Diplomazia Pontificia, le trattative per l’accordo sui migranti e un concordato in vista

La bandiera vaticana di fronte la sede ONU di Ginevra, dove in questi giorni si sono tenute alcune consultazioni sul Global Compact sulle migrazioni
Foto: UN.org
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La recente visita del premier romeno Viorica Dancila ha lanciato l’idea di “uno strumento pattizio” tra Santa Sede e Romania per quanto riguarda il mutuo riconoscimento dei titoli di studio. Ma c’è un altro concordato in vista: è quello con l’Angola.

Altri temi della diplomazia pontificia di questa settimana: le trattative sul global compact sulle migrazioni, il processo di pace in Colombia, l’attenzione per l’Africa, la deforestazione.

Da Ginevra

A Ginevra si è tenuta negli scorsi giorni la quarta Consultazione Formale per il Global compact sui rifugiati, uno dei due accordi globali su cui la Santa Sede è molto attiva. Durante i lavori, la Santa Sede, rappresentata dall’arcivescovo Ivan Jurkovic, ha preso la parola per tre volte.

L’8 maggio, la discussione riguardava il meccanismo della condivisione di pesi e responsabilità. L’arcivescovo Jurkovic ha sottolineato che “accogliere e proteggere i rifugiati sono responsabilità comuni delle comunità internazionali”, ha ribadito la necessità che l’Accordo Globale sia “fermamente centrato sulla persona umana” e sottolineato che “la dignità di ogni persona umana e i suoi diritti fondamentali” dovrebbero “guidare ed essere alla base” di ogni aspetto dei programmi di azione.

La Santa Sede ha fatto anche delle proposte tecniche sulla terminologia del cosiddetto Action Plan, accogliendo l’attenzione verso le persone di disabilità, chiedendo di usare il termine disabilità al plurale.

In generale, la richiesta è quella di mantenere un approccio inclusivo e integrato in tutto il documento, perché “un approccio olistico resta il miglior modo per monitorare e superare stereotipi dannosi, per evitare di stigmatizzare ciascuno secondo alcuni specifici aspetti, e di prendere in considerazione tutte le dimensioni e gli aspetti fondamentali della persona.

Il 9 maggio, si è parlato di “Aree che hanno bisogno di supporto”. Oltre a ribadire il concetto che l’accordo debba essere centrato sulla persona umana, la Santa Sede ha chiesto anche “un linguaggio più forte per assicurare l’accesso alla giustizia per i rifugiati e richiedenti asilo, senza alcuna paura di detenzione o deportazione”.

In una seconda discussione sul tema, la Santa Sede ha lodato la rilevanza data nell’ultima bozza alla cura sanitaria e l’educazione dei rifugiati, temi in cui le istituzioni cattoliche sono ampiamente impegnate. La Santa Sede ha sottolineato anche che è importante che il draft riconosca la necessità di avviare politiche che assicurino l’educazione primaria e secondaria dei rifugiati.

La Santa Sede ha quindi sottolineato che “lo sviluppo non può essere limitato al tema dello sviluppo economico”, perché mentre persone e comunità hanno bisogni materiali, la fioritura umana e il benessere hanno anche dimensioni sociali, spirituali e politiche”.

Il tema viene incluso in una proposta di modifica della bozza, insieme alla necessità di garantire accesso alla cura sanitaria.

A questo proposito, la Santa Sede sottolinea che “il diritto a godere dello standard più alto possibile di salute” dovrebbe essere esercitato attraverso “leggi, politiche e pratiche non discriminatory” e “fermamente centrate sulla centralità della persona umana e fondata sul diritto alla vita”.

L’arcivescovo Jurkovic mette in luce, dunque, il lavoro delle molte organizzazioni di ispirazione cattolica che lavorano in sinergia con l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, ribadisce la necessità di un approccio al problema che tenga conto dell’intera persona umana, e lamenta l’ambiguità del linguaggio della bozza del global compact in qualche parola, inclusa “la fuorviante idea di un allineamento presumibilmente concordato, o il riferimento a non specificati standard internazionali, così come alcuni riferimenti fatti nelle note a documenti, principi e line guida che “non necessariamente godono di consenso internazionale”.

Un tema, questo, che potrebbe non garantire l’efficacia dell’accordo globale. In particolare, la Santa Sede ha rimarcato che in una nota a pie’ di pagine del testo viene segnalato solo l’operato di alcune agenzia non governative, lasciando fuori molti altri attori rilevanti. E quindi la Santa Sede ha chiesto di togliere la nota, o perlomeno di riformularla in modo che include tutti i possbili stakeholders.

Così come la Santa Sede ha chiesto di cambiare il titolo di una senzione da “gender” a “Avanzamento sociale di donne e ragazze”, per “rendere chiaro che vogliamo ottenere una maggiore partecipazione e contributo di donne e ragazze come partner, basata sull’uguaglianza tra donne e uomini”.

L’idea di fondo è che la questione gender potrebbe poi essere usata ideologicamente, anche perché lo sforzo di introdurre l’ideologia gender nei documenti ONU è cosa nota da anni: fu anche inserita nei negoziati per la Convenzione Internazionale per le Bombe a grappolo, persino laddove la Santa Sede riuscì a fare introdurre il diritto al soccorso.

Il problema – nota la Santa Sede – è che il global compact non ha una natura legale vincolante, eppure avrà un carattere di forte vincolo morale, e questo rende necessario che “il documento davvero abbia l’obiettivo di migliorare le vite di milioni di rifugiati che cercano continuamente protezione internazionale e nell’assistere quelle comunità locali che li ospitano generosamente.

Da New York

L’8 maggio, la Missione della Santa Sede a New York è intervenuta alla 13esima sessione del Forum delle Nazioni Unite sulle foreste. La sessione era dedicata all’implementazione del piano strategico per le foreste promosso dalle Nazioni Unite.

Nelle sue dichiarazioni, la Santa Sede ha mostrato supporto per gli sforzi del forum nel portare avanti uno sviluppo integrale per quanto riguarda la qualità della vita umana e ha chiesto la promozione di una migliore gestione delle risorse delle foreste del mondo, dato che stanno venendo distrutte ed alterate ad un tasso di crescita preoccupante che sta anche distruggendo la loro biodiversità.

“Le foreste – ha sottolineato la Santa Sede – danno un contributo essenziale nel regolare il clima e il loro sfruttamento costa molto a persone, animali e ambiente”.

La Santa Sede ha anche notato che le iniziative che puntano alla conservazione delle foreste devono prendere in considerazione le comunità native che hanno vissuto lì per secoli.

Il colloquio islamo-cristiano di Amman

Si è tenuto il 9-10 maggio il V colloquio congiunto tra il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e il Royal Institute for Interfaith Studies di Amman. In un messaggio – letto dall’arcivescovo Miguel Angel Ayuso Guixot, segretario del dicastero – il Cardinale Tauran ha sottolineato che “ogni persona o gruppo che si trova in condizioni di bisogno perché vittima di persecuzioni dovrebbe ricevere aiuto, perché si tratta di fratelli e sorelle nell’umanità. È una questione di giustizia.

L’arcivescovo Ayuso Guixot è a capo della delegazione cattolica di cui fa parte anche monsignor Khaled Akasheh, capo ufficio del Pontificio Consiglio per l’Islam. La delegazione musulmana è invece guidata dal principe El Hassan bin Talal.

Il tema dei lavori è stato “Le religioni e la dignità della vita”, analizzate sia dal punto di vista cristiano che musumano”.

Nel messaggio del Cardinale Tauran, anche l’invito a non dimenticare “le recenti atrocità perpetrate dai terroristi del cosiddetto Stato Islamico”, anche perché “il tentativo di giustificare quelle atrocità commesse in nome della religione rende i crimini” ancor più gravi.

Il dicastero si rese protagonista nel 2014 di un messaggio che chiese con forza ai partner del dialogo di prendere le distanze dalle tesi dei terroristi, e questo rifiuto netto che ne scaturì – nota – è stato chiaro “per i musulmani stessi e per gli altri”, mentre – nota il Cardinale Tauran – “una minoranza musulmana è stata ed è tuttora vittima di persecuzioni, con la conseguente emigrazione forzata di centinaia di migliaia di persone e l’uccisione di milioni di esse”.

Il Cardinale Tauran ha anche sottolineato che non si può sottovalutare che, tra le ragioni alle basi del terrorismo, non ci sono solo i fattori economici, ma anche “il discorso religioso, i libri di testo scolastici, i media e in particolare i mezzi di comunicazione sociale”, che possono avere un ruolo negativo o positivo per la pace nella società e nel mondo”.

Nella dichiarazione finale della due giorni di studi, le due delegazioni hanno diffuso una dichiarazione finale. La dichiarazione sottolinea che "la vita è un dono di Dio ai membri della famiglia umana", e per questo "deve essere protetta dal concepimento alla fine naturale", e che l'essere umano, apice della creazione,  titolare di dignità, diritti e doveri, deve essere rispettato, ricevere amore e avere i mezzi per una vita degna.

I partecipanti hanno concluso che "c'è una forte relazione tra il rispetto per la dignità e i diritti umani e il progresso e la prosperità della nazione". 

In più, musulmani e cristiani affermano la necessità di una speciale attenzione e cura per migranti, rifugiati e vittime di traffico di esseri umani, e sottolineano che "le giovani generazioni devono essere educate a rispettare la creazione e la dignità della vita", tanto che è allo studio l'idea di un "codice etico" da insegnare a scuola. 

Al termine del colloquio si è siglato un protocollo di intesa , in cui veniva "confermata e istituzionalizzata la loro fruttuosa collaborazione. 

Un incontro con il nunzio in Russia per il Metropolita Hilarion

Il Metropolita Hilarion di Volokamsk, a capo del Dipartimento per le Relazioni Estere del Patriarcato di Mosca, si è incontrato lo scorso 7 maggio con l’arcivescovo Celestino Migliore, nunzio apostolico presso la Federazione Russa.

La notizia è stata data dal sito ufficiale del Patriarcato di Mosca. Secondo la nota, durante l’incontro si è discusso dell’attuale agenda delle relazioni tra il Patriarcato di Mosca e della Santa Sede così come “altri temi di mutuo interesse”.

Tra questi ultimi, sicuramente c’è l’impegno comune contro la secolarizzazione e in favore dei cristiani perseguitati in Medio Oriente, tra l’altro contenuta nella dichiarazione congiunta di Papa Francesco e il Patriarca Kirill dopo il loro incontro all’Avana del 12 febbraio 2016.

Da segnalare che la scorsa settimana il metropolita Hilarion ha incontrato il Patriarca Teofilo di Gerusalemme, mentre subito dopo i raid americani, inglesi e francesi sulla Siria il Patriarca Kirill aveva preso l’iniziativa di chiamare tutti i patriarchi di Medio Oriente, incluso Papa Francesco.

Il Papa ha convocato una giornata di preghiera per la pace a Bari il prossimo 7 luglio, invitando tutti i patriarchi delle confessioni cristiane del Medio Oriente.

Il processo di pace in Colombia

L’ex presidente colombiano Juan Manuel Santos è oggi ad Assisi con Angela Merkel per un “manifesto sull’Europa”.

“Il senso dell’appuntamento di Assisi – ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato – è quello di essere più vicini alle speranze e alle inquietudini degli uomini e delle donne di oggi. L’incontro sarà l’occasione per dialogare sui temi cari ai francescani: economia, lavoro, giovani, ambiente, pace e accoglienza”.

Con questo appuntamento, Assisi sembra sempre più orientata a presentarsi come una sorta di “ONU”. Pare sia in programma anche la consegna di un premio per la Pace a Vladiimr Putin, occasione nella quale si vorrebbero invitare anche Papa Francesco e il Patriarca Kirill per un nuovo storico incontro.

Intanto, del processo di pace in Colombia ha parlato l’arcivescovo Ettore Balestrero, nunzio in Colombia, in un incontro a Ibagué lo scorso 7 maggio. L’ “ambasciatore del Papa” ha sottolineato che la pace è un processo che si costruisce tutti i giorni, e che la firma di un documento non si traduce in una immediata risoluzione dei problemi.

“L’importante – ha detto – è costruire un paese in pace, rispettoso delle persone, dove esista trasparenza, che non abbia niente di nascosto e abbia in aggiunta l’interesse a voltare pagina, nella verità e nella giustizia”.

Verso un Concordato con l’Angola

Un concordato con tra la Chiesa Cattolica e lo Stato dell’Angola è in dirittura di arrivo, ha detto lo scorso 6 maggio l’arcivescovo Dom Peter Rajic, nunzio apostolico a Luanda.

L’accordo punterà a riconoscere la personalità legale della Chiesa Cattolica nella nazione, così come la proprietà e la gestione di varie edifici legati alla Chiesa, incluse scuole e ospedali. Nell’accordo si parlerà anche di libertà religiosa e libertà di espressione.

Il lavoro per il Concordato è iniziato lo scorso 7 marzo, quando Joao Lourenceo, capo dello Stato dell’Angola, ha stabilito una commissione interministeriale per tenere i negoziati sull’Accordo Quadro. La commissione era chiamata a concludere il lavoro entro 6 mesi. I negoziati su un possibile concordato erano rimasti sospesi dal 2015.

Santa Sede e Angola hanno piene relazioni diplomatiche dal 1997.

Attualmente, la Santa Sede ha 214 tra concordati e accordi con 74 nazioni diverse. Di questi, 154 accordi sono stati stipulati con 24 nazioni europee.

Dalla Malesia

L’arcivescovo Joseph Marino, nunzio apostolico in Malesia, ha messo in luce tre importanti aspetti dell’ultima esortazione di Papa Francesco, la Gaudete et Exsultate, durante le celebrazioni del giubileo d’argento della diocesi di Keningau.

Parlando dall’Immanuel Catechetical Building appena completato, l’arcivescovo Marino ha sottolineato che il Papa ha proposto una volta ancora la chiamata universale alla santità stabilita nella costituzione apostolica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II; quindi, il Papa ha proposto una comprensione pratica della Santità cristiana; e infine Papa Francesco ha chiesto di abbracciare una santità per i nostri tempi.

Da poco è stata aperta la nunziatura in Malesia, inaugurata lo scorso 23 novembre dell’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato. La Chiesa malese è in crescita, e lo testimoniano i numeri della diocesi di Keningau.

Quando fu fondata, 25 anni fa, la diocesi aveva una popolazione cattolica di 56.852 persone, suddivisa in 8 parrocchie e 155 cappelle, servita 7 sacerdoti, 137 catechisti e religiosi in 8 conventi.

Oggi (dati del 2016), la popolazione cattolica è cresciuta al numero di 135.544 persone, le parrocchie sono diventate 9 con 402 cappelline, e ci sono 19 sacerdoti (18 diocesani, un religioso), 44 suore, 24 frati, sei seminaristi, 18 donne laiche consacrate e 410 catechisti.

Nicaragua

L’appello di Papa Francesco per il Nicaragua lo scorso 22 aprile arrivava in un momento di tensione crescente, e la Chiesa cattolica ha accettato di fare da mediatore in un comunicato del 24 aprile.

Lo scorso 4 maggio, l’arcivescovo Waldemar Stanislaw Sommertag, di recente nominato nunzio apostolico in Nicaragua, ha invitato i nicaraguensi a ristabilire la pace e terminare le violenze nel Paese al termine della Messa per la celebrazione della Santa Cruz a Roma.

La Messa vedeva la presenza di membri del corpo diplomatico dell’America Latina e dei Caraibi, così come membri della missione diplomatica del Nicaragua in Italia e in Vaticano.

Nel suo invito, l’arcivescovo Sommertag ha anche ricordato l’appello del Papa del 22 aprile, sottolineando che pace e riconciliazione sono responsabilità di tutti i nicaraguensi.

Il Papa in Africa il prossimo anno?

La visita della premier romena Viorica Dancila l’11 maggio scorso ha rilanciato la possibilità di un viaggio papale in Romania nel 2019. Ma nell’agenda dei viaggi del Papa per il 2019 potrebbe esserci anche il Madagascar, a sentire quello che dice il vescovo Gilbert Aubry, vescovo dell’Isola della Reunion e presidente della Conferenza Episcopale dell’Oceano Indiano che è stata recentemente in visita da Papa Francesco.

L’arcivescovo ha parlato del viaggio in una intervista ad Antenne Reunion il 10 maggio. Sarebbe, se confermata, la seconda visita di un Papa in Madagascar. Il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha visitato il Paese nel gennaio 2017, per festeggiare i 50 anni di relazioni diplomatiche tra Antananarivo e la Santa Sede.

L’ambasciatore del Libano in visita di congedo dal Papa

Antonio Raymond Andary, ambasciatore del Libano presso la Santa Sede, è stato l’11 maggio in visita di congedo da Papa Francesco. L’ambasciatore, scelto anche per il suo legame con l’Argentina, aveva presentato le sue lettere credenziali il 5 gennaio 2018, appena tre mesi fa.

La notizia arriva mentre il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, compie un viaggio in Libano dal 10 al 13 maggio, con vari incontri e celebrazioni di stampo prettamente ecclesiale.

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