Diplomazia pontificia, coronavirus e libertà religiosa, Papa Francesco e Macron

Una sentenza in Scozia ribalta la decisione di chiudere le chiese per le misure di coronavirus. Papa Francesco e il presidente francese Macron hanno una conversazione telefonica. La situazione in Libano

Papa Francesco e Macron, durante la visita del presidente francese in vaticano del 26 giugno 2018
Foto: Vatican News
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Le restrizioni imposte alle chiese per via della pandemia rispettano la libertà religiosa? Il tema è stato fortemente dibattuto, ha visto la presa di posizione di vescovi e quella della Santa Sede, con diversi interventi anche da parte del “ministro degli esteri” vaticano Paul Richard Gallagherl’ultimo al webinar con gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede dell'8 marzo. Per la prima volta, però, c’è una sentenza in Scozia che ribalta ogni tipo di restrizione, e costringe a riaprire le chiese. Sarà un precedente?

La situazione in Libano è ancora problematica, e si sono registrati nel corso della settimana un intervento del nunzio e uno del Cardinale Bechara Rai che puntano a risolvere la situazione. Papa Francesco ha avuto il 22 marzo una conversazione telefonica con il presidente francese Emmanuel Macron. Nel multilaterale, da registrare l’intervento della Santa Sede alla Commissione sullo Status della Donna.

                                    FOCUS LIBERTÀ RELIGIOSA

Coronavirus, le chiese in Scozia possono riaprire

In Scozia, un gruppo di 27 leader di chiese hanno chiesto una revisione giudiziaria a Tribunale della Sessione lamentando che il governo scozzese ha agito al di là dei suoi poteri di emergenza. Il ricorso è stato accolto, e così i luoghi di culto in Scozia hanno potuto riaprire, perché le misure su di loro sono state considerate fuori legge.

La decisione ha avuto “effetto immediato”, e questo ha comportato la riapertura di chiese, moschee, sinagoghe e tempi. Il motivo per la retromarcia è dovuto al fatto che fare modifiche sarebbe stato considerato “forzato” se fatto a causa della variante Kent del COVID, considerata più trasmissibile. Il governo scozzese ha detto che avrebbe considerato con cura le decisione della corte.

Secondo la sentenza, i regolamenti anti-Covid del governo scozzese interferivano sproporzionalmente con la libertà religiosa così come è definita dalla Convenzione Europea per i Diritti Umani. È stato sottolineato che “è impossibile misurare gli effetti di quelle restrizioni in quanti hanno un credo religioso. Va oltre la mera perdita di compagnia e l’incapacità di partecipare a un incontro a pranzo”.

Questo – ha spiegato il giudice, Lord Braid – non significa che “incontrarsi in luogo di culto sia sicuro”, e che la decisione non riguarda i luoghi di culto né vuole sottolineare che le restrizioni siano giustificate. Piuttosto, ha spiegato il giudice, “ho deciso che tutti i regolamenti messi in discussione da questa petizione vadano oltre ciò che possono fare secondo la loro capacità reale”.

Le messe comunitarie dovevano comunque riprendere da Venerdì Santo in tempo per la Pasqua, la Pesach, il Ramadan e Vaisakhi. La partecipazione alla Messa è consentita a un massimo di cinquanta persone.

                                                FOCUS PAPA FRANCESCO

Papa Francesco, dialogo telefonico con il presidente Macron

Papa Francesco e il presidente francese Emmanuel Macron hanno avuto un colloquio telefonico lo scorso 21 marzo, in cui è parlato sia del recente viaggio di Papa Francesco in Iraq, ma anche della risposta alla pandemia e del mondo post-COVID.

La telefonata è stata considerata dai media francesi il quarto incontro Papa Francesco e Macron, che sarebbe avvenuto su richiesta del Papa.

Macron ha definito il viaggio di Papa Francesco in Iraq come una “svolta”. Si è parlato poi temi vari: l'espansione del jihadismo in Africa, sia nel Sahel che sulla costa orientale del continente, la situazione in Libano, l’instabilità causata da paesi che usano la diplomazia religiosa per fini politici.

Papa Francesco e il presidente francese hanno anche parlato del mondo post-COVID.

Papa Francesco e Macron avevano avuto l’ultima conversazione telefonica il 30 ottobre 2020, il giorno dopo l’attacco nella Basilica di Notre Dame de l’Assomption a Nizza.

Papa Francesco andrà anche a Glasgow quest’anno?

A Glasgow, in Scozia, si terrà la prossima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul clima. Sarà il 26esimo appuntamento del genere, e per questo prende il nome di COP26. Il summit si sarebbe dovuto tenere lo scorso anno, ma è stato rinviato per la pandemia. La Santa Sede ha sempre partecipato con delegazioni di alto livello, considerando che Papa Francesco ha dato alla questione ambientale una priorità nel suo pontificato, con addirittura una enciclica dedicata al tema, la Laudato Si. Il Cardinale Pietro Parolin ha partecipato al COP 21 di Parigi, ma anche al COP 24 di Katowice e al COP25 di Madrid, dove è arrivato un messaggio del Papa. Per il COP 26, previsto a Glasgow dall’1 al 12 novembre, si aspetta la presenza concreta di Papa Francesco.

La notizia sta rimbalzando suoi media scozzesi, che citano ufficiali di polizia già coinvolti nell’organizzazione della visita. Se Papa Francesco dovesse andare in Scozia, sarebbe il primo Papa a farlo in 11 anni. L’ultimo Papa in Scozia è stato Benedetto XVI nel 2010, mentre nel 1982 Giovanni Paolo II attirò circa 300 mila fedeli a Bellahouston Park nel 1982.

Al COP 26 parteciperanno anche altri leader mondiali, come il presidente USA Joe Biden o il primo ministro inglese Boris Johnson.

                                          FOCUS SEGRETERIA DI STATO

La posizione della Santa Sede su Hong Kong

Per l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i rapporti con gli Stati, quella della Santa Sede di non parlare apertamente del movimento per la democrazia di Hong Kong è una scelta giusta, perché le grandi dichiarazioni non producono cambiamenti positivi.

Il “ministro degli Esteri” vaticano ha spiegato la posizione della Santa Sede in una intervista per la rivista dei gesuiti USA America, pubblicata in tre parti.

“Credo che possiate concordare che la Santa Sede non ha una politica diplomatica di denuncia quasi ovunque nel mondo, e ci sono abusi dei diritti umani in molte nazioni”.

Per quanto riguarda Hong Kong, la Santa Sede non ha parlato anche perché la comunità “è significativamente divisa in termini politici”, lì dove ci sono “lealisti di Pechino da un lato e quanti vorrebbero maggiori libertà ed eccezioni per Hong Kong”.

L’arcivescovo Gallagher ha sottolineato che la Santa Sede “prova a lavorare con la Chiesa locale e provare a fare quello che può”, e che non ci sono dichiarazioni su Hong Kong perché “ci si deve prima chiedere quale effetto possa avere una dichiarazione. Produrrà un cambiamento positivo o renderà la situazione più complicata per la Chiesa universale e per la Chiesa locale?”

Un nuovo consultore per la Segreteria di Stato

Papa Francesco ha nominato il 27 marzo l'arcivescovo Alain Lebaupin consultore della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato vaticana. L'arcivescovo Lebaupin è andato in pensione lo scorso 16 novembre, dopo aver compiuto 75 anni. Era nunzio in Europa, e aveva organizzato la visita virtuale del Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, presso le istituzioni europee per i cinquanta anni di relazioni diplomatiche.

Prima dell'incarico di nunzio in Europa, l'arcivescovo Lebaupin aveva servito nelle missioni di Nazioni Unite, Repubblica Dominicana, Mozambico e OSCE, prima di diventare ambasciatore del Papa in Ecuador, Kenya e infine presso l'Unione Europea. 

La nomina a consultore della Seconda Sezione arriva generalmente dopo la pensione, ed è allo stesso tempo un premio al lavoro svolto e un segno della volontà di continuare ad avvalersi delle competenze di un esperto. Prima dell'arcivescovo Lebaupin, Papa Francesco aveva noiminato monsignor Gianfranco Rota Graziosi, l'architetto dell'accordo con la Cina, come consultore. E prima ancora, era stato monsignor Osvaldo Neves de Almeida a ricevere la nomina nel 2017. 

                                          FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede a New York, la Commissione sullo status della donna

Il 24 maggio, si è tenuta la 65esima sessione della Commissione sullo Status delle Donne. A rappresentare la Santa Sede, Francesca Di Giovanni, sottosegretario per il Settore Multilaterale della Sezione per le Relazioni con gli Stati della Segreteria di Stato.

L’intervento di Di Giovanni, la prima donna “vice ministro degli Esteri” vaticano, ha avuto luogo in video. Il suo discorso si è concentrato su tre aree chiave: la violenza contro le donne e le ragazze; la partecipazione delle donne nella vita pubblica; l’educazione delle donne.

Il sottosegretario ha condannato la violenza contro donne e ragazze, notato che la pornografia gioca un ruolo importante nel favorire il traffico e l’oggettificazione delle donne, chiesto che la società combatta la “penalità da maternità” che spesso svantaggia le madri nelle loro carriere o nel loro corso di studi.

Di Giovanni, infine, ha descritto l’educazione come un fattore indispensabile per lo sviluppo integrale delle ragazze, e ha messo in luce come l’accesso ad educazione di qualità possa rompere cicli di povertà ed esclusione. .                                       

FOCUS MEDIO ORIENTE

La situazione in Libano

Il 20 marzo, l’arcivescovo Joseph Spiteri, nunzio apostolico in Libano, è stato ricevuto a Baadba da Michel Aoun, presidente della Repubblica. In quell’occasione, riferisce L’Orient Le Jour, ha affermato che la Santa Sede auspicava la formazione di un governo e l’attuazione delle riforme per la lotta alla corruzione in un Libano in crisi. L’“ambasciatore del Papa” ha anche fatto sapere che ancora non è stata fissata una data per una visita di Papa Francesco nel Paese, annunciata tra l’altro dallo stesso Papa tornando dal suo viaggio in Iraq.

Sono più di sette mesi che il Libano è in crisi, a causa dello stallo politico che si è creato tra il presidente Aoun e il primo ministro designato Saad Hariri. La formazione del nuovo governo è anche pre-condizione perché arrivino gli aiuti internazionali.

Molto attivo per cercare una soluzione alla crisi è anche il Cardinale Bechara Boutros Rai, che da tempo ha presentato un piano per la neutralità attiva del Libano e che da tempo chiede una conferenza internazionale per il Libano.

Negli scorsi giorni, è tornato sull’argomento in una conversazione con Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, che avrebbe “espresso il suo interesse nella situazione libanese e confermata la necessità di formare un governo e mantenere il libano lontano dai conflitti”.

Il Cardinale ha spiegato a Guterres la situazione della popolazione libanese, e in particolare lo stallo politico che avviene “in un momento in cui fame e povertà si sono diffuse nella nazione, la moneta nazionale si è deteriorata e il Libano sta per collassare.

Il Libano sta vivendo la peggiore crisi economica dalla fine della guerra civile del 1975 – 1990, esacerbata dalla pandemia di coronavirus e dall’esplosione di Beirut dello scorso agosto.

                                    FOCUS AMERICA LATINA

Paraguay, i vescovi propongono un tavolo di dialogo con il governo

Al termine di un incontro con il presidente Mario Abdo Benitez che si è tenuto il 24 marzo, i vescovi del Paraguay hanno proposto un “tavolo di dialogo per reindirizzare la guida del nostro Paese”.

L’incontro è avvenuto nella sede della Conferenza Episcopale Paraguayana ad Asunciòn, e gli esiti dell’incontro sono stati riferiti alla stampa dal segretario generale e portavoce della conferenza episcopale, il vescovo Amancio Francisco Benitez Candia di Benjamin Aceval. Il vescovo Benitez ha detto che l’incontro è stato chiesto dal presidente della Repubblica Abdo.

Il Paraguay è stato oggetto nelle scorse settimane di diverse manifestazioni di protesta contro il modo in cui è stata gestita la crisi del COVID 19 e la campagna dei vaccini. L’opposizione aveva persino fatto richiesta di mettere il presidente in stato di accusa, ma il Parlamento ha respinto la richiesta.

Il presidente Abdo, durante l’incontro, ha chiesto scusa, ammettendo i suoi errori, specialmente nella somministrazione dei vaccini, ma anche sulla mancanza di dialogo sulla cittadinanza.

Il vescovo Benitez ha sottolineato che i vescovi hanno invitato il presidente ad ascoltare la gente. I vescovi hanno accettato di partecipare al tavolo, ma non di guidarlo, “perché noi non siamo giudici, ma potremmo essere presenti, accompagnando tutti, il governo, il popolo, la cittadinanza”.

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