Diplomazia pontificia, il nuovo volto della Segreteria di Stato, il viaggio in Africa

Sono 13 le nunziature disponibile per i tre nuovi nunzi nominati da Papa Francesco che attendono destinazione.

La bandiera della Santa Sede
Foto: pd
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La nomina di tre nuovi nunzi apostolici rappresenta anche un cambio di volto importante per la Segreteria di Stato vaticana, che perde due protagonisti degli ultimi anni. Ci sono, al momento, 13 nunziature vacanti, ma ancora i nuovi incarichi non sono stati assegnati. Di certo, quando tutte le nomine saranno completate, ci si troverà di fronte ad una Segreteria di Stato dal volto nuovo.

In questi giorni, Papa Francesco è in viaggio in Africa, in tre nazioni che hanno vantato da anni rapporti diplomatici con la Santa Sede. Ma quale è la storia dei rapporti diplomatici tra Santa Sede e Mozambico, Madagascar e Mauritius? Nella settimana, da segnalare anche una dichiarazione dei vescovi di frontiera di Stati Uniti e Messico.

Il nuovo volto della Segreteria di Stato

La nomina dei monsignori Paolo Borgia e Antoine Camilleri a nunzi lo scorso 3 settembre prelude ad un cambio profondo in Segreteria di Stato. I due ricoprivano rispettivamente l’incarico di assessore e di sottosegretario per i Rapporti con gli Stati (per dirla in termini laici, viceministro degli Interni e viceministro degli Esteri). La loro promozione a nunzi prelude ad un incarico fuori dalla Segreteria di Stato I loro successori non sono stati comunicati.

Con loro è stato promosso nunzio anche monsignor Paolo Rudelli, finora osservatore Permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa.

Dei tre nuovi nunzi non è stata rivelata la destinazione, segno che i governi non hanno ancora dato il gradimento. Indiscrezioni parlano di una nunziature in Africa per monsignor Rudelli, che, con i suoi 49 anni, sarà il più giovane vescovo italiano. Saranno tutti e tre ordinati il prossimo 4 ottobre.

Sono attualmente vacanti 13 nunziature. Una delle più in vista è quella di Cuba, dove sarebbe destinato, secondo indiscrezioni, Giampiero Gloder, presidente dell’Accademia Ecclesiastica, la “scuola degli ambasciatori” vaticani. Le altre nunziature sono quelle di Angola, Argentina, Burkina Faso, Cile, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Ghana, Honduras, Spagna e Zimbabwe.

Monsignor Borgia, 53 anni, era assessore della Segreteria di Stato vaticana dal marzo 2016. Nel servizio diplomatico vaticano dal 2001, ha prestato servizio in Repubblica Centrafricana, Messico, Israele, Libano e poi a Roma, nella sezione per i Rapporti con gli Stati. In Messico, ha lavorato con Edgar Pena Parra, che poi è diventato suo superiore diretto come sostituto.

Monsignor Camilleri è invece entrato nella diplomazia vaticana nel 1999. È stato nelle nunziature di Papua Nuova Guinea, Uganda, Cuba, e poi in segreteria di Stato, dove nel febbraio 2013 è diventato il “viceministro degli Esteri”. È colui che ha firmato l’accordo Cina – Vaticano sulla nomina dei vescovi e che ha guidato la delegazione vaticana in Vietnam negli ultimi anni, e punto di riferimento costante per gli ambasciatori presso la Santa Sede.

Monsignor Rudelli è nella diplomazia vaticana nel 2001, ed è stato in Ecuador, Polonia e prima sezione della Segreteria di Stato. È a Strasburgo dal settembre 2014.

Si attendono ora le nomine di monsignori che succederanno a Borgia e Camilleri in Segreteria di Stato. Nell’ultimo mese, sono cambiati anche il capo dell’Ufficio Informazione e Documentazione della Segreteria di Stato, incarichi ora assegnati rispettivamente ai monsignori Mauro Carlino e Rolandas Mackarias. I predecessori, rispettivamente monsignor Carlo Polvani e monsignor Alberto Perlasca, sono stati destinati al Pontificio Consiglio della Cultura e alla Segnatura Apostolica.

È uscito dai ranghi della Segreteria di Stato anche monsignor Mark Miles, divenuto l’Osservatore della Santa Sede presso l’Organizzazione degli Stati Americani: si tratta di un ufficio nuovo, perché dal 2012 l’incarico era destinato all’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e prima ancora al nunzio a Washington.

Anche il capo giuridico della Segreteria di Stato, monsignor Aumenta, è uscito dai ranghi del Palazzo Apostolico, per fare ritorno nella diocesi di Asti. I monsignori Robert Murphy e Carlo Dallagiovanna, collaboratori del Cardinale Parolin, sono stati destinati alle nunziature di India e Olanda. Prima ancora, monsignor Christophe el-Kassis era stato nominato nunzio apostolico in Pakistan. Si tratta di un forte cambiamento dei ranghi della Segreteria di Stato, che coincide anche con un nuovo assetto previsto dalla riforma della Curia. Nel nuovo assetto, è previsto anche un secondo sottosegretario alla Sezione per i Rapporti con gli Stati, destinato proprio a curare i rapporti multilaterali.

La Santa Sede i suoi rapporti diplomatici con Mozambico, Madagascar, Mauritius

Con il viaggio in Mozambico, Madagascar e Isole Mauritius, Papa Francesco va a toccare tre nazioni completamente diverse.

La Santa Sede ha relazioni con il Madagascar da 52 anni, e il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano è stato a celebrare il cinquantenario durante un viaggio nel 2017.

La nunziatura apostolica del Madagascar è storicamente collegata con la rappresentanza del Papa nelle isole Maurizio. La nunziatura apostolica nelle Mauritius è stata istituita il 9 marzo 1970 da Papa Paolo VI, con il breve apostolico Nulli non cognitum, e fino al 1996 i rappresentanti pontifici avevano avuto il titolo di pronunzi apostolici. Primo “nunzio” è stato l’arcivescovo Adriano Bernardini, dal 1996 al 1999.

In Madagascar, era stata invece stabilita una nunziatura apostolica il 3 maggio 1960 con il breve Quemadmodum Apostolici di Papa Giovanni XXIII, che aveva giurisdizione anche sulle isole della Reunion e delle Comore. Paolo VI eresse il 9 gennaio 1967 la nunziatura apostolica con il breve Publicas Officiorum. Il nunzio ad Antananarivo, oltre che nunzio a Mauritius, è anche “ambasciatore del Papa” nelle Seychelles e delegato apostolico nelle Comore, nonché delegato apostolico nell’Isola Reunion, di sovranità francese. Dal 2015, il nunzio è l’arcivescovo Paolo Rocco Gualtieri.

Tra i problemi diplomatici, quella sul territorio dell’arcipelago di Chagos, che il Regno Unito deve restituire alle Mauritius e sul quale sorge una base militare statunitense.

Festeggia i 45 anni di attività la delegazione apostolica del Mozambico, istituita il 17 novembre 1974 da Papa Paolo VI, mentre la nunziatura fu stabilita solo nel 1995, con l’instaurazione di rapporti diplomatici. Nunzio nel Paese è stato, fino al 2018, l’arcivescovo Edgar Pena Parra, attuale sostituto della Segreteria di Stato. Il suo posto è stato preso, nel marzo 2019, dall’arcivescovo Piergiorgio Bertoldi.

Tra le iniziative della nunziatura in Mozambico, la Casa “Matteo 25”, che Papa Francesco visiterà. Gestita insieme ad una ventina di congregazioni religiose del Paese, la casa è un centro di accoglienza per sfollati.

Nonostante la firma definitiva dell’accordo di pace, arrivato appena prima del viaggio, la situazione in Mozambico non è ancora tranquilla. In una intervista al SIR, monsignor Luiz Fernando Lisboa, vescovo della diocesi di Pemba, ha scritto una lettera aperta al popolo di Capo Delgado, dove dal 2017 sono in corso attacchi di sedicenti milizie islamiche. La regione è ricca di pietre preziose, terre, legname.

Nel distretto di Palma, ci sono centinaia di persone sfollate dalle proprie case o in lutto per la morte dei famigliari, mentre i bambini non possono andare a scuola. Il vescovo Lisboa ha anche ventilato che gli attacchi siano piuttosto una conseguenza del fatto che la provincia è considerata un corridoio di trafficanti di beni diversi, e sottolineato che lo stesso popolo è strumentalizzato da poteri occulti che cercano di imporre i propri interessi.

I vescovi di frontiera di Messico e Stati Uniti fanno una dichiarazione congiunta

I vescovi che si trovano alla frontiera tra Texas e Messico si sono riuniti dal 30 agosto all’1 settembre. Al termine della riunione, che ha cadenza semestrale, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta. “Ribadiamo – hanno detto i vescovi – che siamo a favore della vita, la dignità e i diritti di tutte le persone. Per questo, non possiamo smettere di manifestare la nostra preoccupazione per la situazione di disuguaglianza, violenza e povertà che obbliga molti a lasciare la loro terra, e per il fatto che le persone in transito affrontano una serie di pericoli nel mezzo di una gran confusione”.

I prelati rappresentano le diocesi di Brownsville, Ciudad Juarez, El Paso, Laredo, Linares, Matamoros, Nuevo Casas Grandes, Nuevo Laredo, Piedras Negras, Saltillo, San Angelo e San Antonio. Si sono riuniti lo scorso 31 agosto con rappresentanti della Segreteria degli Affari esteri USA, il direttore generale per la protezione dei messicani al’interno del Paese e quello per la protezione all’esterno e con il direttore generale aggiunto per la frontiera Sud. Hanno anche visitato la Casa del Migrante, e celebrato una messa notturna sul Rio Bravo, offerta per i migranti vivi e defunti.

In particolare, i vescovi hanno espresso dolore per le famiglie separate e gli “incarceramenti inumani nei centri di detenzione”, e hanno sottolineato che continueranno a difendere i diritti umani dei poveri e dei migranti.

Nigeria, i vescovi contro il governo dopo l’uccisione di un sacerdote

Il Cardinale John Onayekan, arcivescovo di Abuja, insieme a Kwawkur Vondin, direttore degli Affari Pubblici e Legali dell’Associazione Cristiana di Nigeria, hanno attaccato il presidente Muhammad Buhari dopo i recenti attacchi ad alcuni sacerdoti cattolici. Il Cardinale e il rappresentante legale hanno espresso preoccupazione riguardo la crescente insicurezza della nazione.

Le dichiarazioni sono una reazione al recente assassinio di sacerdoti cattolici a Eungu e Taraba. Si sono detti tristi per gli sviluppi della situazione e criticato i metodi di sicurezza del presidente.

Il Cardinale Onayekan ha detto che “l’insicurezza è sfuggita di mano, e non possiamo dirci sorpresi se anche i sacerdoti non siano esentati dalla insicurezza generale della nazione. La sola cosa che posso dire è che anche i miei sacerdoti vengono uccisi, e questo dimostra quanto la situazione sia terribile”.

Il governo – ha aggiunto il cardinale – “avrebbe dovuto sapere che i suoi sforzi non avevano portato a risultati adeguati. È dovere del governo assicurarsi che le persone siano al sicuro nella nazione”.

Vondin, da parte sua, ha proposto una investigazione per definire le responsabilità, e che questa “vada oltre quello che sta accadendo, perché molti nostri militari, uomini, sono uccisi nel Nord. Ogni volta che i militari si imbarcano in una operazione, subiscono una imboscata”.

Papa Francesco, un progetto per i cristiani del Medio Oriente

Lo scorso 2 settembre, Souraya Bechealany, segretario generale del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, ha avuto una udienza privata con Papa Francesco. Nella circostanza, ha sottolineato che i cristiani del Medio Oriente “non sono minoranze e non hanno bisogno di alcuna protezione”, ma stanno piuttosto, con la loro testimonianza, “costruendo ponti con i loro compagni d istrada di tutte le religioni, nella regione e nel mondo intero”. Nel suo incontro, la professoressa Bechealany è stata accompagnata da una delegazione del MECC composta da padre Gaby el Hachem (direttore del dipartimento di teologia e rapporti ecumenici del Consiglio), dal dottor Ziad el Sayegh (consulente per la comunicazione e le strategie dell’organismo ecumenico) e dal sacerdote maronita Rouphael Zgheib, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie del Libano.

Secondo quanto riferito dall’agenzia Fides, della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, l’udienza è durata 40 minuti. Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ha anche presentato al Papa il progetto “KAIROS Medio Oriente: verso un patto globale delle Chiese”. Il progetto verrà presentato nella sua forma completa e nei suoi possibili sviluppi in occasione della prossima Assemblea generale del MECC, in programma nel settembre 2020.

Il Papa ha ricordato la professoressa Bechealany per il suo intervento all’incontro di Bari nel luglio 2018, e ha invitato i membri del Consiglio a focalizzare le loro scelte e la loro azione intorno all’esperienza della sinodalità. da riconoscere come espressione delle dinamiche mosse e alimentate nel corpo ecclesiale dall’opera dello Spirito Santo.
Souraya Bechealany ha confidato al Papa anche il suo desiderio di vedere l’avvio di un processo che porti alla celebrazione di un “Concilio Vaticano del Terzo Millennio”, visto che “il mondo aspetta una voce profetica che parli di fronte al populismo, al razzismo, al nazionalismo e all’estremismo”.

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente è stato fondato nel 1974 a Nicosia. Attualmente ha sede a Beirut, in Egitto, e ha lo scopo di creare una convergenze tra le comunità cristiane in Medio Oriente su temi di comune interesse. Bechealany, teologa maronita, è stata nominata
La professoressa Souraya Bechealany, cristiana maronita, insegna teologia presso la Université Saint-Joseph de Beyrouth. Souraya è stata eletta Segretario generale del MECC nel gennaio 2018, e ha intrapreso insieme ai suoi collaboratori un processo di ristrutturazione dei dipartimenti dell’organismo ecclesiale.

COMECE: un nuovo segretario generale, un cardinale presidente

Ha cominciato già i suoi incontri, padre Manuel Barrios Prieto, nuovo segretario generale della COMECE, la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea. Lo scorso 3 settembre, il nuovo segretario generale ha incontrato Jan Tombinski, ambasciatore dell’Unione Europea presso la Santa Sede, per discutere le nuove sfide delle istituzioni europee che vivono adesso una transizione. L’obiettivo è quello di dare un impulso a “ripensare l’Europa”, come recitava l’incontro per i 60 anni dell’Europa organizzato in Vaticano. Della costituente commissione europea ha parlato in una intervista a KNA l’arcivescovo Jean Claude Hollerich, presidente della COMECE, che Papa Francesco creerà cardinale il prossimo 5 ottobre. Il prossimo cardinale ha sottolineato che la nuova presidente della commissione Ursula von der Leyen, può “riunire le maggioranze”, ha auspicato che la prossima commissione sia composta per metà da donne, e sottolineato che l’agenda della commissione dovrebbe essere rappresentata da “giustizia sociale, lotta contro la disoccupazione e la povertà e la protezione dell’ambiente”, e affermato che l’Europa perde la sua anima non accettando i rifugiati, anche se, ha ammesso, sarà “ovviamente difficile distribuire i rifugiati in tutti gli Stati membri dell’UE”.

Per quanto riguarda il ruolo della Chiesa, Hollerich ha detto che la Chiesa è chiamata a “parare con i politici di diversi partiti e costruire alleanze per argomenti diversi”.

Dal 31 agosto, ha terminato il suo mandato di segretario generale padre Oliver Poquillon, che torna in Iraq, a Erbil, dopo aver insegnato a Mosul. In una intervista al SIR, padre Poquillon ha detto che oggi è “necessario ripensare le forme della democrazia”, in modo che le istituzioni “decidano non per conto dei cittadini, ma con i cittadini”, perché su questo terreno “è possibile costruire una risposta ai populismi”.

Padre Poquillon ha poi detto che il dialogo tra EU e le Chiese e le comunità religiose è “sottoposto agli attacchi di vari lobby e correnti politiche di destra e sinistra, le quali però non hanno compreso il ruolo costruttivo e propositivo che possono giocare le Chiese e le comunità religiose all’interno della società europea”.

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