Diplomazia pontificia, un nuovo ambasciatore di Italia presso la Santa Sede

L’arcivescovo maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina ha avuto un incontro online con gli ambasciatori UE presso la Santa Sede. Le credenziali del nuovo ambasciatore di Italia presso la Santa Sede. Le parole dell’ambasciatore ucraino

L'ambasciatore Di Nitto presenta le lettere credenziali a Papa Francesco, Palazzo Apostolico Vaticano, 19 febbraio 2022
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Ha presentato le credenziali il nuovo ambasciatore di Italia presso la Santa Sede. Ma la nomina di Francesco Di Nitto era già stata annunciata dal presidente Mattarella a Papa Francesco in quella che sarebbe dovuta essere la sua visita di congedo. 

In un incontro con gli ambasciatori dell’Unione Europea presso la Santa Sede, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, ha sottolineato come la Chiesa sta affrontando la crisi in Ucraina, partendo dal principio, non negoziabile, di rimanere vicino al popolo. È stata l’occasione per presentare anche agli ambasciatori dell’Unione Europea la difficile situazione nel Paese.

Una situazione cui tutti hanno volto lo sguardo. Durante la plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali, il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione, ha lanciato un altro appello per la pace in Ucraina. E la scorsa domenica, un appello era stato fato anche dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo. La telefonata del Cardinale Parolin a Shevchuk lo scorso 14 febbraio ha poi reso evidente questa vicinanza che la Santa Sede vuole esercitare in Ucraina. E presto ci sarà anche un viaggio del “ministro degli Esteri” vaticano Gallagher nel Paese.

Capitolo multilaterale: all’incontro sulla sicurezza di Monaco, il presidente del Kurdistan Barzani incontra l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano dei Rapporti con gli Stati. Diversi interventi della Santa Sede all’OSCE e a Ginevra.

                                               FOCUS ITALIA

Ha presentato oggi a Papa Francesco le sue credenziali come ambasciatore di Italia presso la Santa Sede. Francesco Di Nitto, 59 anni, prende il posto dell'ambasciatore Pietro Sebastiani, andato in pensione.

Francesco Di Nitto viene dall'incarico di consigliere diplomatico aggiunto della Presidenza della Repubblica, che ricopre dal 2013. Nella delegazione che ha accompagnato il presidente Sergio Mattarella da Papa Francesco c'era anche lui, e lo stesso Mattarella lo aveva presentato a Papa Francesco come possimo ambasciatore di Italia. 

L’ambasciatore Di Nitto già nel 2007 era stato nominato Primo consigliere dell’ambasciata di Italia presso la Santa Sede. Dal 2011 al 2013 è stato consigliere diplomatico aggiunto del presidente del Consiglio.

Di Nitto ha ricoperto i seguenti incarichi: Segretario di legazione, alla Direzione Generale Affari Politici, Uff. II (1991); Primo Vice Console e successivamente Console a Gerusalemme (1995-1999); Primo Segretario dell’Ambasciata in Cile (1999-2001); Consigliere di Legazione presso la Segreteria Generale, Unità di Coordinamento (2001-2005); Capo Ufficio II della Segreteria Generale (2006); Primo Consigliere dell’Ambasciata presso la Santa Sede (2007-2011); Consigliere Diplomatico Aggiunto del Presidente del Consiglio dei Ministri (2011-2013); Consigliere Diplomatico Aggiunto presso il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica – Ufficio Affari Diplomatici (2013 - 2022).

L’ambasciatore Di Nitto prende il posto dell’ambasciatore Pietro Sebastiani, che termina il suo incarico. Nel servizio diplomatico dal 1984, l’ambasciatore Sebastiani era stato rappresentante permanente italiano nelle Organizzazioni delle Nazioni Unite in Italia, ambasciatore in Spagna, direttore generale per la Cooperazione Italiana allo Sviluppo e consigliere diplomatico del presidente della Camera dei Deputati Pierferdinando Casini.

 

                                                FOCUS UCRAINA

Shevchuk incontra gli ambasciatori dell’Unione Europea presso la Santa Sede

In un incontro on line con gli ambasciatori dell’Unione Europea accreditati presso la Santa Sede, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, padre e capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, ha sottolineato come l’Ucraina non sia sotto la minaccia di una escalation militare con la Russia, ma anche sotto la minaccia della disinformazione; ha detto che l’Ucraina ha prima di tutto bisogno di solidarietà; ha rimarcato che in Ucraina c’è un forte senso di unità, anche tra le religioni.

L’arcivescovo maggiore è intervenuto ad un incontro online organizzato dall’ambasciata dell’Unione Europea presso la Santa Sede. L’incontro, inizialmente previsto in presenza, si è tenuto il 16 febbraio, giornata di “Unità nazionale” proclamata dal presidente ucraino Zelensky, ma anche giornata in cui, secondo diversi media, ci sarebbe dovuto essere l’attacco militare russo.

Sua Beatitudine Shevchuk ha sottolineato che l’escalation non coglie di sorpresa la popolazione ucraina, che da otto anni sperimenta una situazione di conflitto e che negli ultimi sei anni ha dovuto ricevere e integrare nella società due milioni di sfollati che vengono dall’Ucraina dell’Est e la Crimea.

Il Padre e Capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina ha detto che l’Ucraina sta “affrontando diverse minacce, non solo militari. Siamo soprattutto sotto grande pressione della disinformazione. Siamo anche sotto una minaccia economica. E c’è anche la minaccia politica, considerando che la Duma (il Parlamento Russo) ha raggiunto un accordo sul riconoscimento delle cosiddette repubbliche del Donbass e Luhansk”.

L’arcivescovo maggiore Shevchuk ha detto anche che uno dei frutti di questa disinformazione riguarda il fatto che in Ucraina ci sia un conflitto tra le religioni, un dato smentito dall’arcivescovo maggiore e preso anche “con disappunto” dalle altre confessioni cristiane.

Sua Beatitudine Shevchuk ha sottolineato che le organizzazioni religiose sono “le istituzioni sociali più credibili della società ucraina”, e ha notato che la preghiera di tutte le comunità religiose nel giorno dell’unità nazionale è stato un momento “forte e importante per noi”.

Molte le iniziative concrete delle Chiese per la popolazione, con l’obiettivo di essere “il nucleo del consolidamento dell’unità della società ucraina”.

Per quanto riguarda la Chiesa Greco Cattolico Ucraina ha deciso di rimanere con il popolo, che è “la più importante politica della nostra Chiesa”; ha stabilito di formare un network, in modo che tutti siano raggiunti, anche le comunità dove ormai non c’è possibilità di comunicazione; e di chiedere alla comunità internazionale di non dimenticare l’Ucraina.

L’Ucraina ha bisogno di solidarietà, ogni dono è importante. Noi abbiamo bisogno della solidarietà della comunità internazionale”, ha detto Sua Beatitudine. Ha ricordato, in particolare, la solidarietà ricevuta dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, in una telefonata dello scorso 14 febbraio, ma anche la giornata di preghiera per la pace in Ucraina indetta da Papa Francesco per lo scorso 26 gennaio.

Il padre e capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina ha detto anche di aver apprezzato il recente intervento della Conferenza Episcopale Polacca sull’Ucraina, e ha notato che anche il metropolita Hilarion, direttore del Dipartimento delle Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca, pur non avendo preso posizione contro la Russia, ha comunque affermato che “la guerra non è un mezzo per risolvere i conflitti”.

Per quanto riguarda un eventuale viaggio del Papa, l’arcivescovo maggiore si è limitato a dire che sia il presidente che i vescovi ucraini hanno invitato il Papa, e che persino o i protestanti stanno raccogliendo lettere per sollecitare il viaggio, in una “sorta di attitudine di benvenuto verso il Papa da parte di cristiani e non cristiani”.

Nel botta e risposta con gli ambasciatori, l’arcivescovo maggiore ha anche ringraziato gli ambasciatori polacco e lituano per il supporto delle loro nazioni all’Ucraina, e ha sottolineato che “è importante diffondere la verità riguardo l’Ucraina nella pubblica opinione occidentale. Le comunità religiose possono essere autentica informazione di fronte alla disinformazione”.

L’arcivescovo maggiore si era anche mostrato dubbioso su una eventuale de-escalation, ha sottolineato comunque di avere buone relazioni sia con la Chiesa ortodossa di Mosca che con quella bielorussa, sebbene il nuovo metropolita Benjamin sia meno incline al dialogo ecumenico, ha sottolineato che la rottura della comunione tra Costantinopoli e Mosca per via dell’autocefalia concessa alla Chiesa ortodossa Ucraina causa dei problemi.

Santa Sede a Vienna, la missione speciale dell’Ucraina

Il 17 febbraio, l’incontro del Consiglio Permanente dell’OSCE ha ascoltato un aggiornamento sulla situazione in Ucraina dal Capo della Missione di Monitoraggio OSCE in Ucraina.

Monsignor Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede all’OSCE, ha sottolineato che la Santa Sede “continua a seguire la situazione in e intorno all’Ucraina con profonda preoccupazione”, e ha ricordato gli interventi di Papa Francesco per l’Ucraina, a partire dalle parole al corpo diplomatico nel discorso dello scorso 10 gennaio fino agli appelli al termine di ogni Angelus, a testimoniare la particolare vicinanza e preoccupazione della Santa Sede per la Regione.

Verso un Concordato tra Santa Sede e Ucraina?

Sono stati numerosi gli appelli di Papa Francesco per la pace in Ucraina, e la Santa Sede ha mostrato la sua vicinanza con due viaggi del Cardinale Pietro Parolin (nel 2016 e nel 2021) e uno del Cardinale Leonardo Sandri nel 2017. Da tempo, il presidente ucraino Zelensky chiede al Papa di visitare la nazione, un invito che è stato rivolto al Papa anche dal primo ministro Shmyhal in visita dal Papa lo scorso anno. Ma nel frattempo, la presenza della Chiesa cattolica in Ucraina veniva discussa anche da un punto di vista diplomatico. Perché, nel corso di questi mesi, si è discusso anche di un accordo tra Santa Sede ed Ucraina.

Le notizie che sono venute fuori sui media sono già vecchie, e si parla di un accordo in discussione da tempo, così come era in discussione un protocollo di intesa con il Bambino Gesù.

Il documento dell’accordo, che è stato diffuso attraverso il canale telegram “Cronache del mondo bipolare”, è lungo sette pagine. Tra le questioni in discussione, anche la creazione di una commissione bilaterale con l’obiettivo di restituire alla Chiesa Cattolica i beni persi durante l’occupazione sovietica.

Nel testo dell’accordo filtrato sulla stampa ucraina si legge che “gli edifici religiosi della Chiesa cattolica dovrebbero essere restaurati a spese di bilancio. Le istituzioni educative cattoliche dovrebbero essere finanziate dal bilancio statale dell’Ucraina”.

E ancora: “Un certificato di matrimonio emesso dopo la cerimonia della Chiesa cattolica o greco cattolica è equiparato a un matrimonio secolare certificato”. “La cappellania militare nel territorio ucraino sarà attuata da un vescovo militare approvato dalla Santa Sede”.

I negoziati sul documento riprenderanno dopo la presentazione delle lettere credenziali da parte di Andriy Yurash, nuovo ambasciatore ucraino presso la Santa Sede.

L’attivismo dell’ambasciatore Yurash

Yurash, da parte sua, nel mezzo della crisi ha concesso diverse interviste, in particolare alla RISU e alla Reuters, in cui rilanciava la possibilità di un viaggio del Papa in Ucraina e arrivava a chiedere una mediazione della Santa Sede per la crisi.

Palando con la RISU, Yurash ha detto che nel 2021 “tutti hanno capito che ci sono alcune tendenze e approcci alla politica religiosa che sono assolutamente oggettivi - se parliamo di uno Stato indipendente, acquisisce tutti gli elementi di cui ha bisogno nel contesto delle loro connessioni con le organizzazioni religiose - devono lavorare indipendentemente da chi guida lo stato”. 

L’ambasciatore ha sottolineato la necessità di preservare “il pluralismo religioso in Ucraina”, e che i rapporti tra Santa Sede e Ucraina sono ristabiliti a livelli di massima amicizia, come certificato dalla visita del Cardinale Pietro Parolin in Ucraina per i 30 anni dell’indipendenza nel 2021. Yurash ha anche detto che “in autunno i leader di due comunità cattoliche - la Chiesa greco-cattolica e quella cattolica romana - hanno detto e detto a tutta la comunità che loro e la società nel 2022 possono aspettarsi la visita del Romano Pontefice in Ucraina. E questa è la prima conseguenza di questo livello di relazione a cui ci stiamo muovendo”. 

A questo scopo, Yurash ha sottolineato che è “si sta organizzando una visita di lavoro in Ucraina dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati.

Tra gli esempi di cooperazione Ucraina – Santa Sede, Yurash ha notato l’assistenza dell’Ucraina ai profughi afghani, cosa che preoccupava molto la Santa Sede. Il Vaticano – ha detto Yurash - “si è offerto di evacuare gli studenti e le loro famiglie che erano stati ammessi nelle università romane. E l'Ucraina ha recepito questa richiesta con grande dignità. C'erano più di cento persone sull'aereo, inclusi più di 30 studenti e membri delle loro famiglie che potevano essere trovati e invitati a bordo. Ed è stato estremamente difficile, perché in quel momento a Kabul non era realistico raggiungere l'aeroporto senza problemi”.

Per Yurash, si è trattato di una “pietra miliare molto informale con la quale l’Ucraina ha riaffermato il suo status di alleato molto affidabile, sulla stessa linea della Sede Apostolica”.

A livello interno, l’Ucraina si è mostrata – ha detto Yurash – “alleato affidabile per i cattolici del Paese”, tanto che “più volte, a livello presidenziale, si è espresso sostegno all’idea di beatificare il metropolita Andriy Sheptytsky”.

Yurash ha anche detto che lo Stato aiuta la Chiesa cattolica anche in situazioni pratiche, come anche la restituzione della chiesa di Nikolaev, questione che era sospesa da 25 anni.

Yurash ha sottolineato che oggi “capiamo quanto sia grave la minaccia di invasione militare del nostro Stato. Pertanto, se non creiamo un senso di armonia e sicurezza per la società dall'interno - a livello di ogni comunità religiosa, non saremo in grado di prepararci per le sfide globali ancora più grandi che la società deve affrontare”.

Riguardo una possibile visita di Papa Francesco nel 2022, Yurash ha detto che “l'Ucraina è pronta a ricevere il Papa in qualsiasi momento, anche molto rapidamente. Naturalmente, questo non dovrebbe essere un periodo di tempo estremamente breve, perché è necessario prepararsi”.

Parlando con la Reuters, l’ambasciatore Yurash ha detto che l’Ucraina è aperta ad una “mediazione vaticana del conflitto con la Russia” e ribadito il desiderio di una visita di Papa Francesco “il più presto possibile, anche nell’attuale situazione”

Yurash ha detto che “la Santa Sede sarebbe pronta e felice per creare questa possibilità di incontrare leaders da enrambe le parti”, e l’Ucraina è “completamente a favore di usare queso posto molto influente e molto spirituale per un incontro”. Se “la Russia conferma la sua volontà di sedersi ad un tavolo, l’Ucraina risponderà immediatamente in maniera positiva”.

Come sempre, la Santa Sede non dà commenti. La mediazione pontificia viene messa in atto solo se tutte le parti in causa la richiedono. L’ultima è stata quella tentata in Venezuela, fallita proprio perché mancava la volontà commune di tutte le parti.

Una mediazione di successo è stata, invece, quella per il ripristino delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba.

Yurash ha anche detto che l’Ucraina sarebbe pronta ad “accogliere il Papa anche ora, perché siamo sicuri che stiamo controllando i nostri confini”.

Ucraina, anche il patriarca Bartolomeo fa un appello

Lo scorso 13 febbraio, al termine della Divina Liturgia, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo ha fatto un appello per la pace in Ucraina. “La possibilità di una nuova guerra in Europa – ha detto – come risultato dell’escalation di una violenta retorica e militarizzazione dei confini tra Russia e Ucraina, dovrebbe trovare opposizione inequivocabile”.

Il Patriarcato ha chiesto pace “duratura, stabilità e giustizia nella regione”, perché la pace “è questione di una scelta che deve essere condivisa da tutte le forze che si impegnano in questo contesto geopolitico estremamente complesso e sensibile”.

Il Patriarca ha sottolineato di credere fermamente “che non ci sia altra soluzione possibile per preservare e garantire la pace fuori dal percorso del dialogo, che abolisce le condizioni che portano alla violenza e alla guerra”.

Le armi, ha ribadito Bartolomeo – “non sono la soluzione. Al contrario, possono solo promettere guerra e violenza, tristezza e morte”.

Ucraina, l’appello della Congregazione per le Chiese Orientali

Ricevuti in udienza da Papa Francesco, i partecipanti all’assemblea plenaria della Congregazione delle Chiese Orientali hanno rivolto un appello di pace per l’Ucraina, ispirato alla lettera dell’agosto 1917 di Benedetto XV “ai capi dei popoli belligeranti”.

“L’Europa – si legge nella lettera - correrà all’abisso, incontro ad un vero e proprio suicidio? Il mondo civile dovrà dunque ridursi ad un campo di morte?”.

I membri della plenaria hanno rivolto “pensiero e cuore” ai “nostri fratelli e sorelle in Ucraina". Cominciando dall’arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica Sviatoslav Shevchuk, “che ha voluto rimanere accanto al suo popolo in questi giorni, ed abbracciando tutti i figli e le figlie di quel Paese, greco-cattolici e cattolici latini, ortodossi e membri di altre confessioni e religioni”.

“Dinanzi alle minacce di nuove sofferenze e conflitti nella già provata Ucraina - dicono i patriarchi e gli arcivescovi maggiori delle Chiese orientali cattoliche presenti- alziamo nuovamente il grido di pace, e rinnoviamo un caldo appello a chi tiene in mano le sorti delle Nazioni”.

FOCUS SEGRETERIA DI STATO

L’arcivescovo Gallagher incontra il president del Kurdistan

Il presidentr del Kurdistan Nechirvan Barzani si è incontrato con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i rapporti con gli Stati, lo scorso 18 febbraio, a margine della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza.

La Conferenza si tiene dal 18 al 20 febbraio, ed è occasione anche di molti incontri bilaterali.

La conferenza, che si tenne per la prima volta a Monaco nel 1963 come "International Military Sciences Meeting", fu chiamata "Transatlantic Family Gathering" a causa della partecipazione di più membri della Germania, degli Stati Uniti e della NATO in quel momento.

La riunione, che dal 1994 è stata denominata "Conferenza di Monaco per le politiche di sicurezza", è stata ribattezzata "Conferenza di Monaco sulla sicurezza" nel 2008. La conferenza, che nei primi anni era limitata a 60 partecipanti, è stata aperta a partecipanti provenienti da paesi dell'Europa orientale, India, Giappone e Cina dopo il 1999.

Barzani era stato ricevuto da Papa Francesco il 19 febbraio 2021. prima dell’udienza generale nell’Aula Paolo VI. Barzani aveva incontrato anche, il 18 febbraio 2021, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. I due avevano avuto anche un colloquio in Iraq, durante la visita di Natale 2018 del Segretario di Stato, durante la quale il Cardinale aveva ringraziato Barzani per aver gestito la crisi del 2014 e avere accolto tanti cristiani.

La Santa Sede supporta la regione del Kurdistan in generale e per un rafforzamento degli incontri, e – sempre secondo il governo curdo – ha anche lodato la lotta dei Peshmerga curdi contro lo Stato Islamico per proteggere le minoranze a rischio e lo sforzo della Regione del Kurdistan per essere un modello di coesistenza religiosa.

Ambasciatore Russo presso la Santa Sede: Kirill e Papa Francesco si incontreranno a giugno

Il secondo incontro tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill potrebbe avvenire a giugno, o al più tardi a luglio, secondo Alexander Avdeyev, ambasciatore russo presso la Santa Sede.

In dichiarazioni rese alla TASS il 18 febbraio, Avdeyev ha detto che le preparazioni per un secondo incontro “sono in corso” e prevedono un incontro “tra giugno e luglio” in un luogo da decidersi.

 

                                                FOCUS NUNZIATURE

L’ex incaricato di affari a Taiwan ordinato arcivescovo

Arnaldo Catalan, la cui ultima posizione è stata quella di officiale più alto in grado nella nunziatura di Cina a Taipei, è stato ordinato arcivescovo dal Cardinale Luis Antonio Tagle, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in una celebrazione tenuta a Manila il 13 febbraio.

Il 31 gennaio, Catalan è stato nominato da Papa Francesco nunzio in Rwanda, aprendo anche speculazioni su quello che sarà il futuro della nunziatura a Taipei. Non ci sono comunque segnali che la Santa Sede abbandoni Taiwan per stringere relazioni diplomatiche con la Cina, con la quale tra l’altro scadrà l’accordo per la nomina dei vescovi il prossimo ottobre. La nomina a nunzio di Catalan arriva al termine di una lunga carriera diplomatica.

Il nuovo nunzio in Azerbaijan è un ritorno

Come previsto, l’arcivescovo Marek Solczyński ha assommato a sé l’incarico di nunzio in Turchia e quello di nunzio in Azerbaijan. Per il diplomatico vaticano, è un ritorno, in quanto ha rappresentato il Papa in Azerbaijan quando era ambasciatore in Georgia e Armenia, quando la nunziatura di Tbilisi riuniva tutte le amministrazione del Caucaso.

Al nuovo nunzio a Baku il compito di gestire relazioni che l’Azerbaijan vuole mantenere cordiali, in un tentativo di sempre maggiore avvicinamento alla Santa Sede che porterà Baku a installare per la prima volta un ambasciatore residente presso la Santa Sede. 

                                              FOCUS MULTILATERALE

Santa Sede a Ginevra, il ruolo della fede nella lotta contro la povertà durante la pnademia

Lo scorso 11 febbraio, si è tenuto a Ginevra il Settimo Dialogo Interfede. Tema del dialogo quest’anno era “Il Ruolo della Fede nella lotta contro la povertà durante le crisi sanitarie”.

La missione della Santa Sede a Ginevra ha presentato un contributo, letto da monsignor John Putzer, incaricato di affari della missione permanente della Santa Sede presso le organizzazioni internazionali nella città svizzera.

Monsignor Putzer ha ricordato che, a causa della pandemia, quasi 6 milioni di persone hanno perso la vita”, e “innumerevoli altre sanno soffrendo di severe crisi sanitarie”, mentre gli affari sono stati chiusi in tutto il mondo e le economie nazionali sono state devastate.

La Santa Sede nota che il tema della giornata si focalizza “sui più vulnerabili”, come “migranti, rifugiati, popolazioni indigene, e persone in zone di conflitto”, molti dei quali sono “bambini, madri, anziani e poveri”, che sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto dell’impatto negativo della pandemia e che devono essere “contate come le vittime di questo momento” insieme a quanti “hanno contratto il virus”.

Eppure, nella crisi – nota la Santa Sede – invece di “aiutarsi gli uni con gli altri”, troppo spesso “individui, società e nazioni hanno guardato solo loro stesse, in un tentativo di proteggersi dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria”.

Una situazione che ha portato all’accumulo di vaccini e a “inefficaci limitazioni di viaggio”, che hanno posto “ulteriore, e a volte non dovuto, peso sui più poveri e quelli che hanno più bisogno di solidarietà e buona volontà fraterna”.

Questi approcci hanno “esacerbato le divisioni anche tra le famiglie e gli amici”, cosa che porta proprio al valore della fede, che è “una forza coesiva, una voce profetica, un network operazionale galvanizzante”.

E questo perché – sottolinea la Santa Sede – “nel mezzo della tendenza isolazionista e divisiva, la fede ha il potere di agire come una forza di unità e di coesione”, crea “legami tra gli individui”, e nel “riconoscere e onorare la nostra connessione con l’Onnipotente, riconosciamo la nostra connessione e responsabilità verso gli altri esseri umani”.

È una connessione che “trascende culture, epoche, prospettive politiche e circostanze correnti, incluse la crisi globali attuali”. Essere radicati in una prospettiva di fede “implica il riconoscimento che siamo tutti uguali agli occhi di Dio” e dunque “siamo tutti uguali agli occhi degli altri”, prospettiva che ci dovrebbe “rendere attivi nel rispondere alle ineguaglianze che sono state esacerbate dalla attuale crisi sanitaria”. Perché il ruolo galvanizzante della fede ha un valore profondo in queste circostanze, considerando che le religioni hanno un servizio capillare sul territorio, che ha anche luogo attraverso il provvedere ai servizi sociali basici, inclusi la sanità, l’educazione, il supporto psicologico e spirituale”.

Monsignor Putzer ricorda anche che la Missione Permanente della Santa Sede a Ginevra ha anche tenuto varie discussioni con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Organizzazione Mondiale del Commercio per “promuovere una risposta più adeguata e una preparazione generale alle emergenze sanitarie globali”.

In particolare, la Santa Sede “possiede e ha in gestione più di 20 mila ospedali e dispensari nel mondo, molti dei quali sono in nazioni in via di sviluppo e servono molte persone che altrimenti non avrebbero accesso alla assistenza sanitaria”, e ci sono anche “numerose organizzazioni cattoliche nel mondo, come Caritas Internationalis, che raccolgono fondi e implementano progetti per rispondere ai bisogni concreti delle persone nel mondo”.

La Santa Sede a Vienna, l’importanza del capitale umano per la crescita post-pandemia

Il 15 febbraio, si è tenuto il primo incontro preparatorio del 30esimo forum economico e ambientale dell’OSCE. La Santa Sede ha tenuto un intervento nella VI sessione, sulla “Importanza dello sviluppo del capitale umano per la sicurezza economica, la competitività e la crescita inclusiva nell’era post-pandemica.

Monsignor Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede all’OSCE, ha ricordato il “devastante impatto” della pandemia del COVID 19, e sottolineato che “sicurezza e stabilità possono solo essere raggiunti se tutti I mbri della società in età da lavoro hanno l’opportunità, attraverso un lavoro degno, di contribuire alla vita delle loro famiglie e della società”. Per questo – ha detto il rappresentante della Santa Sede – “i governi e la società civile dovrebbero lavorare insieme per integrare i migranti e i rifugiati nelle loro società ed economia, e riconoscere il loro potenziale per promuovere una crescita sostenibile e inclusive e una stabilità a lungo termine nella regione OSCE”.

La Santa Sede ha rimarcato che “ponendo l’essere umano al centro del processo economico, la dignità umana e la società fioriranno, portando a una più ampia sicurezza e prosperità”.

La Santa Sede a Vienna, il recupero economico sostenibile post-COVID

La Santa Sede è intervenuta anche al panel del 14 febbraio, dedicato al tema “Promuovere la sicurezza e la stabilità nell’area OSCE attraverso un recupero economico sostenibile dalla pandemia di COVID 19”.

Monsignor Urbanczyk ha sottolineato che la crisi del COVID è stata “in molti modi rivelatoria”, perché ha messo in luce le ineguaglianze e le ingiustizie che minacciano il benessere, la sicurezza e la vita delle persone e un set di crisi interconnesse – economiche, ecologiche, politiche e sociali”.

La Santa Sede ha affermato che va cambiata “la attuale attitudine verso l’economia”, e che la crisi del COVID 19 ci implora di “mettere da parte la mentalità del business as usual, considerando che la pandemia ha “testato con forza l’economia globale, con serie ripercussioni nelle famiglie e i lavoratori che hanno sperimentato situazioni di stress psicologico anche prima dei nuovi problem economici”.

Una situazione che ha fatto crescere le “ineguaglianze persistenti in vari settori economici e sociali”, motivo per cui è ovvio che “la situazione attuale richiede sforzi concerai degli Sati partecipanti perché condividano le loro buone pratiche e lavorino insieme verso una crescente attività imprenditoriale che riduca i rischi economici, la tragedia della fame, e il rischio della povertà nella regione OSCE”.

Cicloni in Mozambico, il telegramma del Cardinale Parolin a nome di Papa Francesco

Con un telegramma a firma del Segretario di Stato, il Cardinale Pietro ParolinPapa Francesco fa arrivare il suo cordoglio al Madagascar colpito dai cicloni Ana, Batsirai e Dumako, che hanno causato circa 120 morti, e centinaia di migliai di sfollati, e con un rischio di fame che interessa, secondo il Programma Alimentare Mondiale, più di un milione e sei centomila persone. perché l’acqua del mare ha invaso le risaie distruggendo il raccolto, prima fonte di sostentamento.

Papa Francesco esprime dolore al presidente del Magadascar per i"ripetuti cicloni, inondazioni e distruzione di case", e si dice profondamente  rattristato e unendosi in preghiera per quanti sono stati colpiti, per le vittime, per la guarigione dei feriti e per la consolazione delle famiglie private dei loro cari e delle loro abitazioni".

Papa Francesco incoraggia anche le autorità civili e i servizi di soccorso. 

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