Diplomazia Pontificia, l’agenda di maggio di Papa Francesco

Quattro presidenti e un ministro degli Esteri incontreranno Papa Francesco durante il mese di maggio. Il tema della mediazione della Santa Sede per l’Ucraina. Il ministro degli Esteri iraniano incontra il patriarca Sako

La scrivania di Papa Francesco nella Biblioteca del Palazzo Apostolico, dove siede per avere gli incontri con i capi di Stato o di governo
Foto: AG / ACI Group
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Quattro presidenti e un ministro degli Esteri nell’agenda di Papa Francesco per il mese di maggio. Il 3 maggio, Papa Francesco incontrerà iracheno Fuad Hussein. Il 6 maggio, il presidente svizzero Guy Predolin incontrerà il Papa, nell’ambito delle manifestazioni dell’annuale giuramento delle reclute delle Guardie Svizzere. Quindi, il 10 maggio, sarà il presidente della Lettonia Egils Levits a far visita a Papa Francesco, per celebrare i 100 anni di relazioni diplomatiche della Santa Sede con il Paese Baltico. E infine, il 27 maggio, saranno le delegazioni di Bulgaria e Macedonia, guidate dai presidenti Rumen Radev e Stevo Pendarovski, a incontrare il Papa nel tradizionale appuntamento per i Santi Cirillo e Metodio.

Una agenda internazionale fitta, per Papa Francesco. Ma che rispecchia una rinnovata presenza della diplomazia della Santa Sede, chiamata in causa questa settimana dal presidente ucraino Zelensky come possibile mediatore del confitto russo-ucraino, e guardata con interesse dall’Iran che ha inviato il suo ministro degli Esteri a colloquio con il Cardinale Louis Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei.

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Il presidente della Lettonia da Papa Francesco il 10 maggio

Cento anni di relazioni diplomatiche vanno celebrati, e la Lettonia lo fa inviando il suo presidente Egils Levits a Roma per incontrare Papa Francesco. Per Levits, eletto nel 2019, si tratterà del primo incontro con il Papa.

Certificano relazioni diplomatiche molto buone tra i due Paesi. La Santa Sede è stato, tra l’altro, uno dei primi Paesi a riconoscere la Repubblica di Lettonia, dopo la sua istituzione nel 1918. Dopo aver riconosciuto l’indipendenza dello Stato baltico il 10 giugno 1921, la Santa Sede firmò un concordato con la Lettonia già il 30 maggio 1922, che entrò in vigore il 3 settembre successivo.

Il 13 agosto 1940, l’Unione Sovietica occupò la Lettonia e interruppe le relazioni con la Santa Sede, espellendo il 24 agosto dello stesso anno il nunzio da Riga. La Santa Sede, dal canto suo, ha considerato le relazioni diplomatiche sospese solo temporaneamente, non riconoscendo mai l’occupazione sovietica, e anzi sostenendo la posizione della Lettonia in una risposta ad una lettera del 2005 del presidente della Lettonia, in cui si affrontava appunto la questione dell’occupazione durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oltre ai cento anni di relazioni diplomatiche, si festeggiano i 30 anni di ripristino delle relazioni diplomatiche: queste furono ristabilite l’1 ottobre 1991. Attualmente, l’ambasciatore è Elita Kuzma, che risiede a Riga. È il sesto ambasciatore di Lettonia presso la Santa Sede.

La Lettonia è stata visitata da Giovanni Paolo II nel 1993 e da Papa Francesco nel 2018. Il viaggio di Papa Francesco faceva seguito a un viaggio del Cardinale Parolin nel Paese, avvenuto nel maggio precedente, per festeggiare i 25 anni di ripresa delle relazioni diplomatiche e il 95esimo dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche.

Il concordato del 1922 è stato sostituito da un Accordo firmato nel novembre 2000, mentre nel maggio 2007 la Biblioteca Nazionale della Lettonia e la Biblioteca Apostolica Vaticana hanno firmato un accordo per il rilascio di facsimili e commenti dell’album storico culturale “Terra Mariana”.

Le delegazioni bulgare e macedoni da Papa Francesco

Da 35 anni, le delegazioni bulgare e macedoni fanno visita al Papa in prossimità della festività dei Santi Cirillo e Metodio (che, secondo il calendario giuliano, ha luogo il 24 maggio) per sottolineare l’importanza delle relazioni ecumeniche. Lo scorso anno, questa tradizione non poté avere luogo per via delle restrizioni della pandemia.

Quest’anno, invece, la tradizionale udienza con Papa Francesco avrà luogo il 27 maggio. Sarà il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, a celebrare una Messa nella Basilica di San Clemente per le due delegazioni, come ha promesso alla Chiesa Ortodossa Bulgara quando ha ricevuto lo scorso 15 marzo il metropolita Antonio e il sacerdote Ivan Ivanov, che funge da rappresentante diplomatico della Chiesa Ortodossa Bulgara in Vaticano.

Il ministro degli Esteri dell’Iraq da Papa Francesco

Il 3 maggio, Papa Francesco riceverà il ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein. A due mesi dal viaggio del Papa in Iraq, il ministro degli Esteri ha probabilmente in agenda non solo un ringraziamento al Papa, ma anche un dialogo su temi di comune interesse, e in particolare sulla questione della fraternità. Già durante il viaggio di Papa Francesco, il governo aveva annunciato che il 6 marzo – giorno dell’incontro del Papa con al-Sistani e dell’incontro interreligioso a Ur – sarebbe stato proclamato “Giornata della Coesistenza”.

Ma l’arrivo del ministro degli Esteri iracheno si inserisce in un quadro ancora più interessante dal punto di vista geopolitico. Il 27 aprile, Mohammad Javad Zarif, ministro degli Esteri dell’Iran, è stato a Baghdad e ha incontrato il Cardinale Louis Raphael Sako. In una nota, il Patriarcato Caldeo ha sottolineato che Zarif “ha sottolineato l’importanza del dialogo civile e il ruolo centrale dell’Iraq nella regione”, e ha “elogiato il successo della storica visita di Papa Francesco in Iraq, e ricordato l’importanza dei suoi messaggi, che non sono stati solo per gli iracheni, ma per l’intera regione”.

Zarif ha anche enfatizzato l’importanza giocata dai leader religiosi nello smantellare il pensiero estremista, facendo proprio riferimento all’incontro tra Papa Francesco e il Grande Ayatollah al-Sistani, che è di origine iraniana.

Il Cardinale Sako ha ricordato, da parte sua, ha ricordato che “la Chiesa caldea ha due vescovi in Iran e un deputato in Parlamento” e ha auspicato che il Papa possa anche visitare prossimamente l’Iran. Ad oggi, l’unico Papa a visitare l’Iran, per un breve scalo all’aeroporto di Teheran, è stato Paolo VI nel 1970.

Il 28 aprile, l’arcivescovo Mitja Leskovar, nunzio apostolico in Iraq, è stato ricevuto ad Erbil da Nechirvan Barzani, presiidente del Kurdistan. La presidenza curda, in una nota, ha dichiarato che i temi della conversazione sono stati la situazione di rifugiati e sfollati interni nella piana di Ninive, delle relazioni tra Erbil e il governo centrale di Baghdad, della pandemia e del piano vaccinale.

Barzani ha dichiarato che “i diritti dei cristiani e quelli degli altri gruppi etnici e religiosi saranno tutelati nella nuova Costituzione della Regione che si sta preparando”.

Si è parlato anche dell’Università Cattolica di Erbil, fondata nel 2015 anche ai fondi dell’8 per mille, perché il presidente Barzani vorrebbe che le università della regione si connettano con altre istituzioni per “diventare ponte di comunicazione, per promuovere la convivenza, il perdono e l’accoglienza”.

L’arcivescovo Leskovar ha ringraziatto il presidente Barzani per l’accoglienza degli sfollati interni cristiani, nonché per la “calorosa accoglienza” riservata a Papa Francesco per la sua vista ad Erbil del 7 marzo. Il nunzio ha, di fatto, restituito una visita, dato che Barzani gli aveva fatto visita a Baghdad ad inizio aprile, e questi gli aveva consegnato una lettera di ringraziamento da parte di Papa Francesco.

Il presidente della Svizzera in visita in Vaticano

Il 6 maggio, Guy Parmelin, presidente della Confederazione Elvetica, inconterà Papa Francesco e avrà poi un bilaterale con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano. Il presidente sarà in Vaticano per partecipare al giuramento delle nuove reclute della Guardia Svizzera Pontificia.

La Guardia Svizzera, che nel 2018 è aumentata da 110 a 135 unità, sarà uno dei temi della discussione con il Papa. Si parlerà anche dei lavori di ristrutturazione della Caserma delle Guardie Svizzere.

La delegazione svizzera comprenderà in particolare il presidente del Consiglio nazionale Andreas Aebi e il presidente del Consiglio degli Stati Alex Kuprecht

Tra gli altri appuntamenti previsti, una visita all'Istituto Svizzero di Roma (ISR), che, in collaborazione con vari dipartimenti dell'amministrazione federale, è responsabile della promozione delle attività scientifiche e culturali svizzere in Italia.

Solitamente assistono al giuramento rappresentanti del mondo politico svizzero, delle comunità militari e religiose. A causa della situazione sanitaria, quest'anno il numero dei partecipanti alla cerimonia sarà notevolmente ridotto. Nessun cantone è stato invitato.

Fondata nel 1506 da Papa Giulio II, la Guardia Svizzera Pontificia è agli ordini del Papa e la sua missione è quella di assicurare il servizio dell'ordine e dell'onore. Il giuramento delle nuove reclute avviene tradizionalmente il 6 maggio in commemorazione dei 147 soldati caduti durante il sacco di Roma nel 1527.

                                                FOCUS EUROPA

La Santa Sede mediatore del conflitto in Ucraina?

In una intervista al quotidiano Repubblica pubblicata lo scorso 28 aprile, il presidente ucraino Volodimyr Zelensky ha affermato che il Vaticano potrebbe essere “il luogo ottimale” per i negoziati tra Ucraina e Russia, in quanto la Santa Sede “è un’autorità morale mondiale che agisce sempre efficacemente come mediatore”. Le dichiarazioni erano parte di una pressione del presidente ucraino per avere un incontro con la Russia. Il 26 aprile, Zelensky aveva detto che l’incontro con il presidente russo Vladimir Putin avverrà, e l’ora e il luogo sono solo dettagli, e la settimana ancora prima, in un videomessaggio, aveva suggerito alla controparte russa di “incontrarsi ovunque nel Donbass ucraino, dove c’è la guerra”. Da parte sua, la Russia non è disposta a cedere: ha già fatto sapere che in eventuali negoziati non saranno compresi né la questione della Crimea né quella del Donbass, mentre ha chiesto all’Ucraina di condurre un dialogo con le autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk.

La questione di una mediazione vaticana sembra, dunque, quasi una provocazione, un tentativo di pressare la diplomazia russa a concedere finalmente un incontro. Più cauto il fronte ecclesiastico. Il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, ha detto che la Santa Sede può intervenire come supporto del Gruppo di Minsk che lavora per mediare nel conflitto ucraino, ma ha anche detto che non è invece a conoscenza di alcun possibile incontro tra Russia e Ucraina in Vaticano.

L’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, parlando ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, ha fatto sapere di auspicare una visita del Papa nel Paese, considerando che il Papa ha già visitato l’Iraq, e ricordato che il primo ministro Denys Shmyhal ha invitato Papa Francesco quando lo ha visitato in Vaticano lo scorso 25 marzo.

Della situazione in Ucraina si è parlato anche in un bilaterale tra monsignor Miroslaw Stanislaw Wachowski, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, e il suo omologo Vasyl Bodnar, viceministro degli Esteri Ucraino. I due hanno avuto un incontro video lo scorso 27 aprile. Secondo il ministero degli Esteri ucraino, che ha dato notizia dell’incontro, Bodnar ha espresso gratitudine per l’attenzione della Santa Sede e di Papa Francesco alla situazione in Ucraina, e ha sottolineato l’importanza degli sforzi per porre fine al conflitto e assistere la popolazione colpita.

Bodnar e Wachowoski hanno anche discusso della situazione nei territori contesi con la Russia, con un particolare interesse per la situazione umanitaria dei cittadini ucraini.

Il 28 aprile, il presidente Zelensky ha incontrato il Consiglio Panucraino delle Chiese e delle Organizzazioni Religiose. Guidata dall’arcivescovo maggiore Shevchuk, presidente del Consiglio, la delegazione era composta anche dal metropolita Epifaniy, prima della Chiesa Ortodossa Ucraina, e dal metropolita Onufriy.

Durante l’incontro si è parlato di cessate il fuoco nelle zone del conflitto, le modalità di celebrazione della Pasqua in tempi di pandemia, il piano vaccinale.

In particolare, Il presidente Zelensky ha fatto notare che, mentre il loro incontro, si stava riunendo anche il Gruppo Trilaterale di contatto per discutere la ripresa del cessate il fuoco e dello scambio di prigionieri. L’obiettivo è che le due cose avvengano prima di Pasqua.

Sua Beatitudine Shevchuk ha sostenuto ogni eventuale cessate il fuoco, notato che già il Consiglio aveva chiesto un armistizio pasquale, e ricordato che si era anche chiesto alla comunità internazionale di sostenere l’Ucraina. L’appello era stato lanciato mentre giungevano notizie di un concentramento di truppe russe al confine con l’Ucraina.

Si è parlato anche delle celebrazioni del 30esimo anniversario dell’indipendenza ucraina, che si terrà il prossimo 24 agosto. Il presidente Zelensky vorrebbe che si tenesse una preghiera congiunta nella cattedrale di Santa Sofia, con i membri del Consiglio delle Chiese e anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, che ha garantito l’autocefalia della Chiesa Ortodossa Ucraina e che è considerato anche padre della Chiesa Greco Cattolica Ucraina.

Il metropolita Hilarion incontra il nunzio in Russia

L’arcivescovo Giovanni D’Agnello, nunzio apostolico in Russia, ha incontrato lo scorso 20 aprile il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Eterne del Patriarcato di Mosca.

Secondo il sito del Patriarcato di Mosca, “durante la conversazione, sono stati discussi lo stato attuale delle relazioni tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana, nonché una serie di questioni di attualità di cooperazione bilaterale”.

Il nunzio e Hilarion hanno anche ricordato il quinto anniversario del primo storico incontro tra un Papa e il Patriarca di Mosca.
All'incontro hanno partecipato lo ieromonaco Stefan (Igumnov), segretario del Dipartimento delle Relazioni ecclesiastiche esterne, e monsignor Piotr Tarnavski, consigliere della Nunziatura apostolica.

Georgia, Papa Francesco invia attrezzature mediche anti-COVID 19

Lo scorso 24 aprile, l’arcivescovo José Bettencourt, nunzio apostolico in Georgia, ha benedetto insieme a padre Mario Cuccarollo, direttore dell’ospedale cattolico di Ashotsk, in Armenia, hanno benedetto alcune dotazioni mediche per la cura dei pazienti affetti dal Covid-19 donate da Papa Francesco.

La cerimonia si è svolta presso l'Ordinariato dei cattolici armeni a Kanakar dopo la Santa Liturgia domenicale. È stata inaugurata una nuova autoambulanza, equipaggiata con le più moderne attrezzature mediche mobili ed unità d’emergenza contro il Covid-19. La Direzione sanitaria cattolica ha inoltre acquisito ulteriore corredo medico per testare e curare i numerosi pazienti infettati dal virus Covid-19. All'inizio del 2020 il l’ospedale aveva già ricevuto ventilatori, dono delle Caritas di Georgia e di Armenia. 

Le nuove apparecchiatture sono arrivate anche grazie al lavoro congiunto della nunziatura con la “Fondazione Buon Samaritano” stabilita presso il Dicastero Vaticano per il Promozione dello Sviluppo Umano Integrale

 L'Ospedale “Redemptoris Mater” di Ashotsk è gestito da oltre 25 anni dai Padri di San Camillo de Lellis. L'Ospedale fornisce e garantisce assistenza sanitaria a un costo simbolico per chi è in grado di farlo, diversamente offre servizio gratuito.

Francia, a due anni dall’incendio di Notre Dame

L’ambasciata di Francia presso la Santa Sede ha ricordato il secondo anniversario dell’incendio che devastò il tetto della cattedrale di Notre Dame a Parigi il 15 aprile 2019. Per l’occasione, l’ambasciata di Francia presso la Santa Sede ha organizzato una conferenza virtuale, cui ha partecipato anche il generale Jean-Louis Georgelin , rappresentante speciale del Presidente della Repubblica e presidente dell'ente pubblico responsabile della conservazione e del restauro della cattedrale di Notre-Dame”.

Il generale Georgelin ha riconosciuto i ritardi, legati soprattutto alla pandemia, quando il avori si sono sospesi tra marzo e aprile 2020. Il generale Georgelin ha comunque tranquillizzato che “l'obiettivo resta quello di trovare modi e mezzi per rispondere alla riunione del 2024".

Durante il dibattito, Jonathan Truillet, vicedirettore delle operazioni dell'istituto pubblico incaricato della conservazione e del restauro della cattedrale, ha parlato di una “mobilitazione senza precedenti” per ricostruire la cattedrale, e ha messo in luce che una “catastrofe archeologica” ha permesso di evacuare i detriti in buon ordine, al fine di valutare le caratteristiche di questi resti, in particolare elementi della cornice medievale e pietre delle volte medievali e moderne .

Livio de Luca, coordinatore del gruppo di lavoro “dati digitali” del progetto scientifico CNRS e Ministero della Cultura per il restauro di Notre-Dame-de-Paris, ha spiegato il contributo delle tecnologie digitali, che consentono di ''analizzare e abbinare migliaia di risorse digitali”.

Don Gilles Drouin, sacerdote della diocesi di Evry-Corbeil-Essonnes, delegato dell'arcivescovo di Parigi e direttore del progetto di sviluppo Notre-Dame-de-Paris, ha sottolineato la dimensione liturgica e sacra della cattedrale, che rappresenta un raro esempio di antico edificio la cui destinazione resta quella che era sua all'origine. Tra le idee per la riapertura del 2024, c’è quella di stabilire un “itinerario catecumenale all’interno della chiesa”.

Durante la conferenza, si è parlato anche dello “sforzo titanico” necessario per il restauro dell’organo, che è il più grande di Francia, con 8 mila canne.

Philippe Villeneuve, capo architetto dei monumenti storici, responsabile della cattedrale di Notre-Dame-de-Paris, ha spiegato la filosofia alla base dell'inizio dei lavori di ricostruzione, che è stata “Conoscere bene la cattedrale per prendersene cura". L'intervento degli scienziati è stato quindi organizzato in una dinamica di donazione, contro-donazione e condivisione, con la possibilità di beneficiare di tecniche ultramoderne. Questo processo non si concluderà nel 2024: ‘i ricercatori continueranno a lavorare dopo l'apertura della cattedrale al culto e al pubblico’,”

                                                FOCUS AFRICA

Mozambico, il presidente riceve in udienza i vescovi del Paese

Il 24 aprile, Filipe Jacinto Nyusi, presidente del Mozambico, ha ricevuto i vescovi cattolici del Paese. L’incontro era stato chiesto dalla Conferenza Episcopale. L’incontro avviene in un momento difficile per la nazione, con la presenza dell’ISIS nella regione di Cabo Delgado. I vescovi hanno voluto affrontare soprattutto il tema delle nuove generazioni. Il vescovo Lúcio Andrice Muandula, di Xai-Xai e presidente della Conferenza episcopale locale, ha spiegato che “la Chiesa vorrebbe che i giovani vivessero una vita diversa da quella che stanno vivendo, quindi incoraggiamo le persone, in particolare i giovani, a cercare di coltivare le loro speranze e i loro sogni, e lavorare per realizzarli".

Il presidente Nyusi ha ringraziato la Chiesa cattolica per la sua preoccupazione e la sua attività. La Conferenza Episcopale Mozambicana denuncia da tempo le violenze che hanno colpito Cabo Delgado dal 2017. Lì, gli attacchi di gruppi islamici radicali hanno causato più di 2 mila morti e 700 mila sfollati.                                                

                                                FOCUS MEDIO ORIENTE

Gerusalemme torni ad essere Città Santa, chiede il patriarca

Il Patriarca latino di Gerusalemme PIerbattista Pizzaballa, ha chiesto, nel suo indirizzo di saluto al re di Giordania di “lavorare tutti insieme perché Gerusalemme torni ad essere la Città Santa, una città di preghiera, ospitale e aperta a tutti”.

Per tutta risposta, il re Abdullah II, ha ribadito il suo ruolo di salvaguardare e custodire i luoghi sacri di Gerusalemme, in particolare di fronte alle tensioni che si sono generate negli ultimi giorni, con – ha raccontato il Patriarca – “scontri, divisioni ed espressioni di odio. Purtroppo non è la prima volta e temiamo che non sarà nemmeno l’ultima. Dobbiamo pregare molto e con sincerità, affinché Dio tocchi i cuori induriti degli uomini”.

Il patriarca ha esaltato il re Abdullah per il suo impegno “per il libero accesso ai Luoghi Santi, per il rispetto dello Status Quo a Gerusalemme, e per la promozione dell’armonia interreligiosa”.

FOCUS NUNZIATURE

Monsignor Miles consacrato arcivescovo

Come consuetudine, è stato il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, a consacrare vescovo Mark Gerard Miles lo scorso 25 aprile. Monsignor Miles, già traduttore del Papa, era stato nominato come primo osservatore della Santa Sede presso l’Organizzazione degli Stati Americani. Il 2 marzo, Papa Francesco lo ha nominato nunzio in Benin e Togo, e il nunzio comincerà la sua missione in quei due Paesi il prossimo 3 maggio. L’ordinazione episcopale ha avuto luogo a Gibilterra, da cui l’arcivescovo Miles proviene. Tra gli ospiti, erano presenti il segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher; il Cardinale Luis Antonio Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli; e l’arcivescovo Claudio Gugerotti, nunzio apostolico in Gran Bretagna.

Nella sua omelia, il Cardinale Parolin ha invitato ad “avere il cuore di un padre”, vale a dire un cuore “aperto, generoso, saldo e compassionevole”, e allo stesso tempo capace di rafforzare i fedeli “nell’unità e nella carità” e di “difenderli dai lupi che attaccherebbero i deboli nella fede e i più bisognosi di protezione”.

Ha raccomandato il Cardinale Parolin: “Solo attraverso una costante docilità ai doni dello Spirito Santo riversati nella tua ordinazione, tu, come vescovo, troverai la forza necessaria per perseverare nell’umiltà, nella fedeltà alla preghiera e nella crescita nella vita spirituale, e nello zelo incessante per l'apostolato. Coltivando questi doni, troverai la forza di non cedere allo scoraggiamento e alla tiepidezza”.

Nato nel 1967, sacerdote dal 1996, l’arcivescovo Miles è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede il 1 luglio 2003, e ha servito nelle Rappresentanze Pontificie in Ecuador, Ungheria e presso la sezione degli Affari Generali della Segreteria di Stato, e infine come primo osservatore della Santa Sede presso l’OSA. Si trova ora a rappresentare il Papa in una nazione africana piccola, ma cruciale, da cui proveniva il Cardinale Gantin e che quest’anno celebra i 40 anni di relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Il posto dell’arcivescovo Miles come Osservatore Permanente all’OSA viene preso da Juan Antonio Cruz Serrano

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La Santa Sede all’ONU di New York, la questione del divario digitale

È stato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, a prendere la parola durante il Dibattito Tematico dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla Cooperazione Digitale e la cooperazione.

Il dibattito ha avuto luogo lo scorso 27 aprile, in forma virtuale. Il “ministro degli Esteri” vaticano ha sottolineato nel suo intervento che la pandemia del COVID 19 ha “messo in evidenza, sulla connettività digitale, sia i benefici che la gente riceve che le sfide che in molti affrontano”.

L’arcivescovo ha notato che non tutti hanno accesso alla tecnologia digitale, come le nazioni meno sviluppate, le aree rurali e i poveri.

Gallagher ha anche messo in guardia dal cosiddetto dark web e dal fatto che permette sfruttamento e violazioni di diritti umani. Per questo, ha chiesto di sviluppare una cornice di standard internazionali per guidare in maniera appropriata l’uso della tecnologia digitale.

La Santa Sede all’ONU di New York, la questione delle foreste

Il 26 aprile, la Santa Sede è intervenuta alla 16esima Sessione del Forum delle Nazioni Unite sulle Foreste. L’arcivescovo Gabriele Caccia, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di New York, ha sottolineato “la cruciale importanza delle foreste nel sostenere ecosistemi fragili, migliorare l’ambiente e mitigando gli effeti del cambiamento climatico.

Allo stesso temo, il nunzio si è detto preoccupato dalla voluta noncuranza riguardo l’impatto dell’attività umana sulle foreste e le conseguenze profonde che questo ha per i poveri e per i vulnerabili.

L’arcivescovo Caccia ha quindi notato che la più grande foresta del mondo è l’Amazzonia, e ha chiesto di preservarla ampliando e aumentando le consultazioni con le popolazioni indigen.

La Santa Sede all’OSCE, il tema della democrazia

Monsignor Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede presso l’OSCE e altre organizzazioni internazionali di Vienna, ha tenuto il 27 aprile un intervento su “Fare leggi in modo democratico: aumentare la partecipazione”.

Monsignor Urbanczylk ha notato che la “autentica democrazia è possibile solo negli Stati di diritto, e sulla base di un corretto concetto della persona umana”.

Per quanto riguarda invece una maggiore partecipazione nella procedura per fare le leggi, si deve ricordare che i Paesi membri sono chiamati ad impegnarsi per incoraggiare l’inclusione di comunità religiose e di fede.

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