Papa Francesco all'Urbi et Orbi, “Nei bambini del mondo in conflitto rivediamo Gesù”

Papa Francesco si affaccia dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana per la benedizione "Urbi et Orbi", 25 dicembre 2017
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Il volto di Gesù Bambino, riconosciuto per primo dai pastori, si vede nei bambini di ogni parte del mondo, e specialmente in quelli "per cui non c'è posto nell'alloggio",  come fu per Gesù, e dei territori in conflitto. Papa Francesco, per il tradizionale messaggio “Urbi et Orbi” del giorno di Natale, allarga lo sguardo ai vari scenari del mondo, dal Myanmar e il Bangladesh che ha appena visitato alla Siria da sempre al centro delle sue sollecitudini, puntando il dito anche contro “un modello di sviluppo ormai superato” che provoca “degrado umano, sociale e ambientale”.

Papa Francesco si affaccia dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana, accompagnato dal Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, e dal Cardinale Prosper Grech, colui che, ormai oltre la soglia degli 80 anni e quindi fuori dal Conclave, pronunciò la meditazione prima del Conclave che elesse Papa Francesco nel 2013.

Come da tradizione, il messaggio “alla città e al mondo” del Papa è un messaggio di pace, che guarda a tutti gli scenari del mondo. Un messaggio in qualche modo preparato dall’omelia della notte di Natale, quando il Papa ha spiegato che Dio è sempre presente, anche nelle situazioni in cui lo crediamo assente.

E così – dice il Papa nell’Urbi et Orbi – “la fede del popolo cristiano rivive nella liturgia del Natale il mistero di Dio che viene, che assume la nostra carne mortale, che si fa piccolo e povero per salvarci”. Un mistero che “ci riempie di commozione”.

Papa Francesco nota che i primi a riconoscere Gesù furono i pastori, “uomini umili ma vigilanti” che rappresentano “un esempio per i credenti di ogni tempo”, che “di fronte al mistero di Gesù” non si scandalizzano della sua povertà ma “si fidano della parola di Dio”.

Il Papa invita dunque a riconoscere Gesù anche oggi, “mentre sul mondo soffiano venti di guerra e un modello di sviluppo ormai superato continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale”.

Sono i volti dei bambini, quelli in cui riconosciamo Gesù, e Papa Francesco fa una disamina degli scenari considerati più "caldi".

A partire dal Medio Oriente, perché lì i bambini “continuano a soffrire per l’acuirsi delle tensioni tra israeliani e palestinesi”. Il Papa chiede quindi “pace per Gerusalemme e per tutta la Terrasanta”, e invita a pregare perché “tra le parti prevalga la volontà di riprendere il dialogo e si possa finalmente raggiungere una soluzione negoziata che consenta la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini concordati tra loro e internazionalmente riconosciuti”. È, questa, da sempre la posizione della Santa Sede. Il Papa usa parole forti, chiedendo che "il Signore sostenga anche lo sforzo di quanti, nella comunità internazionale, sono animati dalla buona volontà di aiutare quella martoriata terraa trovare, nonostante i gravi ostacoli, la concordia, la giustizia e la sicurezza che da lungo tempo la attende".

Ma se Gesù è nei volti dei bambini del Medio Oriente, lo è ancora di più “nei volti dei bambini siriani, ancora segnati dalla guerra che ha insanguinato il Paese in questi anni”. E Papa Francesco, che alla Siria ha dato una attenzione tale da creare cardinale il nunzio Mario Zenari, auspicata che l’ “amata Siria” possa “ritrovare finalmente il rispetto della dignità di ogni persona, attraverso un comune impegno a ricostruire il tessuto sociale indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa”. In questo senso, il progetto “Ospedali Aperti” è uno dei tanti della Chiesa, impegnata sul territorio in una difficile opera di ricostruzione durante il conflitto.

Quindi, lo sguardo dal Papa si posa su altri scenari del Medio Oriente: l’Iraq “ancora ferito e diviso dalle ostilità che lo hanno interessato negli ultimi quindici anni” e lo Yemen “dove è in corso un conflitto in gran parte dimenticato”, che porta con sé anche una situazione umanitaria difficile, con fame e diffondersi di malattie - ed è in questo scenario di conflitto che è maturato il rapimento di padre Tom Uzhunnalil e l’uccisione di quattro suore missionarie della Carità nel Paese.

Dal Medio Oriente all’Africa. Il Papa segnala le situazioni del Sud Sudan, della Somalia, del Burundi, della Repubblica Democratica del Congo, della Repubblica Centroafricana e della Nigeria. Non a caso, Papa Francesco aveva fatto iniziare l’Anno della Misericordia dalla Repubblica Centroafricana. Non a caso, si pensava ad un viaggio di Papa Francesco in Sud Sudan, e non a caso è stato lo stesso Papa a presiedere la veglia di preghiera per il Sud Sudan e il Congo lo scorso 23 novembre

Nel suo Urbi et Orbi, Papa Francesco sottolinea poi che “vediamo Gesù nei Paesi di tutto il mondo dove la pace e la sicurezza sono minacciate dal pericolo di tensioni e nuovi conflitti”. E, tra questi luoghi, il Papa in particolare menziona il Venezuela, perché lì “possa riprendere un confronto sereno tra le diverse componenti sociali a beneficio di tutto il popolo venezuelano”, ma anche l’Ucraina, dove i bambini “patiscono le violenze del conflitto” così come “le sue gravi ripercussioni umanitarie”.

Ma Gesù Bambino – afferma il Papa – è anche nei volti dei bambini “i cui genitori non hanno un lavoro e faticano ad offrire un avvenire sicuro e sereno”, nei volti dei bambini “cui è stata rubata l’infanzia, obbligati a lavorare sin da piccoli o arruolati come soldati da mercenari senza scrupoli”, ma anche nei volti dei bambini costretti a emigrare, “facile preda dei trafficanti di esseri umani”, forzati a partire per viaggi “che tante volte finiscono in tragedia”.

Infine, un ricordo “fresco” per Papa Francesco: quello dei bambini incontrati durante il viaggio in Myanmar e Bangladesh, che porta il Papa a chiedere che “la Comunità Internazionale” si adoperi “perché la dignità delle minoranze presenti nella Regione sia adeguatamente tutelata”, riferendosi così a tutte le minoranze perseguitate nel la regione. "Il nostro cuore - afferma il Papa - "non sia chiuso come lo furono le case di Betlemme".

Conclude Papa Francesco: “Impegniamoci a rendere il nostro mondo più umano, più degno dei bambini di oggi e domani”.

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