Costantinopoli e Roma, a che punto sono le relazioni ecumeniche?

Il metropolita Job di Telmessos fa il punto delle relazioni tra Patriarcato Ecumenico e Santa Sede. Tra questioni teologica e questioni pratiche

Papa Francesco e il metropolita Job di Telmessos durante l'incontro in Vaticano del 28 giugno 2019
Foto: Vatican Media / ACI Group
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È dal 1977 che una delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli partecipa alla festa dei Santi Pietro e Paolo, e una delegazione della Santa Sede partecipa al Fanar alla festa di Sant’Andrea. L’appuntamento di quest’anno era però particolare.

Molti i temi sullo sfondo. La decisione di Costantinopoli di concedere l’autocefalia alla Chiesa Ortodossa Ucraina ha creato un dibattito nel mondo ortodosso che è arrivato a toccare anche il mondo cattolico. Il Patriarcato di Mosca ha deciso di non partecipare ai tavoli di dialogo presieduti da Costantinopoli, a partire dalla Commissione Teologica Internazionale Mista Cattolica Ortodossa.

Papa Francesco, per tutta risposta, sta perseguendo la strada della “equivicinanza”: rimanere vicino a tutte le confessioni ortodosse, rimanendo neutrale sulle questioni interne, cercando di facilitare il dialogo bilaterale e enfatizzando molto un “ecumenismo dei poveri”. Un tipo di ecumenismo che Papa Francesco ha anche sottolineato nel discorso alla delegazione del Patriarcato ecumenico lo scorso 28 giugno.

Il metropolita Job di Telmessos guidava la delegazione del Patriarcato Ecumenico. Parlando con ACI Stampa, ha spiegato che “il movimento ecumenico del XX secolo è il frutto dell’incontro benedetto di due movimenti: Fede ed Ordine, che si focalizzava su questioni dogmatiche e canoniche, e Vita e Lavoro, che si focalizzava su attività pratiche. I due movimenti sono connessi”.

Il metropolita Job ha poi ricordato che Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa si sono impegnate nel dialogo a partire dal 1980, quando è stata stabilita la Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa ortodossa. Questa commissione “continua il suo lavoro oggi”, ma è “ovvio che, parallelamente, le due Chiese possono e devono impegnarsi in azioni pratiche comuni, come la protezione dell’ambiente e la protezione degli esseri umani”.

In particolare, il Patriarcato ecumenico ha cominciato da tempo lo sviluppo del tema dell’ambiente, che Benedetto XVI e Papa Francesco hanno ripreso. Papa Francesco he Bartolomeo hanno anche preso a firmare congiuntamente i messaggi per Giornata Mondiale del Creato.

Dal punto di vista teologico, la Commissione teologica ha prodotto il documento di Ravenna del 2003, in cui è stato riconosciuto un primato alla sede di Roma, cui ha fatto seguito il documento di Chieti del 2016, che si è occupato della sinodalità nel secondo millennio. Si sta ora lavorando sulla sinodalità nel secondo millennio.

Il metropolita Job sottolinea che “i documenti di Ravenna e Chieti sono di estrema importanza, in quanto dichiarano ciò che la Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa ortodossa possono dire insieme sul primato e la sinodalità”. Si tratta, ha aggiunto, di “un grande risultato per la Commissione sul dialogo teologico”, e il documento in cui si parla di sinodalità nel secondo millennio in lavorazione è “un tentativo di guardare insieme alle questioni di divisione che sono apparse durante il secondo millennio, e vedere come il primato e la sinodalità possono essere esperiti da entrambe le Chiese oggi”.

Nessuna sorpresa, dunque, che le ultime tre nazioni visitate da Papa Francesco siano a maggioranza ortodossa. Il metropolita di Telmessos sottolinea che “la Chiesa Cattolica Romana e Papa Francesco sono già in dialogo con il mondo ortodosso. Queste visite stanno solo a ribadire l’amore, il rispetto e la stima che Papa Francesco ha per la Chiesa ortodossa e il popolo ortodosso”.

L’ortodossia, comunque, sembra spaccata al suo interno, considerando anche la recente questione dell’autocefalia della Chiesa Ortodossa ucraina.

Job di Telmessos ci tiene a sottolineare che “il mondo ortodosso non è diviso su questioni di fede o ordine. Confessa la stessa fede. La tradizione canonica e la storia della Chiesa ortodossa sono molto chiare riguardo le prerogative della Chiesa Madre di Costantinopoli e sull’autocefalia. La divisione apparente è puramente politica”.

Il Patriarcato Ecumenico non ha comunque garantito l’autocefalia per ragioni politiche, chiarisce il metropolita Job, ma per ragioni pastorali, ovvero “per reintegrare nella comunione della Chiesa milioni di credenti ortodossi che sono stati in scisma per 25 anni”.

L’autocefalia è stata concessa “per portare l’ortodossia in Ucraina in unità canonica. Sfortunatamente, ci sono persone oggi nella Chiesa che usano argomenti di natura politica per rafforzare la divisione, invece di fare tentativi di sanare lo scisma e sviluppare unità”.

Nel dibattito che si è creato sul tema dell’autocefalia, si è anche suggerito, dall’interno del mondo ortodosso, di convocare un concilio pan-ortodosso sulla questione.

Job di Telmessos risponde netto: “Quelli che oggi suggeriscono un Concilio Pan-Ortodosso sull’autocefalia della Chiesa in Ucraina sono quelli che erano assenti per ragioni invalide al Santo e Grande Concilio di Creta”. Il riferimento è al Patriarcato di Mosca, che ha ritirato la partecipazione all’ultimo momento.

Ma, sottolinea il metropolita, “concedere l’autocefalia alle nuove Chiese ortodosse locali del secondo millennio non è mai stato un tema da Concilio Pan-Ortodosso, ma piuttosto la decisione unilaterale del Patriarcato ecumenico che è il primo trono dell’ortodossia. Nella Chiesa ortodossa, la sinodalità funziona normalmente tra Patriarcato e Chiesa autocefala, almeno a livello regionale. La sinodalità regionale è qualcosa che la Chiesa Cattolica romana deve riscoprire e può imparare dagli ortodossi”.

Il metropolita Job sottolinea che “sfortunatamente, il Santo e Grande Concilio di Creta ha mostrato il malfunzionamento della sinodalità nella Chiesa ortodossa a livello universale. Ma questo malfunzionamento non è un problema di fede o di ordine, ma è dovuto a fattori politici che tendono a considerare erronamente la Chiesa Ortodossa come una federazione di Chiese nazionali, a causa di un esagerato nazionalismo religioso ed etnofiletismo”.

Il ruolo di primato viene rivendicato anche per quanto riguarda le relazioni con Roma. “Il Pariarcato ecumenico – sottolinea Job di Telmessos – come primo trono dell’ortodossa è responsabile nel coordinamento di tutte le Chiese ortodosse. Il Patriarcato ecumenico non conduce un dialogo bilaterale tra Roma e Costantinopoli, ma coordina, a nome di tutte le Chiese ortodosse locali, il dialogo teologico della Commissione Internazionale Congiunta”.

È questa la ragione per cui “ogni sei mesi, durante le conversazioni tra il Patriarcato Ecumenico e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, così come negli incontri in Vaticano a giugno e al Fanar a novembre, il lavoro della Commissione Internazionale per il Dialogo Teologico Cattolico Ortodosso viene esaminato e valutato”.

Il prossimo passo sarà un documento “Verso l’Unità della Fede: questioni canoniche e teologiche”, che preparerà un documento che identificherà quali sono le rimanenti questioni che sono ancora di ostacolo per ripristinare la comunione tra le due Chiese”.

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