Shevchuk e Bartolomeo si incontrano, verso una commissione cattolico orientale-ortodossa

Il capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina e il Patriarca Bartolomeo a colloquio per discutere di ecumenismo e rapporti con la Chiesa orientale

Sua Beatitudine Shevchuk e il Patriarca Bartolomeo
Foto: Segreteria dell'arcivescovo maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina
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È un dono fortemente simbolico, quello che l’arcivescovo maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina Sviatoslav Shevchuk ha fatto al Patriarca Bartolomeo I: una copia della Bibbia di Halych. Perché in quella Bibbia è racchiusa storia, identità e rivendicazioni della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, e in generale di tutti i fedeli che sono in Ucraina.

In fondo, il regalo non poteva che essere simbolico, dati i luoghi e i temi dell’incontro. Sua Beatitudine Shevchuk e il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli si sono incontrati a Santa Marta il 16 settembre.

Bartolomeo è in Italia per una serie di incontri che lo portano prima a Roma (ieri, alla Pontificia Università Orientale per i cinquanta anni della Società di Diritto delle Chiese Orientali, oggi incontro con Papa Francesco) e poi a Lungro, in Calabria, per celebrare i cento anni dell’Eparchia che è un piccolo raccordo, in Italia, tra Oriente e Occidente.

L’arcivescovo maggiore Shevchuk ha invece guidato a Roma il sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina dall’1 al 10 settembre, e poi, dal 12 al 14 settembre, ha co-organizzato con il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee l’incontro annuale dei vescovi cattolici orientali di Europa, anche questo tenutosi a Roma.

E, in fondo, l’incontro con Bartolomeo, nato proprio da una iniziativa dell’arcivescovo maggiore, si inserisce perfettamente all’interno dei lavori della riunione dei vescovi cattolici orientali europei. Alcuni dei punti di discussione sono nati proprio da quella riunione, e proposti in agenda al Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che ha organizzato e benedetto il tutto.

Si è parlato - fa sapere l'arcivescovo maggiore Shevchuk - del contributo teologico che le Chiese Cattoliche Orientali possono dare alla tradizione latina, del modo in cui le stesse Chiese possono sviluppare il concetto di sinodalità e trovare nuove forme di esercizio del primato petrino, come tra l’altro già auspicato da San Giovanni Paolo II nell’enciclica Ut Unum Sinnt del 1995. E per questo si è arrivati a proporre una commissione mista tra Chiese Orientali Cattoliche e Chiesa Ortodossa, che dia nuovo slancio al dialogo ecumenico.

La novità del lancio della commissione sta proprio nella specificità data alle Chiese Cattoliche Orientali, mentre fino ad ora tutti i tavoli misti cattolico – ortodossi avevano guardato soprattutto alle specificità delle Chiese ortodosse.

Punto cruciale della discussione è stata la situazione ecumenica in Ucraina. E lì la teologia si mischia con la situazione storica. Perché l’Ucraina è diventato terreno di scontro ecumenico tra Costantinopoli e Mosca quando, attraverso l’allora presidente Petro Poroshenko, è stata inoltrata al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli una richiesta di autocefalia per la Chiesa Ortodossa Ucraina. Si chiedeva, insomma, di creare una Chiesa nazionale ortodossa, mentre dal 1686 Kiev era stato considerato territorio canonico di Mosca per una concessione di Costantinopoli, e da allora il metropolita di Kiev era sempre stato legato al Patriarcato di Mosca. C’erano, in Ucraina, chiese ortodosse locali, ma considerate scismatiche e fuori dalla comunione ortodossa.

Da parte sua, la Chiesa Greco Cattolica Ucraina si è sempre mantenuta neutrale, pur guardando con attenzione alla nascita della Chiesa Ortodossa Ucraina, alla cui guida è stato eletto il metropolita Epifanyi. In un incontro, Sua Beatitudine Shevchuk era arrivato a parlare del “modello Santa Sofia” per la Chiesa Greco Cattolica Ucraina, ovvero il modello di una Chiesa mai “ostaggio di interessi politici del potere di Stato, né servitrice dei poteri di questo mondo, perché non è caduta nel peccato di adorare autorità mondane”, rimanendo “l’anima e la coscienza del suo popolo”.

Di certo, la presenza della Chiesa Ortodossa Ucraina potrebbe, secondo l'auspicio di Sua Beatitudine Shevchuk, "facilitare il dialogo ecumenico in Ucraina, perché l’interlocutore principale della Chiesa Greco Cattolica Ucraina sarà la Chiesa ortodossa locale”.

Bartolomeo, dal canto suo, ha spiegato le ragioni per cui ha deciso di concedere il tomos di autocefalia, nonostante le proteste di Mosca che ha prima provato il dialogo in una visita del Patriarca Kirill a Istanbul, quindi ha rotto la comunione con Costantinopoli e infine ha deciso di uscire dai tavoli di dialogo cattolico ortodosso co-presieduti dal Patriarcato Ecumenico, a partire dalla Commissione Teologica mista che sta discutendo di un nuovo documento sulla sinodalità nel secondo millennio, dopo aver discusso la sinodalità nel primo millennio nel documento di Chieti nel 2016.

Ed è in questo contesto che si inserisce il dono, simbolico, della riproduzione della Bibbia di Halych. Il fac-simile è stato presentato con orgoglio da Sua Beatitudine Shevchuk a novembre 2018, nella cattedrale di Santa Sofia a Kiev. Ma l’originale è a Mosca, nel Museo Storico dello Stato, dove vi fu portata nel XVII secolo.

Quando però la Bibbia di Halych fu stampata, nel 1144, Mosca nemmeno esisteva, perché la capitale della Russia fu fondata ufficialmente nel 1147. E la Bibbia di Halych è una delle più antiche di Ucraina, ma non la più antica in assoluto. È testimonianza di un movimento di studio della Bibbia che ha radici con il Battesimo della Rus’, nel 988, e che porta alla decisione di Yaroslav il Saggio, principe della Russia di Kiev, di radunare una serie di traduttori nella cattedrale di Santa Sofia, con lo scopo di tradurre libri nell’antico linguaggio slavonico, e la Bibbia di Halych fu tra le primissime a comparire.

Sono tanti, insomma, i simboli che si intrecciano in quel dono. E che poi si intrecciano anche con la storia, perché la Chiesa Greco Cattolica Ucraina si riunì a Roma con l’Unione di Brest del 1595, ma prima era stata anche fedele a Costantinopoli, sebbene lo scisma di Oriente non portò subito alla scelta di stare dalla parte bizantina. È una storia complessa, quella della Chiesa Greco Cattolica, che prima dell’unione con Roma si ritrovò sotto il tiro di influenze incrociate, anche russe, che ne rivendicavano il diritto ad evangelizzarla per via di un decreto sempre emesso da Costantinopoli.

E non è un caso che il Patriarca Bartolomeo abbia dichiarato poi di essere felice che i figli della Chiesa di Kiev conservino ancora la memoria della loro Chiesa madre di Costantinopoli.

In serata, poi, nella lectio magistralis per i cinquanta anni della Società di Diritto delle Chiese Orientali, il Patriarca Bartolomeo ha chiarito il modo in cui concepisce il ruolo di Costantinopoli. “Il dialogo inter-cristiano – ha detto – può solo fiorire quando praticato con sincera mutualità, come un testimone, come un sacrificio delle certezze radicate e un superamento dell’auto-centralità”. E per questo, affrontando questo scopo, il “Patriarcato Ecumenico è sottoposto ad una enorme pressione: è chiamato a conversare con forza con il resto delle Chiese senza temere che possa soffrire di un non dovuto compromesso delle sue coordinate di identità, ovvero, deformando la sua identità”. E ha aggiunto: “Il dialogo ecumenico non può essere ridotto alla sola unità delle Chiese”.

Viene anche da qui una comunanza di intenti con la Chiesa Greco Cattolica Ucraina, con Kiev a fare da ponte con la realtà cattolica e Costantinopoli che sente il ruolo di fare da ponte tra tutte le realtà ortodosse. E Roma ha un ruolo fondamentale, come luogo dove questi dialoghi avvengono e come garante al di sopra delle parti.

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