Shevchuk e la Bibbia di Halych, per riaffermare le radici dell'Ucraina

La cattedrale di Santa Sofia a Kiev, dove è stata presentata la produzione del facsimile della Bibbia di Halych lo scorso 23 novembre
Foto: Wikimedia Commons
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Ritrovare le radici, per guardare al futuro con maggiore consapevolezza. E farlo ora, quando in Ucraina anche la Chiesa ortodossa locale punta ad avere una propria autocefalia, ed è necessario rendere più coesa la nazione. C’è tutto questo dietro la presentazione del facsimile della Bibbia di Halych da parte dell’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina.

La presentazione è avvenuta lo scorso 23 novembre, nella Cattedrale di Santa Sofia in Kiev. È lì dove un giorno sarà sepolto il Cardinale Josip Slipyi, predecessore di Shevchuk alla guida della comunità greco-cattolica e attualmente sepolto nella a Lviv, dopo esservi stato traslato nel 1991 dalla Cattedrale di Santa Sofia a Roma, dove anche Papa Francesco li ha reso omaggio. Perché il Cardinale Slipyi aveva chiesto che le sue spoglie fossero traslate a Kiev solo quando la Chiesa lì avesse giunto piena unità.

Ma, come tutte le cose di quelle terre colpite dalla storia, non tutto è così semplice, e ogni cosa si colora di significati simbolici. Serve ripercorrere, in via sommaria, un po’ di storia per comprendere la portata dei gesti.

Prima di tutto, il significato di Halych: la città era sede di un principato, ed è ora sede primaziale della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, il cui arcivescovo maggiore è, appunto, arcivescovo maggiore di Kiev – Halych.

Fu ad Halych che si stampò una delle Bibbie più famose, nel 1144, che è anche uno dei documenti più antichi di Ucraina. La storia delle traduzioni della Bibbia in Ucraina inizia nel 988, quando ha luogo il Battesimo della Rus’. Mentre fu nel 1037, secondo le cronache di Nestore, che Yaroslav il saggio, il principe della Russia di Kiev, radunò una serie di traduttori nella cattedrale di Santa Sofia per tradurre libri nell’antico linguaggio slavonico. Prima si trattava solo dei testi liturgici, poi comparvero anche le Bibbie, che presero il nome dal luogo in cui erano stampata. E quella di Halych fu tra le primissime.

Fu stampata nel 1144, quando ancora Mosca non esisteva. La capitale della Federazione Russa è infatti stata fondata ufficialmente nel 1147. Ma è Mosca che ora si trova la Bibbia di Halych, nel Museo storico di Stato, portata lì nel XVII secolo.

Proprio nella Mosca che considera il territorio ucraino suo territorio canonico, e che per questo non accetta che Costantinopoli abbia deciso di costituire una autocefalia della Chiesa ortodossa lì, unendo due Chiese ortodosse scismatiche. Proprio nella Mosca che ha sempre considerato anche i Greco-Cattolici una minaccia, perché hanno deciso di unirsi a Roma e perché considerano Costantinopoli come la loro Chiesa madre. Proprio quella Mosca che considera Kiev parte della sua eredità e non viceversa, un tema che è ritornato anche nei colloqui dell’arcivescovo maggiore Shevchuk con Papa Francesco in occasione del 1030esimo della Rus’.

Va da sé che la riproduzione della Bibba di Halych in facsimile e la sua presentazione a Kiev rappresentino, per la Chiesa Greco Cattolica Ucraina, un momento topico, una sorta di ritorno a casa che può far comprendere agli stessi ucraini la loro storia.

Non a caso, ha detto l’arcivescovo maggiore Shevchuk lo scorso 23 novembre, la presentazione ha avuto luogo a Santa Sofia, chiesa madre della Chiesa Greco Cattolica, “restaurata e curata” dai precedenti arcivescovi maggiori, e quindi il giusto luogo per presentare “un reperto che ci mostra le nostre radici e ci racconta di chi siamo figli”.

Per Beatitudine Shevchuk, non si festeggia solo il 1030esimo anniversario del Battesimo della Rus, che segna il momento in cui l’Ucraina “da diverse tribù è diventata un popolo”, ma anche l’Anno della Parola di Dio, “perché è stata proprio la predicazione della parola di Dio a renderci un unico popolo”.

Beatitudine ha sottolineato che, sfogliando le pagine della Bibbia di Halych, si “riscopre l’identità della Chiesa Greco Cattolica Ucraina”.

E poi ha spiegato: “Spesso sentiamo parlare della dimensione kieviano – costantinopolitana del nostro cristianesimo, ricordando così che la Chiesa madre di tutti i figli del cristianesimo di Kiev è la Chiesa di Costantinopoli”. Ma oggi si parla anche della “dimensione kieviano-moscovita”, specie nel dibattito in cui si discute, nel mondo ortodosso, la quesione di una unica Chiesa locale.

L’arcivescovo maggiore Shevchuk, però, è andato oltre le diatribe, e propone piuttosto, a partire dalla Bibbia, di mostrare “la dimensione identitaria di Kiev-Halych”, partendo dall’unico manoscritto conservato che “racconta dell’identità del cristianesimo di Kiev nell’era premongola, scritto nella lingua del popolo, della classe medio bassa della società, che era la lingua con cui veniva annunciata la parola di Dio nei tempi del principato di Halych-Volynia”.

Una particolarità è la traduzione del Padre Nostro, che non coincide con quella degli altri Paesi slavi, e che testimonia una identità peculiare della Chiesa ucraina, secondo un tracciato che da Halych porta a Kiev e rappresenta il pilastro dello sviluppo dell’Ucraina di oggi, nota l’arcivescovo maggiore.

Il quale ha poi aggiunto che solo la Chiesa Greco Cattolica ha il titolo di Kiev-Halych, e che questo lo aveva notato anche il Cardinale Slipyi. Lui, convinto sostenitore del Patriarcato Greco Cattolico, “nella sua visione profetica chiese di essere sepolto nella Santa Sofia di Kiev solo nel momento in cui fosse ripristinata l’unità della Chiesa in Ucraina, con tutti i suoi figli, non solo gli ortodossi”.

“Oggi – ha concluso l’arcivescovo maggiore – vorrei riunire Kiev e Halych nella mia persona, perché questo tracciato continui a edificare l’identità ecclesiastica, nazionale e culturale”.

Alla presentazione hanno partecipato l’arcivescovo Claudio Gugerotti, Nunzio Apostolico in Ucraina, il professor Igor Tsependa, Rettore dell’Università Nazionale “V. Stefanyk”, il signor Igor Oliynyk, mecenate ucraino e direttore del progetto “Vangelo di Halych del 1144”, e la signora Nelia Kukovalska, CEO del Monumento Nazionale “Santa Sofia di Kyiv".

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