Diplomazia pontificia: Nicaragua, Ucraina, Cuba

La Segreteria di Stato vaticana
Foto: AG / ACI Group
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C’è sempre preoccupazione per la situazione in Nicaragua, il nunzio in Ucraina in una intervista spiega la situazione del Paese, gli esuli cubani guardano alla Santa Sede come un possibile mediatore: la settimana dopo l’Urbi et Orbi di Pasqua, proseguono le attività della Santa Sede su vari fronti.

E d’altronde, molto si può capire delle priorità della Santa Sede da quello sguardo sul mondo fornito dal Papa dalla loggia delle benedizioni: l’attenzione per la Siria, la prima della lista nell’Urbi et Orbi; la presa di posizione su Nicaragua e Venezuela; alle sempre aperte situazioni in Africa e Medio Oriente.

La situazione in Nicaragua

È partito dopo Pasqua dal Nicaragua il vescovo Silvo José Baez, ausiliare di Managua, richiamato a Roma da Papa Francesco per un periodo. Non è chiaro se l vescovo andrà a ricoprire qualche tipo di incarico a Roma, ma il suo spostamento sembra essere soprattutto una decisione di prudenza: il vescovo Baez è stato tra i più decisi a denunciare la situazione nicaraguense e si è attirato l’attenzione dei paramilitari, mentre la Santa Sede, tramite il nunzio Waldemar Sommertag, sta lavorando al dialogo nazionale.

Lo stesso nunzio Sommertag ha fatto sapere di non conoscere le ragioni della chiamata a Roma del vescovo Baez. Il quale, dal canto suo, ha fatto sapere che non resterà in silenzio.

Prima di congedarsi dal suo Paese, il vescovo ha potuto tenere le celebrazioni di Pasqua. Meditando la Resurrezione di Gesù, il vescovo Baez ha sottolineato che “la tomba vuota è il Cristo risorto. Non lasciamo che ci facciano vivere in una tomba sociale. Che il Nicaragua non sia una tomba. Che il Nicaragua sia una terra d uomini e donne liberi che amano la giustizia e la libertà”.

Il vescovo Baez ha anche riaffermato che la via del dialogo è l’unica strada possibile per evitare peggiori conseguenze.

La Chiesa in Nicaragua, nonostante sia stata attaccata, è stata impegnata nel dialogo tra forze di opposizione e governo sin dall’inizio delle proteste e della repressione delle proteste, orma un anno fa. Papa Francesco ha fatto un appello per il Nicaragua durante l’Urbi et Orbi di Pasqua.

Il nuovo negoziato prevedeva la presenza di 6 membri del governo e 6 membri dell’opposizione, oltre al nunzio Sommertag e Luis Angel Rosadilla dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) come testimoni. La riunione è fallita poiché non sono stati raggiunti accordi in materia di diritti e garanzie dei cittadini.

Il nunzio Gugerotti parla della situazione in Ucraina

In una intervista con Radio Maria Ukraina il 19 aprile, l’arcivescovo Claudio Gugerotti, nunzio apostolico in Ucraina, ha parlato della situazione nel Paese.

Il nunzio apostolico ha notato che il Paese ha sempre sofferto, anche sotto gli zar, e che la resurrezione del popolo ucraino, sempre attaccato alla terra, passa anche per il concetto di dignità. In questo modo, il nunzio ha fatto riferimento alla cosiddetta “rivoluzione della dignità” di piazza Maidan. Una dignità che libera dalla paura, e che porta “a non vivere continuamente nel bisogno di nascondere i propri problemi all’altro”, perché “non credo a una dignità che sia frutto d’una menzogna. Credo a una dignità come quella che ci ha dato Gesù, che è una dignità di peccatori, ma di peccatori salvati, peccatori che hanno il coraggio di mostrare la propria fragilità, perché sanno ancora una volta che sarà la Mano a farli alzare in piedi”.

Il nunzio ha poi ricordato i suoi viaggi nel Donbass, la zona del conflitto, dove “ho visto il lutto che non viene la sofferenza fisica”, ma che viene dalla non comprensione della guerra. La richiesta “perché questa guerra” è “il bisogno di una speranza disperata”. Ma ci sono “parti dell’Ucraina, dove si cerca di dimenticare questa realtà”, come a Kiev, e c’è la parte dell’Occidente dell’Ucraina dove – ha detto il nunzio – c’è “una vita molto dinamica. E, nonostante le difficoltà, anche un piccolo modello per il resto dell’Ucraina, per capire come è bello essere diversi e vivere insieme. Questa è un po’ solo la mia impressione”.

Parlando dell’iniziativa “Il Papa per l’Ucraina”, l’arcivescovo Gugerotti ha detto che il Papa aveva l’idea di un gesto concreto sin da quando lo ha nominato nunzio e che “aveva molto chiara l’idea che la mediazione diplomatica della Santa Sede in Ucraina non sarebbe stata chiesta e neanche particolari interventi politici sarebbero stati produttivi nel paese, come invece mi era successo in altri paesi dell’ex-Unione Sovietica prima di essere mandato qui”.

L’arcivescovo Gugerotti ha ricordato che il Papa gli ha detto che “se facciamo qualcosa, deve essere fatta in modo che nessuno pensi che è fatta solo per i cattolici, che noi mettiamo in atto un gesto di proselitismo: deve essere fatta in maniera assolutamente indifferenziato, perché gli ucraini sentano quanto li amo, tutti”.

L’iniziativa “Il Papa per l’Ucraina” è stata fatta in questo modo, dopo aver annunciato una colletta straordinaria perché “il Papa voleva raccogliere i soldi in tutte le parrocchie europee per far vedere che l’europeismo o l’amore dell’Europa per l’Ucraina non è retorica, ma parte concretamente anche dalla tasca dei cattolici, soprattutto più umili. In tutta Europa, come segno di una fraternità vissuta senza secondi fini”.

Uno dei risvolti del conflitto è che mancano i sacerdoti, e mancano i vescovi. L’arcivescovo Gugerotti ha ammesso che ci sono delle carenze, ma sottolinea che “né i preti né i vescovi per me sono la priorità assoluta. La priorità è valorizzare i laici meravigliosi che abbiamo e che ancora consideriamo in un modo un po’ feudale. I laici sono tanti e presenti. E la nostra Chiesa va fiera di questa fedeltà, anche di molti giovani”.

Una richiesta per Papa Francesco da Cuba

Lo scorso 22 aprile, un gruppo di organizzazioni di emigrati cubani ha inviato una lettera a Papa Francesco chiedendogli di fare mediazione con il governo degli Stati Uniti perché cessi le sue politiche su Cuba, che creano “sofferenza al popolo cubano”. “Va ricordato – si legge nella lettera – che nei giorni della Settimana Santa, i Cubani erano lacerati dalle nuove misure di aggressione economica dettate da Wasghington”. Le misure prevedono che si possono inviare a Cuba un massimo di mille dollari ogni tre mesi più restrizioni per i viaggiatori che si vogliono recare degli Stati Unti a Cuba.

Mike Pompeo, segretario di Stato USA, ha aveva annunciato a metà aprile che dal 2 maggio gli Stati Uniti avrebbero pienamente applicato l’Helms –Burton Act, la legge del 1995 che estendeva l’embargo e dava responsabilità penale a quanti investissero nel territorio cubano in proprietà nazionalizzate dopo la revolucion.

Scrivono le organizzazioni: “Se chiedere un miracolo è troppo, almeno Sua Santità faccia tutto ciò che ha nel cuore per un popolo valoroso e coraggioso che oggi soffre migliaia di prove”.

La lettera è stata distribuita all’arcidiocesi Miami, insieme ad un'altra indirizzata all’arcivescovo Thomas Wenski in cui gli si chiedeva di fare da emissario nella comunicazione con Papa Francesco.

Gli Stati Uniti hanno ripristinato rapporti con Cuba nel 2014, grazie anche alla mediazione della Santa Sede. La Santa Sede è sempre rimasta a Cuba, non interrompendo mai le relazioni diplomatiche nonostante le difficoltà vissute dai cattolici.

Rapporti tesi tra Chiesa e governo in Salvador

L’arcivescovo Francisco Ozoria di San Salvador ha mosso forti critiche alla debolezza istituzionale del Salvador, e questo ha raffreddato i rapporti tra Chiesa e governo nel Paese. L’arcivescovo, nella sua omelia, ha anche fatto riferimenti alla crisi della qualità della democrazia.

Durante la Settimana Santa, molti membri del governo hanno lanciato attacchi alla Chiesa cattolica, rilanciando accuse di pedofilia e criticando la Chiesa come non democratica perché l’incarico del Papa è a vita. Questo per contrastare la richiesta della Chiesa di una riforma costituzionale.

Repubblica Ceca, ancora querelle sulla restituzione dei beni ecclesiastici

Prosegue in Repubblica Ceca il braccio di ferro tra Santa Sede e governo sulla restituzione dei beni ecclesiastici sequestrati durante il comunismo. Il partito comunista, sempre più influente, ha fatto approvare alla Camera una proposta di tassazione sul risarcimento che lo Stato dovrebbe dare alla Chiesa.

La proposta del disegno di legge è stato approvato con 114 voti a favore e 57 vot contrari. Il Partito Comunista non è parte della coalizione di governo di centro sinistra del primo ministro Andrej Babis, sebbene abbia dato supporto esterno al governo.

La prima proposta in tal senso era stata approvata dalla Camera di Praga a gennaio, ma il Senato ha bloccato la legge con un voto contrario il mese successivo.

Le Chiese in Repubblica Ceca, insieme ad altre comunità religiose come gli Ebrei, hanno visto la restituzione di parte dei loro beni, mentre sono stati approvati risarcimenti per un totale di circa 2,6 miliardi di euro da restituire in 30 anni.

Le Chiese si oppongono alla tassazione e stanno già pianificando di appellarsi alla Corte Costituzionale se la legge dovesse passare.

Cosa fa la Chiesa Cattolica in Messico per difendere i diritti umani?

Il vescovo Alfonso Miranda Guardiola, ausiliare di Monterrey e segretario generale della Conferenza Episcopale Messicana, ha delineato l’agenda dei diritti umani della Chiesa in Messico di fronte alla Camera dei Deputati messicani lo scorso 23 aprile. Ne dà notizia l’agenzia Fides della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Il vescovo ha sottolineato che la Chiesa in Messico ha 20 centri per i diritti umani, a vari livelli (religiosi, parrocchiali e diocesani) che operano negli Stati di Mexico, Coahuila, Chiapas, Chihuahua, Oaxaca, Sonora, Tamaulipas, Tabasco, Tlaxcala e Quintana Roo.

Questi centri sono a loro volta parte delle 2466 opere sociali della Chiesa cattolica in Messico. Di questi centri, ci sono: 35 centri di ascolto e accoglienza per le vittime della violenza, 119 case per migranti, 34 centri per bambini e donne che vivono in situazioni di strada, 8 centri di attenzione ai parenti delle persone scomparse, 97 gruppi di impegno verso i detenuti e le carceri, ecc.

Il vescovo Miranda ha notato che i vescovi messicani hanno messo in atto diversi impegni pastorali che mostrano come la Chiesa si impegni per la promozione dei diritti umani.

Tra le priorità della Chiesa c’è quello di “accogliere con carità, accompagnare, difendere i diritti e integrare i migranti che transitano o desiderano rimanere in Messico”.

La Santa Sede alle Nazioni Unite di New York: contro la violenza sessuale sulle donne

Il 23 aprile, si è tenuto presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un dibattito aperto su “Donne, pace e sicurezza: la violenza sessuale in conflitto”.

L’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, ha condannato l’uso della violenza sessuale come un arma e ha detto che “il silenzio e l’impunità riguardo questi crimini deve finire”, mentre si deve dare spazio all’attribuzone di responsabilità per raggiungere “giustizia e riparazione”.

L’osservatore ha affermato che “donne e ragazze devono avare un ruolo nei meccanismi di pace, specialmente quelle che sono sopravvissute a violenze sessuali dei conflittti”, perché “queste violenze non avvengono solo a causa di organizzazioni terroriste o da bande di criminali”, ma anche da membro delle forze di pace ONU.

L’arcivescovo Auza ha anche chiesto di dare particolare attenzione ai bambini che sono nati da violenza sessuale in conflitto, e sottolineato che i loro diritti umani devono essere rispettati e che devono essere accolti e curati.

La Santa Sede alle Nazioni Unite di New nella Giornata Internazionale del multilateralismo

Il 25 aprile si è celebrata la Giornata Internazionale per il Multilateralismo e la Pace. Alle Nazioni Unite di New York, si è tenuto un incontro plenario di alto livello dell’assemblea generale per commemorarlo, e la Santa Sede ha dato un intervento sul tema.

In particolare, l’arcivescovo Auza ha detto che “le condizioni indispensabili per una diplomazia multilaterale di successo” sono “la buona volontà, la fiducia reciproca e il rispetto, l’onestà, la chiarezza e lo spirito di cooperazione, nonché apertura a trovare soluzioni comuni”.

Seguendo il discorso di inizio anno di Papa Francesco ai diplomatici, l’arcivescovo Auza ha ricordato i quattro punti alla base dell’impegno multilaterale: il primato della legge e della giustizia, la difesa di quanti sono in situazioni vulnerabili, la costruzione di ponti e di pace e una attenzione particolare sul nostro destino comune.

Solo con l’idea di una “famiglia di nazioni” – ha concluso – si potrà rinnovare lo sforzo multilaterale.

L'arcivescovo Balestrero nominato nunzio presso la Repubblica Democratica del Congo

Era stato inviato in Repubblica Democratica del Congo in una situazione difficile, lo scorso 6 luglio. Nel comunicato della Sala Stampa della Santa Sede si leggeva che il Papa aveva disposto di inviare l’arcivescovo Balestrero “nella Repubblica Democratica del Congo, per il disbrigo degli affari ordinari della nunziatura apostolica a Kinshasa”.

Quindi, con la nomina delll'arcivescovo Montemayor come nunzio in Colombia, l'arcivescovo Balestrero era rimasto unico rappresentante di Papa Francesco. Mancava la nomina formale a nunzio apostolico, arrivata adesso dopo le elezioni presidenziali, con una nuova cornice istituzionale. 

Il nuovo ambasciatore di Iraq presso la Santa Sede

Amal Mussa Hussain al-Rubaye ha presentato il 27 aprile le sue lettere credenziali di ambasciatore dell'Iraq presso la Santa Sede. Prende il posto dell'ambasciatore Berzinji, che si è candidato alle elezioni presidenziali in Iraq, e forse potrebbe anche toccare a lei la mediazione per un viaggio di Papa Francesco in Iraq: il Papa lo desdererebbe, il Cardinale Pietro Parolin vi è stato a Natale, e di recente arrivato l'invito del vescovo di Erbil Bashar Warda. 

Nata nel 1958, laureata in Medicina e specializzata in pediatraia, Hussain al Rubaye è stata Membro del Supremo Comitato preparatorio per la Prima Conferenza Nazionale in Iraq (2004); Membro del Consiglio Nazionale Iracheno temporaneo (2004-2005); Membro dell’Assemblea Nazionale di Transizione (2005-2006); Vice Presidente della Commissione consultativa presso l’Ufficio del Primo Ministro Iracheno (2006-2009); Ambasciatore presso il Ministero degli Affari Esteri (2009).

La sua carriera diplomatica conta gli incarichi di  Ambasciatore in Malesia (2010-2013); Ambasciatore in Oman (2013-2017); Capo del Dipartimento Africa presso il Ministero degli Affari Esteri (2017-2018); Capo del Dipartimento Asia e Australia presso il Ministero degli Affari Esteri (2018); Capo del Servizio di pianificazione politica presso il Ministero degli Affari Esteri (2019).

 

Papa Francesco invia aiuti ai migranti centroamericani bloccati alla frontiera USA

Papa Francesco ha donato 500 mila dollari per l’assistenza ai migranti in Messico, che saranno distribuiti tra 27 progetti di 16 diocesi e congregazioni religiose messicane che hanno chiesto aiuto per continuare a fornire alloggio, cibo ed articoli di prima necessità. Lo ha comunicato l'Obolo di San Pietro.

Dei 27 progetti di assistenza ai migranti, 13 sono già stati approvati per le diocesi di Cuautitlán, Nogales (2), Mazatlán, Querétaro, San Andrés Tuxtla, Nuevo Laredo (2) e Tijuana; così come per le Scalabriniane, la Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria e le Sorelle Josefinas. Altri 14 progetti sono in corso di valutazione.

 

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