Diplomazia pontificia, un bilancio dell'anno passato

La bandiera della Santa Sede
Foto: Archivio ACI Stampa
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Cosa ha fatto la Santa Sede nell'anno passato? Mentre gli occhi di tutti sono puntati sul discorso che Papa Francesco farà davanti al Corpo Diplomatico Accreditato presso la Santa Sede il prossimo 8 gennaio, è il momento di guardare in retrospettiva all’impegno multilaterale della Santa Sede. Ecco quali sono i numeri dell'impegno diplomatico la cui principale agenda è quella del bene comune. 

La Santa Sede alle Nazioni Unite di New York

Dal 1964, la Santa Sede ha lo status di Osservatore Permanente presso le Nazioni Unite. Non ha mai voluto lo status di Stato membro, nonostante questo fosse stato offerto più volte, per mantenere la propria libertà, evitare di votare (o non votare, che sarebbe comunque una presa di posizione) nelle risoluzioni sotto il Capo 7 della Carta ONU, che riguarda le dichiarazioni di guerra, e rimanere libera da qualunque politicizzazione.

Quest’anno, la Missione dell’Osservatore Permanente delle Nazioni Unite ha tenuto 82 interventi. Di questi, 68 sono stati pronunciati dall’Arcivescovo Auza, l’Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ufficio ONU di New York, o dai suoi collaboratori; 10 interventi sono stati tenuti dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” vaticano, che è stato a New York a settembre per la Settimana delle Nazioni Unite; e 4 interventi sono stati tenuti dal Cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero per la Promozione dello Sviluppo Integrale.

La Santa Sede ha partecipato attivamente ai negoziati del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari. È stato l’arcivescovo Gallagher a firmare il Trattato a nome della Santa Sede lo scorso 20 settembre. Per la prima volta, la Santa Sede ha partecipato ai negoziati come un Paese membro, votando per la sua attuazione lo scorso 7 luglio 2017. La Santa Sede è stata tra gli oltre 40 Stati che hanno firmato il trattato.

La Santa Sede alle Nazioni Unite di Ginevra

La Missione della Santa Sede presso l’ufficio ONU di Ginevra ed altre organizzazioni internazionali ha tenuto nel corso dell’anno 48 interventi. Il tema delle migrazioni è stato cruciale. A Ginevra si sono tenuti vari panel sul Global Compact delle Nazioni Unite sulle migrazioni, cui ha partecipato anche padre Michael Czerny, sottosegretario della sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Integrale, che Papa Francesco ha voluto personalmente guidare ad tempus. In più, è il nunzio della Missione di Ginevra che rappresenta la Santa Sede nell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, cui partecipa come Stato membro secondo una procedura iniziata vari anni fa: da sempre la Santa Sede ha considerato il tema “migranti e rifugiati” come cruciale nella sua linea diplomatica. Di particolare importanza anche gli ultimi interventi dell’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore della Santa Sede presso l’Ufficio ONU di Ginevra, alla World Trade Organization, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

La missione della Santa Sede a Vienna

La missione della Santa Sede a Vienna è casa dell’Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa (OSCE); che la Santa Sede contribuì a fondare partecipando attivamente ai negoziati per il trattato di Helsinki nel 1975 e facendo includere in questo trattato il tema della libertà religiosa.

L’Osservatore è anche il rappresentante della Santa Sede verso l’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, di cui la Santa Sede è Paese fondatore. Un dato, quest’ultimo, che mostra come la Santa Sede non sia pregiudizialmente contro l’uso dell’energia nucleare, come si vuole far pensare. L’impegno deciso per il disarmo nucleare, concretizzatosi in una recente conferenza internazionale in Vaticano, è parte dell’impegno della Santa Sede per il disarmo integrale, ma non pregiudica invece la visione positiva sull’uso della tecnologia nucleare, da impiegare, però, sempre a fini pacifici.

Come di consueto, la Santa Sede ha inviato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher al Consiglio Ministeriale OSCE di fine anno. Nell’occasione, il ministro degli Esteri vaticano ha spiegato le ragioni per cui la Santa Sede crede nel multilaterale.

Durante l’anno, l’Osservatore della Santa Sede, monsignor Janusz Urbanczyk, ha tenuto 14 interventi, mentre due, relativi alle migrazioni e all’uso dell’energia atomica, sono stati tenuti rispettivamente da padre Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati, e da padre Bruno Duffé, segretario del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale.

La Missione della Santa Sede alla FAO

Papa Francesco è stato lo scorso 16 ottobre in visita alla FAO (Food and Agriculture Organization) promuovendo la “categoria dell’amore” per una maggiore cooperazione internazionale. Si tratta di un impegno contro la fame del mondo che la Chiesa ha abbracciato da sempre. Già Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI erano stati in visita alla FAO, a sottolineare l'impegno della Chiesa per eliminare la fame nel mondo. Papa Francesco era stato alla FAO già un’altra volta, il 20 novembre 2014, in occasione della II Conferenza Internazionale sulla nutrizione, ed ha fatto anche visita  al Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, anche questo con un ufficio a Roma, il 13 giugno 2016.

Ma non solo: Papa Francesco lo scorso giugno ha fatto alla FAO una donazione simbolica di 25 mila euro, per aiutare le popolazioni dell'Africa orientale che devono fare i conti con l'insicurezza alimentare e la carestia.

Ad ogni conferenza FAO, il Papa manda un messaggio. E l’annuncio della visita dello scorso 16 ottobre fu dato dal Cardinale Pietro Parolin in persona, che partecipava alla 40esima sessione della FAO.

Un impegno, quello per debellare la fame nel mondo, che la Santa Sede porta avanti ai massimi livelli. Osservatore Permanente alla FAO e alle altre agenzie delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione è monsignor Fernando Chica Arellano. Uno dei suoi ultimi interventi, il 3 ottobre 2017, si è tenuto alla VI edizione del Congresso internazionale sui cambiamenti climatici e la pesca promosso dalla Conxemar e dalla Fao. Monsignor Chica si è soffermato sulla situazione dei pescatori sottoposti a “gravi violazioni dei diritti umani”, spesso “vittime di tratta, traffico e lavoro forzato”. Proprio sul tema, la Santa Sede ha organizzato una conferenza mondiale sulla pesca, che si è tenuta a Taiwan dall’1 al 6 ottobre 2017.

La missione della Santa Sede all’UNESCO

Sembra essere più silenziosa, la missione della Santa Sede all’UNESCO, l’agenzia ONU per la cultura. In realtà, monignor Francesco Follo fa un grande lavoro di cucitura, sebbene gli interventi siano più diradati. Di grande importanza è stato l’intervento alla 39esima sessione generale dell’UNESCO, lo scorso 14 novembre, quando monsignor Follo ha chiesto un “ritorno alle radici vitali dell’istruzione, della cultura e della fede” per sconfiggere il terrorismo e di “ascensori sociali” che per essere tali siano anche “ascensori culturali”, e ha sottolineato il ruolo della cultura nell’integrare i migranti.

Integrare è appunto una delle quattro linee guide date da Papa Francesco sul tema migranti (accogliere, proteggere, promuovere e integrare) prima nei 20 punti di azione che la Santa Sede presenta per l’attuazione degli accordi globali ONU sulle migrazioni, e poi nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, dedicato proprio al tema "Migranti e rifugiati: uomini e donne cercatori di pace".

Ma è stato di particolare importanza anche il ruolo diplomatico avuto nel riconoscimento dello Stato di Palestina, cominciato appunto attraverso il riconoscimento dello Stato di Palestina all’UNESCO, sostenuto dalla Santa Sede, e poi proseguito dalla diplomazia pontificia con l’accordo globale con la Palestina, che ha portato anche allo stabilimento dell’ambasciata della Palestina presso la Santa Sede.

Ed è stato anche importante il lavoro di cucitura fatto in occasione di una risoluzione UNESCO del 13 ottobre 2016, promossa dalla Palestina e altre sei nazioni musulmani, che protestava contro le azioni di Israele intorno e dentro il Monte del Tempio contro i musulmani che pregavano o cercavano di pregare lì. La risoluzione fu criticata perché nessuno dei Luoghi Santi era citato con il suo nome ebreo.

In quell’occasione, la Santa Sede non prese posizione ufficiale per non entrare in questioni politiche, ma ha reso chiara il suo punto di vista in documento del 30 novembre 2016, in un documento firmato dal Rabbinato di Israele e la Santa Sede, al termine di un incontro di lavoro bilaterale che si tiene su basi regolari dal 2002, in cui si mettevano in luce “i tentativi di negare l’attaccamento storico degli Ebrei ai loro luoghi più sacri”, mettendo “vigorosamente in guardia dalle negazioni politiche e polemiche della storia biblica”.

Come si può vedere, sulla questione israelo-palestinese la Santa Sede mantiene da sempre una posizione bilanciata, puntata sul riconoscimento dei “due Stati” e mirata ad un dialogo politico per raggiungere un equilibrio, senza strappi di alcun tipo. Lo dimostra anche la recente posizione presa sullo status quo di Gerusalemme.

La Santa Sede presso l’Organizzazione degli Stati Americani

La Santa Sede ha anche una missione presso l’Organizzazione degli Stati americani, anche questa guidata dall’arcivescovo Bernardito Auza, che guida anche la Missione presso l’ufficio ONU di New York. L’organizzazione comprende i 35 Stati indipendenti di America del Nord ed America Latina. È stata, quest’anno, luogo di grandi discussioni, specialmente per quanto riguarda la crisi venezuelana.

Parlando del suo lavoro all’OAS in una intervista dell’ottobre 2017, l’arcivescovo Auza ha spiegato che la presenza della Santa Sede nell’organizzazione “rappresenta, prima di tutto, la nostra espressione di solidarietà e sollecitudine per il continente,” perché “in pratica metà dei cattolici del mondo vivono nelle Americhe. 

Sebbene la Santa Sede partecipi negli incontri e segua con attenzione il lavoro all’OAS, ci sono poche opportunità di fare interventi. Nel 2017, gli interventi sono stati quattro: il 20 giugno sul tema della crisi in Venezuela; il 21 giugno ad una discussione aperta sulle organizzazioni dei migranti su diritti umani, democrazia e Stato di diritto; e infine un discorso sull’incontro tra due mondi il 12 ottobre.

La rappresentanza della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa

Di diverso carattere è la missione della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo, guidata dall’osservatore Paolo Rudelli. La Santa Sede coopera con il Consiglio d’Europa dal 1962, e dal 7 marzo 1970 diventato Stato Osservatore. Al 2014, la Santa Sede aveva ratificato 6 convenzioni del Consiglio d’Europa e partecipato a diversi accordi parziali, sia come Stato membro che come Stato Osservatore.

Lo scopo è quello di intrattenere un dialogo costruttivo con i 47 Paesi membri del Consiglio e i 5 Paesi osservatori, allo scopo di appoggiare tutte le iniziative che puntino a costruire una società democratica fondata sul rispetto della dignità dell’essere umano.

Tra le attività della missione della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, quello di fare da trait d’union con MONEYVAL, il Comitato che valuta la trasparenza finanziaria dei Paesi che decidono di sottoporsi alla sua valutazioni. La Santa Sede è entrata nel processo MONEYVAL dal 2011, facendo una serie di progressi nell’attività finanziaria che sono stati certificati anche nell’ultimo rapporto sui progressi del dicembre 2017.

Altra attività importante è quella di partecipare e promuovere gli incontri “Exchanges” sulla Dimensione Religiosa del Dialogo Interculturale, così importanti che quello del 2016 fu citato da Papa Francesco nel discorso di inizio anno agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede del 9 gennaio 2017. Quest’anno, si è parlato del ruolo delle comunità religiose nell’accoglienza e integrazione dei migranti.

Quanti sono gli Stati che hanno relazioni diplomatiche con la Santa Sede?

Oltre all’attività multilaterale, la Santa Sede intrattiene relazioni bilaterali con 183 nazioni. L’ultima ad aggiungersi alla lista è stata il Myanmar, cosa che tra l’altro ha permesso il viaggio di Papa Francesco nella nazione, il primo di un Papa in un luogo in cui da decenni i cristiani sono perseguitati.

La Santa Sede non ha piene relazioni diplomatiche con 13 Paesi nel mondo. Tra questi, in otto non ha nemmeno un rappresentate: Afghanistan, Arabia Saudita, Bhutan, Cina, Corea del Nord, Maldive, Oman e Tuvalu. Ci sono invece delegati apostolici in quattro Paesi: Comore e Somalia in Africa, Brunei e Laos in Asia. Con il Vietnam sono state iniziate formalmente le trattative per arrivare a pieni rapporti diplomatici, cosa che ha portato – a fine 2011 – a nominare un rappresentante vaticano non residenziale presso il governo di Hanoi.

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