I vescovi europei, tra solidarietà e il problema del gender

Il logo dell'assemblea plenaria del CCEE a Poznan
Foto: CCEE
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Sarà “Solidarietà in Europa” il tema dell’incontro dei membri del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, che si riuniscono nella loro assemblea plenaria a Poznan, in Polonia, dal 13 al 16 settembre. Ma prima ancora, si sono riuniti i vescovi dell’Europa Centrale, che hanno individuato nel gender uno dei temi cruciali per il futuro europeo.

Sembra, insomma, che lo sguardo delle Chiese europee vada sempre più ad Est, se non altro per ragioni storiche. Dopo aver celebrato il 25esimo dalla liberazione dal giogo comunista, i Paesi Baltici si preparano a ricevere Papa Francesco per il Giubileo d’argento della visita di San Giovanni Paolo II, e i vescovi europei, dopo essere stati in Bielorussia per la plenaria lo scorso anno, si spostano in Polonia, per una plenaria che si preannuncia densa di interesse.

La ragione per cui sia stata scelta la Polonia per la plenaria del CCEE è data dai tanti anniversari che si incrociano. Quest’anno, la Polonia celebra il 100esimo anniversario del recupero dell’indipendenza, e a Poznan si celebra il 1050esimo anniversario del primo vescovado di Polonia. E poi, è sempre la terra di San Giovanni Paolo II, e quest’anno cade il 40esimo anniversario della sua elezione.

Il tema dell’incontro è “Lo Spirito della Solidarietà in Europa”.

Saranno quattro giorni di discussioni. Aprirà l’incontro padre Wojcieh Sadlon, membro dell’Istituto di Statistica della Chiesa Cattolica in Polonia: a lui il compito di presentare una sintesi dell’indagine sul volontariato promossa dal CCEE. Il secondo giorno, i vescovi parleranno dello stato della solidarietà in Europa e la missione della Chiesa, ed esamineranno i rapporti tra le conferenze episcopali egli Stati. Ci sarà anche una presentazione delle attività e priorità del Dicastero per la Promozione dello Svilupo Umano Integrale, a cura di Monsignor Bruno Marie Duffé, segretario del Dicastero. Nel pomeriggio di sabato 15 settembre, il presidente di Polonia Andrzej Duda parteciperà a parte dei lavori.

L’incontro dei vescovi del CCEE arriva appena 5 giorni dopo il quarto incontro dei vescovi del Centro Europa. Rappresentanti di Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Croazia, Ucraina, Slovenia, Bosnia ed Erzgegovina e della conferenza dei Santi Cirillo e Metodio si sono riuniti a Bratislava il 6 e 7 settembre.

I vescovi dell’Europa Centro-Orientale, alla presenza del Cardinale Angelo Bagnasco, presidente del CCEE, hanno voluto approfondire questioni che riguardano la missione della Chiesa nelle attuali circostanze. Temi come la trasformazione dei diritti umani, l’eutanasia, l’ideologia gender sono stati affrontati da esperti come Gregor Puppinck, direttore dell’European Center for Law and Justice, Sophia Kuby, del gruppo internazionale di avvocati per la libertà religiosa Alliance for Defending Freedom, Andreea Popescu, avvocato ed esperto dei diritti umani di Romania.

Sono le grandi sfide del tempo, che entrano prepotentemente a far parte anche dell’agenda di tutti i vescovi europei, considerando che sono temi universali, che entrano dalla finestra delle legislazioni europee per poi essere imposte nei Paesi. A tal proposito, è bene notare l’impegno ecumenico delle Chiese cristiane in Lettonia per fermare l’applicazione della convenzione di Istanbul sull’educazione, che apriva pericolosamente all’ideologia gender.

E infatti i vescovi, nel loro comunicato finale, hanno chiesto ai rappresentanti dei governi di “rifiutare la ratifica del protocollo di Istanbul, o di revocarne la firma”, e hanno descritto come inquietanti “le decisioni sovranazionali che impongono, a volte in modo indiretto, soluzioni in contrasto alle costituzioni e culture dei singoli Paesi, approfondendo così le alienazioni e agendo contro le indicazioni”, chiedendo alle istituzioni europee, comprese le Corti di giustizia, di “rispettare l’autonomia dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale nella sfera culturale ed etica”.

Il tema del gender si lega direttamente a quello dei diritti umani, e del modo in cui sono stati trasformati, e sul tema è intervenuto per circa un’ora e mezza Gregor Puppinck. Puppinck ha parlato delle tre generazioni di diritti umani: la prima generazione dei diritti umani era radicata nel diritto naturale, la seconda era contro la natura, e ora in questa terza generazione si cerca di trasformare la natura, secondo le dottrine del transumanesimo.

“Ho raccomandato – ha detto Puppinck ad ACI Stampa – di non usare il termine diritti umani nei documenti ufficiali, ma di usare ‘legge naturale’, perché ormai i diritti umani non seguono più l’idea del diritto naturale”.

I vescovi del Centro Europa hanno discusso di vari altri problemi, a partire dalla crisi delle guerre, per le quali sono state molte le azioni compiute, dalla raccolta comune organizzata nel 2017 per le vittime di guerra in Medio Oriente fino al contributo fattivo per la ricostruzione di case, ospedali, scuole, villaggi e per rendere possibile il ritorno dei profughi in patria.

Ma c’è anche il dramma della emigrazione, che nasce da un problema economico derivante a sua volta dal fatto che i Paesi dell’Est, per quanto entrati nel blocco europeo, ancora non sono considerati “partner eguale” con i Paesi occidentali, e sono rimaste enormi differenze salariali.

Da qui, l’appello ai governi, con la richiesta di maggiore attenzione per l’educazione e per il miglioramento delle condizioni sociali, ma anche “condizioni adeguate per offrire una cura dignitosa dei malati, degli anziani e delle persone alle periferia della società”.

Si è comunque di fronte ad una Europa “radicalmente cambiata dopo la caduta della Cortina di Ferro”, con una crisi migratoria cui i vescovi si sentono diffusi a collaborare, perché “non è possibile essere indifferenti nei confronti delle persone che - cercando un futuro migliore per se stessi e per le loro famiglie – si trovano in pericolo di morte o soffrono di fame e carestia. Bisogna fare tutto il possibile per aiutare i loro paesi d'origine, per risolvere i problemi che causano le migrazioni”.

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