Papa Francesco, i viaggi e il Sinodo Panamazzonico come strumenti diplomatici

Nel consueto discorso di inizio anno agli ambasciatori, Papa Francesco parte dai viaggi e dal Sinodo per spiegare le sue priorità internazionali

Papa Francesco durante il discorso di inizio anno al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Sala Regia, Palazzo Apostolico Vaticano, 9 gennaio 2020
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Dalla conversione ecologica all’attenzione per i conflitti “congelati”. Dall’appello pe la pace a quello per il disarmo. Dalla lotta agli abusi al Patto Globale per l’educazione. Dalla riforma del multilaterale, e in particolare del sistema ONU (già auspicata nella Caritas in Veritate di Benedetto XVI) agli atti violenza sulle donne. Nel consueto discorso di inizio anno al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Papa Francesco elenca le priorità diplomatiche della Santa Sede utilizzando la cifra dei suoi viaggi apostolici, ripercorsi uno ad uno per mostrare le tematiche principali, ricordando che “la diplomazia è chiamata ad armonizzare le peculiarità dei vari popoli e Stati per edificare un mondo di giustizia e di pace”, un po’ come fece Raffaello Sanzio, di cui quest’anno ricorre il cinquecentenario della morte.

Ad un primo sguardo, colpisce che non ci sia nessun accenno alla Cina o al tema della libertà religiosa. Non manca invece la menzione alla crisi USA – Iran, con l’appello al dialogo; si ricordano i vari conflitti nei Paesi africani e la persecuzione dei cristiani; si mettono in luce le tante crisi sociali nei Paesi latino americani, già citate nell’Urbi et Orbi di Natale, sottolineando che sono causate soprattutto dalle diseguaglianze sociali; si supportano gli sforzi di pace in Ucraina, oggetto di particolare attenzione del Papa; si sostiene il progetto di riunificazione di Cipro, e la menzione specifica del Paese è forse un segnale che Papa Francesco vi andrà in visita in quest’anno, marcando così il decimo anniversario della visita di Benedetto XVI e andando a visitare l’ultimo muro di Europa. Colpisce l’attenzione per i conflitti congelati, lo sguardo alla Georgia – dove il Cardinale Pietro Parolin è stato in visita alla fine dello scorso anno – ma anche ai Balcani, dove Papa Francesco potrebbe tornare quest’anno, magari in Montenegro. E c’è poi, ovviamente, il tema ecologico, simboleggiato dal Sinodo Panamazzonico. La menzione del Sinodo, che si chiarisce essere un incontro di tipo ecclesiale, lascia pensare che l’esortazione post sinodale attesa potrebbe diventare per Papa Francesco uno strumento diplomatico al pari della Dichiarazione della Fraternità Universale di Abu Dhabi, firmata dal Papa e dal Grande Imam di al Azhar a febbraio, e ora oggetto di implementazione con un comitato ad hoc.

Nella suggestiva cornice della Sala Regia, gli 89 ambasciatori residenti presso la Santa Sede più quanti riescono a venire per l’occasione ascoltano così prima l’indirizzo del decano del Corpo Diplomatico, l’ambasciatore di Cipro Poulides, e poi gli auguri di Papa Francesco. Auguri che partono seguendo il filo della speranza, tema della Giornata Mondiale della Pace di quest’anno (“La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione, conversione ecologica”).

Papa Francesco sottolinea che la speranza si nutre di realismo, della “consapevolezza delle numerose questioni che affliggono la nostra epoca e delle sfide all’orizzonte”, della necessità di chiamare i “problemi per nome” e “non dimenticare che la comunità umana porta i segni e le ferite delle guerre succedutesi nel tempo, con crescente capacità distruttiva, e che non cessano di colpire specialmente i più poveri e i più deboli”.

E il realismo porta il Papa a non vedere segnali incoraggianti per l’anno nuovo. Ma il Papa chiede di ricordare che “il male, la sofferenza e la morte non prevarranno e che anche le questioni più complesse possono e devono essere affrontate e risolte”.

Prima, il riassunto dell’anno passato. Linee guida della diplomazia pontificia sono “pace e sviluppo umano integrale”, che si sostanziano negli interventi nel multilaterale, ma anche negli accordi bilaterale con gli Stati (quest’anno, sono stati firmati accordi tra la Santa Sede e Repubblica del Congo, Repubblica Centroafricana, Burkina Faso e Angola nonché quello sul riconoscimento dei titoli di studio con la Repubblica Italiana).

Papa Francesco sviluppa i temi che gli stanno a cuore a partire dai viaggi, cominciando con il viaggio a Panama del gennaio 2019 per la Giornata Mondiale della Gioventù. I giovani – dice Papa Francesco - “sono il futuro e la speranza della nostra società”. Il Papa condanna gli abusi sui minori di cui si rendono responsabili “non pochi adulti, compresi diversi membri del clero”, afferma che “sono crimini che offendono Dio”, ricorda che il summit anti-abusi dello scorso febbraio, che ha certificato che “la Santa Sede rinnova il suo impegno affinché si faccia luce sugli abusi compiuti e si assicuri la protezione dei minori, attraverso un ampio spettro di norme che consentano di affrontare detti casi nell’ambito del diritto canonico e attraverso la collaborazione con le autorità civili, a livello locale e internazionale”.

Per Papa Francesco, si tratta di un problema educativo, per quello ha lanciato il Patto Educativo Globale, anche questo strumento diplomatico, tanto che è stato recentemente oggetto di un incontro tra l’arcivescovo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, e gli ambasciatori. “Mai come ora – afferma Papa Francesco - c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”, costruendo un “villaggio dell’educazione” che metta “al centro la persona, favorire la creatività e la responsabilità per una progettualità di lunga durata e formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità”.

Papa Francesco ricorda che “l’educazione non si esaurisce nelle aule delle scuole o delle Università, ma è assicurata principalmente rispettando e rafforzando il diritto primario della famiglia a educare, e il diritto delle Chiese e delle aggregazioni sociali a sostenere le famiglie e collaborare con esse nell’educazione dei figli”. È un forte sostegno alla libertà di educazione da parte di famiglia e Chiesa, messa sotto attacco in diversi Paesi del mondo.

Papa Francesco sottolinea anche la necessità di una “solidarietà intergenerazionale”, sempre più necessaria di fronte ad un società che invecchia e che tende a “proteggere i diritti e i privilegi acquisiti”. Si deve dare ai giovani esempio, ma anche ricordare che gli stessi giovani “hanno molto da offrire con il loro entusiasmo, con il loro impegno e con la loro sete di verità, attraverso la quale ci richiamano costantemente al fatto che la speranza non è un’utopia e la pace è un bene sempre possibile”, e questo si vede nel movimento dei giovani per il cambiamento climatico (non è la prima volta che Papa Francesco lo esalta”.

Sono i giovani a chiamarci ad una “conversione ecologica”, urgente quanto non compresa dalla “politica internazionale, che risponde debolmente, come – denuncia Papa Francesco – è successo al Cop25 di Madrid dello scorso ottobre definita “un grave campanello di allarme circa la volontà della Comunità internazionale di affrontare con saggezza ed efficacia il fenomeno del riscaldamento globale, che richiede una risposta collettiva, capace di far prevalere il bene comune sugli interessi particolari”.

Ed è qui che si inserisce il tema del Sinodo Panamazzonico, evento “essenzialmente ecclesiale”, che pure ha toccato anche la tematica della ecologia integrale, fondamentale nel “polmone biologico” dell’Amazzonia.

Papa Francesco guarda poi alla crisi politiche “in un crescente numero di Paesi nel continente americano”, menziona specificamente il Venezuela, sottolinea che in generale tutti i conflitti dell’area “sono accomunati dalle profonde disuguaglianze, dalle ingiustizie e dalla corruzione endemica, nonché dalle varie forme di povertà che offendono la dignità delle persone”, chiede che “i leader politici si sforzino di ristabilire con urgenza una cultura del dialogo per il bene comune e per rafforzare le istituzioni democratiche e promuovere il rispetto dello stato di diritto, al fine di prevenire derive antidemocratiche, populiste ed estremiste”.

Papa Francesco continua poi la disamina dei suoi viaggi con gli Emirati Arabi, dove ha firmato con il Grande Imam di Al Azhar il Documento sulla Fratellanza Umana per pace mondiale e la convivenza comune, definito “un testo importante” che serve a favorire la mutua convenzione e “richiama l’importanza del concetto di cittadinanza” – tema cruciale nei Paesi islamici, e oggetto di un movimento di intellettuali cominciato con la conferenza di Marrakech – che “esige il rispetto della libertà religiosa e che ci si adoperi per rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze”.

Quindi, il viaggio in Marocco, con l’appello congiunto su Gerusalemme lanciato con il Re Mohammad VI, che fa estendere il pensiero a tutta la Terra Santa. Papa Francesco chiede che la comunità internazionale “con coraggio e sincerità e nel rispetto del diritto internazionale, riconfermi il suo impegno a sostegno del processo di pace israelo-palestinese”, e più in generale nel Medio Oriente, puntando il dito contro "la coltre di silenzio che rischia di coprire la guerra che ha devastato la Siria nel corso di questo decennio", e sottolineando che è "particolarmente urgente trovare soluzioni adeguate e lungimiranti che permettano al caro popolo siriano, stremato dalla guerra, di ritrovare la pace e avviare la ricostruzione del Paese".

Papa Francesco esprime gratitudine a Giordania e Libano per l’accoglienza dei profughi, e nota che anche questi Paesi vivono tensioni; si dice preoccupato per i segnali che “giungono dall’intera regione, in seguito all’innalzarsi della tensione fra l’Iran e gli Stati Uniti e che rischiano anzitutto di mettere a dura prova il lento processo di ricostruzione dell’Iraq, nonché di creare le basi di un conflitto di più vasta scala che tutti vorremmo poter scongiurare”; pone l’attenzione su un conflitto dimenticato come quello nello Yemen; guarda alla Libia che “da molti anni attraversa una situazione conflittuale, aggravata dalle incursioni di gruppi estremisti e da un ulteriore acuirsi di violenza nel corso degli ultimi giorni”, in un contesto “fertile terreno per la piaga dello sfruttamento e del traffico di essere umani, alimentato da persone senza scrupoli che sfruttano la povertà e la sofferenza di quanti fuggono da situazioni di conflitto o di povertà estrema”.

Papa Francesco denuncia che “nel mondo vi sono diverse migliaia di persone, con legittime richieste di asilo e bisogni umanitari e di protezione verificabili, che non vengono adeguatamente identificati”, e che dunque è “sempre più urgente, dunque, che tutti gli Stati si facciano carico della responsabilità di trovare soluzioni durature”, fornendo anche agli sfollati a causa di emergenze umanitarie “un posto sicuro in cui vivere, un’educazione, nonché la possibilità di lavorare e di ricongiungersi con le proprie famiglie”.

Papa Francesco guarda poi ai viaggi nei Balcani, in Bulgaria, Macedonia del Nord e Romania, Paesi ponti tra Oriente e Occidente che hanno confermato al Papa “quanto siano importanti il dialogo e la cultura dell’incontro per costruire società pacifiche, nelle quali ognuno possa liberamente esprimere la propria appartenenza etnica e religiosa”.

Papa Francesco guarda poi ai conflitti congelati, quelli nei Balcani occidentali e il Caucaso meridionale, menzionando esplicitamente la Georgia. Tra l’altro, sia il Cardinale Parolin quest’anno, che l’arcivescovo Gallagher lo scorso anno sono arrivati in visita fino alla zona del conflitto.

La Santa Sede poi incoraggia “i negoziati per la riunificazione di Cipro, che incrementerebbero la cooperazione regionale, favorendo la stabilità di tutta l’area mediterranea”, e apprezza “i tentativi volti a risolvere il conflitto nella parte orientale dell’Ucraina e porre fine alla sofferenza della popolazione”.

L’Ucraina, e l’impegno dell’OSCE in Ucraina, sono occasione per ricordare il 45esimo anniversario dell’Atto Finale di Helsinki, che portò proprio alla Costituzione dell’Organizzazione, cui la Santa Sede partecipò includendo il principio di libertà religiosa, che secondo tutti portò alla lenta dissoluzione del blocco sovietico.

Ma quest’anno è anche il 50esimo anniversario del Consiglio d’Europa, che gettò le basi dell’integrazione europea – il “ministro degli Esteri” vaticano Gallagher ha partecipato alle celebrazioni questa settimana – ed è anche il 50esimo della presenza della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, segno dell’interesse subitaneo della Santa Sede al processo europeo con l’intenzione di sottolineare “un’idea di costruzione inclusiva, animata da uno spirito partecipativo e solidale, capace di fare dell’Europa un esempio di accoglienza ed equità sociale nel segno di quei valori comuni che ne sono alla base”.

Papa Francesco sottolinea che “il progetto europeo continua ad essere una fondamentale garanzia di sviluppo per chi ne fa parte da tempo e un’opportunità di pace, dopo turbolenti conflitti e lacerazioni, per quei Paesi che ambiscono a parteciparvi”, e chiede che “l’Europa non perda dunque il senso di solidarietà che per secoli l’ha contraddistinta, anche nei momenti più difficili della sua storia”, né quello “spirito che affonda le sue radici, tra l’altro, nella pietas romana e nella caritas cristiana, che ben descrivono l’animo dei popoli europei”.

Il Papa nota che l’incendio della cattedrale di Notre Dame “ha mostrato quanto sia fragile e facile da distruggere anche ciò che sembra solido”, simbolo di una crisi dei valori europei, perché “in un contesto in cui mancano valori di riferimento, diventa più facile trovare elementi di divisione più che di coesione”.

Altro anniversario simbolico, il trentesimo della caduta del Muro di Berlino, “emblematico di una cultura della divisione che allontana le persone le une dalle altre e apre la strada all’estremismo e alla violenza. Lo vediamo sempre più nel linguaggio d’odio diffusamente usato in internet e nei mezzi di comunicazione sociale”.

Papa Francesco quindi guarda al viaggio in Africa, ricorda l’accordo di pace in Mozambico, loda la sicurezza del Madagascar in situazioni precarie e il dialogo a Maurizio. Ma allo stesso tempo, guarda all’Africa, stigmatizzando le violenze contro persone innocenti in Burkina Faso, Mali, Niger e Nigeria, episodi di violenza contro persone innocenti, chiedendo “strategie che comprendano interventi non solo nell’ambito della sicurezza, ma anche nella riduzione della povertà, nel miglioramento del sistema sanitario, nello sviluppo e nell’assistenza umanitaria, nella promozione del buon governo e dei diritti civili”.

Papa Francesco chiede anche di incoraggiare “le iniziative che promuovono la fraternità tra tutte le espressioni culturali, etniche e religiose del territorio, specialmente nel Corno d’Africa, in Camerun, nonché nella Repubblica Democratica del Congo, dove, specialmente nelle regioni orientali del Paese, persistono violenze.”

Papa Francesco ricorda che “le conflittualità e le emergenze umanitarie, aggravate dagli sconvolgimenti climatici, aumentano il numero di sfollati e si ripercuotono sulle persone che già vivono in stato di grave povertà” e denuncia che “non esiste ancora una risposta internazionale coerente per affrontare il fenomeno dello sfollamento interno, poiché in gran parte esso non ha una definizione internazionale concordata, avvenendo all’interno di confini nazionali”, auspica che lo United Nations High-Level Panel on Internal Displacement favorisca “l’attenzione e il sostegno globale per gli sfollati, sviluppando raccomandazioni concrete.

Il Papa guarda anche a Sudan, Repubblica Centrafricana e Sud Sudan, ribadendo che spera di poterlo visitare quest’anno.

Infine, Papa Francesco ricorda il viaggio in Thailandia e Giappone, sviluppato sul tema del dialogo e del disarmo. In Giappone, dice il Papa, gli è “parso evidente che non si può costruire una vera pace sulla minaccia di un possibile annientamento totale dell’umanità provocato dalle armi nucleari”, e chiede un mondo senza armi nucleari, il cui "uso è immorale", poiché “non è il possesso deterrente di potenti mezzi di distruzione di massa a rendere il mondo più sicuro, bensì il paziente lavoro di tutte le persone di buona volontà che si dedicano concretamente, ciascuno nel proprio ambito, a edificare un mondo di pace, solidarietà e rispetto reciproco”.

Per raggiungere l’obiettivo, il Papa guarda alla X Conferenza d’Esame del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, che si tiene a New York tra il 27 aprile e il 22 maggio, in cui spera che si trovi “un consenso finale e proattivo sulle modalità di attuazione di questo strumento giuridico internazionale, che si rileva essere ancora più importante in un momento come quello attuale”.

Infine, sguardo all’Australia, agli incendi che la stanno colpendo. Ricorda il 75esimo anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, che si celebra quest’anno e sottolinea che “l’impegno delle Nazioni Unite in questi 75 anni è stato, in gran parte, un successo, specialmente nell’evitare un’altra guerra mondiale”, e che “i principi fondativi dell’Organizzazione – il desiderio della pace, la ricerca della giustizia, il rispetto della dignità della persona, la cooperazione umanitaria e l’assistenza – esprimono le giuste aspirazioni dello spirito umano e costituiscono gli ideali che dovrebbero sottostare alle relazioni internazionali”.

Papa Francesco chiede la necessità di “superare quell’approccio trasversale, utilizzato nel linguaggio e negli atti degli organi internazionali, che mira a legare i diritti fondamentali a situazioni contingenti, dimenticando che essi sono intrinsecamente fondati nella natura stessa dell’essere umano”, e afferma che “laddove al lessico delle Organizzazioni internazionali viene a mancare un chiaro ancoraggio oggettivo, si rischia di favorire l’allontanamento, anziché l’avvicinamento, dei membri della Comunità internazionale, con la conseguente crisi del sistema multilaterale, che è tristemente sotto gli occhi di tutti”. Il riferimento implicito è anche all’ideologia del gender e alla terminologia pro aborto, sempre presenti nei documenti ONU.

Il Papa chiede dunque di “riprendere il percorso verso una complessiva riforma del sistema multilaterale, a partire dal sistema onusiano, che lo renda più efficace, tenendo in debita considerazione l’attuale contesto geo-politico”.

Infine, Papa Francesco ricorda il Cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio, che si celebra quest’anno, e ricorda che “come il genio dell’artista sa comporre armonicamente materie grezze, colori e suoni diversi rendendoli parte di un’unica opera d’arte, così la diplomazia è chiamata ad armonizzare le peculiarità dei vari popoli e Stati per edificare un mondo di giustizia e di pace, che è il bel quadro che vorremmo poter ammirare”.

E poi, “il settantesimo anniversario della proclamazione dell’Assunzione di Maria Vergine al Cielo”, che porta Papa Francesco a “rivolgere un pensiero particolare a tutte le donne, 25 anni dopo la IV Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla donna, svoltasi a Pechino nel 1995, auspicando che in tutto il mondo sia sempre più riconosciuto il ruolo prezioso delle donne nella società e cessi ogni forma di ingiustizia, disuguaglianza e violenza nei loro confronti”. Un appello, quello per le donne, contenuto anche nella Messa celebrata da Papa Francesco lo scorso 1 gennaio.

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