Diplomazia Pontificia, i fronti aperti: dal Nicaragua alla Corea

L'incontro dell'arcivescovo Gallagher con i parlamentari cattolici di Corea del Sud, Seoul
Foto: Vatican News
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È terminato lunedì 9 luglio il viaggio dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher in Corea del Sud. Tra gli ultimi appuntamenti del “ministro degli Esteri” vaticano, uno con i parlamentari cattolici di Seoul. Nel frattempo, ha creato indignazione l’aggressione al Cardinale Brenes e al nunzio Sommertag in Nicaragua. Dopo l’evento di Bari, una prima ricaduta diplomatica: il Patriarcato di Mosca ha annunciato la collaborazione con la Chiesa cattolica per la ricostruzione di Chiese in Iraq.

Gallagher in Corea, l’importanza dell’azione politica alla scuola di Benedetto

L’azione politica, per i cattolici, è una vocazione per il bene comune della società. Lo ha sottolineato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato vaticana, incontrando a Seoul i Parlamentari cattolici il 6 luglio.

L’incontro con i Parlamentari cattolici coreani arriva quasi a conclusione di una visita di sei giorni del “ministro degli Esteri” vaticano nel Paese del mattino calmo, facendo seguito ad un invito del ministro degli Esteri coreano Kang Kyung-wha, in visita lo scorso 26 gennaio in Vaticano.

Il 5 luglio, in un ricevimento alla presenza del ministro della cultura Do Jongwhan e del Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo di Seoul, l’arcivescovo Gallagher ha ricordato che “da quando la Santa Sede ha stabilito relazioni diplomatiche con la Corea 55 anni fa, e anche prima di allora, ha accompagnato il popolo di Corea nel suo percorso verso la pace e lo sviluppo”.

Lo stabilimento delle relazioni diplomatiche – ha aggiunto – ha “dato riconoscimento formale ad una relazione che si è sviluppata in molti anni, basata su contatti religiosi, culturali e personali tra la Santa Sede il popolo coreano”. Una relazione che ha sempre puntato a “manifestare rispetto mutuo ed è stata caratterizzata, da parte della Santa Sede, da un profondo apprezzamento della cultura coreana”.

L’arcivescovo Gallagher ha sottolineato che Papa Francesco ha lo stesso rispetto e affetto per “il popolo di questa terra e prega in modo particolare, specialmente ora, per la pace e la riconciliazione della penisola”.

Incontrando i Parlamentari cattolici di Seoul il 6 luglio, l’arcivescovo Gallagher ha lodato l’impegno dei parlamentari nel lavoro “con grande impegno durante questa delicata e promettente fase della vita politica della Corea,” visto che “forse oggi, come mai prima nella storia recente, gli occhi del mondo sono sulla situazione sociale e politica della penisola coreana”.

L’arcivescovo Gallagher ha portato i saluti del Papa, e ha detto che il pontefice segue con attenzione tutti gli sviluppi politici, sia a livello regionale che internazionale. Quindi ha aggiunto che ciascun parlamentare, “a partire dalla sua personale esperienza e agendo sulla base delle proprie convinzioni di coscienza, può arricchire la vita politica con la loro testimonianza di delineare il proprio percorso di fede alla luce del Vangelo”.

Ricordando l’intervento di Benedetto XVI al Bundestag nel 2011, l’arcivescovo Gallagher ha anche messo in luce che anche Papa Francesco ha sottolineato quanto sia importante che l’azione politica resti sempre una nobile missione, e quanto “per i cattolici impegnati nella vita pubblica, diventi una vera vocazione per il beneficio di tutta la società”, perché “sapere come distinguere il bene dal male, come promuovere alti ideali come il rispetto per la vita umana, la pace, lo sviluppo integrale della persona umana non è solo una questione di acutezza intellettuale, ma un dono che viene da Dio”.

Aggressione ai vescovi del Nicaragua, la condanna della COMECE

Il numero delle vittime in Nicaragua è salito a 351, e il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha sottolineato la gravità della situazione e la presenza di gruppi paramilitari che stanno facendo violenze e uccidendo. Il Cardinale commentava l’aggressione avvenuta contro il Cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, il suo ausiliare, monsignor Baez, e l’arcivescovo Waldemar Sommertag lo scorso 9 luglio, quando i presuli erano andati a portare conforto a quanti erano rifugiati in una chiesa sotto assedio.

Contro l’episodio, è arrivata anche la condanna del COMECE, il Comitato delle Conferenze Episcopali d’Europa che monitora le attività a Bruxelles.

Il comunicato del COMECE nota che “negli ultimi tre mesi, le tensioni sono cresciute in Nicaragua a causa della deteriorata situazione sociale e il processo elettorale”. L’arcivescovo Rimantas Norvila di Vilkaviskis (Lettonia), presidente della Commissione Affari Esterni della COMECE, ha voluto “esprimere solidarietà per la Chiesa in Nicaragua in questi difficili momenti” e chiesto all’Unione Europea di “supportare la mediazione e gli sforzi di riconciliazione dei vescovi del Nicaragua nel processo in corso di dialogo nazionale sulla via di una pace duratura”.

Dalle Nazioni Unite di New York: chiudono i negoziati per le migrazioni, protezione dei bambini in guerra

Tre sono stati gli interventi della Santa Sede alle Nazioni Unite di New York in questa settimana. I primi due sono stati pronunciati il 9 luglio, l’ultimo il 13 luglio ed è l’intervento conclusivo dei negoziati per l’accordo globale sulle migrazioni.

Il primo ha avuto luogo alla sessione di apertura del Sesto e ultimo ciclo di negoziazioni intergovernative sull’accordo Globale per una Migrazione Sicura, Ordinata e Regolare.

L’arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, ha accolto positivamente due modifiche del testo avvenute nell’ultima revisione. Si tratta delle misure concrete per affrontare disastri che avvengono a lungo termine o improvvisamente, e l’enfasi posta sul diritto a tenere unita la famiglia.

Ci sono – ha aggiunto – tre questioni che devono essere migliorate in vista del testo finale.

La prima è l’eliminazione di riferimenti a linee guida e principi provenienti da documenti non negoziati a livello intergovernativo e che contengono linguaggio controverso e temi che non hanno un consenso condiviso – e il riferimento è anche al tema del gender, molto presente nei documenti.

Mantenere questi riferimenti – ha detto – “potrebbe significativamente influenzare quanto e fino a che punto la Santa Sede e le istituzioni cattoliche possano supportare l’accordo”.

L’arcivescovo Auza ha poi sottolineato – è la seconda questione da migliorare – che “tutte le persone godono degli stessi diritti umani fondamentali, che devono essere rispettati, protetti e soddisfatti, non considerando lo status migratoria della persona”, e che “fornire tetto, salute, educazione e giustizia sono servizi minimi che tutti gli Stati dovrebbero fornire, e dovrebbero essere inseriti nel Global Compact”.

L’ultima questione in gioco riguarda il diritto umanitario e il principio di non-refoulement, vale a dire il principio per cui migranti non devono essere costretti a tornare in nazioni in cui potrebbero essere perseguitati. L’Osservatore della Santa Sede ha infine notato che tutte le persone hanno il diritto di rimanere in pace, prosperità e sicurezza nelle loro nazioni di origini, e questo necessita la cooperazione internazionale di tutti gli Stati.

Alle Nazioni Unite si è discusso anche di “Proteggere i bambini di oggi evita i conflitti di domani”. Il dibattito ha avuto luogo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’arcivescovo Auza ha detto che i bambini sono quelli che soffrono di più a causa di guerre e conflitti, e che il modo in cui i bambini vengono trattati ha delle conseguenze per il loro futuro e per quello del mondo, e sottolineato che la comunità internazionale può fare di più per “proteggere i bambini dall’essere mutilati, uccisi, usati come scudi umani, bombe umane, bambini soldato e schiavi sessuali, e da altri abusi.

Per questo – ha sottolineato la Santa Sede – la cornice dell’Agenda su Bambini e Conflitti e Armati è particolarmente importante, e deve essere migliorata, in particolare nel rafforzare misure preventive contro gli abusi di diritti umani contro i bambini; il rendere prioritario le riabilitazione e reintegrazione dei bambini soldati; il garantire il diritto di educazione per i bambini vittime di conflitti armati.

Il 13 luglio si è invece tenuta la sessione conclusiva dei negoziati per l’Accordo Globale sulle migrazioni. Nel suo intervento, l’arcivescovo Auza ha sottolineato che due anni di processi negoziali hanno messo in luce la realtà della migrazione internazionale e che, dopo che sarà adottato formalmente a Marrakech a dicembre, l’accordo servirà come il primo punto di riferimento internazionale globale per la pratica e la cooperazione tra governi, ONG e organizzazioni religiosi riguardo la gestione delle migrazioni.

Secondo l’arcivescovo Auza, l’accordo “renderà difficile per tutti di rimanere ignari delle sfide che affrontano i migranti o di evitare responsabilità condivise nei loro confronti”. L’Osservatore della Santa Sede ha quindi ricordato il richiamo di Papa Francesco ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti – tema anche della Giornata Mondiale della Pace di quest’anno – e ha detto che l’accordo ha non solo rispettato, ma è stato costruito su questi principi, esprimendo la speranza che l’Accordo non aiuterà soltanto a gestire meglio le migrazioni, ma possa essere un significativo passo avanti in solidarietà e la misericordia verso la dignità di ogni migrante e al servizio dell’umanità.

La Santa Sede alla FAO

Dal 9 al 13 luglio si è tenuta alla FAO una Conferenza su “Garantire attività di pesca socialmente, ecologicamente e commercialmente sostenibili”. Monsignor Fernando Chica Arellano, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni e gli Organismi delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’agricoltura, è intervenuto lo scorso 11 luglio, sottolineando che “molte istituzioni della Chiesa Cattolica nel mondo sono impegnate a sviluppare e portare avanti molte iniziative” per contribuire allo sforzo di avere una “pesca sostenibile”.

La Santa Sede è molto attenta al tema della pesca, e l’Apostolato del Mare, organismo ora all’interno del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale, ha organizzato a ottobre dello scorso anno una conferenza sul traffico di esseri umani nella pesca, sottolineando il dramma dello sfruttamento dei pescatori.

Nel suo intervento dell’11 luglio, la Santa Sede riconosce il grande lavoro della FAO in favore di una pesca sostenibile, e allo stesso tempo nota, con gli altri che sono intervenuti, che “la pesca crea milioni di posti di lavoro”, permettendo così il sostegno di famiglie, gruppi e comunità e costituendo per molte nazioni uno mezzo di introiti e il primo fornitore di cibo”.

Allo stesso tempo, dice monsignor Chico Arellana, non ci si deve mai dimenticare che “la dimensione economica, con tutti i suoi benefici, non dovrebbe mai andare ad oscurare l’indispensabile dimensione umana, che è vitale per garantire uno sviluppo compatibile con la salvaguardia dell’ambiente”.

Per la Santa Sede, la promozione di una pesca sostenibile e responsabile deve essere “una fondamentale preoccupazione delle attività nazionali e internazionali”, adottando un approccio ampio e onnicomprensivo che guardi all’impatto generale che ha la pesca sul mondo. Impatto che in realtà viene oscurato dallo sfruttamento che “in molte parti del mondo ha raggiunto livelli insostenibili”, con il rischio che la situazione “deteriori ulteriormente”, dato che ancora non sono state prese misure sulla questione.

Il discorso si sposta poi sullo sfruttamento dei pescatori, oggetto della conferenza di Taiwan. Il loro lavoro – denuncia monsignor Chica Arellano – è “precario, in molti casi forzato, e alcuni sono stati addirittura vittime di traffico di esseri umani”. Cosa che “dovrebbe farci riflettere” sulle attività dei nostri governi o della società civile, con la consapevolezza che “è tempo di agire”, perché mentre “l’attività di pesca cresce speditamente”, vengono fuori anche “forme atipiche di assunzioni, con impieghi irregolari e illeciti che non hanno la giusta stabilità e che non garantiscono i requisiti sociali minimi”.

Così, ci sono lavoratori che vivono “in condizioni umane realmente inumane”, per lungo tempo “lontani dalle loro famiglie”, reclutati da intermediari senza scrupoli.

La Santa Sede chiede che siano prese “misure efficaci e iniziative rilevanti”, per monitorare la situazione e quindi “identificare e salvare pescatori che sono vittime di traffico di esseri umani o di trattamento degradante”.

L’idea è quella di “sviluppare i regolamenti internazionali in tal senso”, incoraggiando misure che “proteggano i pescatori sfruttati, traditi e maltrattati”, che rispettino i trattati internazionali.

Ucraina all’incontro dei segretari generali delle Conferenze Episcopali Europee

Dal 29 al 5 giugno si è tenuto l’incontro dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali Europee a Cipro. Tra i temi che sono stati discussi, quello dell’Ucraina, sviluppato dal vescovo Bodhan Dziurakh, segretario del Sinodo dei vescovi della Chiesa Greco Cattolica Ucraina.

Il vescovo Dziurakh ha ringraziato i partecipanti per il loro supporto da quella che ha definito una “aggressione russa”, e ha detto che i numeri di feriti e uccisi nell’Est Ucraina dovrebbero attirare maggiormente l’attenzione. “Per noi ucraini – ha detto – è molto importante sapere che, insieme con politici cinici ed egoismi di affari, ci sono persone e comunità che possono condividere il nostro dolore con comprensione, consolazione e solidarietà”.

Il vescovo greco-cattolico ha detto che l’aggressione non è terminata, e che questa rappresenta una ferita aperta che sanguina in Europa. Monsignor Duarte da Cunha, segretario general del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, ha parlato della sua esperienza di un viaggio recente in Ucraina e chiesto di non dimenticare ciò che sta succedendo in Ucraina, Siria e in altre regioni d’Europa e del mondo.

Il Patriarcato di Mosca insieme al Vaticano per ricostruire siti cristiani in Siria

Il giorno dopo l’incontro di Bari, il Metropolita Hilarion, a capo delle Dipartimento delle Relazioni Esterne del Patriarcato ortodosso di Mosca, ha sottolineato in una intervista all’agenzia russa TASS che il Patriarcato e il Vaticano lavoreranno insieme per ricostruire siti cristiani in Siria.

La notizia dimostra ancora una volta la volontà del Patriarcato di Mosca non solo di individuare un partner nella Chiesa cattolica, ma anche di mostrare sollecitudine per i cristiani in Medio Oriente. Se Papa Francesco ha convocato l’incontro di preghiera di Bari, è anche vero che, sin da quando è scoppiata la crisi, il Medio Oriente è considerato dal Patriarcato di Mosca un “luogo di pratica ecumenica”, tanto da essere menzionato nella dichiarazione congiunta dell’Avana del 12 febbraio 2016. E il primo germe dell’incontro di Bari nacque probabilmente da una telefonata dal Patriarca Kirill a Papa Francesco, lo scorso 14 aprile, a seguito degli ennesimi scontri in Siria.

Questo il quadro in cui si inserisce l’annuncio del metropolita Hilarion, che a Bari non ha pronunciato in pubblico la preghiera, come previsto, e che durante l’incontro si è tenuto un po’ in disparte.

Il metropolita ha sottolineato che Vaticano e Patriarcato hanno cominciato a lavorare sulla ricostruzione, e “alcune chiese monasteri sono in ricostruzione adesso, mentre il lavoro di restauro sta per terminare in Maaloula, che è uno de più grandi siti santi della Chiesa Ortodossa di Antiochia”. Il Metropolita ha anche affermato che le condizioni restano tese in Siria.

Il Patriarcato Maronita media tra i maggiori partiti cristiani del Libano

La Chiesa Maronita opererà una mediazione in una disputa tra i principali partiti cristiani del Libano, le Forze Libanesi e il Libero Movimento Patriottico. La disputa ha causato un ritardo nella formazione del gabinetto di governo.

La notizia viene dal portale Ashar al Awsat. Secondo l’organo di stampa libanese, il Cardinale Bechara Boutros Rai ha convocato il 12 luglio il ministro dell’Informazione Melhem Riachi e il giuristia Ibrahim Kanaan, rispettivamente delle Forze Libanesi e del Libero Movimento Patriottico. I loro sforzi erano culminati nel 2016 nel cosiddetto “accordo di Maarab” che portò all’elezione di Michel Aoun come presidente nell’ottobre di quell’anno.

Il Patriarca intende sciogliere la tensione tra i partiti cristiani e preparare un documento politico per una mediazione tra i due partiti.

Di recente, il Libano ha nominato un nuovo ambasciatore presso la Santa Sede, dopo alcune incomprensioni. Il nuovo nunzio, l’arcivescovo Joseph Spiteri, è arrivato in Libano a fine giugno, dopo essere stato eletto lo scorso 7 marzo.

Papa Francesco incontra la leader ecologista del Cile

Lo scorso 9 luglio, Papa Francesco ha incontrato Kristine McDivit Tompkins, leader ecologista che è a capo del programma di conservazione delle aree terrestre e marine del Cile e dell’Argentina.

La donna, vedova del filantropo Douglas Tompkins, ha parlato con il Papa dell’importanza di promuovere la pace non solo tra gruppi umani, ma anche con la natura. Durante l’udienza si è discusso anche della creazione di “Parchi della pace”, d’accordo con i valori espressi nell’enciclica Laudato Si.

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