23 febbraio 2020, per chiudere l’iniziativa della CEI “Mediterraneo. Frontiera di pace”. Mentre si parla insistentemente di un possibile viaggio di Papa Francesco a Padova all’inizio del 2020, per visitare la Basilica di Sant’Antonio, ma anche per andare al Due Palazzi, il carcere patavino di massima sicurezza, dove potrebbe pranzare con i detenuti. E non sarebbe una sorpresa: cappellano del Due Palazzi è don Marco Pozza, autore di una fortunata serie di video interviste con Papa Francesco sul tema del Padre Nostro.

 

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