Diplomazia pontificia, prima di Natale arriva il nuovo nunzio in Cile

L’arcivescovo Ivo Scapolo si prepara alla sua missione in Portogallo. Il suo bilancio alla fine di otto anni passati a Santiago

L'arcivescovo Ortega, nuovo nunzio in Cile, in un incontro del 2015 con Papa Francesco
Foto: Obispado de Alcalà de Henares
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Lo scorso 8 ottobre, Papa Francesco ha nominato il nunzio Ortega a suo ambasciatore in Cile. Andrà a sostituire il nunzio Scapolo, inviato in Portogallo, in una situazione difficile per la Chiesa cilena, caratterizzata dallo scandalo degli abusi. Il nunzio Scapolo ha difeso la sua condotta in una intervista di congedo, mentre il nunzio Ortega ha inviato un messaggio alla Conferenza Episcopale del Paese.

Ricca attività all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mentre a Vienna si è tenuto l’incontro per l’Implementazione della Dimensione Economica ed Ambientale, cui la Santa Sede è intervenuta.

Cile, il nunzio Scapolo in partenza, il nunzio Ortega in arrivo

L’arcivescovo Ivo Scapolo cessa il suo mandato come nunzio in Cile: è stato già destinato a rappresentare il Papa in Portogallo. Durante il suo mandato come ambasciatore del Papa in Cile, durato otto anni, l’arcivescovo Scapolo ha dovuto anche affrontare il dramma degli abusi, che portato ad una serie di incontri in Vaticano tra il Papa e tutti i vescovi del Cile, alle dimissioni in blocco degli stessi vescovi e ora a soluzioni “ponte” del Papa, che per ora non sta ricostituendo la gerarchia, ma inviando amministratori apostolici.

L’arcivescovo Scapolo ha dato, lo scorso 13 ottobre, una intervista al quotidiano cileno El Mercurio per fare un bilancio dei suoi anni da nunzio, toccando anche il tema degli abusi, che gli ha “provocato molto dolore”. Il nunzio ha sottolineato anche di essere “impressionato” per il gran numero di “denunce venute fuori ultimamente, sebbene nella maggioranza dei casi i fatti non sono recenti”. Una escalation che ha avuto luogo dopo la visita del Papa. L’arcivescovo ha anche detto che “come Chiesa, varie volte non abbiamo avuto il coraggio di prendere iniziative”, ma ha anche negato di aver mai coperto abusi, e raccontato di aver ricevuto molte persone che hanno portato la loro testimonianza, come vittime o denuncianti.

Il nuovo nunzio in Cile sarà l’arcivescovo Alberto Ortega Martin, che Papa Francesco ha dunque trasferito dalla sua sede di nunzio in Iraq e Giordania: l’arcivescovo Ortega era ad Amman dal 2014, e lascia il Paese mentre Papa Francesco sta lavorando ai preparativi per un viaggio in Iraq nel 2020. La nomina di Ortega è dello scorso 7 ottobre. Il 16 ottobre, il nunzio ha scritto una lettera di saluto al presidente della Conferenza Episcopale Cilena, il vescovo Santiago Silva Retamalaes. “Sono sicuro – ha detto l’arcivescovo Ortega – che in Cile incontrerò una Chiesa ricca di storia e di esempi di santità, nella quale gli elementi positivi prevalgono chiaramente su alcuni tristi episodi che hanno oscurato negli ultimi tempi la vita della Chiesa cilena provocando tanto dolore.

Ortega ha detto anche che spera di raggiungere Santiago prima di Natale, dopo aver espletato una serie di impegni che ha ancora in Giordania ed Iraq.

                                                VATICANO

Cardinale Parolin, incontro con il sindaco in esilio di Caracas

È dello scorso 12 ottobre la notizia che Antonio Ledezma, sindaco metropolitano di Caracas in esilio, è stato ricevuto in vaticano dal Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

Il Cardinale Parolin ha più volte incontrato membri dell’opposizione venezuelana (anche a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite durante il suo viaggio di metà settembre), mostrando per il Paese un particolare interesse dovuto anche al fatto di essere stato nunzio apostolico lì.

Ledezma ha parlato al cardinale “la sofferenza dei venezuelani che sono esiliati nel mondo, sono sradicati a causa della narcotirannia di Maduro” e ha chiesto di “difendere civili e prigionieri militari”.

Il Cardinale ha mostrato preoccupazione per il fatto che il Venezuela è bloccato senza che ci siano concrete soluzioni, nemmeno con il dialogo del 2016. Ledezma è stato parte della delegazione della Democrazia Internazionale di Centro.

                                                MULTILATERALE

La Santa Sede all’ONU di New York, la questione dello “stato di dirittoo”

Si è tenuta il 14 ottobre, presso il Palazzo di Vetro di New York, una riunione del Sesto Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sul tema dello “Stato di diritto a livello nazionale e internazionale”.

La Santa Sede ha sottolineato che le relazioni tra gli Stati debbano essere basate su legge e giustizia e sottolineato come la cornice della legge internazionale è un meccanismo che può risolvere problemi e differenze tra gli Stati. La Segreteria Generale delle Nazioni Unite ha presentato un rapporto che chiede di rafforzare lo stato di diritto nell’organizzazione. La Santa Sede, che più volte ha parlato anche di una riforma delle Nazioni Unite, ha auspicato che questo rafforzamento possa avere luogo in modo da costruire “un sistema di giustizia indipendente che possa lavorare attraverso una crescente presa di responsabilità a livello internazionale e assicurare l’accesso alla giustizia per i marginalizzati e i vulnerabili”.

La Santa Sede ha detto di supportare tutte le iniziative delle Nazioni Unite che intendono promuovere lo stato di diritto come mezzo per la pace, i diritti umani, e le relazioni multilaterali.

La Santa Sede all’ONU di New York, il tema dello sviluppo sostenibile

Il secondo comitato della Assemblea Generale delle Nazioni Unite si occupa di “Sviluppo sostenibile”. Con un intervento pronunciato il 15 ottobre, la Santa Sede ha affermato che “per proteggere la dignità di ogni persona e promuovere il bene comune, ci dobbiamo assicurare che le richieste di sviluppo siano allineate con le richieste di dignità umana, e che le risorse naturali del pianeta non siano trattate come risorse inesauribili”.

La Santa Sede chiede di considerare non solo l’ambiente, ma anche “il significato e i valori della nostra umanità”, lavorando anche per una solidarietà intergenerazionale nello sviluppo sostenibile, in modo da “assicurare che le nostre parole sull’importanza di proteggere la casa comune siano trasformate in azioni.

La Santa Sede all’ONU di New York, la giurisdizione universale

Il 17 ottobre, la Santa Sede è invece intervenuta al dibattito dedicato allo “Scopo e applicazione del principio di giurisdizione universale”. La Santa Sede ha condannato le autrocità di genocidi, crimini contro l’umanità e crimini di guerra perpetrati contro persone innocenti, e in particolare quelli contro minoranze etniche o religiose in Stati fragili. La Santa Sede ha chiesto al comitato ONU e agli Stati di continuare a lavorare senza smettere di assicurare di indagare sulle violazioni dei diritti umani, e di punire quelli responsabili di tali atti.

La Santa Sede riconosce il principio di non interferenza negli affari interni degli altri Stati, ma allo stesso tempo sottolinea che c’è il dovere di assicurare che “quanti sono responsabili per crimini atroci siano resi responsabili, e che si salvaguardi lo Stato di diritto sia a livello nazionale che internazionale.

La Santa Sede ha anche chiesto che il principio di sussidiarietà dovrebbe essere applicato nella giurisdizione internazionale.

La Santa Sede all’ONU di New York, la globalizzazione dell’interdipendenza

Sempre il 17 ottobre, c’è stata una discussione sul tema della “Globalizzazione dell’interdipendenza”. La Santa Sede ha chiesto uno sforzo collettivo per combattere povertà e fame, e affermato che l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è uno dei mezzi attraverso il quale si possono affrontare queste sfide. La comunità internazionale – ha ricordato la Santa Sede – è “una famiglia di nazioni”, che si interconnettono attraverso varie sfere, tra cui il commercio, la tecnologia, la salute e la migrazione. La Santa Sede ha anche messo in guardia dal fatto che, nella globalizzazione, ci sono anche il dominio del potente contro il debole e l’imposizione delle ideologie dei popoli che hanno su quelle dei popoli senza risorse.

La Santa Sede all’ONU di New York: il disarmo integrale

Il dibattito dell’Assemblea generale del 18 ottobre ha invece avuto come tema il disarmo integrale. La Santa Sede ha ricordato di condannare sia l’uso che il possesso di armi nucleari, e ha chiesto di mettersi in azione per la totale eliminazione delle armi nucleari, chiedendo gli Stati che attualmente posseggono armi nucleari di riconsiderare i piani di migliorare i loro arsenali nucleari.

La Santa Sede ha anche esortato i governi che non lo hanno fatto a ratificare il Trattato Comprensivo di bando dei test nucleari, mentre ha lamentato che la Commissione del Disarmo crea, sì, un dialogo fruttuoso tra le parti, ma non ha ancora raggiunto il suo obiettivo finale del disarmo.

La Santa Sede alla FAO, la giornata mondiale dell’alimentazione

Papa Francesco ha inviato un messaggio per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione lo scorso 16 ottobre. Contestualmente, c’è stato alla FAO un seminario di studi organizzato dalla missione permanente della Santa Sede presso FAO, IFAD e PAM, i tre organismi per la lotta alla fame delle Nazioni Unite, tutti visitati da Papa Francesco durante questi anni di pontificato.

Il seminario era intitolato “Alimentazione e dignità umana”. Monsignor Fernando Chica Arellano, osservatore permanente della Santa Sede, ha sottolineato durante l’evento che oggi si assiste allo scandalo per cui “c’è cibo per tutti, ma, nel contempo, è impossibile renderne tutti ugualmente partecipi, nonostante continui a regnare in molte aree del mondo lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e la distrazione del cibo dalle finalità alimentari”.

L’evento è stato introdotto da Vincenzo Conso, coordinatore del “Forum Roma di ONG”, mentre i lavori sono stati aperti dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente dell’Accademia per la Vita, che ha chiesto agli Stati di assumersi le proprie responsabilità di fronte alla “maledizione della Papa”, perché “le soluzioni nate per dare una risposta concreta alla fame, ci sono, ma saranno efficaci solo se saranno umane e condivise nella scelta dei mezzi adottati”.

Monsignor Chica Arellano ha evidenziato anche la “persistente ed iniqua distribuzione” dei frutti della terra”, ha affermato che ci sono circa 820 milioni di affamati nel mondo, ha rimarcato che la famiglia umana è “minacciata dai modelli della massimizzazione dei profitti, dell’efficientismo e della perdita di valore del tempo”, con stili di vita “frenetici, consumistici, individualisti”, in un contesto in cui “è evidente il rischio di sminuire eccessivamente il senso dell’alimentazione”, dimenticando che essa non è soltanto un “fatto naturale”, determinato da “necessità fisiologiche”, ma è anche un “fenomeno culturale carico di valenze simboliche e determinato da fattori psicologici, sociali e religiosi”. L’osservatore ha poi sottolineato che uno stile di vita sostenibile si impara “innanzitutto in famiglia”, e ha chiesto che la famiglia delle nazioni alimenti “relazioni ispirate alla solidarietà, appianando gli interessi nazionali e mitigando la sovranità di quegli Stati che vorrebbero esercitarla in modo assoluto”.

Monsignor Chica Arellano ha sottolineato che gli Stati hanno ormai “relazioni diplomatiche basate sul sospetto reciproco, sulla diffidenza, sulla prevalenza della forza, su di uno stile comunicativo famelico e aggressivo, che troppo spesso si è tradotto in prevaricazione economica e persino in violenza bellica, deteriorando progressivamente il rapporto di fiducia e amicizia tra i popoli”, a causa proprio del fatto che i programmi sono stati disattesi

La Santa Sede all’OSCE, la gestione delle risorse naturali

La missione permanente della Santa Sede all’OSCE ha partecipato a Vienna all’incontro sulla Implementazione della Dimensione Economica e Ambientale. La prima sessione si è tenuta il 14 ottobre, sul tema “Rafforzare la gestione sostenibile delle risorse naturali”.

La Santa Sede ha sottolineato che “si vive in un’epoca in cui, in un modo o nell’altro, troppi di noi, per necessità o cupidigia, stanno sfruttando le risorse naturali del pianeta”.

Si tratta di un degrado “particolarmente acuto nella gestione delle risorse naturali”, che l’OSCE si è impegnato a superare con operazioni sul campo basate su principi di trasparenza, responsabilità ed eguaglianza.

La Santa Sede ha incoraggiato questi sforzi, e chiesto agli “stakeholders” di fare distinzione ed includere una regolamentazione tra “l’accesso a” e “l’uso di” risorse naturali.

L’accesso alle risorse naturali, secondo la Santa Sede, dovrebbe essere “controllato solo al fine di assicurare la cooperazione e organizzare gli interessi che si fanno competizione ed evitare ogni danno all’ambiente che può essere causato dallo stesso accesso”, mentre l’utilizzo delle risorse dovrebbe essere “pienamente regolamentato, non solo per prevenire i danni all’ecosistema, ma per soppesare la sostenibilità dell’uso di risorse particolari, il beneficio dell’umanità e l’opportunità di usi alternativi”.

La Santa Sede all’OSCE, il tema dell’impegno ambientale

Sempre il 14 ottobre, si è parlato anche dell’impegno dell’OSCE sui temi ambientali. La Santa Sede ha focalizzato in particolare il suo intervento sulla gestione dell’acqua, perché “l’accesso ad acqua sicura e bevibile è un diritto umano base e universale”, indispensabile per la vita umana.

La Santa Sede ha posto l’attenzione sul concetto di “ecologia integrale”, vale a dire “un approccio integrato a combattere la povertà, restaurare la dignità degli esclusi e allo stesso tempo proteggere la natura”.

La Santa Sede all’OSCE, la questione della sicurezza alimentare

Il 15 ottobre, l’Incontro sull’Implementazione Economica e Ambientale ha affrontato il tema delle “Opportunità per migliorare la stabilità e la sicurezza attraverso una buona governance ambientale”. La Santa Sede ha notato che c’è davvero bisogno di una buona governance ambientale, perché “troppo spesso, il bene comune è stato compromesso da una alleanza tra l’economia e la tecnologia che finisce per mettere da parte ogni cosa che non sia in relazione con interessi immediati”. La situazione porta spesso ad avere implicazioni negative per la stabilità e la sicurezza, in quanto “l’ingiustizia alimenta lo scontento e lo scontento porta al conflitto”.

La Santa Sede ha lodato gli sforzi dell’OSCE sulla questione, ma ha anche detto di credere che “questi sforzi possano essere ulteriormente rafforzati riflettendo sui due approcci all’ecologia messi in luce da Papa Francesco, vale a dire “l’ecologia integrale”, e la falsa ecologia che fa pensare che “il pianeta possa continuare a stare come sta per un po’ di tempo.

                                                FOCUS EUROPA

Il nunzio Rajic presenta le credenziali alla Lettonia

L’arcivescovo Rajic, nunzio apostolico in Lituania, Lettonia ed Estonia, ha presentato lo scorso 15 ottobre le sue lettere credenziali al presidente lettone Egils Levits. Il nunzio ha già presentato le sue credenziali a Vilnius – con una certa fretta, perché la Lituania non voleva che fosse l’ambasciatore russo il decano del corpo diplomatico al cambio di presidenza.

Nell’occasione, la Lettonia ha ringraziato la Santa Sede per il suo sostegno al Paese, visitato nel 100esimo della fondazione, e ha messo in luce il forte messaggio del Papa sull’importanza e la conservazione di valori, tradizioni e indipendenza.

Le parti hanno elogiato la proficua cooperazione statale con la Chiesa cattolica, sottolineando al contempo le forti tradizioni dell'ecumenismo in Lettonia. Il nunzio ha sottolineato l'importanza dell'educazione, esprimendo sostegno per le scuole affiliate alla Chiesa cattolica.

Repubblica Ceca: annullata la legge che tassa il risarcimento alla Chiesa

Il 15 ottobre la Corte costituzionale della Repubblica Ceca ha annullato la legge approvata dal Parlamento che tassa del 19% le indennizzazioni previste per le Chiese e le religioni a seguito dei sequestri e delle violenze del regime comunista fra il 1948 e il 1989.

Si tratta di risarcimenti che sono stabiliti in tutto il blocco sovietico, per compensare la Chiesa e le altre confessione dei beni confiscati o distrutti durante il regime. La Repubblica Ceca, nazione dove il 70 per cento delle persone si proclama ateo, c’è stata una prima intesa per il risarcimento nel 2008. Il Parlamento rifiutò l’intesa. Nel 2011, l’accordo, arrivato con l’aiuto di un audit internazionale: lo stato restituisce il 56% delle proprietà confiscate (2.500 edifici e 200.000 ettari di terreni) e il resto è indennizzato con 2,4 miliardi di euro. Un notevole abbassamento rispetto alla cifra originaria prevista di 3,4 miliardi di euro, nota la parte cattolica. La Chiesa ha anche accettato di ricevere indietro solo l’80 per cento dei beni cattolici confiscati, che erano il 98 per cento nel 1948, lasciando il resto ad altre confessioni e religioni.

Nel 2013, l’accordo entra in vigore, ma Senato e Camera proovano a diminuire gli importi. C’è un progetto di legge presentato in Parlamento e bloccato dal Senato nel 2019, mentre viene approvato il mese successivo e confermato il 23 aprile 2019.

Tre gruppi parlamentari (due di senatori e uno di deputati) fanno ricorso alla Corte che si pronuncia sulla illegittimità della legge.

Serbia – Vaticano, il Cardinale Ravasi risponde al ministro della Cultura Serbo

Il ministero della Cultura della Serbia ha reso noto di aver ricevuto una risposta alla lettera inviata dal dicastero al cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura e della Pontificia commissione di archeologia Sacra.

Al centro del messaggio del ministro Vladan Vukosavljevic era la messa che lo scorso agosto vescovi di etnia albanese hanno celebrato sui resti di una Chiesa ortodossa nella località di Novo Brdo, in Kosovo.

La lettera – secondo una nota del ministero degli Esteri serbo – è stata consegna nel corso di una visita di Vukosavljevic presso la nunziatura apostolica a Belgrado. 

Il ministro ha chiesto al Cardinale Ravasi di avviare una iniziativa per fare in modo che "il clero cattolico albanese nel territorio dell'autoproclamato (e non riconosciuto dai nostri due Stati) 'Stato del Kosovo' non provochi in questo modo e senza necessità la tensione e non dissacri la fede e i monumenti culturali e storici del popolo serbo, la cui origine, finalità e tradizione sono state ampiamente documentate nella letteratura professionale internazionale".

Secondo il ministero della Cultura serbo, la replica di Ravasi è stata "gentile e ricca di contenuti", e in essa viene espressa rassicurazione sul fatto che la santa Sede farà di tutto per evitare qualunque tensione che possa recare danno alla ricca tradizione cristiana presente nei Balcani, come pure alle libertà religiose che sono indispensabili per una convivenza pacifica.

Il ministero ha infine definito corrette e piene di buone intenzioni le posizioni espresse nella risposta del cardinale Ravasi, auspicando al tempo stesso una cooperazione con il Vaticano ai massimi livelli in futuro nel campo della cultura. Vukosavjevic, secondo una nota del dicastero da lui guidato, ha infine ricordato che la Serbia e il Vaticano coltivano una positiva cooperazione ed espresso l'auspicio che il contenuto della lettera possa essere trasmesso agli incaricati della politica estera nella Curia romana.

                                                FOCUS ASIA

La visita del vicepresidente di Taiwan in Vaticano

Come annunciato, il vicepresidente di Taiwan Chen Chien Jen è stato a Roma per la canonizzazione di Newman. Per l’uomo politico, si è trattata anche di una occasione per poter parlare personalmente con il Papa e con gli officiali vaticani.

Questo il programma della sua visita: l’11 ottobre, visita alla Cancelleria dell’Ambasciata e alla Mostra “La Luce del Mondo” di opere di artisti contemporanei di Taiwan allestita al suo interno. Il 12 ottobre, Visita al Santuario della Santa Casa di Loreto dove i membri della delegazione hanno assistito alla Santa Messa per la pace di Taiwan e nel mondo: la Basilica è stata più volte visitata dall’ambasciatore Lee, perché Loreto e Taiwan sono legati dal 2007 dalla presenza, nella città di TouWou, di una riproduzione perfetta della Santa Casa

Nello stesso giorno, il vicepresidente di Taiwan è stato anche alla Basilica della Misericordia a Macerata e al Centro Studi Li Madou (nome cinese di Matteo Ricci.)

Il 13 ottobre, dopo la canonizzazione di Newman, c’è stato un incontro con la delegazione composta da 24 Suore missionarie dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio (S.M.I.C.) presso la Cancelleria dell’Ambasciata. Infine, cena in compagnia di 16 tra suore e sacerdoti taiwanesi e missionari italiani e stranieri che hanno servito a Taiwan.

 

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