Diplomazia pontificia, la persecuzione dei cristiani è vicina ad un genocidio

Bandiera Vaticana
Foto: CNA Archive
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Un nuovo rapporto sulla persecuzione dei cristiani commissionato nel Regno Unito ha sottolineato che ormai la persecuzione è quasi al livello di un genocidio. È il secondo rapporto, dopo quello del dipartimento USA della Libertà Religiosa nel mondo, che mette in guardia dalla persecuzione anti-cristiana nel mondo. In entrambi i casi, si fa riferimento anche alla preoccupante situazione cinese.

E la Cina è stato il tema della settimana diplomatica del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano: ne ha parlato in una intervista al giornale del partito cinese Global Times – la prima di un segretario di Stato vaticano a un giornale di partito cinese – e poi all’Università Cattolica di Milano, dove ha anche avuto un incontro con due vescovi cinesi in occasione del rinnovo di un accordo tra l’istituto Confucio dell’università e una istituzione cinese.

La persecuzione religiosa è quasi al livello di un genocidio

Dopo il rapporto del dipartimento USA sulla libertà religiosa internazionale, che già lanciava un grido di allarme, è uscito un rapporto nel Regno Unito, commissionato da Jeremy Hunt, segretario di Stato per gli affari esteri e del Commonwealth.

Il rapporto si focalizza sulla persecuzione globale dei cristiani. Condotto dal vescovo di Truro Philip Mountstephen, il rapporto dovrebbe essere concluso entro l’anno, ma un “interim report” è stato appena pubblicato sui media. È stato sottolineato che la situazione dei cristiani nel mondo è quasi quella di un genocidio.

Tanto che Paul Coleman, direttore esecutivo di ADF International, ha sottolineato: “Vediamo sempre più che cristiani e altre minoranze religiose affrontano la persecuzione e la negazione dei loro diritti fondamentali. Tutte le persone hanno il diritto di scegliere liberamente e vivere la loro fede. Chiediamo a tutti i governi di supportare questo diritto e fare di più per proteggere le minoranze religiose e promuovere la libertà religiosa.

Secondo il rapporto, 1 persona su 3 è perseguitata a casa della religione, e i cristiani sono la religione più perseguitata. Quest’ultima non è una novità, dato che viene ricordato in tutti i rapporti sulla libertà religiosa nel mondo.

Il rapporto sottolinea che “il principale impatto di questi atti genocidi contro i cristiani è l’esodo”, e che i cristiani stanno venendo sradicati da interi territori del Medio Oriente.

Il rapporto ha anche messo in guardia del fatto che la religione è “a rischio di scomparire” in alcune parti del mondo, ha analizzato dati che sottolineano come ormai i cristiani in Palestina sono meno dell’1,5 per cento della popolazione, mentre in Iraq il numero dei cristiani è crollato dagli 1,5 milioni che c’erano nel 2003 a meno di 120 mila.

Il vescovo Mountstephen ha sottolineato che “è provato che la persecuzione anti-cristiana non cresce solo in ampiezza geografica, ma anche in durezza”, e che in alcune regioni “il livello e la natura della persecuzione è vicina alla definizione internazionale di genocidio, secondo quella adottata dalle Nazioni Unite.

Il rapporto è stato commissionato da Hunt appena dopo gli attentati in Sri Lanka, che hanno ucciso 250 persone e causato più di 500 feriti. Questi attentati hanno fatto concludere ad Hunt che i governi sono generalmente “addormentati” sulla questione delle persecuzioni dei cristiani, e che gli attacchi in Sri Lanka hanno svegliato tutti.

La settimana cinese del Cardinale Parolin

La settimana “cinese” del Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, è iniziata con una intervista concessa al giornale di partito cinese Global Times, nella quale ha espresso fiducia che si sia aperta una nuova fase di collaborazione con la Cina. Quindi, il 14 maggio, in un discorso all’Università Cattolica di Milano ha ricordato che, per la prima volta dopo tanto tempo, tutti i vescovi di Cina sono in comunione con il Papa nell’ambito della conferenza “1919-2019. Speranze di pace tra Oriente e Occidente”.

A questa stessa conferenza, hanno preso parte Giuseppe Li Shan, vescovo di Pechino, e Giuseppe Huang Bngzhang, vescovo di Shantou, che sono attesi anche in pellegrinaggio a Roma. È la prima volta che il Cardinale Parolin incontra due vescovi cinesi dall’Accordo Provvisorio siglato il 22 settembre 2018.

In particolare, Hang Bingzhang è uno dei sette vescovi illegittimi cui, dopo l’accordo di settembre, è stata revocata la scomunica latae sententiae in cui era incorso per essere stato ordinato vescovo senza il consenso della Santa Sede.

Il vescovo Li Shan è stato invece ordinato nel 2007, dopo la lettera di Benedetto XVI ai cattolici di Cina che segnò un periodo di vescovi scelti con la doppia approvazione di Santa Sede e Pechino.

In particolare, Li Shan raccolse 74 voti su 93 al consiglio dei rappresentanti della diocesi, e la sua elezione fu poi autorizzata dalla Conferenza dei Vescovi cattolici cinesi (riconosciuto da Pechino, ma non dalla Santa Sede) ed ebbe il placet delle autorità civili che si occupano di politica religiosa. Infine, Benedetto XVI aveva concesso a Li Shan il mandato apostolico.

La procedura è stata spiegata con dovizia di particolari da Gianni Valente, che è tra l’altro redattore dell’agenzia della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli Fides, anche per sottolineare in maniera velata che l’accordo per la nomina dei vescovi può essere accettabile, nonostante le critiche. La Santa Sede, tra l’altro, ha un procedimento di doppia approvazione anche nelle relazioni con il Vietnam.

Parlando all’Università Cattolica, l vescovo Li Shan ha lodato il fatto che “la totalità dei vescovi cinesi è nella comunione con il Papa e con la Chiesa universale”, e ha sottolineato che questo è stato possibile anche grazie ad una “fedeltà sostanziale alla Sede Apostolica”, che non è venuta meno neanche negli anni in cui le diocesi venivano spinte a scegliere i vescovi senza il consenso della Santa Sede”.

Il vescovo di Pechino ha sottolineato che “la Chiesa di Cina è uguale alla Chiesa cattolica di qualsiasi altro Paese del mondo: stessa fede, stesso battesimo, fedele all’una, santa cattolica, apostolica e in comunione con Roma”.

Nel suo discorso, Li Shan ha ricordato che il primo vescovo cinese fu ordinato nel 1685, ed erano già passati quattrocento anni da quando il francescano Giovanni Montecorvino aveva avuto, per primo, il titolo di vescovo di Pechino. La Maximum Illud di Benedetto XV aveva dato una ulteriore spinta alla formazione di clero cnese, e all’opera si dedicarono Celso Costantini (1876 – 1958) e il missionario belga Vincent Lebbe.”

Oggi – ha detto Li Shan – la Chiesa in Cina cerca un modo di annunciare il Vangelo, adattandosi alle circostanze tra cui la “sinizzazione” richiesta da Xi Jinping per tutte le religioni, perché il governo – ha sottolneato Li Shan - “orienta le religioni affinché si adattino al socialismo e si integrino nella realtà della società”, e accrescendo in questo contesto anche “il ruolo attivo della Chiesa cattolica nella costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi”.

Nella sua intervista al Global Times, il Cardinale Parolin aveva parlato di una complmentarietà tra inculturazione e sinizzazione, e il vescovo Li Shan ha preso questa linea, sottolineando che “la Chiesa ha chiamata ad utilizzare la cultura cinese per interpretare la dottrina ed esprimere la fede” fino a plasmare “una cultura cattolica con caratteristiche cinesi”.

La Santa Sede alle Nazioni Unite di Ginevra: la cooperazione interreligiosa per la pace

Si è tenuto lo scorso 14 maggio al Consiglio Mondiale delle Chiese l’incontro sulla “Cooperazione Interreligiosa per la Pace e lo sviluppo umano. Creare un ambiente per far prosperare le famiglie”. L’incontro è stato organizzato in occasione del Giorno Internazionale delle Nazioni Unite per le Famiglie.

Anche la Santa Sede ha partecipato all’evento, con un intervento dell’arcivescovo Ivan Jurkovic, Osservatore permanente presso l’ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra.

Nel suo intervento, l’arcivescovo Jurkovic ha rimarcato l’importanza della famiglia come “cellula della società e primo posto di educazione”, sottolineando che la famiglia è sempre più messa alla prova dalle rapide trasformazioni socioeconomiche e demografiche.

L’osservatore della Santa Sede nota che “le famiglie incontrano ardue difficoltà e possono essere tentate dallo scoraggiamento”, anche a causa degli effetti della crisi che ha portato molte famiglie a dover lottare contro la povertà.

È proprio in questi momenti di avversità che i valori della famiglia sono ancora più cruciali, e che “la mancanza di legami famigliari e solidarietà sviluppati con altruismo e perdono può portare a situazioni drammatiche”, a partire dal fatto che milioni di bambini sono lasciati senza “una guida necessaria e appropriata”, e quindi sono esposti a “rischi come il lavoro forzato, lo sfruttamento sessuale e l’abbandono scolastico”.

La famiglia, denuncia la Santa Sede, è stata anche oggetto di numerose forze che hanno cercato di “deformarla”. Il diritto della famiglia a vivere come una unità integrale “è riconosciuto e protetto da una varietà di strumenti internazionali, sia sotto i diritti umani o sotto legge umanitaria internazionale.

Secondo la legge umanitaria internazionale, poi, gli Stati “hanno l’obbligo di fornire il più ampio supporto possibile e protezione alla famiglia come unità naturale e fondamentale della società”, mentre ci sono altri diversi documenti internazionali riconosciuti che riaffermano “il significato centrale e vitale della famiglia in società, sottolineando il suo ruolo chiave nel promuovere sviluppo sociale e la sua forza per la coesione sociale e l’integrazione”.

L’arcivescovo Jurkovic ha poi notato che il 2019 segna due importanti anniversari: il 30esimo anniversario della Convenzione per i Diritti del Fanciullo e il 25esimo anniversario dell’Anno Internazionale della Famiglia, due eventi che “offrono una opportunità a porre attenzione a una accresciuta cooperazione a tutti i livelli delle questioni della famiglia”.

La famiglia resta “l’unità base della società” nonostante i paradigmi mutati su “fertilità, mortalità, lavoro e migrazioni”, mentre l’emergenza di “un gran numero di giovani preparati ad entrare un mondo sociale che cambia rapidamente” e l’invecchiamento della popolazione sono “segni speciali del nostro tempo”, e la comunicazione tra questi due gruppi si sviluppa proprio in famiglia.

Ma oggi, denuncia la Santa Sede, è data troppa poca importanza al “potenziale e fruttuoso scambio tra generazioni e ai valori famigliari”, a causa dell’individualismo che sembra essere l’opposto del concetto di famiglia come “di una comunità di persone”. Eppure, la famiglia – ha concluso il nunzio – è al centro “di quella che Paolo VI ha chiamato civiltà dell’amore”.

La Santa Sede all’ONU di New York: contro la corruzione

Lo scorso 16 maggio, si è tenuto alle Nazioni Untte di New York un incontro di alto livello sulla Cooperazione nel Combattere il Flusso di denaro illecito e rafforzare le buone pratiche e la restituzione dei beni.

Nel suo intervento, l’arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Sata Sede presso le Nazioni Unite a New York, ha detto che i flussi finanziari illeciti “danneggiano lo sviluppo, e specialmente lo sviluppo delle Nazioni più povere, perché “le priva di necessarie risorse per lo sviluppo, mettendo a rischio lo Stato di diritto e la stabilità politica e promuovendo il traffico di esseri umani e catalizzando lo sfruttamento delle risorse naturali delle industrie estrattive”. Combattere il flusso di denaro illecito, ha aggiunto, richiede “una forte cooperazione internazionale e il riconoscimento che il problema non è solo tecnologico o finanziario, ma etico.

Ancora contatto tra Emirati Arabi e Santa Sede

Dopo il viaggio di Papa Francesco ad Abu Dhabi, continuano i contatti tra Emirati Arabi Uniti e Santa Sede. Il 14 maggio, l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Nuova Zelanda Saleh Aluswaidi ha incontato Monsignor Edward Karaan, incaricato d’affari della nunziatura della Santa Sede a Wellington. Secondo una nota dell’ambasciata degli Emirati, i due hanno discusso delle iniziative degli Emirati Arabi Unti nel capo della coesistenza, tolleranza e dialogo.

Papa Francesco è stato negli Emirati Arabi Uniti a febbraio, dove ha firmato una dichiarazione congiunta con il Grande Imam di al Azhar Ahmed al-Tayyb. La dichiarazione sulla Fraternità Universale è da allora utilizzata come dono ai capi di Stato che fanno visita a Papa Francesco. Con l’incontro in Nuova Zelanda, gli Emirati Arabi dimostrano di considerare la Santa Sede un partner fondamentale.

Burkina Faso: attacchi alla Chiesa

Lo scorso 12 maggio, un attacco in una chiesa in Burkina Faso a Dablo ha causato sei morti, a partire dal parroco. Si vive, nel piccolo Stato africano, un clima di terrore, che si è rivolto contro i religiosi. La scorsa settimana, un altro attacco a Simtenga, nel Nord dello Stato, dove quattro cattolici sono stati uccisi mentre tornavano da una processione con la statua della Vergine Maria.

Ma il vescovo Seraphin Rouamba, presidente della Conferenza Episcopale del Burkina – Niger, nell’omelia funebre ha chiesto di perdonare gli aggressori.

Il parroco di Dablo, Sime’on Yampa, è stato ucciso per primo: era responsabile della promozione del dialogo interreligioso tra le comunità locali.

Da quattro anni, il Burkina Faso, tra i paesi più poveri al mondo, fronteggia gli attacchi di gruppi jihadisti locali. A tal punto che, assieme a Niger, Ciad, Mali, e Mauritania, il paese ha preso parte al «gruppo g5 del Sahel», che ha proprio l’obiettivo di prevenire questi attacchi. Nonostante l’impegno, tuttavia, gli scontri sono in aumento.

I vescovi venezuelani pubblicano un video che mostra le sofferenza della popolazione

La Conferenza Episcopale del Venezuela ha pubblicato un video sulla crisi nel Paese, con immagini forte della repressione e della crisi umanitaria nel Paese. Presentandolo, vescovi hanno sottolineato che “in mezzo alle dure situazioni che affliggono il nostro Paese e ai pericoli che vivono i cittadini negli ultimi anni, l’episcopato venezuelano si è sempre schierato in difesa del popolo”.

I vescovi hanno sottolineato di essere “contro la violenza, da qualunque parte provenga”, e hanno ricordato di aver sempre levato la voce per “denunciare e rifiutare le ingiustizie che giorno dopo giorno feriscono tutta la nazione, così come l’ondata di violenza tra la popolazione”, e che “attraverso le loro azioni, i comunicati, le esortazioni e le lettere pastorali accompagnano, animano e danno speranza a tutti i cittadini, ai fedeli e a tutti gli uomini e donne di buona volontà”.

Nonostante un apparente silenzio da parte della Santa Sede, la situazione in Venezuela continua ad essere monitorata. Fedele ad un principio di neutralità, la Santa Sede non ha preso posizione sulla legittimità della presidenza Maduro, ma ha lasciato ai vescovi locali il compito di affermare i principi dello Stato di diritto. La presenza di un funzionario dell’ambasciata all’installazione di Maduro sta a testimoniare che la Santa Sede non intende rompere i rapporti diplomatici. L’appoggio dato dal Papa ai vescovi locali sta a mostrare una attenzione per quello che succede sul territorio.

Una missione di un rappresentante del governo brasiliano in vista del Sinodo Speciale sull’Amazzonia

È stato in Vaticano dal 23 al 26 il ministro Kenneth Felix Haczynski de Nobrega, alto rappresentante del governo brasiliano. Il ministro aveva l’obiettivo di discutere i temi del Sinodo Speciale sulla Regione Pan-Amazzonica, che si terrà in Vaticano il prossimo ottobre. Relatore generale del Sinodo sarà il Cardinale Hummes.

Molti gli incontri istituzionali del ministro Haczynski de Nobrega. Oltre all’incontro con il Cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, che tra l’altro è stato anche nunzio in Brasile, il ministro ha incontrato in Segreteria di stato l’arcivescovo Edgar Pena Parra, sostituto, e monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati. C’è stato anche uno scambio con monsignor Segundo Tejado Munoz, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, con l’arcivescovo Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, e con Guzman Carriquiry, segretario generale della Pontificia Commissione per l’America Latina.

 

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