Diplomazia pontificia, dialogo con l’Islam, obiettivo Sud Sudan, osservatore all'ONU

Settimana intensa per la diplomazia pontificia: due ministri degli Esteri in Vaticano, i passi avanti nel dialogo con l’Islam, l’obiettivo del viaggio in Sud Sudan

il Cardinale Miguel Ayuso, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, partecipa all'11esimo colloquio interreligioso a Teheran, Iran, 11-12 novembre 2019
Foto: Twitter
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Due ministri degli Esteri in Vaticano, varie iniziative delle ambasciate, un viaggio in Sud Sudan da programmare: la settimana diplomatica della Santa Sede è stata densa di avvenimenti, ed è culminata con la nomina del nuovo osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite. 

Da considerare, in particolare, i risultati sul tema del dialogo con l’Islam, con il sesto incontro di Papa Francesco con il Grande Imam di al Azhar e le conclusioni del tavolo di dialogo che quest’anno si è tenuto a Teheran, in Iran. Ma gli incontri di questa settimana testimoniano anche un particolare interesse della Santa Sede per l’area dell’Europa orientale.

                                                DIALOGO CON L’ISLAM

Santa Sede, una iniziativa di dialogo interreligioso in Iran

Si è conclusO con una dichiarazione di intenti in sei punti, e il prossimo appuntamento fissato a Roma per il 2021, l’11esimo colloquio tra il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e il Centro per il Dialogo Interreligioso e Interculturale della Organizzazione per le Relazioni e la Cultura Islamica.

Il tavolo di confronto si riunisce su cadenza biennale, alternativamente a Roma e a Teheran, ed è stato lanciato nel 1994. Tema di quest’anno era “Cristiani e musulmani: servire l’umanità insieme”. La delegazione della Santa Sede era guidata dal Cardinale Miguel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Nella dichiarazione finale, si sottolinea che “il servizio agli altri, specialmente a malati, poveri e bisognosi, è di capitale importanza per i cristiani e i musulmani”, perché questo testimonia anche “l’amore universale di Dio per tutti gli esseri umani”.

Il servizio all’umanità “richiede che tutti gli esseri umani siano trattati senza discriminazione in tutto il mondo”, e dunque “cristiani, musulmani e persone che non professano alcuna particolare religione sono chiamati a promuovere i diritti fondamentali per tutti, in ogni luogo e in ogni tempo”. “La libertà di coscienza e di religione – si legge ancora nel documento – è la pietra angolare dell’edificio dei diritti umani e per questo deve essere preservato e promosso”.

Nella dichiarazione, si sottolinea anche che “i doveri sono inseparabili dai diritti”, e che dunque tutti sono chiamati a fare il meglio per rispondere ai propri diritti verso le famiglie, le comunità e le società”.

La dichiarazione si concentra anche sul tema della formazione delle giovani generazioni come “credenti sinceri e cittadini responsabili”, mentre viene sottolineato anche che “la cura del creato è un servizio urgente e particolare per l’umanità di oggi”.

Papa Francesco, il senso dell’incontro con il Grande Imam di al Azhar

La dichiarazione congiunta sulla Fraternità Universale è diventato uno dei doni di Papa Francesco ai capi di Stato che vengono a fargli visita. E ne hanno discusso, ancora una volta, Papa Francesco e il Grande Imam di al Azhar, Ahmed al Tayyb, nel loro sesto incontro, avvenuto lo scorso 15 novembre.

Il Grande Imam è venuto nell’ambito del seminario “Protecting children in a digital age”, che ha messo insieme una coalizione di esponenti di tutte le religioni. Dopo il traffico di esseri umani, anche la protezione dei bambini dagli abusi è diventato per Papa Francesco un centro dell’attività diplomatica. Dal discorso finale al summit sugli abusi di febbraio, Papa Francesco non ha mancato di notare che il dramma degli abusi colpisce tutti, non solo la Chiesa. E, in fondo, nessuno si può dire fuori dalla lotta per combatterlo.

Così, il sesto incontro di Papa Francesco e il Grande Imam è dato dall’occasione di rafforzare gli sforzi comuni su un tema di mutuo interesse. Con l’occasione, Papa Francesco e il Grande Imam anche hanno incontrato il Comitato per l’Implementazione della Dichiarazione di Abu Dhabi. Il comitato ha sei membri islamici e tre cattolici, più un rabbino e una donna, Irina Giorgieva Bokova, nominata appunto ieri. È presieduto dal Cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot, e supervisione anche la costruzione di un “Abrahamic Center” ad Abu Dhabi, ovvero uno spazio in cui ci saranno una sinagoga, una chiesa e una moschea.

Gli sforzi della Santa Sede in questo senso sono parte di un impegno di lungo termine iniziato con la riapertura del dialogo con l’università di al Azhar al Cairo, una delle più importanti istituzioni sunnite. L’Islam sunnita ha portato avanti un lavoro molto importante sul tema della cittadinanza, che mira a non considerare più i non musulmani come “cittadini di serie B2”. Questo impegno ha portato alla dichiarazione di Marrakech, all’incontro di Beirut, alla conferenza della pace del Cairo cui ha partecipato il Papa, al pronunciamento di 500 imam in Pakistan che difendeva anche Asia Bibi, e infine alla Conferenza sulla Fraternità ad Abu Dhabi dello scorso febbraio.

                                   I NUOVI NUNZI 

La Santa Sede ha un nuovo Osservatore Permanente presso le Nazioni Unite

È l’arcivescovo Gabriele Giordano Caccia il nuovo osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York. La nomina è stata annunciata il 16 novembre. L’arcivescovo Caccia, finora nunzio nelle Filippine, prende il posto dell’arcivescovo Bernardito Auza, che lo scorso 1 ottobre è stato nominato nunzio in Spagna ed Andorra. Auza ha potuto salutare nei giorni scorsi il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

Sessantuno anni, di Milano, sacerdote dal 1983, l’arcivescovo Caccia è dal 1991 nel servizio diplomatico della Santa Sede. Ha servito nella nunziatura di Tanzania dal 1991 al 1993, e ha poi lavorato nella Prima Sezione della Segreteria di Stato. Nel 2002, è stato nominato assessore della Segreteria di Stato, un incarico che può essere comparabile a quello di un “viceministro dell’interno”.

Benedetto XVI lo ha nominato nel 2009 arcivescovo e destinato come nunzio in Libano. Fu consacrato vescovo il 12 settembre 2009, e insieme a lui fu ordinato arcivescovo anche Pietro Parolin, allora destinato all’incarico di nunzio in Venezuela e oggi cardinale e Segretario di Stato vaticano. Dal 2017, l’arcivescovo Caccia era nunzio nelle Filippine.

L’arcivescovo Caccia ha sottolineato di aver “amato il suo tempo nelle Filippine”, ma ha anche detto di guardare alla sua nuova sfida, sottolineando che il prossimo anno nelle Nazioni Unite si celebra il 75esimo anniversario della fondazione”.

L’arcivescovo Caccia prenderà funzione il 16 gennaio 2020, diventando così il settimo osservatore permanente della Santa Sede a New York dal tempo in cui la Santa Sede è diventato Stato osservatore il 6 aprile 1964.

I predecessori dell’arcivescovo Caccia sono stati monsignor Alberto Giovannetti (1964-1973), l’arcivescovo (e poi cardinale) Giovanni Cheli (1973-1986), l’arcivescovo (poi cardinale) Renato Raffaele Martino (1986-2002), l’arcivescovo Celestino Migliore (2002-2010), l’arcivescovo Francis Chullikat (2010 – 2014) e l’arcivescovo Auza (2014 – 2019).

Come Stato osservatore permanente delle Nazioni Unite, la Santa Sede ha il diritto di partecipare ai dibattiti nell’assemblea generale, di fare interventi e di replicare. Non ha diritto di voto o diritto di dare inizio a risoluzioni o di promuovere candidati per diverse posizioni all’interno delle Nazioni Unite.

L’arcivescovo Caccia andrà a guidare una comunità di circa 40 persone tra sacerdoti, suore, laici, e di 25 giovani che partecipano a programmi di stage.

L’arcivescovo Pinter nunzio in Honduras

Era nunzio in Bielorussia dal 2016. Il 12 novembre, l’arcivescovo Gabor Pinter è stato destinato alla nunziatura dell’Honduras, continuando così la sua carriera diplomatica.

In Bielorussia, l’arcivescovo Pinter ha portato a termine la costruzione della nuova nunziatura. Classe 1964, sacerdote dal 1988, è nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1996. Ha prestato servizio nelle nunziature di Haiti, Bolivia, Svezia, Francia, Filippine ed Austria, prima di essere nominato nunzio in Bielorussia. Poliglotta, è conosciuto per essere molto abile nel districarsi tra i problemi.

 

                                    FOCUS AFRICA

Papa Francesco, un viaggio in Sud Sudan in arrivo?

Dopo averne parlato all’Angelus dello scorso 10 novembre, Papa Francesco ha reso ancora più ufficiale la sua intenzione di visitare presto il Sud Sudan: al termine del suo incontro con il primate della Chiesa anglicana Justin Welby lo scorso 13 novembre – si legge nel comunicato ufficiale della visita - “il Santo Padre e l’arcivescovo di Canterbury hanno concordato che, se la situazione politica nel Paese dovesse permettere la costituzione di un governo transitorio di unità nazionale nei prossimi 100 giorni, è loro intenzione recarsi insieme in visita in Sud Sudan”.

Una dichiarazione di intenti forti, che lascia comunque aperti anche dei problemi organizzativi. La Santa Sede ha comunque aperto un ufficio a Juba, dove c’è un delegato della nunziatura di Nairobi. La nunziatura del Sud Sudan è infatti storicamente legata alla nunziatura del Kenya. La visita dovrebbe superare alcune questioni di sicurezza, e alcuni non escludono che Papa Francesco possa passare prima in Etiopia, dove sta per arrivare il nuovo nunzio, l’arcivescovo Antoine Camilleri. Sarebbe un passaggio importante, dato che il lavoro per la riconciliazione nazionale è portato avanti da una commissione presieduta dal Cardinale Souraphiel, un chiaro segnale del peso dei cattolici del Paese. Non è da escludere nemmeno un passaggio di Papa Francesco a Nairobi, sebbene questa sia già stata tappa del suo viaggio.

La visita dell’arcivescovo di Canterbury Welby si è inserita nell’ambito dell’insediamento ufficiale dell’arcivescovo Ian Ernest, chiamato a dirigere l’Anglican Center, la liaison tra la Santa Sede e la Comunione anglicana.

                       I RAPPORTI BILATERALI DELLA SANTA SEDE

I temi della visita dell’arcivescovo Gallagher in Armenia

Un viaggio di 36 ore, con un incontro con il ministro degli Esteri, uno con il Primo Ministro, uno con il presidente e una visita a Etchmiadzin, il “vaticano” armeno, per un incontro con il catholicos Karekin II. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” della Santa Sede, è stato in Armenia lo scorso fine settimana, per un viaggio denso di significati.

Incontrando il ministro degli Esteri Zohrab Mantaskanyan, l’arcivescovo Gallagher ha sottolineato che “la visita intende essere un modo di esprimere la amicizia che caratterizza le nostre relazioni bilaterali”, relazioni che si sono stabilite nel 1992 ma che hanno alle spalle una storia di contatti, soprattutto perché l’Armenia è “la prima nazione cristiana del mondo”.

L’arcivescovo Gallagher ha menzionato anche alcune delle attività della Chiesa cattolica, come l’ospedale Redemptoris Mater ad Ashtotzk, e poi le visite di San Giovanni Paolo II nel 2001 e di Papa Francesco nel 2016, visite che sono state ricambiate da molte autorità armene venute in Vaticano.

Ma le relazioni – ha detto l’arcivescovo Gallagher – vanno al di là dei momenti delle “visite di alto livello”, dato la cooperazione nel campo della carità e dell’assistenza sociale, i progetti culturali, le frequenti consultazioni bilaterali, la cooperazione nel difendere i valori umani e cristiani.

La Chiesa cattolica – ha detto poi il segretario dei rapporti con gli Stati – ha l’intenzione di continuare a lavorare per il “benessere di tutta la società armena”.

L’arcivescovo Gallagher, accompagnato dall’arcivescovo José Bettencourt, nunzio apostolico in Armenia e Georgia, ha incontrato il presidente armeno Sarkissian, mentre nella serata del 9 novembre ha incontrato l’arcivescovo cattolico di Armenia Raphael Minassian, alla presenza del clero e dei seminaristi.

Il 10 novembre, l’arcivescovo Gallagher ha celebrato una Messa a Gyumri, lì dove il terremoto del 1988 distrusse quasi tutta la città. Ricordando una citazione del Libro dei Proverbi trascritta in una delle sale del Palazzo Apostolico vaticano, l’arcivescovo sottolinea che “una persona che non ha fede e fiducia in Dio ha paura di tutto, di qualsiasi cosa che lo ostacola nel cammino”, mentre “une persona credente affida con il coraggio del leone anche le cose più difficili e avverse”. L’arcivescovo sottolinea che questo “si adatta bene anche al popolo armeno, il quale ha affrontato nel corso dei secoli, con coraggio e determinazione, tante sofferenze e tante prove”.

Repubblica Ceca, il Pellegrinaggio nazionale ceco, con la visita del ministro degli Esteri

Tomasz Petricek, ministro degli Esteri della Repubblica Ceca, ha visitato il Vaticano in occasione del pellegrinaggio nazionale ceco del 10 – 11 novembre. Il capo della diplomazia ceca ha incontrato il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher. Durante l’incontro, il ministro ha apprezzato la qualità dei rapporti reciproci e il livello della relazione Stato-Chiesa nella Repubblica Ceca, lamentando che ancora non si sia riusciti a ratificare l’accordo bilaterale tra Repubblica Ceca e Santa Sede.

Il ministro ha poi ricordato il decennale della visita di Benedetto XVI a Praga, Brno e Stara Boleslav, per cui a settembre ha inviato una lettera di ringraziamento al Papa emerito. Inoltre, ha ribadito l’invito del presidente Milos Zeman a Papa Francesco per visitare la Repubblica Ceca ed ha informato l’arcivescovo Gallagher che la Corte Costituzionale Ceca ha deciso di abolire la tassazione sulle compensazioni economiche per le restituzioni della Chiesa.

Il ministro Petricek ha quindi ringraziato la Santa Sede per la sua partecipazione alla Conferenza sul Dialogo Interculturale e Interreligioso che si è svolta presso il ministero degli Affari Esteri lo scorso 7 novembre.

La Repubblica Ceca ha istituito con l’occasione la funzione dell’incaricato del ministero per gli Affari Esteri per il Dialogo Interreligioso e la libertà di religione che parteciperà il prossimo 14-15 novembre alla conferenza internazionale su Diplomazia dei Valori e Fratellanza Umana nell’ambito del progetto dell’Associazione Carità Politica.

Il ministro ha mostrato apprezzamento per la Dichiarazione sulla Fratellanza Umana firmata da Papa Francesco ad Abu Dhabi con il Grande Imam di al Azhar, e ha poi affrontato la situazione dei Balcani Occidentali, del vicino oriente, della collaborazione tra Santa Sede e Repubblica Ceca nei forum multilaterali, e in particolare in ambito ONU e OSCE. Il ministro ha anche descritto le attività della Repubblica Ceca in Africa.

Il Pellegrinaggio Nazionale ceco si è svolto dall’11 al 13 novembre. Il pellegrinaggio celebrava il 30esimo anniversario della canonizzazione di Sant’Agnese di Boemia, e cadeva anche a trenta anni dalla Rivoluzione di Velluto.

Sono stati circa 3 mila i pellegrini giunti a Roma, accompagnati da quasi tutti i vescovi di Boemia, Moravia e Slesia guidati dal Cardinale Dominik Duka, arcivescovo di Praga. Tra i pellegrini, anche una delegazione Parlamentare guidata dai vicepresidenti del Senato Jibi Oberfalzer e Miluse Hosrksa.

I vescovi polacchi hanno incluso nella loro agenda un incontro con Benedetto XVI, e hanno sostenuto la richiesta dell’episcopato polacco di proclamare San Giovanni Paolo II dottore della Chiesa.

Il ministro degli Affari Esteri Croato in Vaticano

Lo scorso 13 novembre, Gordan Grlic Radman, ministro degli Affari Esteri ed Europei di Croazia, ha fatto una visita ufficiale presso la Santa Sede. Grlic Radman ha preso parte all’udienza generale, dove ha potuto brevemente salutare il Santo Padre, e quindi ha avuto colloqui con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati.

La Croazia assumerà da gennaio la presidenza di turno dell’Unione Europea, ed è stato questo il principale della visita. Grlic Radman e l’arcivescovo Gallagher hanno sottolineato le eccellenti relazioni tra Croazia e Santa Sede, basata su una partnership storica e una mutua comprensione. Negli ultimi due anni, ci sono state reciproche visite di alto livello, che ci si attende continueranno nel corso del 2020.

In particolare – si legge in una nota del ministero degli Esteri croato – Grlic Radman ha informato Gallagher riguardo le attività che la Croazia pianifica in vista della sua presidenza di turno dell’Unione Europea. In particolare, ci si è concentrati sulla nazioni del Sud Est europeo e sull’importanza della loro adesione all’Unione Europea. La Croazia supporta il processo di integrazione, mentre la Santa Sede ha espresso preoccupazione per lo stop alla decisione sull’ingresso nell’Unione di Albania e Macedonia del Nord.

Il Cardinale Sandri incontra il ministro degli Esteri greco

Nell’ambito del suo viaggio in Grecia, il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, ha avuto anche un incontro con il ministro degli Esteri ellenico Nikos Dendias. L’incontro è avvenuto il 13 febbraio, ed è stato il naturale proseguimento della visita di Dendias in Vaticano lo scorso 30 ottobre.

Durante la giornata vaticana, Dendias ha potuto salutare Papa Francesco al termine dell’udienza generale, si è incontrato con l’arcivescovo Edgar Pena Parra, sostituto della Segreteria di Stato vaticana, e con il “ministro degli Esteri” vaticano Paul Richard Gallagher.

Durante gli incontri, Grecia e Santa Sede hanno espresso la volontà di sviluppare ulteriormente le relazioni attraverso più frequenti consultazioni e scambi su temi di comune interesse, come gli sviluppi nei Balcani, la migrazione e la questione dei rifugiati, così come il cambiamento climatico.

                                    FOCUS AMERICA LATINA

Nicaragua, la dichiarazione dei vescovi

Lo scorso 5 novembre, a conclusione del Mese Missionario straordinario, la Commissione Giustizia e Pace dell’arcidiocesi di Managua (Nicaragua) ha inviato un messaggio in cui si sottolinea che “non si costruisce una nazione sulla base della paura e delle pressioni”, e che piuttosto “si deve creare un ambiente di fiducia, giustizia, libertà di espressione, per conoscere le critiche costruttive provenienti da ampi settori della società”.

La situazione in Nicaragua è ancora difficile dopo che ad aprile sono cominciate manifestazioni di piazza a seguito di una riforma delle pensioni. Dopo la repressione, e con l’apertura di un dialogo nazionale, i vescovi sono stati mediatori per un periodo, salvo poi essere loro stessi vittime di attacchi. In tempi più recenti, è stato l’arcivescovo Waldemar Sommertag, nunzio apostolico, a partecipare ai tavoli di incontro in veste di osservatore.

La nota della commissione Giustizia e Pace si inserisce in questo contesto. Nella nota, si richiede “l’indipendenza dei poteri dello Stato, per evitare la concentrazione del potere, e una cultura politica che pensi al benessere di tutti, che voglia mettersi a servizio di tutti e che non si converta in un modus vivendi per il benessere personale della propria fazione”.

La Commissione sottolinea di voler portare “consolazione ai fratelli nella difficile situazione che si vive nel Paese”, dove c’è “alto indice di disoccupazione, la mancanza di educazione alimentare e di servizi sanitari di base”, mentre minori, anziani e infermi sono costretti a mendicare agli angoli delle strade.

Bolivia, l’appello dei vescovi dopo la crisi politica

La crisi in Bolivia che ha portato all’annullamento delle elezioni presidenziali, alla fuga dell’ex presidente Evo Morales in Messico e all’autoproclamazione di un nuovo presidente, Jeanine Anaez, ha portato i vescovi del Paese a rilasciare una dichiarazione per affrontare la situazione.

Nella dichiarazione, i vescovi fanno appello a polizia e forze armate perché “le loro responsabilità costituzionali possano garantire la pacificazione del Paese”. Quindi, i vescovi si rivolgono ai giudici “proposti a garantire ordine e legge”, perché rispettino “garanzie e diritti personali di tutte le persone”, e in particolare di “politici, dirigenti, direttori, deputati e altre persone di tutte le istituzioni politiche che si trovano nel Paese”.

I vescovi si rivolgono infine alla popolazione boliviana, “persone di buona volontà”, perché in questo momento difficile “evitino che persone infiltrate alterino il clima di pace”.

Le celebrazioni per gli 85 anni di relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Cuba

Le celebrazioni per gli 85 anni di relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Cuba si aprono con una laurea honoris causa assegnata al professor Eusebio Leal Spengler, “l’architetto dell’Avana”, dalla Pontificia Università Lateranense, l’università del Papa.

L’attribuzione del titolo avverrà il prossimo 22 novembre, in occasione dell’apertura dell’anno accademico. Il vescovo Emilio Aranguren Echeverria, presidente della Conferenza Episcopale Cubana, presenterà il candidato al corpo accademico. Quindi, ci sarà un saluto di José Quesada Concepcion, ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede. Il Cardinale Beniamino Stella, già nunzio apostolico a Cuba e oggi prefetto della Congregazione per il Clero, pronuncerà la laudatio. La lectio magistralis di Eusebio Leal Spengler sarà dedicata “Al Cardinale Jaime Ortega Alamino. Il pastore e l’uomo. Elogio della virtù sacerdotale”.

 

                                    FOCUS MEDIO ORIENTE

Il nunzio uscente in Giordania e Israele ha incontrato il presidente del Kurdistan iracheno

La scorsa settimana, l’arcivescovo Alberto Ortega Martin, nunzio uscente in Giordania e destinato da Papa Francesco alla nunziatura di Santiago di Cile, ha incontrato Masud Barzani, presidente del Kurdistan iracheno.

Secondo il sito della presidenza curda, il diplomatico della Santa Sede ha ringraziato il presidente curdo per il contributo dei Peshmerga nella lotta contro il terrorismo dell’ISIS, e anche per quello che il governo regionale del Kurdistan ha fatto in questi anni per proteggere e dare sostegno ai rifugiati di diversi gruppi etnici e religiosi, tra i quali molti cristiani.

Il nunzio Ortega ha discusso con il presidente Barzani anche della complessa situazione regionale e della situazione in Iraq, dove ci sono stati atti di violenza e proteste nelle ultime settime – una situazione affrontata da Papa Francesco nel corso dell’Angelus dello scorso 3 novembre. I due hanno discusso anche dei rapporti tra la Sede Apostolica e la Regione del Kurdistan iracheno.

Papa Francesco ha annunciato la sua volontà di andare in Iraq il prossimo anno. C’è già un comitato organizzatore, che sta pensando ad una visita in quattro tappe: Baghdad, Ur, Najaf ed Erbil, nel Kurdistan iracheno.

Del viaggio si occuperà il nuovo nunzio apostolico, dato che l’arcivescovo Ortega è stato nominato da Papa Francesco lo scorso 7 ottobre nunzio in Cile. Vi arriverà prima di Natale.

                                                FOCUS STATI UNITI

Il nunzio negli Stati Uniti parla all’episcopato americano

Come tradizione, l’arcivescovo Christophe Pierre, nunzio apostolico negli Stati Uniti, ha tenuto un discorso di fronte alla plenaria dei vescovi degli Stati Uniti, che in questa sessione hanno eletto l’arcivescovo José Gomez di Los Angeles come loro presidente. Il nunzio ha tenuto il suo discorso lo scorso 11 novembre, e ha sottolineato ai vescovi che il loro impegno nel Vangelo è la misura della loro comunione con Papa Francesco.

“Dato che parliamo spesso di nuova evangelizzazione – ha detto – si devono fare serie riflessioni sui risultati dei nostri sforzi”.

Il nunzio ha indicato nell’esortazione di Papa Francesco Evangelii Gaudium le linee guida della nuova evangelizzazione, e sottolineato che “il Papa ha enfatizzato alcuni temi: misericordia, vicinanza alla gente, discernimento, accompagnamento, uno spirito di ospitalità nei confronti dei migranti, e dialogo con quelli di altre culture e religioni”. L’arcivescovo ha poi notato che “mentre c’è una forte enfasi sulla misericordia, in alcuni casi, paradossalmente, le persone diventano sempre più dure nel giudizio e meno inclini a perdonare, come testimonia la polarizzazione che colpisce la nazione”.

Il nunzio ha poi indicato nell’Amoris Laetitia un altro pilastro del pontificato, andando a mettere in luce come questo chieda migliori pratiche pastorale e accompagnamento per famiglie e coppie in matrimoni irregolari, sebbene il documento sia stato oggetto di dibattito.

L’arcivescovo Pierre ha anche notato come il lavoro caritativo testimonia “la generosità e la volontà dei cattolici di sacrificarsi”, nonostante la crisi degli abusi e altre sfide che deve affrontare la Chiesa negli Stati Uniti.

Quindi, ha affrontato anche il tema della carenza di sacerdoti, ha chiesto di fare “una comunione nel presbiterato”, notato che sempre più sacerdoti vengono da fuori gli Stati Uniti, una questione di analizzare, e affermato che si deve “costruire una cultura di vocazioni, che significa anche provvedere supporto adeguato per l’accompagnamento delle famiglie, dove nascono appunto le vocazioni.

                                                FOCUS ASIA

Taiwan – Santa Sede, scomparse le foto ufficiali del presidente di Taiwan?

La scorsa settimana, un noto quotidiano nazionale ha notato che non sono presenti, nel sito ufficiale del Servizio Fotografico della Santa Sede, foto del vicepresidente di Taiwan che incontra Papa Francesco.

Il vicepresidente di Taiwan era in Vaticano lo scorso 13 ottobre, in occasione della canonizzazione in San Pietro di quattro nuovi santi, tra i quali il Cardinale John Henry Newman. Tra le delegazioni estere, anche il principe Carlo, il vicepresidente del Brasile, una delegazione dalla Svizzera e il presidente italiano Sergio Mattarella.

Da prassi, le delegazioni ufficiali vengono poi ricevute dal Papa per un breve saluto, e le foto ufficiali sono visibili sul sito vaticano.

Le foto del vicepresidente di Taiwan, però, non ci sono più, e il quotidiano ipotizza anche una longa manus di Pechino sulla decisione, che avrebbe fatto pesare la possibilità di rallentare la normalizzazione. Santa Sede e Pechino hanno siglato lo scorso settembre un accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi. Non si tratta di un accordo diplomatico, mentre la Santa Sede non dà segnali di voler abbandonare la nunziatura di Cina a Taipei.

Alcuni ipotizzano però che la presenza vaticana a Taiwan si abbassi a quella di semplice delegazione apostolica. Al momento, la nunziatura non ha un nunzio, ma un incaricato di affari, dato che Taiwan non è riconosciuta nella comunità internazionale. Per Taiwan, la Santa Sede è un partner cruciale, dato che è uno dei 22 Stati che ne riconoscono la sovranità. Sono sempre di più, invece, gli Stati che abbandonano le relazioni con Taipei per aprirle con Pechino. Negli ultimi tempi, questo è successo con le Isole Salomone, Burkina Faso, Panama, Repubblica Dominicana, Sao Tomé, Principe.

                                                MULTILATERALE

La Santa Sede all’ONU di New York: la cooperazione internazionale

Lo scorso 11 novembre, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha discusso del lavoro della United Nations Relief and Works Agency (UNRWA), l’agenzia ONU per l’aiuto ai rifugiati palestinesi.

La Santa Sede ha ricordato che l’UNRWA è stato stabilito 70 anni fa con lo scopo di assistere i rifugiati palestinesi che avevano perso le case come conseguenza del conflitto del 1948.

Oggi – ha detto la Santa Sede – l’agenzia fornisce aiuto umanitario per circa 5,4 milioni di palestinesi, un terzo dei quali vivono nei 58 campi rifugiati nella regione. La Santa Sede ha mostrato apprezzamento per il lavoro dell’UNRWA, con particolare riferimento ai suoi programmi di educazione, sviluppo e sicurezza, e ha fatto eco alla richiesta dello speciale coordinatore ONU Mladenov di sollevare le restrizioni per il movimento e l’accesso di beni e popoli.

Per la Santa Sede, ci sono due sfide: quella di superare la precaria situazione dell’UNRWA e la necessità di ridefinire cosa significa essere un rifugiato palestinese.

La Santa Sede all’ONU di New York: le operazioni di pace

Il 14 novembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha discusso di una revisione generale delle operazioni di peacekeeping. Nel suo intervento, la Santa Sede ha sottolineato il ruolo importante che giocano le operazioni di “peacekeeping” nel mantenere pace e sicurezza e internazionale,” mettendo in luce come le operazioni di peacekeeping oggi sia multifunzionali e variegate, fornendo sia truppe che ufficiali di polizia per lavorare a un livello comunitario, in un modo che possa positivamente impattare gli Stati ospiti e le loro popolazioni.

La Santa Sede ha riconosciuto il ruolo della Dichiarazione degli Impegni Condivisi nel fornire una cornice per la risoluzione dei conflitti e sottolineato come anche Papa Francesco abbia più volte enfatizzato l’importanza della politica nel risolvere le dispute.

La Santa Sede ha ricordato che nel 2019 si celebrano sia il 20esimo anniversario dell’adozione della risoluzione del 1265 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla protezione dei civili in conflitto che il 70esimo anniversario delle quattro Convenzioni di Ginevra che sono “alla base del diritto umanitario”.

La Santa Sede ha quindi lodato l’importante lavoro di quanti lavorano nel mantenere la pace, e ha denunciato il fatto che i civili continuano ad essere obiettivi di attacchi indiscriminati e altre violazioni. La Santa Sede ha anche sottolineato che la migliore strategia per proteggere i civili è prevenire lo scoppio di conflitti armati.

                                                FOCUS EUROPA

La visita dell’arcivescovo maggiore della Chiesa greco cattolica ucraina Shevchuk in Austria

Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, ha incontrato il ministro degli Esteri austriaco Alexander Schallenberg lo scorso 11 novembre, nell’ambito di una visita in Austria.

L’arcivescovo maggiore ha ringraziato l’Austria per il sostegno all’Ucraina e alla sua integrità territoriale e per il lavoro di mediazione svolto dall’Austria nei rapporti con Ucraina e Russia.

Sua Beatitudine ha detto al ministro di aver apprezzato che la sua visita a San Pietroburgo sia stata preceduta da una tappa in Ucraina, perché questo è stato “un chiaro segnale diplomatico a sostegno del nostro Stato”.

Le parti hanno discusso anche il ruolo della Chiesa nel conflitto. Sua Beaatitudine Shevchuk ha anche incontrato Gudrun Kugler, presidente del comitato dei Diritti Umani del Parlamento, e Norbert Siber, presidente del Comitato responsabile per le politiche della famiglie. I due sono deputati del Partito Democratico Cristiano del Parlamento Austriaco.

Durante l’incontro – ha spiegato Sua Beatitudine – “abbiamo discusso dei valori cristiani in politica”.

In agenda, ci sono stati anche incontri con l’arcivescovo Pedro Lopez Quintana, nunzio apostolico in Austria, che ha invitato all’incontro Alfons Kloss, presidente di Pro Oriente, e Olexander Shcherba, ambasciatore di Ucraina in Austria.

Gli incontri hanno avuto luogo nell’ambito di un viaggio più ampio in Austria, per celebrare il 120esimo anniversario di collaborazione accademica tra la Chiesa Greco Cattolica Ucraina e l’università di Innsbruck e l’inaugurazione della targa in memoria del Cardinale Theodor Innitzer, il quale, durante la grande carestia in Ucraina – Holodomor – del 1932-33, si è impegnato a informare il mondo sul genocidio ucraino.

La Bulgaria festeggia 25 anni di relazioni diplomatiche con l’Ordine di Malta e i 30 anni dalla transizione democratica

Con un ricevimento presso la Villa Magistrale dell’Ordine di Malta, l’ambasciata di Bulgaria presso la Santa Sede ha celebrato i 25 anni di relazioni diplomatiche con l’Ordine di Malta, nonché il 30esimo anniversario dalla transizione democratica.

Bogdan Patashev, ambasciatore di Bulgaria presso la Santa Sede, ha sottolineato che già il 6 dicembre 1990 Sofia riapriva i rapporti con la Santa Sede, e la Bulgaria ha potuto ospitare due viaggi papali, quello di San Giovanni Paolo II nel 2001 e quello di Papa Francesco nel 2019.

Il viaggio di San Giovanni Paolo II, ha sottolineato l’ambasciatore, era nel segno dei Santi Cirillo e Metodio, copatroni di Europa, e avveniva in occasione della festività nazionale della cultura slava e della scrittura bulgara, sottolineando così l’importanza che l’Europa respirasse con due polmoni. Il viaggio di Papa Francesco è invece avvenuto nel segno di Giovanni XXIII, che fu delegato apostolico in Bulgaria.

I rapporti tra Bulgaria e Sovrano Militare Ordine di Malta sono stati stabiliti l’11 novembre 1994, e nel 2006 c’è stata la prima visita di Stato di un Gran Maestro.

L’ambasciatore Patashev ha voluto ricordare anche il 140esimo anniversario dell’istituzione del Servizio diplomatico bulgaro, “avvenuto con il ripristino dell’identità di Stato bulgara e con la formazione del terzo regno bulgara”.

Al ricevimento, era presente il ministro Neno Dimov e il metropolita Antonio, incaricato per l’Europa centrale e occidentale della Chiesa ortodossa bulgara.

I Papi e Fatima, una mostra a Roma alla presenza del presidente portoghese

Il 12 dicembre, il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa ha inaugurato una mostra fotografica di Rui Ochoa sui Papi e il loro rapporto con Fatima presso l’Istituto Portoghese di Sant’Antonio a Roma.

Rebelo de Sousa ha parlato di “Fatima come fenomeno di fede, Fatima come fenomeno sociologico, Fatima come realtà nazionale, ma anche Fatima come collegamento che è un collegamento che nasce all’inizio della costruzione della nazione portoghese, con la bolla Manufestis Probatum di Alessandro III del maggio 1179 che riconosce la nazione”.

Una connessione che è stata resa concreta nelle “visite dei Papi in Portogallo, che avevano Fatima come caratteristica comune”, da quella di Paolo VI nel 1967, alle tre visite di San Giovanni Paolo II, a quelle di Benedetto XVI e Papa Francesco.

La mostra sarà visitabile fino al 30 novembre. L’inaugurazione è stata promossa da Antonio de Alemida de Lima, ambasciatore portoghese di Sousa. La mostra comprende 80 fotografie in bianco e nero, due delle quali appartengono all’archivio fotografico del santuario di Fatima.

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In Costa d’Avorio, un seminario sullo sviluppo umano integrale

Dal 13 novembre al 15 novembre, si è tenuto ad Abidjan un seminario su “Sviluppo umano integrale, strada per la pace”. Il seminario è stato organizzato dall’Ambasciata della Costa d’Avorio presso la Santa Sede in collaborazione con il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, e si inquadra alla vigilia delle elezioni presidenziali e politiche del 2020.

Obiettivo del seminario è evidenziare lo sviluppo umano integrale come “obiettivo finale per restituire all’uomo la sua dignità e libertà”.

La relazione principale è stata tenuta da monsignor Bruno-Marie Duffé, segretario del dicastero vaticano, sul tema “L’importanza e le sfide dello sviluppo umano integrale, per il futuro della pace”. Il seminario si è concluso con una Messa per la pace in Costa d’Avorio il 15 novembre. La Messa è coincisa con la 23esima giornata nazionale per la pace nel Paese.

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