Diplomazia pontificia, l’agenda multilaterale della Santa Sede

Non solo il discorso di Papa Francesco alle Nazioni Unite a New York. La Santa Sede interviene anche a Ginevra e Vienna. Riprende così l’agenda internazionale

Il videomessaggio di Papa Francesco durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 25 settembre 2020
Foto: HolySeeMission
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La settimana di Alto Livello delle Nazioni Unite si è aperta con un intervento del Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, alla commemorazione dei 75 anni delle Nazioni Unite, e si è conclusa con un video messaggio di Papa Francesco il 25 settembre, che ha sostenuto ancora una volta l’idea di una agenda multilaterale.

È il segno del grande ritorno delle organizzazioni internazionali sulla scena. Ancora gli incontri sono in gran parte virtuali, come lo sono stati gli ultimi, ma la risoluzione sulla risposta alla pandemia passata questa settimana fa già guardare al futuro. Un futuro su cui si concentrerà anche la prossima enciclica di Papa Francesco, “Fratelli Tutti”.

In questa settimana, da segnalare anche la visita del presidente polacco Andrzej Duda in Vaticano. È il primo presidente a visitare il Papa dopo la crisi da pandemia. Si attende, invece, per la prossima settimana una visita in Vaticano da parte di Mike Pompeo, segretario di Stato USA, che ha fortemente criticato Papa Francesco per l’imminente rinnovo dell’accordo provvisorio con la Cina sulla nomina dei vescovi

                                                FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede all’ONU di Ginevra, per i diritti delle persone anziane

Lo scorso 21 gennaio, la 45esima sessione del Consiglio dei Diritti Umani si è riunita per discutere del Rapporto dell’Esperto sul godimento dei diritti umani da parte delle persone più anziane.

L’arcivescovo Jurkovic, osservatore permanente della Santa Sede a Ginevra, ha sottolineato che gli anziani non sono un gruppo omogeneo, come si potrebbe pensare dalle statistiche, e questa “prospettiva limitata non ci permette di fare una concreta valutazione dei loro bisogni”, e così ci sarebbe bisogno di un altro tipo di dati, che permetta di “identificare non solo i bisogni, ma anche come la popolazione è colpita dalla mancanza delle protezione dei diritti umani”.

La Santa Sede ha notato che la pandemia ha provato che c’è bisogno di dati di questo tipo, considerando anche che – sebbene il COVID metta a rischio ogni età – i vecchi sono quelli a maggior rischio di ammalarsi.

L’arcivescovo Jurkovic non manca di denunciare l’emergenza sanitaria che ha colpito appunto le persone più anziane che si trovavano in case di riposo, e chiede di “riportare accuratamente delle morti e infezioni che hanno luogo in queste strutture e di migliorare il monitoraggio della situazione in questi centri”.

La Santa Sede nota che “le persone anziane” in queste situazioni di emergenza “incontrano maggiori ostacoli nell’accedere ad una diagnosi tempestiva ed efficace e alle cure”, e addirittura le case di cura senza personale “sono forzate a fare scelte complesse nell’uso di risorse mediche”. E per questo, non si può non biasimare che la “decisione di distribuire le scarse risorse mediche possa essere fatta, o sia già stata fatta, solamente sulle basi dell’età”.

La Santa Sede chiede che le decisioni al triage siano fatte “attraverso valutazioni cliniche e un chiaro impegno a salvaguardare il diritto a godere del maggiore standard possibile di salute mentale e fisica e della dignità della persona umana”.

La generazione degli anziani, ha aggiunto la Santa Sede, “è la nostra più valida risorsa in termini di storia, esperienza e insegnamento per il presente e il futuro delòla nostra famiglia umana”.

La Santa Sede a Ginevra, l’impegno per un vaccino per tutti

Nell’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO) la Santa Sede ha lavorato per importanti, come la convenzione di Marrakech che si occupa di alleviare il peso dei diritti di autore dei libri per gli ipovedenti. Ora, la battaglia riguarda la protezione intellettuale di un vaccino per il COVID 19, che deve essere per tutti.

Se ne è discusso il 21 settembre alle assemblee WIPO. L’arcivescovo Ivan Jurkovic ha sottolineato che “durante questa pandemia, la famiglia umana sta sperimentando la sua debolezza comune e condivisa fragilità”, e le nazioni stanno mobilitando “investimenti senza precedenti” mostrando cosa si può fare lavorando insieme.

La Santa Sede ha notato che il WIPO, proprio allo scoppio della pandemia, ha promosso un database, il PATENTSCOPE, che ha oltre 80 milioni di divulgazioni tecnologiche, nonché una ricerca speciale sul COVID 19 dedicata a “migliorare l’accesso alle informazioni tecnologiche diffuse in brevetti pubblici riguardo invenzioni sulla diagnosi, prevenzione e trattamento del COVID 19”.

Così, seppure riconoscendo il ruolo del sistema di protezione della proprietà intellettuale, la Santa Sede “rinnova la sua chiamata a mettere in opera legislazioni e piani per assicurare che i brevetti e le misure di commercio non diventino barriere per l’accesso a quei trattamenti essenziali, così come a strumenti di diagnostica, medicine, accessori e supporti medici”.

La Santa Sede mette in luce anche la crisi ecologica, per combattere la quale l’innovazione ha un ruolo centrale. E l’innovazione – ha aggiunto la Santa Sede – è sviluppata dal “sistema di proprietà intellettuale”, e per questo possono anche essere tarati in modo da “diffondere l’innovazione verso i posti di maggiore bisogno”.

La Santa Sede all’ONU di Ginevra, difendere i diritti dei popoli indigeni

Il 24 settembre, il Consiglio dei Diritti Umani ha discusso un rapporto speciale sui diritti delle popolazioni indigene. Nel suo intervento, l’arcivescovo Jurkovic ha proclamato la solidarietà della Santa Sede con le popolazioni indigene, “spesso marginalizzate”, e ricordato che le popolazioni indigene rappresentano il 6 per cento della popolazione mondiale eppure sperimentano i più alti tassi di povertà, essendo così “più vulnerabili alle sfide attuali che stiamo affrontando, come il cambiamento climatico, i disastri naturali e l’attuale crisi dovuta al COVID”.

Crisi acuita dalla difficoltà, per queste popolazioni, di muoversi e di poter così accedere ai medicinali, e, in caso possano accedervi, di non poterli comprare perché la maggior parte degli indigeni lavora nelle economie informali che sono state particolarmente colpite dalla pandemia.

La Santa Sede ha notato che i diritti umani degli indigeni vengono spesso “violati, anche attraverso un accesso inadeguato alla giustizia e all’educazione”, ma anche con sfollamenti forzati che colpiscono al cuore le comunità che considerano “la loro terra, e le risorse naturali da cui dipendono, strettamente connesse non solo alle loro identità e culture ma anche al loro benessere fisico e spirituale”.

Va considerato, aggiunge l’arcivescovo Jurkovic, che “le comunità indigene salvaguardano l’80 per cento della biodiversità mondiale, contribuendo all’integrità ecologica globale”.

La Santa Sede ricorda che il Papa stesso ha chiesto, nella Querida Amazonia (l’esortazione post-sinodale del Sinodo Speciale sulla Regione Panamazzonica) ha chiesto alla comunità internazionale di “ripristinare la giustizia per gli indigeni e proteggerli dall’esproprio delle loro terre e lo sfruttamento economico”.

La delegazione della Santa Sede ha dunque chiesto di “fornire speciale cura ed attenzione alle comunità indigene e alle loro tradizioni culturali”, perché non vanno considerat solo “minoranze tra le altre”, ma sono piuttosto “partner da includere in tutti i processi decisionali”, come non è successo durante questa pandemia.

Il “ministro degli Esteri” vaticano all’AIEA

La Santa Sede è tra i Paesi fondatori dell’Agenzia Internazionale di Energia Atomica, ed ha particolarmente a cuore i temi del nucleare. Da una parte, la lotta per l’abolizione di ogni arsenale nucleare. Dall’altro, l’apprezzamento per il nucleare “civile” che può anche rappresentare occasioni di sviluppo.

Lo scorso 21 settembre, si è tenuta la 64esima conferenza generale dell’AIEA, e l’intervento della Santa Sede è stato distribuito dall’arcivescovo Gallagher, ministro vaticano per i rapporti con gli Stati.

L’arcivescovo Gallagher ha notato che “questa pandemia senza precedenti” ha portato nuova luce sull’interdipendenza delle nazioni, e ha sottolineato che la Santa Sede supporta le molte attività dell’AIEA che “rafforzano la cooperazione internazionale”, come il progetto ZODIAC; un network globale che permette di sorvegliare, controllare, intervenire su animali che hanno malattie zoonotiche come COVID, Ebola, Influenza Aviaria e Zika.

Il ministro degli Esteri vaticano ha inoltre notato che “la pandemia ha mostrato problemi riguardo le capacità di rilevare il virus”, nonché “la necessità di una migliore comunicazione tra le istituzioni sanitarie nel mondo”, e ha detto che sarebbe auspicabile che “ZODIAC supportasse anche attività di ricerca e sviluppo per nuove tecnologie e metologie per il rilevamento precoce e la sorveglianza delle malattie”.

L’arcivescovo Gallagher, poi, reitera l’aspirazione per un “mondo di pace, libero da armi nucleari”, un mondo che non si appoggi su “un bilanciamento del potere militare”.

Il “ministro degli Esteri” vaticano ha anche sottolineato la “preoccupazione della Santa Sede riguardo i segni di erosione del multilateralismo e la fine dell’ordine basato sulle regole, specialmente nel controllo e bando delle armi nucleari”.

La Santa Sede – ha detto – riconosce il contributo dell’AIEA nel disarmo nucleare, e mostra apprezzamento per l’agenzia per aver “sviluppato strategia per stabilire e migliorare i programmi di radioterapia, in modo da aiutare gli Stati membri a basso e medio reddito di migliorare l’efficace dei loro servizi di medicina radio”.

La Santa Sede supporta anche “le nazioni che usano la scienza e la tecnologia nucleare per monitorare le emissioni e i cambiamenti climatici negli oceani e per mitigare le risorse delle emissioni di gas serra.

                                                FOCUS EUROPA

Il presidente Duda da Papa Francesco

Lo aveva annunciato e ha mantenuto la parola: il presidente polacco Andrzej Duda è stato in visita da Papa Francesco nel primo viaggio del suo nuovo mandato. Il presidente ha incontrato il Papa per la terza volta. Quest’anno, tra l’altro, si celebra il centesimo anniversario della nascita di Giovanni Paolo II e il 40esimo anniversario della fondazione di Solidarnosc.

L’incontro con Papa Francesco è avvenuto il 25 settembre. Dopo, Duda ha fatto una visita alla Comunità di Sant’Egidio, ed è quindi stato intervistato da EWTN, che ha una sezione in lingua polacca.

Parlando di Giovanni Paolo II, il presidente ha detto che la sua generazione si definisce come “la generazione di Giovanni Paolo II”, anche perché lui viene da Crcoavia e “Cracovia era il posto che il Papa ha visitato più spesso nella storia del pontificato”.

Il Papa – ha detto – ha fatto “la cosa più grande si potesse fare ai polacchi in quel tempo: ha mostrato alla generazione dei miei genitori come molte persone in Polonia potessero pensare differentemente”.

Parlando dei temi della presidenza, Duda ha sottolineato che “la famiglia nella mia presidenza e nella mia vita ha un immenso valore”, perché “non c’è nazione né Stato senza una famiglia che ha bambini e che così rinnovi le generazioni”.

L’impegno di Duda è dunque quello di costruire “questa cornice legale e sistemica per far crescere la famiglia”, seguendo tra l’’altro la costituzione polacca, che chiede allo Stato di difendere la famiglia e che definisce il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna”.

Il presidente Duda ha anche raccontato di aver detto al Santo Padre che crede che “in questo periodo in cui siamo pressati da ogni lato da una propaganda anti-cattolica e anti cristiana, completamente opposta ai valori di cui leggiamo nelle Sacre Scritture, siamo chiamati ad opporci con tutte le nostre forze alle correnti che secondo me distruggono la famiglia tradizionale e l’essere umano per come viene compreso”.

Duda ha anche detto che si è impegnato per i cristiani perseguitati, per esempio votando a favore di dichiarazioni o atti legislativi sulla difesa dei cristiani, specialmente in Medio Oriente, ma anche nel Sud Est Asiatico.

Il presidente del Consiglio d’Europa da Papa Francesco

Lo scorso 21 settembre, Rik Daems, presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, è stato ricevuto da Papa Francesco. Secondo lo stesso Daems, lui e il Papa avrebbero parlato dell’ambiente e di come stabilire un forte legame con i Diritti Umani; di violenza contro le donne; di multilateralismo e unità nella diversità

Si congeda l’ambasciatore di Serbia presso la Santa Sede

Era ambasciatore di Serbia presso la Santa Sede dal 2017, Dejan Sahovic, e lo scorso 21 settembre è stato da Papa Francesco in visita di congedo.

Sahovic aveva una lunga carriera diplomatica alle spalle, cominciata già in Yugoslavia e perfezionata alla Nazioni Unite, come funzionario politico nelle missioni sul campo in Cambogia, Sud Africa e Tajikistan. Un inizio carriera in banca, una parentesi come avvocato, ha servito poi nel multilaterale ed è stato dal 2008 al 2012 ambasciatore di Serbia in Ungheria, ed è stato capo della task force della presidenza serba dell’OSCE nel 2015.

Santa Sede e Seerbia hanno relazioni diplomatiche da cento anni, anche se queste furono interrotte dal 1945 al 1970, e poi riprese. Nel 2003, fu stabilita la nunziatura apostolica in Serbia e Montenegro, e nel 2006 nella sola Serbia. Il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha visitato il Paese nel giugno 2018, come parte di un viaggio che toccava il Montenegro. Entrambi gli Stati non sono stati mai visitati da un Papa, e c’era possibilità che il Papa andasse in Montenegro a novembre di quest’anno.

                                                FOCUS NUNZIATURE

Papa Francesco nomina il nunzio apostolico in Angola e Sao Tomé e Principe

Altro nunzio di nuova nomina per Papa Francesco: il 21 settembre, il Papa ha destinato alla nunziatura di Angola e Sao Tomé e Principe monsignor Giovanni Gaspari. Sacerdote dal 1987, laureato in diritto canonico, è nel servizio diplomatico dal 2001, e ha lavorato nelle Rappresentanze Pontificie di Iran, Albania, Messico, Lituania e quindi presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato vaticana.

Quest’anno si festeggiano i 45 anni della rappresentanza diplomatica della Santa Sede in Angola: la delegazione era stata istituita nel Paese il 25 febbraio 1975, e fu elevata al rango di nunziatura nel luglio 1997 da San Giovanni Paolo II. Questi ha visitato l’Angola nel 1992, mentre Benedetto XVI vi è stato nel 2009.

                                                FOCUS MEDIO ORIENTE

Il nuovo ambasciatore di Iraq presso la Santa Sede incontra Parolin

Il 21 settembre, Rahman Farhan Al-Amiri, ambasciatore di Iraq presso la Santa Sedee, ha incontrato il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. L’incontro ha fatto seguito alla presentazione delle lettere credenziali al Papa.

Una nota dell’ambasciata di Iraq presso la Santa Sede sottolinea come l’ambasciatore abbia spiegato che “l’Iraq è un luogo di incontro per le religioni che concordano sul rispetto per l’essere umano, la dignità la promozione di una cultura di valori e pace”.

L’ambasciatore ha anche insistito sulla volontà del governo di un ritorno degli sfollati e per la riabilitazione di donne e bambini vittime del Daesh.

Dal canto suo, il cardinale Parolin si è detto pronto a lavorare con l’ambasciatore per raggiungere sicurezza e pace in Iraq, indicando che il terrorismo ha lasciato effetti negativi tangibili nella nazione, inclusa la distruzione di aree che erano sotto controllo e il crollo del numero di cristiani a causa dell’emigrazione da 1,5 milioni a 300 mila. Il Cardinale Parolin è stato in Iraq a Natale 2018.

L’ambasciatore ha parlato anche di un eventuale viaggio nel Papa del Paese: Francesco lo aveva annunciato, ed una prima organizzazione era stata messa in piedi. Ora, si dovrà attendere.

                                                FOCUS STATI UNITI

Mike Pompeo in Vaticano

Il suo passaggio a Roma sarà parte di un più lungo tour in Europa, ma il Segretario di Stato americano Mike Pompeo sarà in Vaticano il prossimo 29 settembre, per un incontro con il Cardinale Pietro Parolin, e poi parteciperà il 30 settembre ad una conferenza per la protezione della libertà religiosa che si inserisce nella tradizione dei “ministeriali” sul tema inaugurato dall’amministrazione Trump.

Pompeo arriva però in Vaticano dopo aver pubblicato un intervento su First Things, rivista american neo-con, in cui criticava l’accordo della Santa Sede con Pechino e chiedeva di non rinnovarlo perché in tal caso “il Vaticano metterebbe in pericolo la sua autorità morale”.

Possibile che il tema dell’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi, che dovrebbe essere rinnovato ad ottobre, sarà oggetto degli incontri di Pompeo. Lo scorso anno, a Roma per un evento promosso sempre dalla rappresentanza diplomatica, Pompeo venne ricevuto in Vaticano da papa Francesco e poi dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin insieme al “ministro degli Esteri” vaticano Paul Richard Gallagher.

L’intervento di Pompeo è stato accolto con un certo fastidio in Vaticano, ma non bloccherà la firma dell’accordo, già decisa.

Potrebbe anche essere che le parole del Segretario di Stato vadano piuttosto a rafforzare l’intesa sino-Vaticana, perché Pechino è oggi più che mai disposta a maggiori concessioni.

                                                FOCUS MIGRANTI

Il Cardinale Czerny per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

Il Cardinale Michael Czerny, sottosegretario della sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha tenuto il 23 settembre un intervento in occasione di un evento per la Giornata Mondiale dei Rifugiati organizzato da Jesuit Refugee Service e l’Unione Internazionale delle Superiori Generali.

Nel suo discorso, il Cardinale ha ricordato che la Giornata Mondiale del Rifugiato si celebra dal 1914, e che quest’anno avrà come tema: “Forzati a partire come Gesù”,

Il cardinale ha detto che il Papa quest’anno ci chiede “di scoprire più profondamente la realtà degli sfollati interni”, anche perché gli sfollati ci “offrono l’opportunità di scoprire parti nascoste dell’umanità e approfondire la nostra comprensione delle complessità del mondo.

Il Cardinale ha sottolineato che le organizzazioni della Chiesa “dovrebbero lavorare insieme e condividere gli stessi obiettivi”. Ha affermato che “mentre la protezione degli sfollati è responsabilità primaria delle autorità nazionali, questa richiede un approccio globale e sforzi condivisi”. Ha messo in luce come gli sfollati possano comunque essere “una forza positiva di cambiamento”, dato che dimostrano “un rimarchevole grado di speranza, resilienza e forza”.

Per questo – ha concluso il Cardinale – “affrontare i bisogni degli sfollati e supportare i loro network e interazioni con i residenti locali aiuterà a costruire la comunità e a muoversi verso il recupero, la coesione sociale, la pace, la sicurezza e lo sviluppo”.

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