Diplomazia Pontificia, dalla Cina alla lotta al traffico di esseri umani nella pesca

Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, durante una intervista
Foto: Vatican Media - YouTube
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È stato un intervento a tutto campo, quello del Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, all’inaugurazione dell’Anno Accademico della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale lo scorso 21 novembre. Dalla Cina alle migrazioni, passando per il difficile dialogo con il Patriarcato di Mosca, le parole del Cardinale danno uno spaccato dell’impegno della diplomazia pontificia.

Impegno che è concreto anche sul tema della pesca. Il 21 novembre, il Messaggio per la Giornata della Pesca è stato accompagnato da una conferenza alla FAO alla presenza anche dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati.

Il Cardinale Pietro Parolin inaugura l’Anno Accademico della Facoltà Teologica di Bologna

Un colloquio a tutto campo, durante il quale il Cardinale Parolin ha non solo affrontato il tema delle vocazioni, ma anche quelli più diplomatici, dalla Cina alle migrazioni. Lo scorso 21 novembre, il Segretario di Stato vaticano è stato a Bologna per inaugurare l’anno accademico della Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale.

In quell’occasione, il Cardinale Parolin ha spiegato prima di tutto che l’accordo riservato con la Cina firmato lo scorso 22 settembre è stato “un atto di fede”, sottolineando che “lo scopo dell’accordo è di evitare che ci siano vescovi non in rapporto con la Santa Sede”. Ora, “i vescovi saranno nominati dal Papa e riconosciuti”, mentre prima “c’erano tre gruppi di vescovi: quelli nominati dal Papa e non riconosciuti dal governo, quello riconosciuti dal governo ma non nominati dal Papa, e quello più grande dei vescovi che avevano approvazione di entrambi”.

Il Cardinale Parolin ha sottolineato di sperare che ci sia “buona volontà da parte cinese”, perché da parte della Santa Sede c’, sebbene ci siano “tanti interrogativi e tante apprensioni”.

Il segretario di Stato ha ricordato che il dialogo con la Cina va avanti dagli anni Settanta, ma si è interrotto nell’Anno Santo del 2000 per “un incidente diplomatico”, ovvero “la canonizzazione dei martiri cinesi l’1 ottobre, che è anche l’anniversario della Rivoluzione”, cosa che fu interpretata dall’autorità cinese come “una provocazione”. Quando il pontificato cambiò, “i cinesi si fecero avanti”, e il Cardinale Parolin, all’epoca sottosegretario per il rapporto con gli Stati, ne fu coinvolto. Il Cardinale ha anche ricordato il lavoro del Cardinale Roger Etchegaray, che fu protagonista di diversi contatti.

Il Cardinale Parolin ha anche ammesso che “ci sono parecchie difficoltà nel dialogo con il Patriarcato di Mosca”, e queste difficoltà sono acuite dalla “crisi in Ucraina”, mentre sembra ci sia “più convinzione da parte di Costantinopoli.

Sulla questione dei migranti,la Chiesa non si è esposta troppo. Cosa possiamo proporre se non di scegliere e di aiutare”. Il Cardinale ha detto anche che ha notato “un certo distanziamento tra la Chiesa e molti sui migranti”, e ha ammesso che “c’è una serie di problemi da gestire sul tema dell’integrazione”, notando che comunque l’Europa si muove in ordine sparso”.

Il Cardinale ha anche fatto riferimento ai Global Comapcts, gli accordi globali delle Nazioni Unite su immigrazione e rifugiati, che si terranno il prossimo 11-12 dicembre a Marrakech. Il Cardinale ha detto che il Papa “aveva chiesto di andare io il 10 o 11 dicembre a rappresentarlo, ma non sappiamo ora se sarà opportuno mandare una delegazione di alto livello”.

Nell’ora di colloquio, il Segretario di Stato si è detto anche preoccupato dalla scomparsa di cattolici dalla politica italiana. “Oggi – ha detto – la voce dei cattolici in politica è divenuta flebile fino a quasi diventare inudibile. Questo è il problema del presente. Debbono esserci tentativi di dare risposta, per trovare una possibilità di unirsi in modo nuovo e creativo per far sentire la voce dei cattolici sui temi importanti”.

Nella sua prolusione, il Cardinale Parolin ha invece parlato dell’identità sacerdotale in un mondo che cambia rapidamente. Il Cardinale ha notato che “c’è una crisi di vocazione, ovvero delle risposte alla chiamata di Dio, ed è vero che ci sono meno giovani perché da decenni nascono meno bambini”, mentre “la figura del prete ha perso molto prestigio”, e si nota anche “una crisi di fede, fenomeno legato alla avanzata secolarizzazione”.

Il segretario di Stato ha detto di credere che prima di tutto sia necessario “testimoniare che siamo contenti di essere preti”, e ha notato che non si può guardare al prete secondo una logica di ieri, perché “il prete di domani sarà diverso, capace di congedarsi da alcune cose per dedicarsi ad altre che sembreranno meno necessarie”, e sarà duttile e saggio per affrontare le nuove sfide. Prima di tutto però “il prete de essere un uomo dalla intima relazione con Dio”, considerando che “le cronache oscure che hanno interessato la vita dei preti ci fanno capire come sia necessario ritrovare nei preti quei tratti di umanità di Cristo”. I criteri pastorali da seguire sono “incontro e vicinanza”.

Il messaggio per la Giornata Mondiale della Pesca

Per la prima volta, il messaggio per la Giornata della Pesca è stato consegnato dalla Santa Sede alla sede della FAO di Roma, in una giornata esplicitamente dedicata a I diritti del lavoro sono diritti umani – Lavorare insieme per i diritti dei pescatori e intensificare la lotta contro la tratta degli esseri umani e il lavoro forzato nel settore della pesca.

È successo il 21 novembre, e la giornata è stata organizzata dalla FAO insieme alla missione della Santa Sede alla FAO e al Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale, nella sezione dell’apostolato del mare.

Prendendo spunto dal 70esimo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il Messaggio per la Giornata della Pesca ha chiesto di applicarne l’articolo 4 secondo il quale “nessun individuo potrà mai essere ridotto in stato di schiavitù”, e ricordare che – secondo l’articolo 23 – tutti hanno diritto “al lavoro e alla libera scelta dell’impiego”, ad “eguale retribuzione per eguale lavoro”.

Un articolo da applicare anche ai 59,6 milioni di persone che lavorano nel settore della pesca, l’85 per cento delle quali in Asia, che però è gestita da una industria “considerata da molti come principale responsabile delle difficili condizioni di vita e di lavoro dei pescatori”, e sta comunque cercando di trovare una soluzione. Ma sono sforzi “non sufficienti, perché “il numero di governi che hanno ratificato gli strumenti internazionali è ancora piuttosto esiguo e in alcuni luoghi l’industria della pesca continua a piegarsi alla ricerca del profitto”.

Il Messaggio sottolinea dunque che “lavorando insieme possiamo arrestare il traffico degli esseri umani e il lavoro forzato in mare, migliorare le condizioni di lavoro e sicurezza e combattere la pesca illegale”.

Si tratta di un lavoro che la Santa Sede fa da tempo. Nel 2017, il Congresso Internazionale dell’apostolato del mare si è tenuto a Taiwan, e aveva come tema proprio il traffico di esseri umani.

L’intervento dell’arcivescovo Gallagher per la Giornata Mondiale della Pesca

La giornata alla FAO del 21 novembre ha visto anche l’intervento dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati. Questi ha rimarcato che “la cornice legale della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fornisce un importante punto di riferimento negli sforzi per promuovere lo sviluppo sociale e migliorare la governance dell’industria della pesca nelle nazioni in via di sviluppo”

Il “ministro degli Esteri” vaticano ha rimarcato che “la Santa Sede ha sempre guardato con particolare attenzione alla realtà dei pescatori, lavoratori del mare e delle loro famiglie”, ha notato come lo scorso anno sia entrata in vigore la Convenzione ILO per il Lavoro nella pesca, dopo più di 10 anni della sua adozione. La Convenzione – ha sottolineato l’arcivescovo Gallagher – ha “lo scopo di prevenire inaccettabili forme di lavoro per i pescatori di tutto il mondo, specialmente sui pescatori migranti”, eppure, nonostante tutto, la pesca “è uno dei settori in cui si può notare la presenza di condizioni di lavoro tra le più degradanti ed inumane”.

In fondo, denuncia l’arcivescovo Gallagher, i “pescatori sono stati lasciati indietro, perché le politiche di sviluppo hanno mancato di affrontare le incertezze strutturali collegate alla loro situazione”, ed è difficile anche immaginare una organizzazione internazionale, che sia una ONG o un governo, risolvere la questione da sola.

L’arcivescovo Gallagher ha detto che si deve favorire un approccio basato sui diritti umani alla questione della pesca, supportando i diritti umani fondamentali come mezzo per la riforma del settore della pesca, cambiando l’orientamento di molte iniziative, perché “l’advocacy per i diritti umani può creare le condizioni per le comunità di pescatori di poter avere una voce nelle decisioni riguardo la destinazione delle risorse”.

La conclusione della Santa Sede alla Giornata Mondiale della Pesca

Monsignor Fernando Chica Arellano, Osservatore Permanente della Santa Sede presso la FAO, ha concluso la giornata sottolineando che “per dare un peso reale alle parole che abbiamo pronunciato oggi, è essenziale una presa di coscienza più viva delle condizioni che vivono queste persone, fare proprio il loro dolore, porsi nella loro penosa situazione e, con responsabilità e con ferma volontà, dare peso alle azioni, in modo che siano vigorose e allevino il dolore di coloro cui creano maggiore frustrazione.

Monsignor Chica Arellano ha anche detto che è importante non sottovalutare la necessità di far crescere la responsabilità sociale delle imprese dedicate al commercio della pesca. L’Osservatore della Santa Sede ha anche notato che non ci si può dimenticare che le risorse del pianeta sono limitate.

Un nuovo nunzio per il Pakistan

È il libanese Christophe Zakhia el Kassis il nuovo nunzio apostolico in Pakistan: lo ha reso noto il 24 novembre la Sala Stampa della Santa Sede. 

El-Kassis, finora consigliere di nunziatura, sarà elevato alla dignità di arcivescovo con sede titolare di Roselle. 

Nato a Beirut il 24 agosto 1968, sacerdote dal 21 maggio 1994 e incardinato nell'arcieparchia di Beirut dei maroniti, monsignor El-Kassis è dal giugno 2000 nel servizio diplomatico presso la Santa Sede. Ha lavorato nelle Nunziature Apostoliche in Indonesia, Sudan, Turchia e nella Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Parla arabo, francese, italiano, inglese, indonesiano, spagnolo e tedesco.

Va così a riempire una casella cruciale come la nunziatura del Pakistan, vacante dal 24 agosto 2017, quando il suo predecessore, l'arcivescovo Bader Ghalib, il primo sacerdote di origine giordana ad essere diventato nunzio, era stato nominato nunzio nella Repubblica Dominicana e delegato apostolico a Porto Rico

La Santa Sede è presente a Karachi con una delegazione apostolica istituita da Pio XII con il breve Arcano Dei di Papa Pio XII. Sempre lo stesso Pio XII ha eretto l'internunziatura apostolica il 9 ottobre 1951, mentre la nunziatura apostolica è stata istituita il 27 dicembre 1965 con il breve Quae Omnia di Papa Paolo VI. 

L’ambasciatore d’Austria presso la Santa Sede presenta le credenziali

Franziska Honsowitz-Friessnigg, ambasciatore d’Austria presso la Santa Sede, ha presentato lo scorso 19 novembre le lettere credenziali a Papa Franecsco.

Nata nel 1962, sposata con due figli, l’ambasciatore Honsowitz-Friessnig n seguito alla laurea in Giurisprudenza nel 1984 ha preso servizio presso il Ministero Federale degli Affari Esteri. Fino ad oggi ha svolto i suoi incarichi a Vienna, New York e Bonn. Dal 2017 era Ambasciatore d’Austria in Algeria.

Ha preso il posto dell’ambasciatore Alfred Kloss, che si è congedato lo scorso 18 giugno.

L’ultima visita di un Papa in Austria è stata quella di Benedetto XVI nel 2007. Più recentemente l’arcivescovo Gallagher a Vienna per la riunione OSCE nel dicembre 2017, mentre il premier austriaco Kurz è stato in visita da Papa Francesco l’1 marzo 2018.

 

La Santa Sede alle Nazioni Unite di New York: la pace in Africa

Era dedicato a “Pace e sicurezza in Africa: rafforzare le operazioni di peacekeeping” il dibattito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che si è tenuto al Palazzo di Vetro di New York lo scorso 20 novembre.

L’arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha sottolineato nel suo intervento che “in un mondo sempre più frammentato, le operazioni di peacekeeping forniscono una opportunità concreta per la comunità internazionale perché collabori nell’arduo compito di ristabilire la pace, proteggere i civili e facilitare i processi politici per restaurare la giustizia e creare una stabilità a lungo termine”.

Secondo l’Osservatore della Santa Sede all’ONU, le operazioni di peacekeeping rappresentano “una porzione minuscola” delle spese militari del mondo, ma sono anche “Un investimento che la comunità internazionale deve essere pronta a fare”.

Per quanto riguarda l’Africa, il peacekeeping più efficace è quello che “coinvolge la popolazione giovane e vibrante del continente attraverso educazione di qualità, lavoro e protezione delle enormi risorse umane e naturali dallo sfruttamento”.

La Santa Sede alle Nazioni Unite di New York: impegnati nel dialogo

Commit2Dialogue. Partnership per la prevenzione e il sostegno della pace” è una iniziativa dell’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite, avvenuta nel contesto dell’Ottavo Global Forum dell’organizzazione, avvenuto al Palazzo di Vetro.

Anche la Santa Sede ha partecipato. Nel suo discorso, l’arcivescovo Auza ha sottolineato che le partnership e il dialogo interculturale e interreligiosi sono oggi più che mai importanti per prevenire non solo gli scontri di civiltà e addirittura scontri su cosa costituisce la civilizzazione.

Perché culture e religioni possano entrare in dialogo – ha aggiunto il nunzio – ci vuole “rispetto reciproco e una convinzione condivisa che la religione sia una “forza positiva nella formazione della civiltà”. L’arcivescovo Auza ha anche chiesto ai credenti di “unire le voci nel chiedere pace e rispetto e dignità di ogni persona, senza considerarne l’identità religiosa”.

Gli itinerari culturali al Consiglio d’Europa

Dopo aver aderito all’Accordo Parziale allargato del Consiglio d’Europa sugli itinerari culturali, la Santa Sede organizza il 27 novembre un evento a Strasburgo, dove ha sede il Consiglio d’Europa. L’evento viene realizzato in collaborazione con il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE). Si riunirà a Strasburgo la Sezione Cultura della Commissione per Evangelizzazione e Cultura del CCEE, per partecipare all’evento sugli Itinerari al Consiglio d’Europa (27 settembre) e tenere poi una propria sessione l’indomani, al Centre Saint Thomas di Strasburgo. Anche la COMECE ha dato il suo appoggio all’evento.

Il programma sugli itinerari culturali è stato lanciato dal Consiglio d’Europa nel 1987, con lo scopo di certificare degli “Itinerari” significativi per l’identità europea, rispondendo a delle condizioni precise. Il primo itinerario ad essere certificato è stato il Cammino di Santiago de Compostela.

La Santa Sede ha partecipato al programma degli Itinerari dal suo inizio, ma non aveva aderito nel 2010, al momento della creazione dell’Accordo Parziale Allargato.

L’accordo parziale è gestito dall’Istituto per gli itinerari culturali che ha sede a Lussemburgo. Attualmente hanno ottenuto la certificazione 31 itinerari, diversi dei quali hanno un chiaro riferimento religioso.

Interverranno all’evento presso il Consiglio d’Europa il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente del CCEE, il Segretario Esecutivo dell’Accordo Parziale sugli Itinerari Culturali, Sig. Stefano Dominioni, il Responsabile del Sevizio Cultura, Natura e Patrimonio Culturale del Consiglio d’Europa, Sig. Roberto Olla, la Capo della Delegazione dell’Unione Europea presso il Consiglio d’Europa, Ambasciatore Meglena Kuneva.

Ci saranno anche interventi dell’Arcivescovo di Santiago de Compostela Julián Barrio Barrio, l’Arcivescovo di Oviedo. Jesús Sanz Montes, Presidente della Sezione Cultura del CCEE, e di Antoine Selosse, Responsabile dell’Associazione europea per i cammini di San Martino di Tours, la Reverenda Ragnhild Jepse, della Chiesa di Norvegia, Decano della Cattedrale di Nidaros, Norvegia, meta del “Cammino di Sant’Olav”, e don Michele Falabretti, responsabile del Servizio di Pastorale Giovanile della Conferenza Episcopale Italiana

Parteciperanno all’incontro anche il Nunzio Apostolico presso l’Unione Europea l’arcivescovo Alain Paul Lebeaupin, l’Osservatore della Santa Sede presso l’Organizzazione Mondiale del Turismo, Monsignor Maurizio Bravi, che è anche delegato della Santa Sede presso l’Accordo Parziale degli Itinerari culturali Partecipano anche rappresentanti delle associazioni della Via Francigena, del Cammino di Santiago, e di altri cammini che stanno preparando la richiesta di ottenimento della certificazione di Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, delegati di più di 15 Conferenze Episcopali Europee, membri delle Delegazioni diplomatiche dei Paesi membri del Consiglio d’Europa e del segretariato del Consiglio d’Europa.

Le ambasciate di Belgio e Gran Bretagna presso la Santa Sede sulla violenza sessuale nei conflitti

Le Ambasciate di Regno Unito e Belgio presso la Santa Sede hanno promosso lo scoro 23 novembre una discussione su “Fare luce sulla violenza sessuale in conflitto. L’evento era co-ospitato dal Jesuit Refugee Service, e aveva l’obiettivo di far crescere consapevolezza riguardo l’uso della violenza sessuale come arma di guerra in conflitto, con speciale attenzione al contributo degli ordini religiosi nel supportare le vittime e nel far terminare lo stigma che spesso causa ulteriori sofferenze.

Jean Cornet d’Elzius, ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede, ha sottolineato l’impegno del governo belga nel combattere il fenomeno, mentre Sally Axworthy, ambasciatore britannico presso la Santa Sede, ha messo in luce che solo in Repubblica Democratica del Congo ci sono 200 mila persone che si stima siano state oggetto di violenza sessuale, e che la Chiesa cattolica gioca un ruolo fondamentale nell’assistere le vittime sul territorio.

All’evento ha preso la parole anche l’arcivescovo Gallagher, che ha dato un discorso iniziale, sottolineando che gli Stati dovrebbero includere nelle politiche per la fine dei conflitti la protezione di donne e bambini, specialmente dai casi di violenza sessuale come arma di conflitto o tattica terrorista. “Proteggere e prendersi cura di donne in situazioni di conflitto e post-conflitto – ha detto – è una questione delicata negli sforzi per costruire la pace, e allo stesso tempo portare la pace è un necessario ostacolo da superare per superare la violenza sessuale.

Suor Imelda Poole insignita dell’Ordine al Merito dell’Impero Britannico

Suor Imeld Poole, la salesiana nota per il suo impegno contro la moderna schiavitù, è stata insignita dell’Ordine al Merito dell’Impero Britannico. Sally Axworthy, ambasciatore del Regno Unito presso la Santa Sede, lo ha raccontato in un articolo sull’Osservatore Romano del 22-23 novembre, spiegando nel dettaglio il lavoro che fa suor Imelda all’interno della RENATE (Religious in Europe Networking Against Trafficking and exploitation), la rete di religiose impegnata contro il traffico di esseri umani e la moderna schiavitù che è a sua volta all’interno della rete globale Talita Kum. Le religiose “offrono rifugio, assistenza sanitaria e consulenza psicologica alle vittime, permettono loro di ritornare in sicurezza nei loro Paesi di origine o le aiutano con la formazione di tirocini e volontari”.

Proprio per sostenere questi sforzi, suor Imelda Poole è stata insignita dall’Ordine al Merito dell’Impero, come parte dell’impegno del governo britannico contro la schiavitù moderna. L’ambasciatore Axworthy ricorda che nel 2014 anche il premier Theresa May, allora segretario per gli affari interni, aveva “partecipato in Vaticano al lancio del Gruppo Santa Marta, forum che riunisce i capi di polizia e i rappresentanti della Chiesa spesso in prima linea contro la tratta.

Una lettera del Cardinale Parolin sul razzismo

È stata inviata il 17 ottobre, ma resa pubblica solo il 20 novembre, la lettera che il Cardinale Parolin ha inviato ai promotori della lettera di presbiteri e laici indirizzata al Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, e ai vescovi delle diocesi italiane lo scorso luglio. La lettera parlava di contrastare il dilagare della cultura intollerante, xenofoba e razzista del Paese, e ha registrato 1158 firme di sacerdoti, religiosi e religiose, laici, docenti, operatori pastorali.

Nella sua risposta, il Segretario di Stato vaticano affermava: “Continuiamo a lavorare animati dal Magistero di Papa Francesco e senza scoraggiarci, per diffondere una cultura dell’uguaglianza”.

La lettera era indirizzata a don Giorno Borroni e don Rocco d’Ambrosio, ringraziati dal Cardinale per averlo “reso partecipe della vostra iniziativa a nome della Caritas di Novara e dell’Associazione ‘Cercasi un Fine’ di Bari”.

La legge in Bulgaria sui culti: un pericoloso precedente

Si parla di un prossimo viaggio di Papa Francesco in Bulgaria, nell’ambito di un percorso che lo porterà a toccare anche la Romania il prossimo anno. Ma a Sofia si respira da tempo un clima brutto per le confessioni religiose, per via di una legge sui culti che sembra mettere a rischio la libertà religiosa.  

Don Petko Valov, rappresentante della Chiesa Cattolica nel gruppo di lavoro presso il Parlamento, ha notato con il Sir che secondo questa legge persone di nazionalità straniera non potranno assumere ruoli di vertice nelle confessioni, e quando ci sono sacerdoti stranieri in soggiorno in Bulgaria bisognerà avvertire la Direzione sui culti”. Don Valov ha anche spiegato che, secondo la legge, “è ugualmente è obbligatorio dichiarare le donazioni ricevute dall’estero presso la Direzione sui culti”, con un “rapporto di sfiducia nei confronti degli stranieri è contrario allo spirito della Sacra Scrittura che conosciamo dalle lettere di San Paolo”.

Il progetto di legge è stato adottato in prima votazione l’11 ottobre, e dopo due incontri dei rappresentanti delle confessioni con i parlamentari, il 16 novembre sono state depositate altre modifiche nel testo.

Durante la settimana scorsa si è svolto anche un altro appuntamento sul tema con il presidente del gruppo parlamentare Gerb-partito della maggioranza, Tsvetan Tsvetanov, che ha incontrato alcuni sacerdoti e religiosi cattolici e stranieri nella città di Rakovski.

Un evento all’UNESCO su don Primo Mazzolari

Il prossimo 29 giugno, alla sede dell’UNESCO, si terrà un convegno internazionale su “Il messaggio e l’azione di pace di don Primo Mazzolari (1890 – 1959). Organizzato con il patrocinio dell’UNESCO, della Missione della Santa Sede presso l’UNESCO, della Diocesi di Cremona e della Fondazione don Primo Mazzolari, il convegno vedrà anche la partecipazione del Cardinale Pietro Parolin, che terrà la relazione principale. È previsto anche che il Papa invii un videomessaggio. Papa Francesco ha visitato la tomba di don Primo Mazzolari a Bozzolo il 20 giugno 2017.

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