Diplomazia Pontificia: sguardo al 2018, proiezione verso il 2019

La bandiera della Santa Sede su un balcone della Segreteria di Stato vaticana
Foto: AG / ACI Stampa
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Una nuova nunziatura in Sud Sudan, un possibile accordo con l’Angola, le piene relazioni diplomatiche con il Vietnam: alla vigilia del tradizionale discorso di inizio anno di Papa Francesco ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, questi tre eventi sembrano essere le principali novità attese dalla diplomazia per il 2019.

Allo stesso modo, nel 2018 sono stati tre gli eventi di maggiore impatto per la diplomazia pontificia: l’accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi con la Cina, l’impegno per i due accordi globali delle Nazioni Unite su migrazioni e rifugiati, e la mediazione per la pace nella penisola coreana.

Uno sguardo all’anno passato può aiutare a comprendere quali saranno le sfide del 2019.

Le nunziature

Dell’apertura di una nunziatura in Sud Sudan si è parlato anche all’ultima plenaria della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che si è tenuta appena prima di Natale.

Santa Sede e Sud Sudan hanno relazioni diplomatiche dal 2013, e da allora il nunzio in Sud Sudan ha avuto sede presso la nunziatura di Nairobi, in Kenya. L’ultimo nunzio in Kenya – che ha anche responsabilità di osservatore presso le Organizzazioni delle Nazioni Unite a Nairobi – è stato l’arcivescovo Charles Daniel Balvo, statunitense, che dal 21 settembre è stato nominato nunzio in Repubblica Ceca. Da allora, ancora non è stato designato il successore, ed è probabilmente proprio perché si devono scegliere due nunzi: uno per il Kenya e uno per il Sud Sudan.

Il primo passo per lo stabilimento di una nunziatura nel Paese devastato da una guerra civile sin dall’ottenimento dell’indipendenza è stato fatto a giugno, quando Papa Francesco ha dato il suo consenso alla nomina di monsignor Marco Kedima, della diocesi di Kalamega in Kenya, come consigliere della nunziatura apostolica del Sud Sudan.

Dopo la nomina di monsignor Cristophe el-Kassis come nunzio in Pakistan il 24 novembre 2018, e quella dell’arcivescovo Dagoberto Campos come nunzio apostolico in Liberia, Gambia e Sierra Leone, sono rimaste otto le nunziature che ancora mancano di un titolare. Sono vacanti, come detto, le rappresentanze pontificie di Kenya e Sud Sudan, e restano senza un “ambasciatore del Papa” anche le sedi di Uganda, Nuova Zelanda e Pacifico, Guinea e Mali e Zambia e Malawi, quella del Mozambico (l’ultimo nunzio, l’arcivescovo Pena Parra, è stato nominato sostituto della Segreteria di Stato vaticana), nonché la nunziatura in Austria, dopo che l’arcivescovo Peter Zurbriggen è andato in pensione.

Il Vietnam sarà il 184esimo Stato con pieni rapporti diplomatici con la Santa Sede

Il settimo incontro del gruppo di lavoro Vietnam – Santa Sede si è tenuto lo scorso 19 dicembre, e si è concluso con l’impegno per la Santa Sede a stabilire un rappresentante permanente ad Hanoi. Fino ad ora, c’è un rappresentante non residente, che è l’arcivescovo Marek Zalewski, nunzio apostolico a Singapore.

La nomina di un rappresentante permanente ad Hanoi farebbe del Vietnam il 184esimo Stato con piene relazioni diplomatiche con la Santa Sede. L’ultimo ad aggiungersi alla lista è stato il Myanmar nel maggio 2017, e l’apertura dei canali diplomatici ha anche permesso il viaggio di Papa Francesco nel Paese.

Al momento, sono 13 i Paesi che non hanno relazioni diplomatiche con la Santa Sede.

In otto di queste nazioni non c’è alcun inviato vaticano: Afghanistan, Arabia Saudita, Bhutan, Cina, Corea del Nord, Maldive, Oman e Tuvalu. Ci sono invece delegati apostolici in quattro Paesi: Comore e Somalia in Africa, Brunei e Laos in Asia, così come in Vietnam, che però presto dovrebbe lasciare questa lista.

Uno degli obiettivi della diplomazia pontificia resta comunque il ristabilimento delle relazioni diplomatiche con la Cina. La nunziatura di Cina è a Taipei, in Taiwan, dove però dal 1979 non risiede più un nunzio, ma un incaricato d’affari da interim. C’è una missione diplomatica vaticana che risiede nella “missione di studio” ad Hong Kong, sebbene collegata formalmente alla missione della Santa Sede nelle Filippine. Nel 2016, l’Annuario pontificio recava per la prima volta, in nota, indirizzo e numero di telefono di questa missione ad Hong Kong.

L’accordo con la Cina è però solo sulla nomina dei vescovi, e l’eventuale apertura di una nunziatura a Pechino porterebbe inevitabilmente alla rottura dei rapporti con Taiwan, che Pechino considera una provincia ribelle.

Per ora, i segnali lanciati dalla Santa Sede nei confronti di Taiwan sono rassicuranti, e non si mostra alcuna intenzione di rompere i rapporti con l’isola. Taiwan ha risposto facendo pervenire più volte al Papa un invito a visitare il paese

I concordati e gli accordi

Sono iniziati lo scorso 7 marzo i lavori per definire un concordato tra la Santa Sede e l’Angola. In quel giorno, Joao Lourenceo, capo dello Stato dell’Angola, ha stabilito una commissione interministeriale per tenere i negoziati dell’accordo quadro. Il 6 maggio, l’arcivescovo Dom Peter Rajic, nunzio apostolico a Luanda, ha confermato i lavori per l’accordo, e ha sottolineato che l’accordo punterà a riconoscere le personalità legale della Chiesa Cattolica nella nazione, così come la proprietà e la gestione di vari edifici legati alla Chiesa, incluse scuole ed ospedali. L’accordo andrà anche a toccare i temi della libertà religiosa e della libertà di espressione. I negoziati per un possibile concordato erano rimasti sospesi dal 2015. Attualmente, la Santa Sede ha 214 tra concordati e accordi con 74 nazioni diverse. Di questi, 154 accordi sono stati stipulati con 24 nazioni europee. Si parla anche di altri possibili accordi in vista: quello con il Burkina Faso, ma anche uno con l’Iraq, oggetto di particolare interesse della diplomazia pontificia nell’ultimo mese: il presidente è stato in visita da Papa Francesco il 24 novembre, e il Cardinale Pietro Parolin lo ha incontrato durante il suo viaggio di Natale in Iraq.

Il lavoro alle Nazioni Unite di New York: un bilancio

Sono stati 100 gli interventi della Missione Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York. L’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede, ha preso la parola per 85 volte; l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per le relazioni con gli Stati, ha preso la parola 10 volte come capo delle delegazione della Santa Sede per la settimana di Alto Livello della 73sima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; il Cardinale Pietro Parolin ha parlato cinque volte: quattro interventi come capo della delegazione della Santa Sede alla Conferenza Intergovernativa per adottare un accordo globale sulle migrazioni che si è tenuto a Marrakech il 10 e l’11 dicembre, e un intervento come capo della delegazione della Santa Sede alla COP24, il 24esimo incontro tra le parti sul cambiamento climatico che si è tenuto a Katowice, in Polonia.

Durante l’anno, sono state moltissime le attività nei cosiddetti “side events”, gli eventi laterlai che permettono alla Santa Sede di porre all’attenzione delle delegazioni una serie di temi. Tra questi, il 19 marzo la missione della Santa Sede ha durante la commissione sullo Status delle Donne, sponsorizzato l’evento “Al fianco delle donne in Africa” e un evento su “I ragazzi e le ragazze con la sindrome di Down stanno venendo lasciati indietro?”, eventi che mostravano un approccio positivo per superare il tema dei diritti alla salute sessuale riproduttiva, frase che nasconde un diritto all’aborto promosso spesso anche per evitare la nascita di bambini con la Sindrome di Down.

Il 21 febbraio, la Missione Permanente della Santa Sede, insieme alla International Catholic Migration Commssion, Caritas Internationalis, il Centro per gli Studi sulle Migrazioni e la Conferenza Episcopale USA, ha ospitato un evento su “Porre fine alla Detenzione di bambini migranti e rifugiati”, con l’obiettivo di fornire alternative alla detenzione e mostrare buone pratiche per farlo”.

Il 22 maggio, la Santa Sede ha sponsorizzato un evento su “Eradicare il traffico di esseri umani”, mentre il 17 settembre, nella settimana di inaugurazione dell’Assemblea Generale, c’è stato per la 32esima volta il Servizio di Preghiera Annuale nella Chiesa della Santa Famiglia, la “parrocchia” delle Nazioni Unite. Quest’anno, la meditazione è stata tenuta dall’arcivescovo Luis Castro Quiroga, di Tunja, che ha parlato dei passi concreti per la pace come presidente della Conferenza Episcopale di Colombia durante l’accordo per la pace.

Il 12 novembre, il centenario dell’armistizio della Prima Guerra Mondiale è stato celebrato da un concerto al quartiere generale delle Nazioni Unite, e l’orchestra ha eseguito il Requiem d Mozart. Il concerto è stato sposorizzato dalla Missione Permanente della Santa Sede, dall’istituto Mountbatten, dalla missione dell’Osservatore Permanente dell’Ordine di Malta alle Nazioni Unite e dal priorato negli Stati Uniti dell’Ordine di San Giovanni.

Il lavoro alle Nazioni Unite di Ginevra: un bilancio

Molto intensa anche l’attività della Missione Permanente della Santa Sede a Ginevra. La missione, guidata dall’arcivescovo Ivan Jurkovic, ha tenuto 48 discorsi nel corso dell’anno, e una quindicina sono stati interventi riguardanti l’Accordo Globale sui Rifugiati. L’accordo globale sulle migrazioni si è discusso, infatti, all’ONU di New York, mentre quello sui rifugiati si è tenuto a Ginevra, dove ha sede l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Momento particolare dell’anno è stata la visita di Papa Francesco a Ginevra. Sebbene il Papa non sia passato nelle istituzioni internazionali, queste sono state comunque coinvolte dalla visita.

Il lavoro della Santa Sede a Vienna

La missione della Santa Sede a Vienna è casa dell’Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa (OSCE), che rappresenta la Santa Sede anche presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

La Santa Sede contribuì a fondare l’OSCE partecipando attivamente ai negoziati per il trattato di Helsinki nel 1975 e facendo includere in questo trattato il tema della libertà religiosa, mentre dell’AIEA è paese fondatore.

Sono stati 12 gli interventi tenuti quest’anno dall’arcivescovo Janusz Urbanczyk, osservatore della Santa Sede presso le organizzazioni internazionali con sede a Vienna.

Come di consueto, la Santa Sede ha inviato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher al Consiglio Ministeriale OSCE di fine anno, che si è tenuto quest’anno il 6 e 7 dicembre a Milano. Durante l’incontro, l’arcivescovo Gallagher ha avuto anche alcuni incontri bilaterali con i ministri degli Esteri di Mongolia e Armenia.

La Santa Sede all’UNESCO

La Santa Sede ha anche una rappresentanza all’UNESCO a Parigi, il primo degli organismi ONU cui ha inviato un osservatore. Meno attivo nei discorsi, monsignor Francesco Follo, Osservatore permanente della Santa Sede all’UNESCO, ha quest’anno organizzato un convegno sulla figura di don Primo Mazzolari, cui ha partecipato il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin.

Per il prossimo anno, si pensa anche ad un convegno sul tema dell’intelligenza artificiale, mentre resta aperto l’invito per Papa Francesco a visitare l’organizzazione, magari nell’ambito di un più ampio viaggio in Francia.

La Santa Sede al Consiglio d’Europa

La missione della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo, guidata dall’osservatore Paolo Rudelli, ha lo scopo di intrattenere un dialogo costruttivo con i 47 Paesi membri del Consiglio e i 5 Paesi osservatori, allo scopo di appoggiare tutte le iniziative che puntino a costruire una società democratica fondata sul rispetto della dignità dell’essere umano.

La Santa Sede coopera con il Consiglio d’Europa dal 1962, e dal 7 marzo 1970 diventato Stato Osservatore. Al 2014, la Santa Sede aveva ratificato 6 convenzioni del Consiglio d’Europa e partecipato a diversi accordi parziali, sia come Stato membro che come Stato Osservatore.

La Santa Sede ha aderito all’Accordo lo scorso 21 marzo, che mira a certificare alcuni itinerari di particolare importanza per la costruzione dell’identità culturale europea.

Il 27 novembre, la Missione Permanente presso il Consiglio d’Europa ha organizzato, insieme al Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, su Gli itinerari culturali del Consiglio d’Europa. Cammini di fede e di incontro” 

I viaggi diplomatici

Molti i viaggi diplomatici dell’anno. Per menzionarne alcuni: il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha trascorso il Natale in Iraq, è stato inviato speciale di Papa Francesco per i 130 anni della Chiesa del Mali, ha compiuto un viaggio in Serbia e Montenegro, ed è stato a Katowice e Marrakech a rappresentare la Santa Sede.

L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, ha invece compiuto un importante viaggio in Corea del Sud, è stato in Croazia e in Georgia, ed ha rappresentato la Santa Sede all’apertura della 73esima sessione dell’Assemblea Generale della Nazioni Unite.

Importanti anche i viaggi di monsignor Antoine Camilleri, “viceministro” degli Esteri vaticano. In particolare, monsignor Camilleri è stato inviato in Cina per firmare l’accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, ed ha guidato la delegazione della Santa Sede ad Hanoi per il settimo tavolo Vietnam – Santa Sede, da cui è scaturita la decisione di un rappresentante permanente della Santa Sede in Vietnam.

Il dialogo antidoto al terrorismo in Egitto

Durante il suo viaggio negli Emirati Arabi Uniti dal 3 al 5 febbraio, Papa Francesco incontrerà per la quinta volta in Grande Imam di al Azhar, Ahmed el Tayyeb. Il 30 dicembre, l’arcivescovo Bruno Musarò, nunzio in Egitto, ha detto che questo dialogo continuo con al Azhar sta contribuendo a fermare tutte le forme di estremismo e terrorismo nel mondo.

L’arcivescovo Musarò ha anche ringraziato il ministero del Turismo egiziano per il suo contributo nel rivitalizzare il percorso della Santa Famiglia come una destinazione turistica. Il nunzio ha anche messo in luce come la visita di Papa Francesco in Egitto a marzo 2017 abbia contribuito alla ripresa del dialogo tra le due istituzioni, mentre la cooperazione tra Egitto e Santa Sede si sviluppa in diversi temi, specialmente in educazione e salute, perché la Santa Sede ha molte scuole e centri medici in tutto l’Egitto.

Ti potrebbe interessare