Diplomazia pontificia, i dubia sulla Cina, la diplomazia culturale

La nota del Cardinale Zen sull'ultimo documento vaticano sulla Cina. Gli esempi di diplomazia della cultura. Ecco quello che è successo nel mondo della diplomazia pontificia questa settimana

Il Cardinale Farina con l'ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede e altri partecipanti al conferimento della cerimonia dell'Ordine del Sol Levante
Foto: InfoANS
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Lo scorso 3 luglio, il Cardinale Joseph Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong, era a Roma, C’era rimasto qualche giorno, cercando di parlare con Papa Francesco per spiegare perché, secondo lui, l’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi non può funzionare. Il Cardinale non ha mai nascosto le sue perplessità. La scorsa settimana ha anche pubblicato i suoi dubia sulla lettera sulla registrazione civile del clero in Cina.

Intanto, due iniziative di diplomazia della cultura sono da registrare: il premio dato al Cardinale Farina dall’ambasciata del Giappone presso la Santa Sede e la mostra organizzata dall’ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede, inaugurata con il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura.

I dubia del Cardinale Joseph Zen

Il Cardinale Zen non è mai stato tenero con l’accordo della Santa Sede con il governo cinese sulla nomina dei vescovi, e più volte ha parlato con Papa Francesco chiedendogli di cambiare approccio. Ci ha provato anche la scorsa settimana, giusto a seguito degli orientamenti pastorali sulla registrazione civile del clero diffusi della Santa Sede.

Gli orientamenti sono una risposta all’imbarazzo di tanti cattolici cinesi, sempre più spinti a registrarsi in nome dell’accordo con la Santa Sede. Il tema della registrazione all’Associazione Patriottica, l’organismo di stato dei vescovi cinesi, era stato affrontato anche in una intervista del Cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione dell’Evangelizzazione dei Popoli, che ne aveva parlato in una intervista lo scorso febbraio.

Il Cardinale Zen analizza gli orientamenti pastorali, che sottolineano come non ci sia un obbligo dei fedeli a registrarsi civilmente e che, se proprio devono farlo, è meglio che lo facciano in presenza di testimoni, per rendere chiaro che la registrazione civile non va a toccare i principi della sua fede cattolica, ovvero il fatto che sugli affari della fede non ci si separa mai dall’obbedienza al Papa.

Il Cardinale Zen ripercorre il documento punto per punto. Sottolinea che “il governo ha rinnegato le sue promesse nel rispettare la dottrina cattolica”, e chede quas sempre al clero di “accettare il principio dell’autogoverno, dell’autosupporto e dell’autopropopagazione della Chiesa in Cina”.

Situazione cui la Santa Sede risponde con un documento in cui “da una parte si dice che non si intende forzare le persone”, ma dall’altra si chiede “rispetto per la coscienza dei cattolici” senza però "mai menzionare il governo”.

L’arcivescovo emerito di Hong Kong nota anche come della lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi vengano citati solo alcuni estratti, ma non tutti, in particolare quello sul fatto che “la clandestinità non è una normale caratteristica della vita della Chiesa”.

“Ma la non- normalità – sottolinea il Cardinale Zen - non è la scelta della Chiesa sotterranea: è che la situazione non è normale”.

Quindi, il Cardinale Zen nota che il testo si può interpretare come se “dopo l’accordo, l’indipendenza non dovesse logicamente essere compresa come indipendenza assoluta”. Il teso dell’accordo è riservato, e il Cardinale Zen afferma che gli è difficile pensare che nell’accordo sa stato incluso un ruolo particolare per il successore di Pietro, sottolinea che non c’è niente di logico nei sistemi totalitari e che, alla fine, “nell’immediato periodo post-accordo, niente è cambiato. Tutto è stato ufficialmente ristabilito.

Il Cardinale Zen contesta anche il considerare positiva la legittimazione di tutti i vescovi, perché questo “prova solo l’illimitata generosità del Papa o forse la potente pressione del governo”, ma non ci sono cambiamenti da parte di quelli sono stati perdonati o premiati.

Il Cardinale Zen sottolinea che con la registrazione civile “non viene chiesto di accettare un governo o una teoria”, ma è piuttosto “un intero sistema, in regime in cui non c’è libertà pastorale, in cui tutti seguiranno ordini del partito, inclusi i minori di 18 anni che sono banditi dal prendere parte in ogni attività religiosa”.

Le linee pastorali, spiega il Cardinale, dicono che “va bene firmare qualunque cosa il governo chieda, possibilmente con una chiarificazione scritta che nega cosa è firmato”, e se questa non sia possibile, sia fatto verbalmente.

L’accettazione e comprensione per quanti decidono di non firmare è interpretata dal Cardinale come “compassione verso una ostinata minoranza che ancora manca di comprendere le nuove regole”.

Il cardinale Zen nota anche una mancanza di chiarezza in alcune norme, e chiede che le comunità sotterranee non siano poste sotto pressione. Ma, ricorda ancora, non viene mai usata la parola “governo”, una sorta di reverenza.

Per il Cardinale Zen, si tratta di una situazione che “ha distrutto ogni fondazione della speranza umana”, mentre il documento ha “radicalmente rovesciato cosa è normale e cosa sia anormale”:

Il tema dell’accordo con la Cina era stato sollevato anche dai nunzi nel botta e risposta a porte chiuse con Papa Francesco lo scorso 13 giugno, mai reso pubblico. In quell’occasione, Papa Francesco avrebbe detto che si tratta di avviare processi, più che di cercare soluzioni.

L'imperatore del Giappone premia il Cardinale Farina

Non c’è solo la diplomazia degli accordi o degli incontri. C’è anche una diplomazia della cultura, che è in fondo la prima strada per aprire canali diplomatici. Non è un caso che la via della Cina sia stata aperta da una mostra di pezzi dei Musei Vaticani e poi dalla partecipazione del Pontificio Consiglio della Cultura ad una mostra sull’orticultura. Pare che si pensi anche a stabilire un centro culturale a Pechino, più che una nunziatura, per mantenere i rapporti.

Questo è ancora più vero per quanto riguarda il Giappone, Paese che Papa Francesco dovrebbe visitare a novembre. Non sorprende, dunque, l’Ordine del Sol Levante, stella d’oro e d’argento, assegnato al Cardinale Raffaele Farina, archivista e Bibliotecario Emerito di Santa Romana Chiesa. L’ordine è stato conferito al Cardinale il 27 giugno presso l’Ambasciata del Giappone presso la Santa Sede.

L’ambasciatore Yoshio Nakamura ha consegnato l’ordine durante una cerimonia che ha visto anche la presenza del vescovo Alberto Lorenzelli, da poco nominato da Papa Francesco ausiliare di Santiago del Cile, e di padre Angel Fernandez Artime, rettor maggiore dei salesiani, congregazione cui appartiene al Cardinale.

L’onorificenza è stata assegnata al Cardinale Farina per il suo “contributo al rafforzamento dei rapporti amichevoli tra Giappone e Santa Sede”, in particolare nel lavoro di “riordino dei documenti storici del periodo Edo raccolti dal missionario salesiano don Mario Marega”. Quei documenti riguardavano il periodo in cui il cristianesimo era proibito nella regione di Bungo. Il periodo, corrispondente all’inizio del XVII secolo, quando la famiglia Togukawa arrivò al massimo potere politico-militare e perseguitò i cristiani, compiendo vere e proprie carneficine soprattutto nella zona di Nagasaki.

Grazie ai documenti riordinati si è potuta inquadrare la presenza cristiana in Giappone sin dall’inizio, dall’evangelizzazione a quello dei “kakure kirishitan”, i cristiani nascosti immortalati anche dal film Silence di Martin Scorsese.

Il Cardinale Farina ha ricordato vari episodi che lo legano alla cultura nipponica e al modo in cui vi si è avvicinato.

Una mostra all’ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede

L’ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede ospita fino al 30 aprile 2020 una mostra di artisti locali dedicata al tema “La luce del mondo”, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente gli sforzi del governo nel dialogo culturale con l’alleato diplomatico.

La Santa Sede è uno de 16 Stati che ha rapporti diplomatici con Taiwan, dove ha sede la nunziatura di Cina. Dato che Taiwan non ha un riconoscimento internazionale, e per le ovvie vicenda con la Cina, la nunziatura non è guidata da un nunzio, ma da un incaricato di affari.

La mostra è stata aperta dal Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e dall’ambasciatore di Taiwan presso la Santa Sede, Matthew Lee.

Questi ha sottolineato che la Chiesa cattolica ha avuto un ruolo importantissimo nella società di Taiwan per 150 anni, come dimostrano i moltissimi missionari che hanno dedicato le loro vite ad aiutare il benessere della nazione.

Santa Sede e Taiwan hanno rapporti diplomatici dal 1942, mentre c’erano rapporti non diplomatici con la Cina dal 1922, con l’arcivescovo Celso Costantini. La nunziatura è Taiwan dal 1952, da quando il governo della Repubblica Popolare Cinese ha respinto l’ambasciatore del Papa.

C’è molta cooperazione tra Santa Sede e Taiwan. Tra queste, va ricordato il Congresso Mondiale dell’Apostolato del Mare, che ha avuto luogo ad ottobre 2017 proprio a Taiwan. Taiwan e Santa Sede hanno firmato anche un protocollo di intesa sulla lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento al terrorismo.

Il Cardinale Parolin spiega gli obiettivi della diplomazia pontificia

A Potenza per la festa del quotidiano dei vescovi italiani Avvenire, il Cardinale Pietro Parolin ha spiegato le priorità della diplomazia pontificia, che lui sintetizza nella ricerca e promozione della pace. Papa Francesco, ha spiegato il Segretario di Stato vaticano, si approccia a questi temi con concretezza, con attenzione verso le periferie e con una spinta proattiva.

Il Cardinale Parolin ha affrontato anche le critiche che ci sono state, in particolare sull’accordo con la Cina per la nomina dei vescovi, cui ha fatto recentemente seguito una nota di orientamenti pastorali della Santa Sede sulla registrazione presso lo Stato.

Secondo il capo della diplomazia vaticana, l’accordo con la Cina ha come primo risultato che “ora tutti i vescovi cinesi sono in comunione con il Papa”, ma è noto che ci sono “ancora dei problemi aperti”, a partire proprio dalla “registrazione civile del clero non ufficiale”. La linea guida è che “i fedeli cinesi siano buoni cittadini e buoni cattolici, e quindi siano rispettosi delle leggi, ma nello stesso tempo non siano impediti nel vivere in pienezza la loro fede cattolica che comporta la comunione effettiva con il Papa”.

Il Cardinale Parolin ha detto che non c’è collegamento tra la visita del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin in Vaticano e l’incontro di Papa Francesco con il Sinodo Greco Cattolico Ucraino che inizia il giorno dopo. Il segretario di Stato ha poi parlato della situazione del Medio Oriente, ribadendo l’appoggio della Santa Sede alla formula dei due Stati con confini definiti in maniera comune internazionalmente riconosciuta, e ha affrontato la questione dei rapporti con il mondo islamico, in particolare dopo la dichiarazione di Abu Dhabi, ribadendo l’importanza del principio di cittadinanza.

Quindi, il tema migrazioni. Secondo il Cardinale Parolin, “la Chiesa deve ricordare le esigenze del Vangelo, i laici devono avere l’autonomia sulle scelte che spettano alla politica. Ma queste ultime devono essere rispettose della persona umana, della sua dignità e dei suoi diritti”.

Il Cardinale Parolin ha anche sottolineato l’importanza del multilaterale, mettendo in luce come “nella riforma della Curia romana in cantiere sia prevista la presenza di un sottosegretario dell’attuale sezione per i Rapporti con gli Stati con competenze nel multilaterale”, perché “i problemi globali vanno affrontati in maniera globale”.

Infine, la questione Venezuela. “Dalle notizie provenienti da fonti attendibili – ha detto il Cardinale Parolin - emerge il quadro di un dramma che continua e si approfondisce, nell’incapacità di trovare risposte efficaci che invertano la tendenza. A mio parere la soluzione deve essere essenzialmente politica. Ci sono diverse proposte sul tavolo - penso ad esempio ai negoziati patrocinati dalla Norvegia -, ma hanno bisogno di saggezza, di coraggio e di volontà di cercare il vero bene della popolazione da parte degli attori coinvolti. La Santa Sede non cessa di accompagnare il Paese appoggiando tutte le iniziative capaci di favorire sviluppi positivi”.

Sarà una donna l’ambasciatore del Marocco presso la Santa Sede

Per la prima volta, una donna viene inviata come ambasciatore del Marocco presso la Santa Sede. Rajaa Naji Mekkaou è stata ricevuta lo scorso giugno dal re del Marocco Mohammed VI insieme ai nuovi ambasciatori nominati. Con lei, le donne ambasciatore del Marocco sono 19 in tutto il mondo.

Rajaa Naji Mekkaou è un’avvocata e studiosa accademica, che insegna presso la Facoltà di Scienze giuridiche, economiche e sociali dell’Università Mohammed V di Rabat. Si dedica a studi comparativi sulla concezione della famiglia tra le moderne scienze sociali e la legge coranica.

Prenderà il posto di Mostapha Arrifi, che era in carica dal 2016. Al nuovo ambasciatore il compito di portare avanti il dialogo tra Santa Sede e Marocco, che si ulteriormente sviluppato con il viaggio di Papa Francesco nel Paese il 30-31 marzo 2019.

Spagna, le trattative per l’accordo fiscale con la Chiesa Cattolica

Lo scorso 1 luglio, Carmen Calvo, vicepremier spagnola, ha detto che la Chiesa cattolica deve presentare “quanto prima” la sua proposta sul regime fiscale della Chiesa Cattolica che la rendano analoga ai regimi fiscali di Italia e Francia.

La vicepremier ha detto che ha già mandato una sollecitazione al Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

Calvo ha detto anche che una proposta del governo è arrivata alla Conferenza Episcopale Spagnola.

La Spagna protesta con la Santa Sede per la questione della sepoltura di Francisco Franco

Continua a tener banco, in Spagna, il tema della sepoltura di Francisco Franco. Dalla sua morte nel 1975, il dittatore spagnolo è sepolto a Los Caidos, monumento nazionale dedicato a vincitori e vinti della guerra civile spagnola (1936-1939) costruito proprio sotto il regime del generale Franco. Ad agosto 2018, il governo socialista spagnolo ha approvato un decreto che apre la strada alla riesumazione dei resti di Francisco Franco. La famiglia del dittatore, che ha guidato la Spagna per 36 anni, ha quindi espresso la volontà di portare le spoglie in uno spazio di loro proprietà nella cripta della cattedrale dell’Almudena di Madrid. L’opinione pubblica spagnola è divisa sul tema. In molti temono anche un rinnovato culto della personalità di Franco se questi fosse sepolto nel centro di Madrid.

La scorsa settimana, il governo spagnolo ha inviato una protesta formale alla Santa Sede per alcune dichiarazioni dell’arcivescovo Renzo Fratini, nunzio in Spagna. Negli ultimi mesi, la Santa Sede ha evitato di intervenire direttamente sul tema della sepoltura. In una nota di febbraio indirizzata al vicepremier Calvo, il Cardinale Parolin aveva ricordato che “in ottemperanza al principio di non intervento in affari che appartengono essenzialmente alla personalità giuridica di un altro Stato, la Santa Sede non intende intervenire in una questione che è soggetta alla giurisdizione spagnola”.

Ma cosa aveva detto il nunzio? L’arcivescovo Fratini, che lo scorso 22 giugno aveva concluso ufficialmente sua missione a Madrid e va in pensione, aveva sottolineato che le polemiche seguite al possibile spostamento del luogo di sepoltura aveva avuto il risultato di aver “risuscitato Franco”.

Elezioni in Iraq, le preoccupazioni del Cardinale Sako

Il Cardinale Louis Raphael Sako, patrarica di Babilonia dei Caldei, ha chiesto al Parlamento iracheno di trovare sistemi che tutelino anche nei consigli provinciali le quote di seggi riservate ai cristiani e ad altri gruppi etnico-religiosi minoritari. Lo ha fatto in una lettera inviata a Mohammed Halbusi, presidente del parlamento, e ai vice Hassan Lkaabi e Bashir al-Haddad.

Il Patriarca ha notato che nei prossimi giorni si andrà a cambiare la legge sulle elezioni provinciali, e sottolineato che la legge garantisce, sì, i posti riservati alla componente cristiana nei consigli provinciali di sette governatorati, ma in realtà c’è una falla giuridica che “consente a tutti gli elettori di votare per i seggi di quota riservati alle minoranze” che fa sì che i cristiani siano sempre soverchiati al voto, e quindi c’è bisogno di mettere in atto dispositivi “ad hoc”.

Una delegazione dell’ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede a Loreto

Lo scorso 30 giugno, l’ambasciatore di Taiwan presso la Santa Sede Matthew Shieh Ming Lee si è recato a Loreto ad ha incontrato l’arcivescovo Fabio Dal Cin, delegato pontificio presso il Santuario. Nell’incontro, l’ambasciatore Lee ha rinnovato il ringraziamento a Papa Francesco per la sua sollecitudine nei confronti di Taiwan, mentre l’arcivescovo Dal Cin ha notato che il Santuario di Loreto e Taiwan sono legati dal 2007 dalla presenza, nella città di TouWou, di una riproduzione perfetta della Santa Casa. Dopo lo scambio di alcuni doni, l’incontro si è concluso con l’impegno reciproco a individuare gli strumenti più efficaci per promuovere le relazioni tra il Santuario della Santa Casa e la comunità cristiana presente a Taiwan.

La Santa Sede all’ONU di Ginevra: il diritto degli sfollati

La Santa Sede sta partecipando a Ginevra alla 41esima sessione del Consiglio dei Diritti Umani, e lo scorso 28 giugno si è discusso del Rapporto speciale sui diritti degli sfollati.

L’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite di Ginevra, ha sottolineato che sono diverse le cause dello sfollamento, ma “c’è sempre un tragico comune denominatore, vale a dire che milioni di persone stanno lasciando le loro case, il loro stile di vita e in molti casi le loro famiglie in cerca di sicurezza, pace e una vita dignitosa”.

Il rapporto presentato a Ginevra sottolinea che ci sono stati 41,4 milioni di persone sradicate dalle loro case all’interno delle loro nazioni a causa di conflitti, e solo nel 2018 sono stati contati 28 milioni di nuovi sfollati, 17,2 milioni dei quali si sono mossi a causa di disastri naturali.

Lo sfollamento non è solo questione di mancanza di fortuna, nota la Santa Sede, ma è piuttosto un fenomeno causato da “politiche o ideologie ingiuste o non curanti, da razzismo e altre forme di pregiudizio e discriminazione, violenza sistematica o assenza dello Stato di diritto”.

La Santa Sede ha sottolineato che tutti hanno il diritto di rimanere nelle loro nazioni e ha notato che gli sfollati a causa di conflitti saranno sempre di più, e questo solleva “una seria questione riguardo l’appropriatezza dei nostri strumenti legali per assicurare la protezione di tutte le persone che cercano sicurezza nelle loro nazioni”.

L’arcivescovo Jurkovic indica nella “centralità della persona umana” la linea guida per trattare i casi degli sfollati, perché questi sono prima di tutto “esseri umani con una loro inerente dignità e diritti inalienabili”.

La prima responsabilità è quella degli Stati, ma la Santa Sede ha anche chiesto responsabilità condivisa per affrontare le cause profonde dello sfollamento, cosa che necessita di “coraggio e volontà politica”, che porti a conclusione “conflitti che nutrono odio, violenza e vendetta”, ma anche impegno per pace, riconciliazione e dialogo interreligioso.

La situazione degli sfollati è un “fenomeno nascosto”, anche perché gli sfollati arrivano a non possedere niente, nemmeno i documenti, e dunque rischiano di diventare prede del traffico di esseri umani, contrabbando, sfruttamento sessuale e altre forme di abuso.

La Santa Sede chiede anche ai media di non dimenticare la situazione degli sfollati. La Santa Sede nota anche che molti degli sfollati sono causati da disastri naturali, cosa che riporta al centro il tema del cambiamento climatico, perché “l’impatto avverso del cambiamento climatico e il fatto che i disastri naturali abbiano luogo sempre più di frequente pongono ser ostacoli al godimento dei diritti umani, specialmente tra le società rurali.

Ratificato l’Accordo Santa Sede – Congo

È entrato in vigore il 2 luglio, con lo scambio degli strumenti di ratifica in Vaticano, l’accordo tra Santa Sede e Repubblica del Congo sulle relazioni tra la Chiesa Cattolica e lo Stato, firmato a Brazzaville il 3 febbraio 2017. Gli strumenti di ratifica sono stati scambiati tra il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” vaticano, e il ministro degli Esteri del Congo Jean Claude Gakosso.

L’accordo è stato firmato il 3 febbraio 2017 e garantisce alla Chiesa la possibilità di svolgere la propria missione nel Congo. In particolare, viene riconosciuta la personalità giuridica della Chiesa e delle sue Istituzioni. Si legge nel comunicato della Sala Stampa vaticana che “le due Parti, salvaguardando l’indipendenza e l’autonomia che sono loro proprie, si impegnano a collaborare per il benessere spirituale e materiale dell’uomo e a favore del bene comune, nel rispetto della dignità e dei diritti della persona umana”.

Fu lo stesso Cardinale Parolin a spiegare il senso dell’accordo nel discorso tenuto alla firma e pubblicato sull’Osservatore Romano. L’accordo era stato delineato a 30 anni dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche, che erano iniziate nel 1977.

Le questioni di interesse dell’accordo riguardano, aveva spiegato il Cardinale, “il riconoscimento, nell’ambito civile, della personalità giuridica pubblica della Chiesa cattolica, e delle sue principali istituzioni, l’indipendenza della Chiesa cattolica nel culto e nell’apostolato, e il suo apporto specifico nei diversi ambiti della vita del Paese.”

Il Cardinale volle anche sottolineare che “con questo accordo la Chiesa cattolica non cerca in alcun modo di ottenere privilegi particolari a spese di altre confessioni. Si tratta semplicemente di definire qui il quadro giuridico dell’attività della Chiesa cattolica e dei suoi rapporti con l’autorità civile, per il bene dei fedeli e della società congolese”.

Vanno in pensione i nunzi in Spagna e Portogallo

Il 4 luglio, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto che il Papa ha accettato le dimissioni dell’arcivescovo Renzo Fratini, nunzio in Spagna e Andorra, e dell’arcivescovo Rino Passigato, nunzio in Portogallo. Entrambi hanno compiuto 75 anni.

L’arcivescovo Fratini è stato nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1974 ed era nunzio in Spagna dal 2009. Ha prestato servizio nelle nunziature di Giappone, Nigeria, Etiopia, Grecia, Ecuador, Israele e Francia. Nel 1993 è stato nominato nunzio in Pakistan, nel 1998 ha cominciato la sua missione in Indonesia, mentre dal 2004 al 2009 è stato nunzio apostolico in Nigeria.

L’arcivescovo Passigato era nunzio apostolico in Portogallo dal 2008. Prima, era stato nunzio in Burundi dal 1991 al 1996, nunzio in Boivia dal 1996 al 1999 e nunzio in Perù dal 1999 al 2008.

Le rinunce dei nunzi apostolici sono pubblicate dal bollettino della Sala Stampa della Sede in seguito alle nuove norme stabilite dal Motu proprio “Imparare a congedarsi”, pubblicato il 15 febbraio 2018, i nunzi seguono la stessa procedura di vescovi e capi Dicastero della Curia non cardinali: anche i rappresentanti pontifici “non cessano ipso facto dal loro ufficio al compimento dei settantacinque anni di età, ma in tale circostanza devono presentare la rinuncia al Sommo Pontefice”. Per essere efficace, la rinuncia dev’essere accettata dal Papa.

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