Papa Francesco, lo Spirito ci doni il coraggio di uscire dalle nostre abitudini sterili

La preghiera per l'Amazzonia, la persona è tempio dello Spirito non l'economia

Papa Francesco guida il Regina Coeli in Piazza san Pietro
Foto: Vatican Media
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“Queste prime parole pronunciate dal Risorto: «Pace a voi», sono da considerare più che un saluto: esprimono il perdono accordato ai discepoli che lo avevano abbandonato. Sono parole di riconciliazione e di perdono”. 

Papa Francesco lo ha detto riprendendo a guidare la preghiera mariana di mezzogiorno in Piazza San Pietro. Mentre la messa di Pentecoste è stata celebrata a porte chiuse nella basilica vaticana, la piazza è stata aperta e qualche centinaio di persone dopo lunghe file, ha seguito la preghiera dalla piazza.

Il Papa ha parlato della pace che Gesù ci dona: “Perdonando e radunando attorno a sé i discepoli, Gesù fa di essi la sua Chiesa: una comunità riconciliata e pronta alla missione”. Gesù non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono, dice il Papa.

Quindi, dice, “non è tempo di stare rinchiusi, né di rimpiangere i “bei tempi” passati col Maestro. La gioia della risurrezione è grande, ma è una gioia espansiva, che non va tenuta per sé”. La comunità se non è riconciliata non è pronta alla missione.

Oggi che la piazza è aperta possiamo tornare, ed è un piacere, ha detto il Papa salutando i fedeli. E poi li ha invitati a pensare che “lo Spirito Santo è fuoco che brucia i peccati e crea uomini e donne nuovi; è fuoco d’amore con cui i discepoli potranno “incendiare” il mondo, quell’amore di tenerezza che predilige i piccoli, i poveri, gli esclusi...

Nei sacramenti del Battesimo e dellaConfermazione abbiamo ricevuto lo Spirito Santo con i suoi doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, conoscenza, pietà, timore di Dio. Quest’ultimo dono – il timore di Dio – è proprio il contrario della paura che prima paralizzava i discepoli: è l’amore per il Signore, è la certezza della sua misericordia e della sua bontà, è la fiducia di potersi muovere nella direzione da Lui indicata, senza che mai ci manchino la sua presenza e il suo sostegno”.

E conclude il Papa: “ La festa di Pentecoste rinnova la consapevolezza che in noi dimora la presenza vivificante dello Spirito Santo. Egli dona anche a noi il coraggio di uscire fuori dalle mura protettive dei nostri “cenacoli”, senza adagiarci nel quieto vivere o rinchiuderci in abitudini sterili”.

Dopo la preghiera il Papa ha ricordato il Sinodo Amazzonico: “oggi, festa di Pentecoste, invochiamo lo Spirito Santo perché dia luce e forza alla Chiesa e alla società in Amazzonia, duramente provata dalla pandemia. Tanti sono i contagiati e i defunti, anche tra i popoli indigeni, particolarmente vulnerabili.

Per intercessione di Maria, Madre dell’Amazzonia, prego per i più poveri e indifesi di quella cara Regione, ma anche per quelli di tutto il mondo, e faccio appello affinché non manchi a nessuno l’assistenza sanitaria. Curare le persone che sono più importanti dell'economia, noi persone siamo tempio dello Spirito santo l'economia no"

Anche un saluto speciale per la la Giornata Nazionale del Sollievo,” per promuovere la solidarietà nei confronti dei malati. Rinnovo il mio apprezzamento a quanti, specialmente in questo periodo, hanno offerto e offrono la loro testimonianza di cura per il prossimo” ha detto il Papa.

Nell’augurio per la Solennità di Pentecoste il Papa dice: “Abbiamo tanto bisogno della luce e della forza dello Spirito Santo! Ne ha bisogno la Chiesa, per camminare concorde e coraggiosa testimoniando il Vangelo. E ne ha bisogno l’intera famiglia umana, per uscire da questa crisi più unita e non più divisa”.

Dalle crisi si esce diversi, ha ripetuto il Papa, si esce o migliori o peggiori, e dobbiamo avere il coraggio di cambiare e uscire migliori di prima, e poter cotruire positivamente la post crisi della pandemia.  

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